[FM18] Sei bella come il gol di Brignoli al 95′

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito, #3 Formiche azzurre e bulldozer tamarri 

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Certo che è ingiusto. Uno si sbatte, fa scouting ossessivo-compulsivo, analizza, valuta e porta il Benevento (fittizio) in zona Europa League. Poi arriva il Brignoli di turno e segna di testa al 95° contro il Milan per il primo punto del Benevento (reale) in Serie A e allora uno si domanda che senso abbia andare avanti, perché nemmeno un’improbabile vittoria dello scudetto potrà mai competere con l’epicità di un portiere che fa gol all’ultimo minuto, figurarsi quando è il portiere di una squadra che era diventata la barzelletta del calcio europeo.

Ma invece di mangiarsi il fegato, meglio godersi il momento. Ho guardato il video del gol in loop, per ore, senza riuscire a smettere. Ormai l’ho imparato a memoria. Abate che corre dove non dovrebbe, facendo la figura del pirla; Donnarumma che non ha la forza morale, più che i riflessi, per tuffarsi; il caro Chibsah, in modalità predatore d’area, troppo lontano dalla sfera per toccarla – e menomale, altrimenti sarebbe stato fuorigioco, e i compagni l’avrebbero crocefisso a testa in giù nel cerchio di centrocampo. E poi l’esultanza di Brignoli, i panchinari che corrono verso di lui, lo affossano e gli incrinano giusto quelle tre o quattro costole, nell’entusiasmo generale.

Che bello.

È quasi un peccato lasciare la realtà e tornare alla fantasia. Su FM Brignoli non ha segnato alcun gol, visto che non c’è stato quasi mai bisogno di assalti disperati a fine partita. E anche perché è seduto in panchina da inizio stagione.

In compenso le Streghe sono quinte in classifica dopo 8 giornate. Il morale della truppa è alle stelle. Per celebrare il 4-2 al Milan, Ciciretti si è tatuato Bonucci in stile Urlo di Munch su uno dei pochi brandelli di pelle ancora vergini. Il bomber Coda, invece, si è comprato una Nissan Qashqai – niente Porsche, lo stipendio è quello che è – e l’ha fatta riverniciare d’oro. Così, tanto per fare. Il prossimo avversario è il Napoli, il temibile Napoli di Sarri, con il tridente Insigne-Mertens-Callejon, ma i nostri eroi giallorossi non temono più niente e nessuno.

Benevento v Napoli_ Analysis Analysis.png

Il primo tempo è piuttosto avaro di emozioni. In compenso abbondano gli insulti in dialetto campano tra le tifoserie. Tra un kitammuort e l’altro, giusto al 45′ si insinua il sempre insidioso Ciciretti. Il Gordito pennella una punizione nel mucchio, il colpevolmente solo Costa incorna in rete – Reina può farci ben poco, uno a zero Benevento, tutti a bere un tè caldo (o più probabilmente una Red Bull, ma non diciamolo a Caressa).

Poco dopo l’inizio del secondo tempo, Coda ha la palla buona per raddoppiare, ma è palese che il capocannoniere della Serie A abbia la testa altrove – tra le tette della tipa paparazzata a bordo del suo Qashqai dorato, per esempio. La conclusione finisce sull’esterno della rete. Al 73′ è Mertens ad avere l’occasione d’oro per pareggiare, quando viene pescato solo davanti a Belec, ma Antei gli sussurra all’orecchio parole sconce sul conto della nuova ragazza di Coda, e l’attaccante belga tira una ciabattata immonda che rotola lemme lemme sul fondo. Il Napoli ha ancora qualche guizzo d’orgoglio, ma Belec è in versione “You Shall Not Pass!” e il risultato finale al Ciro Vigorito è 1-0. Il sogno continua.

Francesco Panzeri_  Inbox.png
Antei premiato Man of the Match per i suoi sussurri a luci rosse

Con l’arrivo di ottobre giunge il momento di smettere per un attimo i panni del mister del Benevento e indossare quelli dell’avvoltoio – andiamo a vedere cosa combina la Nazionale di Ventura negli ultimi due incontri del girone di qualificazione per i Mondiali di Russia.

Nel gioco il penultimo ostacolo è il Lichtenstein fuori casa. La partita si svolge sotto un discreto diluvio, dettaglio che storicamente – come insegna il gol di Calori nel pantano di Perugia, anno domini 2000 – è favorevole anzichenò ai colpi di scena. Tuttavia, per quanto stoica si dimostri la resistenza lichtensteinese, l’Italia riesce a prendersi i tre punti grazie a un rigore di Giovinco e a un raid di Zappacosta (!) su corner di Insigne. In tribuna prendiamo del gran freddo, ma perlomeno scambiamo quattro chiacchiere con nientepopodimeno che José Mourinho – in tribuna per osservare Chiellini, secondo la stampa, ma in realtà intenzionato a discutere a quattr’occhi il possibile acquisto di Ciciretti. “No way, José” gli rispondo, ma il portoghese è un cane rognoso, non mollerà facilmente l’osso.

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L’Italia è certa dei playoff, ma potrebbe riuscire a evitarli e qualificarsi direttamente per il Mondiale con una vittoria netta sulla Spagna nell’ultima partita di qualificazione, all’Allianz Stadium di Torino. Il Ventura virtuale si rivela più saggio di quello in carne e ossa, visto che l’Italia si schiera con un 5-3-2 piuttosto coperto per tamponare lo strapotere tikitakoso degli spagnoli. È anche vero che l’Italia di un pareggio non se ne fa nulla, e infatti nella ripresa – dopo 45 minuti mosci – Insigne prende il posto di Bonucci e si passa al 4-2-4. La mossa sembra pagare, quando a 20′ dalla fine Giovinco segna su sponda di Immobile, ma un minuto dopo Diego Costa pareggia. La qualificazione diretta azzurra svanisce col passare dei minuti, anche se perlomeno il pareggio si trasforma in vittoria grazie a un rigore guadagnato e trasformato ancora da Giovinco.

La differenza reti condanna l’Italia ai playoff, dove l’avversario sarà gialloblu, come nella realtà: gli Azzurri affronteranno l’Ucraina di Shevchenko per guadagnarsi il posto in Russia. Intanto, i media descrivono la posizione di Ventura come “molto incerta”. La missione avvoltoio è ben avviata.

Italy v Spain_ Match Updates

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Con i playoff previsti a metà novembre, a metà ottobre il campionato riparte e il Benevento è atteso a Marassi per la sempre ostica sfida con il Genoa. I rossoblu hanno raccolto solo tre punti in sette partite, e la panchina di Juric comincia già a traballare, proprio come nella realtà. Tutavia nella stampa sportiva a tenere banco è il caso Coda. Il nostro bomber è disperato, dopo aver visto la sua fiamma scendere dal Qashqai dorato e optare per la Lamborghini di Dries Mertens. Resta il fatto che, data la pochezza complessiva del reparto d’attacco, nessuno è al momento in grado di soffiargli il posto da titolare.

Pronti, via e Zukanovic sfiora il gol su punizione. Poco dopo Rodriguez (Cecilia, presumo) trova Bertolacci solo in mezzo all’area, ma Belec – a cui sta spuntando una tanto curiosa quanto folta barba bianca – nega due volte il gol al centrocampista ex Milan. È un assedio, la difesa delle Streghe balla parecchio, ma il primo tempo si chiude senza gol. Anche perché Coda è un ectoplasma che vaga per il campo con la sicumera di Mirtilla Malcontenta.

Al 65′, un déjà-vu: calcio d’angolo di Yurchenko, Costa è solo soletto e di testa batte Perin. Benevento immeritatamente in vantaggio, ma va benissimo così. Il Genoa si butta in avanti alla ricerca del pareggio, offrendo così generosi spazi per il contropiede giallorosso. Peccato che Coda sia la fotocopia sbiadita dell’autore della tripletta contro il Milan di qualche settimana fa. Anche Cataldi si fa ipnotizzare da Perin, e allora sugli scudi deve salire ancora Belec il Bianco, miracoloso su Briek e Taarabt. Alla fine della fiera il risultato è ancora 1-0. Dalle scintille di Zemanlandia siamo passati all’inarrestabile pragmatismo della Juve di Capello, ma il risultato non è cambiato.

Ah, già, siamo in zona Champions League.

Francesco Panzeri_ Inbox-5

Serie A_ Overview Stages

 

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[FM18] Formiche azzurre e bulldozer tamarri

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito

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Il primo punto è stato conquistato, la prima vittoria pure. Se usassimo il ruolino di marcia del vero Benevento Calcio come metro di paragone, potremmo dire di aver già compiuto un miracolo. Ma questo è Football Manager, il mondo parallelo in cui la Pro Sesto e la Juve Stabia possono vincere la Champions League. E allora perché limitarsi a celebrare un pareggio, per quanto prestigioso, o una vittoria? Lasciamo che la tracotanza abbia il sopravvento. E poi, diciamocelo, una salvezza col Benevento non sarà sufficiente a farci entrare in lizza per la panchina della Nazionale italiana.

A proposito, come è messa la Nazionale su FM? La risposta è: ‘nzomma. Anche qui la Spagna è prima nel girone, e il massimo a cui l’Italia può ambire sembra essere la qualificazione ai playoff. Ma la cosa più divertente è notare qual è l’attaccante che, insieme a Immobile, sta permettendo agli Azzurri di restare a tiro delle Furie Rosse. Non è Belotti, né (deo gratias) Eder, né Manolo Gabbiadini.

È la Formica Atomica.

Sebastian Giovinco_ Overview Profile

Forte dei suoi sei milioni a stagione per dare spettacolo in quel di Toronto, Sebastian Giovinco ha apparentemente convinto Ventura a schierarlo titolare nelle due partite di qualificazione finora simulate nel gioco. I risultati: 4-0 a Israele, 5-1 all’Albania. I gol: 5 di Immobile, 4 di Giovinco. Cifre che fanno girare la testa, direbbe l’Ing. Cane. Vedremo se il 4-2-4 videoludico riuscirà a prevalere anche sulla Spagna, o se farà la fine – desolante – del 4-2-4 con cui Ventura ha rimediato la batosta che con ogni probabilità gli ha fatto perdere la fiducia dei suoi giocatori.

Ne riparleremo più avanti, ora bisogna concentrarsi su Roma-Benevento. Le probabilità di una scoppola sono elevate. La nostra difesa ingenua, a tratti narcolettica, contro Dzeko, Perotti, Schick, El Shaarawy, Defrel e non so chi altro. Va detto però che in casa Roma abbondano gli infortunati e gli ammaccati, il che ci offre un briciolo di speranza in più.

Il pubblico non ha ancora fatto in tempo a sistemarsi in tribuna e la Roma è già in vantaggio. E io sto fissando lo schermo, confuso e inorridito.

Roma v Benevento_ Match Pitch
Belec ha il pallone in mano.
Roma v Benevento_ Match Pitch-2
Belec mette il pallone a terra.
Roma v Benevento_ Match Pitch-3
Belec è confuso.
Roma v Benevento_ Match Pitch-4
Defrel segna.

Non so che dire. Anzi, sì, ma la censura prevale. Dieci minuti dopo la Roma raddoppia con Nainggolan, perlomeno con un’azione sensata. Al 35′ c’è un guizzo di vita dei nostri: in contropiede Coda serve Cataldi che solo davanti al portiere non sbaglia. Ma a cavallo tra primo e secondo tempo Dzeko segna il 3-1 e il 4-1 con estrema facilità. Da un lato mi deprimo, dall’altro sono quasi sollevato. Questo è il Benevento che tutti conoscono. A mezz’ora dalla fine si respirano scarsezza e rassegnazione.

Poi però la Roma si inceppa. Schick esce infortunato, Strootman e Dzeko sono incerottati, Nainggolan e De Rossi paiono in debito di ossigeno. Yurchenko, nel dubbio, infila il suo secondo gollettino stagionale. Poi, out of nowhere, alla riscossa arriva Coda, da me denigrato e sbeffeggiato nello scorso episodio. E che ci crediate o meno, dal 4-1 passiamo al 4-4. Partita molto randomica, ma tant’è, e su un punto in trasferta all’Olimpico non sputo sopra.

Roma v Benevento_ Match Review
Sono perplesso. La squadra stitica a livello offensivo che mi ero immaginato sembra vittima di un’overdose di Activia. Sette tiri, quattro gol. E che dire di quel 58% di possesso palla in trasferta, nonostante il ritorno di un Chibsah dai piedi di balsa e ancora semi-sifilitico? Misteri della fede.

In ogni caso, dopo una tale prestazione a Roma, in casa con la Spal i tre punti sembrano quasi scontati. E di fatto lo sono, visto che D’Alessandro, Cicirettibbbello e Coda segnano un gol a testa nella prima ora di gioco. Poi sì, ok, c’è Viviani che azzecca un tiro da 35 metri – con Belec ancora lobotomizzato dalla partita precedente, presumo – ma subito dopo Coda (ancora lui) segna il suo 5° gol in 5 partite. Ci permettiamo il lusso di tirare i remi in barca, rallentare il ritmo, far rifiatare i titolari. Nel recupero subiamo un altro gol, ma è indolore. Il risultato finale è 4-2. Gentile Spal, un sentito ringraziamento per aver schierato un 3-4-3 piuttosto improbabile con la triade dei bolliti Borriello-Paloschi-Floccari in avanti.

Benevento v Spal_ Analysis Analysis

Tre gol all’Udinese, quattro alla Roma, quattro alla Spal. Sembra di essere a Zemanlandia. Solo che qui non ci sono allenatori boemi consumati dal tabacco, né presidenti con la fedina penale sporca… ah no, quello ce l’abbiamo pure noi.

Prossima fermata: San Siro. Andiamo a cercare di spostare quello che voleva spostare gli equilibri. Montella è ancora al suo posto, mentre in campo ci sono figure poco familiari, tipo José Mauri, che io davo per disperso, o tale Fabrizio Bustos, giovane argentino acquistato (nel gioco) da Fassone&Mirabelli per rimpiazzare Conti e il suo crociato fratturato. Da Wikipedia apprendo che i soprannomi di Bustos sono Tractor, Locomotora, Topadora e Bulldozer.

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Non ci sono più i bulldozer di una volta.

Pronti, via e il Milan passa in vantaggio con il pocanzi citato José Mauri. Ma se la difesa del Benevento è imbarazzante, pure la retroguardia del Milan non scherza, visto che poco dopo Ciciretti pesca Antei solo in mezzo all’area per l’1-1. Tuttavia la generosità dei nostri è senza pari: Di Chiara, ormai avvezzo alle vaccate, devia nella porta sbagliata un passaggio innocuo di Suso.

Le telecamere inquadrano Montella mentre sorride in panchina, quando Bonucci decide che la partita è troppo moscia, spintona Coda e regala un rigore. Lo tira Yurchenko, il rigore, perché vuoi che un ucraino non abbia sangue freddo, e giustamente Donnarumma para. Il primo tempo si chiude sul 2-1 per la squadra di casa. Nello spogliatoio Yurchenko è inconsolabile, tra le lacrime biascica frasi senza senso sulla Crimea e sull’Eurovision. Povero, piccolo Yurcholo. È sconvolto, ma non posso toglierlo, visto lo scarsume acuto dei panchinari.

E menomale che non lo tolgo. Il secondo tempo inizia e Yurcholo pesca Letizia in versone Cafu sulla fascia destra, palla in mezzo e Coda pareggia. Il Milan riprende a spingere ma senza lucidità, e in seguito a un calcio d’angolo obbrobrioso Cataldi lancia D’Alessandro in contropiede. Bonucci non rientra in tempo e Coda – lui, solo lui, sempre lui, anche lui, nient’altro che lui, proprio lui – mette al volo il 3-2. Manca mezz’ora alla fine e Montella spedisce tutti, uomini e bulldozer, in avanti per cercare il pareggio. Peccato che il sempre agile Montolivo perda palla e faccia partire un nuovo, velenoso contropiede. Ancora una volta, passaggio di Cataldi, cross di D’Alessandro, gol di Coda, con Bonucci e Romagnoli dispersi non si sa dove. 

I fischi di San Siro sono una soave melodia.

Massimo Coda è capocannoniere della Serie A e il Benevento è in zona Europa League.

Bring it on.

A.C. Milan v Benevento_ Match Review-2

Serie A_ Stats Player Detailed

Serie A_ Overview Stages-2

 

[FM18] Clamoroso al Vigorito

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree

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Se c’è una cosa che ho imparato dagli ultimi, tumultuosi eventi in seno alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, è che il Bostik non è più quello di una volta. Tavecchio non c’è più, se n’è andato – come si suol dire – sbattendo la porta. E riaprendola. E sbattendola di nuovo, con un paio di sonore bestemmie. Ammetto di non aver visto le immagini della sua colorita conferenza d’addio, giusto perché conservo ancora un minimo di amor proprio. Ventura invece è sparito dalla circolazione, puf!, e chissà quando si rifarà vivo.

Ma noi abbiamo una missione ben precisa da compiere. Non perdiamoci in quisquilie e potenziali casi da Chi l’ha visto?. C’è una squadra di servi della gleba da guidare non verso il triangolino che ci esalta, bensì verso la salvezza.

La prima di campionato è Benevento-Juventus. Ma prima di iniziare a parcheggiare autobus davanti alla porta, i gladiatori giallorossi affrontano l’esordio stagionale contro il Venezia (neopromosso in Serie B) nel primo turno di Coppa Italia. Il Venezia allenato da Pippo Inzaghi, per intenderci, il quale avrà imposto una preparazione estiva durissima a Milano Marittima, tra sollevamento cubiste e spritz in salita. E in effetti le occhiaie dei giocatori lagunari sono ben visibili dalla tribuna sin dal loro ingresso in campo.

Benevento v Venezia_ Match Pitch

Data l’abbondanza di terzini e ali, pare un peccato non sfruttare le fasce. E infatti la formazione di partenza è un rutilante 4-1-4-1, con Memushaj a spaccare tibie in attesa che a Chibsah passi la sifilide. La partita è abbastanza equilibrata, nel senso che entrambe le squadre fanno pietà. Alla fine i tiri in porta totali saranno tre: uno del Venezia, due nostri. E di questi due tiri, uno è il gol vittoria dell’esoso Cataldi, probabilmente in colpa per aver affossato con il suo stipendio immeritato le casse del club. Ma va benissimo così, 1-0 e Benevento qualificato al turno successivo. Ho controllato cosa ha combinato il vero Benevento ad agosto, in Coppa Italia, e forse era meglio non indagare: 0-4 in casa contro il Perugia. Abbiamo già fatto meglio, hip hip hurrà per noi.

Ma ora la Juve, dunque. Higuain, Dybala, Cuadrado, Mandzukic, Pjanic, tutti in una volta. E noi con cosa rispondiamo? Massimo Coda. Gianluca Di Chiara. Gaetano Letizia. Se in squadra ci fossero Pippo e Pluto potremmo almeno contare sul carisma, e invece manco quello. Tocca dare fiducia agli stessi giocatori che hanno sconfitto il Venezia e sperare di prenderne pochi, per evitare che il morale si affossi già alla prima giornata.

Poi la partita inizia e di fronte c’è la solita Juve di inizio stagione. Higuain gioca con un cuscino sotto la maglia, non si capisce bene perché. Chiellini è talmente in condizione che non è manco in panchina. Perfino Dybala non c’ha voglia di sbattersi. Va bene che è il 19 agosto, ma il termometro segna 30°C, il caldo non è una scusa. Per onestà va anche detto che pure il Benevento rispecchia la realtà, nel senso che – così come contro il Venezia – fa davvero pietà. Higuain l’insaziabile si mangia tre o quattro gol, fatto sta che a mezz’ora dalla fine siamo ancora sullo zero a zero.

Poi, l’imponderabile. Benatia, già ammonito, si fa espellere. Con Bonucci non sarebbe successo, ma lui ora è a spostare equilibri altrove. Juve in 10. Una squadra normale, in casa, proverebbe a spingere di più per impensierire l’avversario in difficoltà. Noi no, anzi, ci barrichiamo in area, più che felici di difendere lo 0-0. Ma barricarsi in area non è sinonimo di difesa insuperabile, anzi. Lo dimostra appunto uno dei Carneadi di cui sopra: cross innocuo di Higuain, Di Chiara anticipa Dybala di testa ma al tempo stesso serve un bell’assist per Cuadrado, che segna. È l’84° minuto e sto vivendo in prima persona il dramma del Benevento. Empatia portami via.

Ma le Streghe hanno un’anima. E, apparentemente, pure un culo enorme. Al 90° il Gordito della Magliana aka Amato Ciciretti, fino a quel momento l’inutilità fatta a persona, scaraventa un pallone innocuo in area dalla trequarti. La difesa juventina si appisola e Luca Antei – altro Carneade, in prestito dal Sassuolo – svetta incontrastato e manda il pallone oltre Buffon. Un tiro in porta, un gol, un punto. Contro i 6 volte campioni d’Italia. La folla – composta da 14.000 omini giallorossi che si muovono all’unisono come manco le parate militari per Kim Jong-un – è in delirio.

Benevento v Juventus_ Match Review

Per quanto mi riguarda, potrei anche dimettermi, qui e ora. In una partita abbiamo fatto più punti di quanti ne ha fatti il vero Benevento in tredici. Ma la salvezza richiederà ben più di un pareggio fortunoso, la nostra missione sarà lunga e sofferta e per niente scontata. La seconda partita di campionato, per esempio, è un enorme trappolone pronto a inghiottirci. Hellas Verona, fuori casa.

Cassano doveva essere la stella della squadra. Poi gli passa la voglia. Conferenza stampa: no no, scherzone, rimango, figata assurda giocare per il Verona. Ancora una volta, gli passa la voglia. Conferenza stampa: figata il Verona, eh, ma volete mettere con lo stare a casa sul divano a mangiare schifezze? E così del potenziale Trio delle Meraviglie Prepensionabili restano solo due elementi, Cerci e Pazzini. Scopro però che Pazzini è acciaccato, e allora l’unico vecchietto terribile da affrontare è il buon Alessio “Andiamo nel calcio che conta” Cerci. Che poi Cerci ha solo 30 anni, ma chissà perché nella mia mente ne aveva almeno 35.

Ce li vedo, nello spogliatoio, i nostri eroi, affermare spavaldi: “abbiamo pareggiato con la Juve, al Verona faremo quattro pere”. Una partita e l’hybris regna già incontrastata. Infatti non si stupisce nessuno quando Verdi mette in area un cross imbarazzante per mira e lentezza, Di Chiara si perde a contemplare qualche bellezza nostrana sugli spalti del Bentegodi, Cerci colpisce di testa, Belec respinge e ancora Cerci ribadisce in rete. Solo il Sacro Potere della Chiappa riesce a rianimare il Benevento, quando, su un lancio sballato di Ciciretti, Hertaux e il portiere Silvestri intavolano una profonda discussione sul senso della vita, perdendo tuttavia di vista il pallone. Coda ne approfitta e segna a porta vuota il suo primo gol per il Benevento. In conferenza stampa dichiarerò “spero che Coda cominci a segnare con regolarità, ora che si è sbloccato”, ma nessuno ci crede, nemmeno Coda himself.

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Massimo Coda in tutta la sua gioia di vivere

Ma chi di chiappa ferisce, di chiappa perisce. Al 60° il Verona attacca con fare minaccioso, Verde è solo davanti a Belec ma un grande tackle di Costa sembra salvare la situazione. La palla finisce a Di Chiara, ancora lui, che decide questa volta di tirare una possente, ignorante pedata al pallone per spedirlo sugli spalti. Ma la sfera non si alza a sufficienza e colpisce in pieno la testa dell’incolpevole Büchel, il quale, come potete vedere dal fotogramma qui sotto (maglia blu, numero 77), ha la posa di uno che passava di lì per caso. E dove volete che finisca la palla? In porta, che domande. Belec va in tilt, offeso da un tentativo così ignobile, e lascia passare la palla. Gol, 2 a 1 Verona. E nonostante l’ingresso di Armenteros e il passaggio al 4-4-2, la partita si conclude con una sconfitta.

Verona v Benevento_ Match Pitch

Come volevasi dimostrare. Il punto miracoloso contro la Juve ha annebbiato le menti dei nostri, Di Chiara in primis. Tra i segnali positivi: la prestazione incoraggiante del gioiellino Yurchenko, il cui inserimento in squadra è stato senza dubbio facilitato dalle svariate bottiglie di Liquore Strega (sponsor ufficiale del Benevento) che i compagni gli hanno fatto tracannare nel consueto rito di iniziazione riservato ai nuovi acquisti. Yurchenko, da buon ucraino con la vodka nelle vene, non si è fatto pregare.

Ma non c’è tempo per deprimersi, per fortuna, visto che c’è da preparare il match contro l’Udinese di Delneri, squadra indecifrabile quanto le interviste del suo allenatore. Mi piacerebbe tanto dare fiducia ad altri giocatori, ma le nostre riserve sono talmente indegne che per la terza partita di fila la formazione resta invariata. E la partita sembra mettersi subito sui giusti binari quando al 20°, su punzione di Yurchenko, Rispoli affossa Ciciretti in area. “Rigore!” urla la folla. “Rigore!” conferma l’arbitro. Sul dischetto va lo stesso Gordito, ma Scuffet lo beffa e respinge il suo tiro. Di fatto, Ciciretti si rinchiude in se stesso tipo Metapod e non combinerà nient’altro di utile nel resto della partita.

Benevento v Udinese_ Match Pitch

Ma per fortuna c’è Yurchenko. Nuovo calcio piazzato spedito in area, difesa dell’Udinese rivedibile, e Kanouté – una delle ventordici ali a disposizione in panchina – si inventa un tiro al volo di sinistro che finisce nell’angolino alto. Cinque minuti dopo, punizione di Yurchenko da destra e gol su capocciata di Antei, difensore centrale, al secondo gol in tre partite. E ancora, a pochi minuti dalla fine, con il Vigorito che urla “olè!” a ogni passaggio dei beniamini di casa, Yurchenko – who else? – spara in rete il 3-0. Due assist, un gol e il premio di migliore in campo nella prima, storica vittoria del Benevento in Serie A. La folla inneggia al nuovo idolo locale – ma quanto durerà questo entusiasmo?

Francesco Panzeri_ Inbox

Serie A_ Overview Stages