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Gent ’14 – Ed è subito unto

Cose che ho imparato durante la prima giornata a Gent:

  • Sono vecchio. Qui ci sono tantissimi ragazzi del ’93, qualcuno addirittura del ’94. Mi sento un po’ lo zio della situazione (tranne che con alcuni polacchi, che saranno anche del ’93, ma paiono dei quarantenni).
  • Andare a fare la spesa e poi dirsi «ma sì, al ritorno prendo un’altra strada» non è una buona idea, specie se si ha il senso dell’orientamento di una nutria spiaccicata ai lati di una strada provinciale.
  • Girare con sei bottiglie da un litro e mezzo di acqua frizzante, una confezione da sei rotoli di carta igienica e un sacchetto di patatine può portare a epici capitomboli nel tragitto verso casa, specie se un temporale incombe minaccioso.
  • Nelle Fiandre il sole esiste, giuro. Ho le prove.
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  • Nelle Fiandre esistono pure le nuvole e la pioggia, ma questa non è una sorpresa.
  • Non devo mangiare troppe patatine fritte la sera. Anzi, forse non devo mangiare fritto e basta, la sera. Sono le 6:58 di lunedì mattina e le sto ancora digerendo.
  • Anche nelle Fiandre esistono le zanzare e sì, anche qui passano la notte a mordere persone innocenti e a sfrecciare accanto alle orecchie di chi cerca di prendere sonno.
  • Se non si fosse capito, stanotte non ho dormito un cazzo.
  • Con lo zainetto viola e i badge che ci hanno dato sembreremo tutti dei piccoli e azzimati testimoni di Geova.
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  • L’idea che i belgi hanno della pasta è completamente assurda, anche solo per il fatto che pretendono che tu ti serva anche del coltello per mangiarla.
  • Ho già individuato l’idolo indiscusso del corso: è spagnolo, è panzuto e ha la faccia del sergente Garcia di Zorro, i capelli di Carles Puyol (ma biondi) e dei baffetti da attore porno tedesco anni ’80 che sono la fine del mondo. Chissà quali delizie hanno assaggiato, quei baffetti.
  • Mai spogliarsi davanti alla finestra quando si alloggia al quarto piano di uno studentato e un palazzone identico sorge a venti metri di distanza.
  • Credo che saranno tre settimane divertenti. Spero solo di sopravvivere alle specialità locali.

Programma della giornata: gitarella in banca (per intascare la borsa di studio), colazione, test orale (lo scritto l’abbiamo già fatto online mesi fa) per la divisione definitiva in gruppi, pranzo, cazzeggio, cena e, in serata, giro in barca per i canali della città.

G.

Prima le nuvole

E niente, alla fine ridendo e scherzando luglio è quasi finito e domani sarò in terra fiamminga per cercare di chiudere in degno stile cinque anni passati a studiare (anche) una lingua tanto ricca quanto vituperata e soprattutto, diciamocela tutta, ignorata dalla gente che conta, dalla gente che non conta e dall’anziana conoscente che ogni volta si lancia in un «ah, olandese! Ma è come il tedesco, no?», e io, fino alla nausea, a rispondere «sì, cara anziana conoscente, un pochino ci assomiglia, sì», e a pensare «no, rimbambita di un’anziana conoscente, non è come il tedesco, se no si chiamerebbe tedesco, no?, e allora l’Olanda e le Fiandre sarebbero una specie di possedimento tedesco, no?, e l’ultima cosa che vogliamo è la nascita del Quarto Reich, vero anziana conoscente?, e poi prova a prendere un olandese e a digli che la sua lingua è come il tedesco, vedi dove ti manda, anzi, prova a dirlo a un fiammingo, magari a un fiammingo secessionista, di quelli che in confronto Borghezio è un puccioso cucciolo di koala, prova a chiedere a lui, che già s’incazza se gli dici che lui parla olandese, figurarsi tedesco».

Abbiate pazienza, tendo a reprimere.

Domani Fiandre, quindi, per la precisione Gent, dove diverse decine di studenti da tutto il mondo, dagli USA all’Indonesia, seguiranno lezioni la mattina, si abbioccheranno durante le conferenze del pomeriggio e si sfonderanno di birra – rigorosamente belga – a ogni occasione propizia. Sono corsi estivi organizzati per incoraggiare lo studio dell’olandese all’estero, spesso i partecipanti sono matricole universitarie smaniose di toccare con mano ciò che per mesi hanno potuto solo ammirare da lontano, sui libri. Il viaggio da matricola me lo sono fatto pure io, quattro anni fa, e il primo impatto fu abbastanza traumatico. Che mi abbiano preso anche quest’anno è un fuori programma, un caso fortuito o, con le parole di chi ha contribuito a formarmi nell’ultimo lustro, «una botta di culo».

Non mi lamento.

Diciamo che è un ottimo diversivo per sfuggire a pressioni, ansie, dubbi e aspettative tipiche di chi si è appena messo alle spalle il mondo accademico e si accinge a inoltrarsi nella giungla del lavoro con in mano poche idee, tante paure e qualche graffetta, roba che anche il McGyver più ispirato non saprebbe davvero che pesci pigliare. Ma a questo pensiamo fra tre settimane. Ora c’è da pensare alle nuvole di Gent, ai riflessi di Brugge, all’arroganza di Bruxelles. C’è da capire se Anversa mi piace o meno, se sopravviverò alla palude – sì, c’è una palude – e se ci sarà la possibilità di andare a trovare tre bambini che forse, di me, manco si ricordano.

Ma una cosa alla volta. Prima le nuvole.

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World-Cup-Brazil-2014-Fans-Of-32-Nations

Brasil 2014 – Il superpagellone – Parte seconda (#19)

Dopo i voti alle prime sedici squadre di Brasile 2014, ecco la seconda e ultima parte del superpagellone mondiale.

GHANA 4
Così come la Costa d’Avorio, questa nazionale presentava ottime individualità (i due Ayew, i due Asamoah) e giocatori di esperienza internazionale (Muntari, Essien, Boateng), e proprio come la Costa d’Avorio, ciò non è bastato a creare una squadra compatta capace di superare un Portogallo ronaldocentrico e i modesti USA. Il rammarico aumenta se si pensa che sono riusciti a far pareggiare i futuri campioni del mondo. Da segnalare l’anaconda di Jordan Ayew in mondovisione e il declino di Boateng, che ormai in testa ha solo la Satta. Come biasimarlo.
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GIAPPONE 5
Squadra mediocre, con qualche buon giocatore (Kagawa, Nagatomo) e un allenatore bollito (Zaccheroni). Nonostante avessero Pikachu come mascotte ufficiale, i nipponici non sono riusciti a vincere nemmeno mezza partita. Unico punto positivo: lo splendido gol di Okazaki alla Colombia, uno dei più belli del torneo.
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GRECIA 7
Perché loro ci credono sempre e comunque, e in questo danno ogni volta una lezione grande così alla nazionale italiana. Tanta gente coi piedi ruvidi, qualche veterano over35 e pochi lampi di buona tecnica, eppure è stato anche così che hanno vinto Euro 2004. In Brasile Karagounis e compagni hanno fatto la loro sporca figura, eliminando la Costa d’Avorio all’ultimo secondo e sfiorando i quarti di finale.
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HONDURAS 5
Una delle squadre più scarse del torneo, se non la più scarsa. Zero punti nel girone, otto gol subiti e mai l’impressione di poter vincere o almeno pareggiare una partita. Ma hanno già fatto qualcosa di storico qualificandosi per la fase finale.
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INGHILTERRA 4
Hodgson ha provato a portare in Brasile un mix di vecchi leoni (Gerrard, Rooney) e nuove leve (Sterling, Sturridge). La miscela, che aveva dato risultati discreti nel girone di qualificazione, qui non ha pagato per niente. Rooney e compagni passeranno alla storia solo per essere riusciti a perdere contro l’Italia più sgonfia degli ultimi trent’anni.
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IRAN 7
Versione sfigata della favola costaricense, la nazionale del vecchio volpone Queiroz ha bloccato sullo 0-0 la Nigeria, ha sfiorato lo stesso risultato contro l’Argentina e ha venduto cara la pelle prima di cedere alla Bosnia. Due soli giocatori con esperienza internazionale (Dejagah e l’indimenticabile Ghoochannejhad, per gli amici Gucci), ma grinta da vendere.
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ITALIA 3
Per i risultati (immonda la sconfitta contro il Costa Rica), per l’atteggiamento messo in campo (tutti in difesa contro l’Uruguay, ancor prima di restare in dieci), per il comportamento dei singoli (Balotelli irritante) ma soprattutto per l’esasperante lentezza mostrata in ogni singola partita. Spompati oltre ogni limite, eliminazione sacrosanta.
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MESSICO 7
Diciamo che i giocatori di movimento sarebbero da 7: vittorie su Camerun e Croazia, semi-impresa agli ottavi contro l’Olanda. Dicorso a parte merita Ochoa, assieme a Navas (Costa Rica) il miglior portiere del torneo, con buona pace di Neuer. E pensare che al momento è senza squadra…
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NIGERIA 5
Ok, non è più la Nigeria di Kanu e Babangida, ma possibile che non ci sia nessuno di meglio di Obi Mikel a cui affidare il centrocampo? Vederlo con la maglia numero 10 fa stringere il cuore. Per il resto, si sono messi in mostra un paio di buoni giocatori, come Musa e il giovanissimo Omeruo. Nient’altro da segnalare.
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OLANDA 8
Perché se arrivi a un passo dalla finale mondiale schierando titolare quell’insulto al sacro giuoco del calcio che risponde al nome di Bruno Martins Indi, vuol dire che hai fatto un capolavoro. Squadra non imbattibile, ma resa difficile da battere da Van Gaal, nuovo manager del Manchester Utd, l’Olanda ha procurato al sottoscritto la gioia più grande di questo mondiale: il 5-1 alla Spagna. Da sottolineare anche il 3-0 al Brasile.
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PORTOGALLO 3
Se Ronaldo è mezzo rotto, se Pepe si fa espellere come un tordo alla prima partita, se la scarsezza dei centravanti fa rimpiangere due paracarri come Pauleta e Nuno Gomes, l’eliminazione ai gironi è l’unica alternativa possibile. Una delle squadre più sopravvalutate al mondo.
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RUSSIA 4
Nelle interviste pre-mondiale Capello si è più volte espresso sulla pericolosità del Belgio, a suo avviso l’avversaria numero uno per il passaggio del turno come prima del girone. Peccato che gli uomini di Don Fabio, oltre a perdere col Belgio, siano riusciti a pareggiare con la Corea e l’Algeria. Certo, in entrambi i casi la colpa è soprattutto di paperone Akinfeev, ma tutti gli altri non hanno brillato.
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SPAGNA 3
La caduta degli dèi. Che goduria vedere Casillas spaesato mentre Van Persie spediva la palla nell’angolino! Finalmente gli spagnoli scenderanno dal piedistallo, ora che sono stati umiliati dall’Olanda e perforati dal Cile. Il 3-0 all’Australia non inganni: gli uomini di Del Bosque (e Del Bosque stesso) sono stati tra i peggiori in Brasile.
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STATI UNITI 7
Gli americani hanno finalmente capito che il football, quello vero, non si gioca con la palla ovale ma tonda, e per il mondiale hanno assemblato una squadra tosta e compatta. Nei novanti minuti gli USA hanno ceduto solo ai futuri campioni, dato che l’eliminazione agli ottavi – contro il Belgio – è arrivata ai supplementari. In grandissimo spolvero Tim Howard, e se Klinsmann avesse convocato pure Donovan…
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SVIZZERA 6
Precisi, ordinati, normali. In una parola, svizzeri: vittoria (come da pronostico) contro l’Ecuador, vittoria (come da pronostico) contro l’Honduras, sconfitta (come da pronostico, anche se forse non così pesante) contro la Francia, sconfitta (come da pronostico) contro l’Argentina. E così, precisi e ordinati, gli elvetici hanno fatto le valigie e in tutta tranquillità sono tornati a fabbricare orologi e cioccolata.
S.

URUGUAY 6
Media voto tra il 4 per la sconfitta contro il Costa Rica e l’8 per le vittorie contro Inghilterra e Italia. La squadra si è dimostrata piuttosto Suarez-dipendente, e la sua assenza per squalifica si è fatta sentire molto contro la Colombia. Cavani particolarmente moscio, Forlan ormai improponibile a certi livelli. Ma la sufficienza ci può stare.
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E niente, con ogni probabilità si chiude qui la rubrica sui mondiali do Brasil. Per me è sempre un piacere scrivere di calcio, e se possibile del suo lato più folkloristico. Spero di aver divertito gli appassionati e di non aver ammorbato tutti coloro a cui il calcio esce da ogni orefizio: a breve si tornerà al vecchio blog. Ovvero al caos totale.

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