In caso di necessità, Murakami

Con una mail subdola e infingarda Goodreads mi chiede se voglio partecipare alla Reading Challenge 2017. “AH! Bel tentativo Goodreads, MA QUESTA VOLTA NON MI AVRAI”. Dopo il flop libresco del 2016 – perché flop è stato, diciamocelo, nonostante le consuete e invero valide attenuanti del caso – meglio astenersi da entusiaste e ambiziose-ma-forse-a-pensarci-bene-irragionevoli sfide destinate a fallire in breve tempo. La competitività latente non può essere ignorata, ma per ora è meglio stare schisci.

http://alessandria.bookrepublic.it/api/books/9788858407875/cover

Cosa: Dance Dance Dance

Chi: Murakami Haruki, idolo delle masse

Quando: 1998

Come: italiano (Einaudi, tradotto dal sempre eccellente Giorgio Amitrano)

E l’originale? ダンス・ダンス・ダンス, dice Wikipedia.

Perché: perché quando l’ispirazione latita e la voglia scarseggia, Murakami ti riconcilia con il piacere della lettura. Bene o male sai cosa aspettarti – mondi paralleli, esperienze oniriche, protagonisti disadattati che si accoppiano con ragazze tettone e solo apparentemente irraggiungibili – ma una volta che inizi i primi capitoli, sei dentro quel mondo, e una volta che sei dentro quel mondo, rischi di perdere la tua fermata del treno, e una volta che rischi di perdere la fermata perché immerso in un libro, in un certo senso ti senti in pace con te stesso.

Sunto: un 34enne giornalista freelance divorziato ha perso il filo della vita e non si raccapezza più. Poi boh, sfogli qualche pagina e compaiono una misteriosa vecchia fiamma piangente e lontana, una 13enne fumatrice con le visioni e una fissa per il rock anni ’80, e un ex compagno di classe assurto a carismatica icona di tv e cinema. E un vecchio hotel, demolito eppure ancora esistente, sospeso nello spaziotempo ma sorvegliato da un uomo ricoperto di pelli di pecora. Insomma: Murakami. Niente di più, niente di meno.

Bonus: 1Q84 aveva lasciato parecchi interrogativi (si veda qui, ocio agli spoiler), m’era piaciuto ma mi aveva fatto inalberare. Questa volta invece il buon Muraka’ mi ha soddisfatto, visto che i vari enigmi che sorgono nel testo trovano pressoché tutti una soluzione. L’elemento dell’onirico c’è – per carità, palate di onirico! – ma se da un lato il tema ricorrente è proprio la difficoltà del protagonista a distinguere il sogno dalla realtà, dall’altro si riesce sempre a mantenere il contatto con gli eventi, perché la nebbia mistica è funzionale al racconto ma non disarmante, come invece accade (imho) in 1Q84.

Non so se si è capito qualcosa.

Malus: me lo immagino, Murakami pensieroso: “mmm, devo inserire un personaggio di origini americane nel racconto, come lo chiamo?”. E fu così che a metà romanzo comparve DICK NORTH. La protagonista di 1Q84 si chiama Aomame (“pisello verde”) e qui giustamente si palesa un tizio privo di un braccio che si chiama Dick North. E il protagonista che si chiede: “Mi domando come farà a tagliare il pane senza un braccio. Con cosa si aiuterà?”. Dick North. Possibilissimo figlio illegittimo di Peter North. Che di nome fa Dick. Muraka’, cristosanto, eddai.

Curiosità: non c’entra niente col romanzo, ma la pagina Wikipedia di Peter North è di una precisione sconvolgente. Che poi, se uno ci pensa, vuol dire che in Italia c’è (almeno) una persona che si è messa a fare ricerca bio-biblio-filmografica per ricostruire la carriera di Peter North ed elencare tutti i suoi film, tra cui svettano Battlestar Orgasmica, Gang Bang Jizz Jammers e il capolavoro Ass Openers 12, elogiato da critica e pubblico.

Supercit:

Mi sembrava di non aver mai toccato l’apice. Se mi voltavo indietro, mi sembrava di non aver avuto nemmeno una vita. Un po’ di vicissitudini. Progressi e regressi. Ma niente di piú. Non avevo fatto niente, prodotto niente. Avevo amato qualcuno, ed ero stato amato. Ma non mi restava niente. Il paesaggio era stranamente piatto. Mi sembrava di muovermi all’interno di un videogame. Come Pac-man, avanzavo mangiando i puntini che componevano il labirinto. Senza scopo. Ma con la certezza, prima o poi, di morire.

Consigliato a: un po’ a tutti, dai, soprattutto a chi non si è mai cimentato con l’autore. Non è un libro complesso, ma non è nemmeno banale.

E poi c’è Dick North.

Di silenzi arancioni

Ciao, sono Francesco, ho 26 anni e una volta scrivevo su un blog.

(C’è ancora qualcuno che scrive sui blog? Oltre a Beppe Grillo e Aranzulla, si intende).

Dopo la gragnuola di articoli promiscui – una donna, un uomo, un gatto e un dio – comparsi in occasione degli europei gallici, è sceso il silenzio. A proposito, vi ricordate chi ha vinto gli europei? Il Portogallo. Cristiano Ronaldo gambizzato? Il gol vittoria ai supplementari del carneade Eder (ancora più carneade di quello dell’Inter)? Sembra sia passata una vita, da allora.

Che è successo, nel frattempo? In Italia, si è iniziato a parlare di referendum e della panza di Higuain. Nel mondo, si è parlato soprattutto di Trump. Del muro di Trump, delle mogli di Trump, della figlia di Trump, dei soldi di Trump, dei capelli di Trump. Trump è razzista, omofobo, maschilista. Ah, sì, poi qualcuno ha provato a parlare di Hillary. Incredibile ma vero, alla fine ha vinto Trump.

Ma torniamo al silenzio improvviso di cui sopra.

A maggio ho iniziato a tradurre un libro. Nata ipoteticamente come lavoro rapido e indolore, questa traduzione è diventata una specie di parto podalico plurigemellare. Diciamo che ha richiesto più tempo e bestemmie del previsto. Lascio immaginare il sollazzo del tradurre in treno, con il portatile incollato sulle cosce, le gocce di sudore che cadono sulla tastiera, la sciura curiosa che immancabilmente si siede di fianco per farsi i cazzi altrui. L’unico scudo: gli auricolari e i God Is an Astronaut nelle orecchie.

Nobody said it was easy / No one ever said it would be this hard

(cit. i Coldplay mentre cercano di comprare i biglietti per i Coldplay)

Eppure, alla fine, con giusto quei due-tre mesi di ritardo sulla tabella di marcia, la versione definitiva è andata in stampa, e a inizio ottobre è uscito il libro.

Il libro è relativamente corto e scritto in un italiano accettabile (l’ha tradotto un grammar nazi e ha superato ventordici revisioni, quindi mi sento abbastanza sicuro su quest’ultimo punto). E poi è TUTTO ARANCIONE.Mi sembrano ragioni più che sufficienti per comprarlo.

Il protagonista è Johan, un arrogante rompicoglioni fissato con i soldi. Che accidentalmente ha scritto la storia del calcio. (No, va be’, era un gran figo, poche storie).

A inizio ottobre è uscito il libro, dicevo, e per un paio di giorni non ho capito più niente. Doppio paginone su Repubblica firmato da Gianni Mura (di cui ho l’autografo in camera), quadruplo paginone sulla Gazzetta. Stralci pubblicati su uno e sull’altro quotidiano, sulla Gazzetta interi paragrafi. Per uno cresciuto a calcio e Nesquik, una discreta botta di vita.

Mi sono state recapitate due copie di questo splendido concentrato di arancionità, di cui una si staglia – in tutta la sua fiera arancionitudine, ça va sans dire – nella mia libreria. Altrettanto ovviamente, non ho letto l’opera finita. Un po’ perché il contenuto ormai lo so a memoria, un po’ perché temo modifiche last-minute mandate in stampa a tradimento. Ma se l’argomento vi interessa, leggetela, la storia del buon Johan – in libreria c’è molto di peggio.

Passata l’euforia, la routine quotidiana ha ripreso il sopravvento. Treno, ufficio, treno, corsa – di recente perfino la voglia di correre si è affievolita. E così, visto che per gli ultimi giorni del 2016 non sono previste attività sconvolgenti, forse è il caso di ritentare di dare un senso al blog, once again. Senza tabelle di marcia. Sempre che su WordPress ci sia ancora qualcuno.

(n)Euro 2016 – Incredibilenji Portuganji! (#27)

Nel caso non ve ne foste accorti, ieri è sceso il sipario su Euro 2016. Ecco i puntuali contributi del (n)Euro Team, che ha seguito la finale con interesse… ehm, eterogeneo.
IL PORTOGALLO VINCE, LA FRANCIA PIANGE, BENZEMA RIDE
Togliamoci subito il problema: cosa avrebbe fatto il Benza in questa finale?
Avrebbe trovato qualche punto debole nei giocatori del Portogallo e li avrebbe ricattati. Benza-style. Il grido “Fozza Inda!” non è niente in confronto.
La finale di questo Europeo si presenta al pubblico anticipata da un grande dispendio di coreografie (persino David Guetta…i DJ sono inutili a mio parere) e con la consapevolezza di aver buttato soldi in campi di patate verniciati di verde per uno spettacolo pietoso.
Ma così è la vita. O, almeno, così ce la dipingono.
La partita l’ho vista fino alla fine del secondo tempo regolamentare, poi mi sono rifiutato. Non mi interessava il vincitore, solo sfottere lo sconfitto.
Il match fra Portogallo e Francia vede un’inconsistenza in attacco da far paura. Tolto di mezzo CR7 dopo 20 minuti (l’unica cosa per cui Payet si è fatto notare per tutta la sua partita), il Portogallo si affida al criminale Quaresma e all’evanescente Nani (entrambi giocatori che avranno una seconda carriera dopo questo Europeo – sottolineo immeritatamente) come “arieti d’attacco”, mentre la Francia deve vedersela con Payet calcisticamente morto, Griezmann reattivo ma troppo distante dalla porta, Giroud senza palloni giocabili e legnoso ed un Sissoko indiavolato.
La prova del giocatore del Newcastle è superlativa, tanto che solo un perfetto Rui Patricio gli toglie la gioia di segnare in finale con poderoso missile a mezz’aria.
Se il Portogallo non ha un attacco e la Francia ce l’ha spuntato, che si fa? Cosa farebbe Benzema? Semplice, butterebbe nella mischia quel ciccione di Gignac al posto dello spaesato Giroud. E il ciccione lo ripagherebbe con un palo.
Da questo momento in avanti ho smesso di vedere. Il tormento psicologico di vedere anche i supplementari fra due squadre così brutte mi faceva venire la Peste Bubbonica e perciò ho spento.
Ho sentito solo stamattina che ha vinto il Portogallo… grazie al rumore di pianto dei francesi.
Il mio primo pensiero è stato: che cazzari.
Il secondo: cosa starà facendo Benzema?
Semplice: ridendo di gusto a dito medio alzato.
Benza-style! O, come direbbe la nuova proprietà dell’Inter, FOZZA BENZA!
(Zeus)
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LOL!

GOL INASPETTATI, PETTINATURE ILLEGALI E PUGNI GRATUITI
Portogallo – Francia è la finale che ha diviso il pubblico degli spettatori neutrali rispetto a queste due squadre. C’era da scegliere tra il Portogallo che praticava un calcio vivace come un programma di Marzullo e, be’, i francesi. Nel ruolo di terzo incomodo si è presentato un esercito di falene che ha invaso lo Stade de France. Capire per chi tifare era arduo, poi i lepidotteri hanno iniziato a sbranare calciatori, tecnici e pubblico e la cosa si è fatta interessante.
Il copione dell’incontro sembrava già scritto: Francia che attacca e che fa capire subito chi comanda, Portogallo che diligentemente riporta la palla a centrocampo per far ripartire i francesi.
Sissoko è una locomotiva: parte dalla metà campo lasciando solchi per terra e trascinandosi dietro portoghesi e falene per poi concludere sparando in orbita il pallone.
Dopo venti minuti, come il più scontato dei polpettoni hollywoodiani, arriva il colpo di scena: Payet travestito da Blanka di Street Fighter (o forse il contrario) entra duro su Cristiano Ronaldo e lo fa volare a terra rifilandogli una ginocchiata sulla coscia che gli fa saltare un legamento e anche due zeri dal conto in banca.

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Una diapositiva di Payet/Blanka

CR7 si accascia a terra, si rialza, poi si accascia di nuovo in lacrime dopo essere stato colpito da una falena, viene portato fuori dove viene incerottato (e già che c’era si è fatto un paio di lampade), rientra, si accascia di nuovo e a quel punto l’arbitro gli dice Aò hai rotto er ca… e lo fa portare via in barella. Da CR7 è così diventato CR8.
Al suo posto entra Quaresma, El Trivela, detto anche El Pirla per la capigliatura ignobile con cui si è presentato.
A quel punto il Portogallo capisce che senza Ronaldo è costretto a giocare a calcio e la partita si ravviva, pur mantenendosi sullo 0-0 sino alla fine del primo tempo. Pogba, un po’ in ombra nella prima frazione tanto che la sua valutazione era scesa a 100 milioni, ci prova con un paio di cannonate da fuori. La sua valutazione risale a 120 milioni. Payet dopo aver eliminato CR7 si spegne: Il mio dovere l’ho fatto, ha dichiarato ai compagni. Ronaldo in panchina dà un pugno sul ginocchio ad Adrien Silva, perché se lui soffre, deve soffrire tutto il Portogallo.

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Così, di giustezza.

Il punteggio resta comunque sullo 0-0, anche se in pieno recupero Gignac in area di rigore con un paio di finte manda a stendersi l’intera difesa portoghese, portiere compreso, per calciare a botta sicura in porta: ma la Dea del Calcio, al suon di Ennò, un altro europeo così no vaffanbagno, manda il pallone sul palo.
A quel punto la spocchia e la sicumera francese vacillano, mentre i portoghesi cominciano a pensare di poterla sfangare. Difatti nei supplementari sono i lusitani a rendersi pericolosi, con Éder (non Eder l’italiano, un altro che nessuno sapeva chi fosse), che è il più vivace dei suoi. Ed è proprio lui che a 10 minuti dal termine dei supplementari dopo aver portato a spasso la difesa francese si accentra e, chiedendosi E mò che faccio? fa spallucce e calcia in porta dove Lloris arriva lento e in ritardo perché troppo preso a bearsi della propria grandeur. 1-0 e pubblico di casa ammutolito. La Francia si lancia in avanti ma non trova la porta, CR7 in panchina è una furia e incita i propri compagni, sostituendosi al proprio allenatore che dall’inizio dell’Europeo ha sempre avuto l’espressione di uno che si sta rompendo tremendamente i coglioni e non vede l’ora che finisca. Purtroppo gliel’hanno trascinata sino in finale.
Il triplice fischio regala la prima gioia europea della propria storia al Portogallo, dopo la delusione dell’Europeo sfumato in casa nel 2004.
Alcune note:

  • La valutazione di Pogba, salita momentaneamente a 150 milioni dopo un paio di finte nel primo supplementare, si è poi attestata sui 120.
  • Le falene hanno preso possesso dello Stade de France dichiarando l’indipendenza.
  • CR7 è disperato perché le visite mediche gli faranno saltare l’appuntamento con l’estetista.
  • Sissoko è segnalato ancora in corsa e al momento è nel tunnel della Manica.
  • Quaresma è stato bloccato alla frontiera: quel taglio non può passare i varchi di imbarco.

(Gintoki)

https://i0.wp.com/www.slate.com/content/dam/slate/blogs/the_spot/2016/07/10/watch_der_s_stunning_goal_to_give_portugal_a_1_0_lead_over_france_in_extra/545913340-eder-of-portugal-celebrates-scoring-the-opening-goal.jpg.CROP.promo-xlarge2.jpg

MENO CR7, PIÙ ÉDER
Uno dice, Francia-Portogallo sarà una partita a senso unico. Da un lato i padroni di casa, pieni zeppi di talento offensivo, dall’altro Cristiano Ronaldo e poco altro. Se poi dopo otto minuti il caro CR7 viene messo ko, ecco che ci sono i presupposti per la goleada.
E invece no.
Perché i portoghesi, dopo l’infortunio di Ronaldo, non si abbattono. Giocano addirittura quasi bene. O meglio, non giocano proprio bene-bene-bene, ma in campo si muovono con dignità, nonostante i capelli di Quaresma. Paradossalmente, se con Ronaldo in campo ogni pallone doveva a tutti i costi passare per i suoi piedi milionari, senza di lui la squadra sembra quasi più leggera, meno monotematica.
A me è venuto in mente un ragazzo con cui mi è capitato di giocare a calcetto. Bravissimo, per carità, ma un rompicazzo impressionante. Incarnava tutte le doti che NON vorresti trovare nei tuoi compagni di calcetto: egoista, funambolico, berciante, esigente. Siamo qui per divertirci, non è il provino per Campioni, il sogno. Passa quella stracazzo di palla e non osare lamentarti se sbaglio a tirare. Con lui in squadra si vinceva facile, ma tornavo a casa incazzato nero.
Ecco, uscito quello bravo-ma-megalomane, il Portogallo ha giocato da squadra e sono emerse le qualità – forse meno fulgide, ma altrettanto apprezzabili – degli altri giocatori. In alcune azioni Joao Mario sembrava addirittura un giocatore di calcio. Per dire, eh. Poi sì, la puoi vincere e la puoi perdere, il fattore C ha sempre il suo peso (si pensi al palo di Gignac alla fine dei tempi regolamentari, o a Pogba schierato incomprensibilmente come un medianone vecchio stampo – chissà di quanti milioni sarà scesa la sua valutazione). Però il Portogallo l’ha sfangata, con Éder nel ruolo di un Charisteas un po’ più abbronzato, e per come si era messa la partita, la cosa mi ha fatto davvero piacere.
In Francia si domanderanno per un bel po’ come hanno fatto a perdere un europeo del genere, ma torneranno alla carica già nel prossimo mondiale – possibilmente con Benzema al posto di quel paracarro barbuto di nome Giroud.

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Un ritocco alla carrozzeria e via, il pullman è già pronto per Sochi.