Paradiso, Canto I – Revisitazione

“Apollo! Apollo! Apolloooooo!”.
“Arrivo, arrivo… chissà chi cazzo mi chiama alle 3 di notte… Dante?! Ma sei scemo?! La gente dorme a quest’ora”.
”Dài Apollo, scendi che mi servi…”.
Firenze, notte fonda. Mentre la luna sorvegliava vigile ed attenta sui fiorentini addormentati, lo spacciatore più famoso di Toscana, noto ai più con il solo soprannome di Apollo, si infilò la vestaglia da notte, scese le scale ed aprì la porta ad uno dei suoi clienti più affezionati.
”Dante, sei un gran rompipalle! Mia cugina Calliope ti ha dato tre giorni fa dosi sufficienti per almeno un mese! Non dirmi che ti sei già sniffato tutto!”.
”Cosa ci vuoi fare, col nasone che mi ritrovo… ascolta, mi è giunta notizia che dalla Colombia sono arrivate nuove polverine magiche… mi chiedevo se per caso non ne avessi un pochettino da farmi provare…”.
”Hai un naso enorme, ma anche le tue orecchie non scherzano! Si, me le hanno portate ieri, eccole… comunque vacci piano, dicono che causino effetti mai provati prima…”.
”Quello che desideravo… grazie Apollo, ci si vede… metti sul conto di Virgilio, eh…”
”Si si, come sempre… anche se ‘sto Virgilio non l’ho mai visto… sarà mica morto?!”

Tornato a casa, Dante sistemò la “polverina magica” sulla scrivania. “Solo così verrò eletto Fattone dell’Anno! – pensò – Finalmente potrò ottenere in premio quella splendida corona di marijuana purissima che tanto desidero!”. Pregustando il futuro trionfo, Dante inalò tutto l’inalabile e si butto sul letto. E qui iniziò una nuova, meravigliosa visione…

Luce. Solo luce. Nient’altro. Questa è la prima immagine che Dante Alighieri ebbe del luogo in cui era stato trasportato. “Dove cazzo sono?” – pensò – “Mamma mia che botta! Quella polverina è davvero Divina!”
Improvvisamente, Dante scorse accanto a sè la ragazza dei suoi desideri. “Bea! Ci avrei scommesso!”. Proprio lei, Beatrice. Una volta era la più brava della classe, tutta casa e chiesa, sempre precisa e puntuale. Da quando, proprio in chiesa, conobbe Dante, la sua vita cambiò. Iniziò a frequentare cattive compagnie, e non fu più la stessa. La droga la fece diventare un’altra persona.
”Dante! Hai provato la polverina colombiana, non è vero? E’ una cosa meravigliosa!”
I due si scambiarono qualche parola, ma lo stato d’estasi non permetteva ad entrambi la costruzione di un discorso sensato che andasse oltre la singola frase. E fu così che Dante e Bea si sorpresero a guardare il sole. Senza parlare. Bocca aperta e naso rosso per entrambi, ma nessuna parola.
All’improvviso, i due sbandati si sentirono leggeri. Chiusero gli occhi e si lasciarono trasportare dalle sensazioni. Era come se un vento misterioso li alzasse da terra e li muovesse verso l’alto. Al culmine dell’estasi mistica, all’apice della pace dei sensi, a tanto così dal raggiungere il Nirvana, Dante esclamò: “Trasumanar significar per verba non si poria”. E Beatrice scoppiò a ridere: “Muahahah! Che cazzo dici, fattone che non sei altro?! Guarda che a te fa male la polverina magica! Ahahah!”. Dante arrossì per la vergogna: il suo momento poetico non gli aveva fatto guadagnare l’approvazione della bella Bea; al contrario, la frase aveva scatenato le risate convulse della giovane amata.
Con un tentativo disperato, Dante cercò di cambiare argomento. “Scusa Bea, ma cosa sono quei quattro cerchi che vedo di fronte a me?”
Beatrice rispose: “Quali cerchi? Ah, quelli lì a destra che si intersecano con tre croci?”. “Si si, esatto, proprio quelli… sai dirmi cosa sono?”. “Certo Dantuccio, sono i cerchi incrociati di Huygens-Steiner, la loro funzione è spiegata nell’omonima legge fisico-matematica. Me l’hanno spiegata l’anno scorso.” A Dante venne l’illuminazione: “Ma io quel nome l’ho già sentito! Ma certo, quel teorema l’ho fatto anch’io l’anno scorso! Mi ricordo di aver preso 4 in verifica…”. La domanda di Beatrice fu scontata: “Ma chi avevi di matematica?”. Altrettanto scontata fu la risposta: “Il Pinguino…”.

Silenzio.

Una volta terminata l’ascesa al cielo, Dante e Beatrice tornarono a fissare il sole come due ebeti. In quegli istanti, nella mente del ragazzo comparvero in rapida successione tutti i bei momenti passati con la tanto desiderata amata. E fu così che quasi senza pensarci, Dante rivolse lo sguardo alla ragazza sospesa in cielo accanto a lui.
“Bea, mi piaci da impazzire. Vuoi metterti con me?”
Beatrice fece una strana espressione, portò gli occhi al cielo, si girò verso Dante e disse:

“Dante… sarò strafatta… ma non sono mica scema!”

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Fonte ufficiale: Link

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3 thoughts on “Paradiso, Canto I – Revisitazione

  1. sara viscardi 16 novembre 2008 / 17:32

    Per fare una cosa così mi sa che anche tu eri fatto mica male eh…
    complimenti!!!!!!!!strabella….

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  2. tommy 18 novembre 2008 / 17:32

    noooooooooo….ecco xche anke dante d fisica e astrologia nn capisce un cazzo…aveva anke lui il pinguino!!! ahah…

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