Berlin ‘09 – Die Chronik Offizielle – Tag 4

Giornata clou della cinque-giorni berlinese. Grandi avvenimenti, forti emozioni, intricatissimi inciuci. A vous!
Eppi Bordei Gioia!

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Venerdì 27 Febbraio. La 612 si sveglia a fatica con una novità: i più pronti a reagire sono Carissimi e Bonalumi, con Panzeri che stenta a muoversi dal matrimoniale. Il motivo è facilmente individuabile nei diversi atteggiamenti tenuti dai tre compagnons durante la serata precedente; se infatti il paladino ed il locatese si sono tenuti relativamente alla larga da bevande alcoliche, rispettivamente per insistenti problemi gastro-intestinali (leggasi schittone) e per poca ispirazione, il bonatese non si è fatto problemi nel lanciarsi ripetutamente in incursioni a base di rum nella 614. Al momento del risveglio Panzeri passa come d’abitudine da sdraiato a seduto; tuttavia, lo svarione è in agguato: "Te, no” sono le uniche parole proferite dal ragazzo prima di rituffarsi nuovamente sul cuscino.
IMG_0379I due camerati, forse sorpresi dalla mancanza di reattività del flautista/percussionista della banda di Mapello, si sincerano delle sue condizioni, salvo poi, una volta rassicurati, prepararsi per la colazione. Le rassicurazioni di Panzeri sono tuttavia poco credibili: gli svarioni si susseguono non appena viene abbandonata la posizione supina. Il locatese Carissimi, da consumato alcolizzato di periferia, consiglia premurosamente all’amico di tentare di vomitare per riprendersi: il bonatese obbedisce, ma nonostante tutta la sua buona volontà e tutte le dita in gola di questo mondo, i risultati sono modesti. Meglio tornare a letto.
E’ così che Bonalumi e Carissimi escono dalla stanza, lasciando il compagno malaticcio a letto; quest’ultimo, dopo qualche minuto passato a cercare sollievo nel letto, fa appello a tutte le sue forze e riesce a prepararsi per l’uscita giornaliera. Una volta sceso nella hall, Panzeri viene bloccato da pressoché qualsiasi membro della comitiva: la notizia dev’essersi diffusa in fretta. Va sottolineata la varietà di consigli forniti: Grabova invita il compagno a “bere il latte, che fa bene”; successivamente Gamba consiglia di “restare asciutto: qualche fetta biscottata e del pane se c’è”; altri parlano di frutta, altri ancora di digiuno assoluto. Panzeri è confuso, così confuso da colpirsi da solo (cit. Pokémon). Il bonatese medita e decide di fidarsi dell’esperienza da boy-scout di MammaLupaRasha Gamba: fette biscottate in tasca e via, fuori dall’hotel.
Destinazione di giornata: campo di concentramento di Sachsenhausen; M.me Roina suggerisce al gruppo di fare una spesa consistente all’ultima fermata della metro: si sa, nei campi di sterminio non abbondano i centri commerciali. Ecco quindi il branco del Maironi, non appena sceso dalla metro, che si fraziona all’istante per raggiungere i più svariati negozi. Il barcollante Panzeri, in un lampo di genio, si ricorda dei consigli affettuosi di NonnaLupa Gamba e, dopo una rapida consultazione con l’uomodimondo Colombi, decide di comprarsi un paio di panini. Perla di giornata: al momento dell’acquisto, Panzeri viene scorto da Viscardi, la quale segue l’esempio del bonatese e si dà al pane. Le manca tuttavia un contenitore; ecco quindi la prontissima domanda al commesso crucco: “Excuse me, could I have one SACKET?” Panzeri riderebbe come un ossesso se ne avesse le forze e se ciò non gli provocasse ulteriori svarioni. IMG_0386
Il tempo stringe, bisogna partire: molti afferrano i semprepresenti Tuc e si dirigono alla cassa, dove Arcieri, sempre più berlinese dentro, tenta di imparare dalla cassiera come salutare in tedesco. Tentativo (c’è bisogno di dirlo?) miseramente fallito. Tutti sulla metro, poi su un pullman di linea, e via verso la meta odierna. Due le costanti: gente addormentata in ogni dove (Damiani e Quadraroli si appoggiano a vicenda) e un freddo cane. Sachsenhausen, ultima fermata del Polar Express. L’ingresso non promette niente di buono, così come il cielo che minaccia pioggia. Sul cancello principale campeggia la scritta Arbeit Macht Frei (Il Lavoro Rende Liberi), tristemente famosa per essere presente anche all’ingresso del più noto campo di Auschwitz. Panzeri, in netta ripresa, contempla il tutto con malinconia, anche se gli interventi di vari elementi del gruppo maironiano riscaldano efficacemente il clima: Colombi, uno a caso, si lancia in lunghe ed intense filippiche contro il sistema che, a suo dire, lo opprime. In alcuni casi basta solo un’immagine: lo stoico Cattaneo che sfida il gelo berlinese con la sua solita tenuta grunge (maglietta metal e camicia di flanella aperta, senza giacca nè sciarpa nè guanti) riscalda il cuore. Grande Gino, sei tutti noi.
Il paesaggio è desolante. Alberi spogli, lunghe distese di terra interrotte soltanto dal grigio asfalto, qua e là lapidi e targhe commemorative; persino le mura esterne mettono i brividi, con le loro “decorazioni” a forma di croce. La nostra guida (al femminile, quest’oggi) spiega, ora con fervore, ora con tristezza, date, persone e luoghi legati al nome del campo. IMG_0391Dopo l’esterno, l’interno. Si passa alle baracche, in alcuni casi trasformate in museo: si possono trovare uniformi di prigionieri, cucchiai, pentole, ma anche giornali d’epoca, lettere e dollari finti. La guida avvisa il gruppo: se si evitano schiamazzi eccessivi, il gruppo può mangiare qualcosa lungo i tavoli presenti all’interno di una baracca/museo. Il più affamato è ovviamente Panzeri, che divora letteralmente tutto ciò che gli capita in mano: gli svarioni mattutini sono ormai un ricordo. Spuntino veloce, e ancora fuori. Il vento si fa più forte, le nubi in parte di diradano, favorendo un ulteriore abbassamento della temperatura. Vari membri della comitiva sono costretti a sfoderare copricapi di ogni tipo; Adobati e Arcieri, nel dubbio, avvolgono l’intera faccia in sciarpe di lana, assomigliando così a dei kamikaze infreddoliti. Un minimo di sollievo: breve visita alla sala multimediale del ca
mp
o, dove si possono consultare fotografie e filmati d’epoca. Tagliaferri e Viscardi, quasi come se la piccola quantità di calore ricevuta abbia sbloccato qualche insano meccanismo mentale, si lanciano in frasi dal dubbio significato: "Bisogna vivere ogni giorno giorno per giorno!”, esclama la salvanese; mentre la bosdocchese, quasi a emulare lo zig-zag dei pochi neuroni sopravvissuti al gelo, afferma che “il metodo divide et impera creava zigzania tra i popoli”. Only God can judge them. A pomeriggio inoltrato, mentre filtrano alcuni timidi raggi di sole, il blocco dei liceali bergamaschi visita i resti dei forni crematori, a conclusione di un’uscita decisamente malinconica.
IMG_0414 Pullman e metro: viaggio inverso per arrivare al Museo Ebraico. Edificio piuttosto insolito, dalla struttura asimmetrica e dal percorso tortuoso: in pochi capiscono dove inizi e dove finisca il tour segnalato dalle frecce sul pavimento. Panzeri, deluso, tenta di ricavare qualche informazione sui pannelli (in inglese) presenti nelle varie sale. Un’isterica Lomboni urla: “Ma a chi cazzo fregherà il servizio di piatti di un ebreo?!”. Tono da rivedere, ma non ha tutti i torti. Anche il prof. Ghilardi disapprova, ma si sa, le sue lamentele non contano (nella precedente visita a Sachsenhausen si è perso il conto delle presunte correzioni fatte alla guida). Sempre il teacher ritarda la partenza del gruppo non intendendosi con Brena, il quale aspettava tranquillo che tutti uscissero dall’edificio per partire. “Finchè non esce lui, non andiamo!” le parole del professore. Peccato che il ragazzo fosse fuori da mezz’ora. Typical misunderstanding.
In qualche modo la carovana (del Maironi, non del Giro d’Italia) riparte. Subito però si presenta un bivio. Il gruppo maschile All prende una strada diversa da quella indicata dalla prof.ssa Roina, causa deviazione verso il kebab della zona; il prof. Ghilardi, convinto che la strada intrapresa dai baldi giovani sia la più corta, a colpi di “Fidati! Fidati!” urlati nelle orecchie, obbliga letteralmente Viscardi, Tagliaferri e Zanchi a seguirlo. Le ragazze non possono tirarsi indietro, anche perchè facenti parti col professore dello stesso gruppetto metro (e quindi proprietarie di un unico biglietto). Il gruppo prosegue tranquillamente guidato dalle prof.sse Roina e D’Amico fino all’hotel, dove ovviamente non c’è traccia delle tre girls Bll e del teacher: arriveranno mezz’ora dopo, imprecando pesantemente contro coloro che le ha obbligate ad allungare la strada per niente. Shit happens.
Docce veloci, tutti a cena. Qui grande stupore: i piani di uscita semi-segreta che si erano diffusi tra i membri più discotecari del branco saltano improvvisamente, quando si scopre che al centro della sala pasti campeggia una sberluccicante strobosfera (per i non addetti ai lavori, una palla da discoteca). E’ un segnale indiretto: la serata si accende al Globus Ramada di Berlino. Già durante la cena un simpatico uomo pianola allieta la serata con accattivanti motivetti (uomo IMG_0438 pianola che, in seguito alla splendida definizione di Carissimi, diventerà “Rosolino-e-le-sue-tastiere”), mentre gli eroi della gita si sfamano a loro piacimento. Non mancano gli imprevisti: Adobati prende un’insalata mista, della serie “di tutto di più”, ma dopo aver localizzato il mais all’interno del piatto stracolmo, esclama “Ma c’è il mais, io non la mangio!”. Basta togliere il mais, no? Dall’altro lato Zanchi ha qualche problema con la frutta: una banana appena troppo matura diventa una mini scultura futurista in seguito alle parti tagliate e scartate dalla pallavolista barzanese, così come la mela seguente va ad ogni costo sbucciata, con risultati disastrosi.
Ma è Rosolino-e-le-sue-tastiere ad attirare l’attenzione e a far iniziare ufficialmente le danze. Si parte con alcuni lenti, in omaggio agli attempati turisti del luogo che a breve si ritireranno nelle rispettive stanze a dormire (?); un simpatico vecchietto, forse dopo qualche bicchiere di troppo, blocca la prof.ssa D’Amico, riferendole alcune parole incomprensibili (un invito a ballare?): la prof.ssa guarda il vecchietto, poi guarda Panzeri, torna a guardare il vecchietto, saluta e se ne va.
Ma dove sono i protagonisti dell’epico viaggio? Che domande, a bere. Nell’attesa di motivi più familiari, alcuni membri Bll risalgono in camera e si attaccano all’alcool. Panzeri, memore dell’esperienza mattutina, non tocca nemmeno un filo di Baileys tarocco. Arcieri, Adobati, Damiani, ma anche Viscardi, ormai insensibili nella lingua e nel fegato, partono con un giochino alcolico. Ognuno dice un’azione che ha compiuto nella sua vita: IMG_0456tutti quelli che l’hanno compiuta, bevono. Tuttavia, le regole saltano dopo pochi bicchieri, ed è così che i vari elementi citati alternano Baileys, Vodka e vino chimico senza un motivo particolare.
Ma la pista da ballo chiama. Rosolino-e-le-sue-tastiere mette la quinta, saluta i vecchietti ed invita i giovanotti a scatenarsi sulla macarena. Panzeri, celebre per la sua agilità da comodino in legno, è restio, e quindi si limita inizialmente a qualche foto (nei giorni successivi, mentre scorrerà le foto, il bonatese si accorgerà del contrasto involontario: prima i forni crematori, poi la macarena; le gite di liceo sono anche questo).  Le canzoni si susseguono, ed emergono i veri professionisti del ballo: in primis un professore del gruppo napoletano arrivato il giorno precedente, che non esita a lanciarsi in una scatenata danza con Greco, ragazza All. La folla applaude il simpatico ometto, che però darà il meglio di sè solo più tardi. Intanto praticamente tutti sono sulla pista. Anche Panzeri, praticamente trascinato a forza dai compagni, si trova costretto a far finta di muoversi per evitare figure meschine; la prof.ssa D’Amico esita, affermando “Ma non è la mia musica, a me piace il latino-americano!”, ma la volontà degli alunni la costringe a partecipare alle danze anche con altri sottofondi musicali. Persino la prof.ssa Roina si scatena, trascinata da Grabova in primis; l’unico a resistere è Ghilardi: leg

noso, statico, in termini tecnici “malcagato”, sarà il solo a non mettere mai piede sulla pista per tutta la serata; vani gli sforzi di tutta la Bll unita, niente da fare. Va segnalata intanto l’opera di Colombi. Ossessiva, spudorata, irrefrenabile, illimitata, infinita: sono solo alcuni degli aggettivi che possono descrivere l’azione del mapellese, che prodiga tutto se stesso (ed il suo portafogli) per far cedere la bella (ed impegnata) Pasquini. Anche qui, il y a rien à faire: inutile il cocktail offerto alla madonese, che resiste stoicamente alle avances dell’egocentrico ragazzo All.
IMG_0469 La pista appare all’improvviso vuota, dove sono i migliori ballerini? A bere,ovvio. Pausa alcool per ricaricarsi, e poi tutti di nuovo in sala pranzo/ballo. Ed è qui che accade l’imponderabile. Due persone sono sulla pista. Il resto della compagnia osserva con gli occhi sbarrati lo show. E che show. Ancora lui, l’inimitabile professore napoletano, si è lanciato in una vorticosa salsa con lei, la prof.ssa D’Amico. Il gruppo Bll raggiunge il resto della comitiva per restare d’improvviso senza fiato. Ogni macchina fotografica, digitale o reflex, con o senza flash, è maledettamente lenta, troppo lenta per fermare in un’immagine la coppia di ballerini. E’ così che la giovane prof.ssa di scienze diventa Anna “ReginaDellaSalsa” D’Amico. Gli studenti del Maironi sono impietriti ai bordi della pista; i ragazzi del professore/ballerino sono a loro volta fermi, bloccati, nello spazio che separa la sala pasti dal bar; dietro ancora, ridenti turisti tedeschi bevono la loro Berliner senza perdere un solo passo di salsa. Rosolino-e-le-sue-tastiere capisce che il momento è catartico (cit.), quindi lascia proseguire la base per circa 15 minuti. Alla fine, una valanga di applausi. Chapeau.
In seguito si fanno spazio anche Greco e Negri, ed improvvisano con i già applauditi ballerini un passo a quattro (ammesso che esista). Il tempo scorre, si torna alla musica dance (?), tutti di nuovo in pista. Perla di Lomboni, che sussurra con fare malizioso a Panzeri: “Ti tiro una tettata che ti mando contro il muro!”. Messaggio un po’ meno malizioso, ma tant’è. Va detto anche che Rosolino-e-le-sue-tastiere non esita a mettere pezzi su richiesta di Carissimi, mentre rifiuta fermamente i desideri musicali di una scollatissima Grabova. Chissà perchè. Nelle ultime fasi Scandella avvicina Panzeri, per domandargli con faccia ironica: “Non manca qualcuno della vostra classe?”. Panzeri, che in queste cose è sveglio come un criceto che si sveglia dopo l’abbiocco del dopo-pranzo, si guarda in giro senza prestare particolare attenzione ed esclama: “No, ci sono tutti”. Incalza Scandella: “Sicuro? Non mancano il ***** e la *****?”

E’ vero.
Subito la voce si diffonde tra la gente. Si sa, la pista da ballo è piccola, la gente mormora. IMG_0462Effettivamente mancano ***** e *****. E quando a mezzanotte circa Rosolino-e-le-sue-tastiere chiude i battenti (e le tastiere), è caccia allo scoop. ***** viene ritrovato in camera a guardare la tv, mentre di ***** non c’è traccia nelle vicinanze. I maligni affermano: “Avranno già fatto”. Pian piano rientrano tutti, e nelle varie camere si cerca di finire il deposito alcolico. Adobati, Arcieri, Bonalumi, Carissimi, Damiani, Quardaroli, Rota, Viscardi, Tagliaferri, Scalvenzi, Zanchi.. Pochi si tirano indietro (oltre all’astemio-per-una-sera Panzeri): l’alcool finisce presto.  Ma quando finisce l’alcool, iniziano le cazzate e gli spostamenti notturni costantemente accompagnati da risatine e sussurri causati dalla palese ebbrezza. La security vigila costantemente, ma lascia fare. Abbaia (raramente), ma non morde. La notte degli Intrighi si sviluppa in tutta la sua forza: xxxxx e xxxxx, dopo un’accesa discussione nel pomeriggio, si affrontano di nuovo, con esiti negativi: i due si trovano in camere separate a sfogare la rispettiva rabbia; le versioni dei due non coincidono: ma d’altronde quando questo non succede? Altro giro, altra corsa: $$$$$ e $$$$$ vengono avvistati a piangere in zone appartate dell’hotel; causa del litigio una probabile eccessiva foga ormonale del ragazzo. Di più non si sa. Da sottolineare l’operato di £££££, che sparisce per un tempo indeterminato con un ragazzo napoletano. I dettagli del tete-à-tete sono sconosciuti ai più. Pianti isterici, crisi e riavvicinamenti, la breve fuga di ##### e #####: è davvero la notte finale della gita di quinta.
Nelle camere 612 e 614 regna l’anarchia. Si passa da vari ragionamenti sul sesso, alle intrusioni di Bonfanti (che racconta una barzelletta che ancora oggi in pochi hanno capito) e Remondini, anch’egli vittima evidente dell’alcool (“Ma voi da piccoli non pensavate che la mamma non faceva mai la cacca?”). Innumerevoli gli spostamenti all’esterno dell’hotel, per cercare calma in una sigaretta. Anche Panzeri ha bisogno di calma. Una calma che non si può trovare alle tre di notte nella camera di tre ragazzi ubriachi in gita.
Panzeri torna nella 612, all’occasione deserta. E trova la calma facendo la valigia. Una serata passata a fare letteralmente da usciere, costantemente impegnato a far entrare ed uscire gente dalla 614. L’unico in grado di mantenere il volume della camera basso. D’altronde, l’unico a non aver bevuto decentemente. Panzeri è forse l’unico che avrebbe dovuto bere, quella sera. La rabbia lo pervade, una rabbia che ha tantissime cause e allo stesso tempo nessuna motivazione. Dopo aver visto pianti di ogni tipo, dopo aver sentito parole pronunciate non dalla bocca, ma dall’alcool nelle vene di alcune persone. Forse non sta funzionando niente, forse tutto sta funzionando troppo bene. Non solo rabbia, ma anche rammarico, tristezza e delusione. Prevale la rabbia, però. Lucida, lucidissima rabbia.
Meglio fare la valigia. Solo in seguito, con vari membri prossimi al collasso, Panzeri ritroverà Carissimi, e con il locatese, a cui l’alcool dona d’abitudine un’aurea di saggezza, si lancerà in un discorso filosofico-sentimentale-esistenziale dalla notevole profondità e dal lapalissiano spessore.
E’ tardi. Panzeri sembra riprendersi, quando ormai pressochè tutti stanno cedendo. Il bonatese è l’unico a non volersi arrendere, con il dichiarato obbiettivo di tirare mattina. Ma piano piano, come l’anno precedente, tutti cadono nelle braccia di Morfeo. E Panzeri, all’alba delle 5.30, molla la presa.
Sonno.
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Gli asterischi? Mia spontanea iniziativa. Che i protagonisti leggano e decidano se dare l’ok o meno alla pubblicazione dei nomi  (in privato, al sottoscritto).

Commentate. Subito.

8 thoughts on “Berlin ‘09 – Die Chronik Offizielle – Tag 4

  1. Gioia 12 giugno 2009 / 17:30

    Finalmenteeeeeeeee! Come al solito molto molto bravo cronachista (un pò confusa la parte finale ma forse è perchè sono ancora un pò addormentata!) :D:DCi sarà anche il giorno 5??Ah, inoltre complimenti, non ho mi conosciuto qualcuno che per calmarsi fa la valigia :Dgrazie ancora per gli auguri!;)

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  2. marta gamba 12 giugno 2009 / 17:30

    Stupendo,come sempre…fa sempre una certa impressione rivivere quei momenti,in particolare ql sera…

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  3. elisa comi 12 giugno 2009 / 17:30

    No Panz.. nn puoi farmi qst!!!!!!!! io nn sn venuta in gita, km faccio a sapere chi sn gli asterischi..? =(..

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  4. Anna D'Amico 15 giugno 2009 / 17:30

    Fantastico, mi fai fare troppe risate :):):)….però gli asterischi sono da togliere!!!!! se no mi perdo il bello della gita che mi è nettamente sfuggito!!! insomma, ormai, voglio sapere!!! :-))))

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