Berlin ‘09 – Die Chronik Offizielle – Tag 5

Finalmente. Sono passati quattro lunghi mesi dalla fine della gita. Ho un alibi di ferro, ovviamente, composto da infinite motivazioni tutte valide. Vi basti la prima: non mi paga nessuno per scrivere! Va be’, non mi dilungo, le riflessioni personali le tengo per la fine. Ecco a voi l’ultimo giorno dell’ultima cronaca dell’ultima gita dell’ultimo anno del liceo (che a sua volta è stato primo e ultimo). Enjoy!

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Sabato 28 Febbraio. Ore 7. La quiete dopo la tempesta. La Notte degli Intrighi è alle spalle, tutti ancora dormono al Globus Ramada di Berlino. Nell’alzarsi senza l’aiuto della sveglia, Panzeri ricorda perfettamente gli eventi della notte passata (anche perchè in realtà è passata soltanto un’ora e mezza). Solita, maledetta lucidità.
Il bonatese non vuole pensare a niente, e completa le operazioni di sistemazione della valigia iniziate la sera precedente. Alle 8 circa Carissimi e Bonalumi sembrano dare segni di vita, e con estrema calma seguono l’esempio del mattiniero compagno, iniziando ad ammassare la relativa roba sparsa per la 612. Poco dopo è tempo di fare colazione: non c’è il latte, ma non mancano le brioches. Le facce dei legionari del Maironi parlano da sole. E dicono molto, soprattutto sulla notte appena trascorsa. IMG_0474 Il tempo scarseggia, i preparativi incombono: tutti tornano alle relative stanze per raccogliere le cose rimaste e chiudere definitivamente trolley e borsoni. Panzeri è assalito dal panico di aver dimenticato qualcosa (come sempre, in queste occasioni): forse un paio di fantasmagorici calzini antiscivolo è rimasto fuori. Pazienza. Le valigie vengono radunate in un’unica stanza, è tempo di partire. Carissimi e Panzeri salutano la 612; molto probabilmente la 612 ricambierebbe calorosamente, se soltanto potesse parlare. Ma in questo mondo le stanze non parlano, gli asini non volano e Silvio Berlusconi è il capo del Governo italiano: sono realtà difficili da accettare. Finalmente la comitiva esce dall’hotel, e alla luce di un timido sole (incredibile ma vero) è possibile analizzare meglio i volti ricoperti di occhiaie dei vari membri del gruppo (Madini si trova addirittura in uno stato lacero-contuso). Fortunatamente i raggi solari vengono in aiuto alle ragazze più attente al look (ma anche i ragazzi non scherzano): l’occasione è perfetta per coprire i segni dei bagordi notturni con occhiali da sole di ogni tipo.
Carissimi decide di movimentare la giornata tentando di riportare alla luce uno dei momenti più riusciti di London ‘08, ovvero il “Fuckin’ Joke”. In cosa esso consista, è presto detto: il buon locatese si avvicina di soppiatto ad un’ignara vittima, e con fare impacciato le domanda se le è possibile scattare una foto per lui. All’ok del passante, Carissimi finge di far cadere la digitale, sicuro del cordoncino legato al braccio, ingannando così il povero autoctono di passaggio; il tutto si conclude con le risate dei compagni e il grido a pieni polmoni “It’s a fuckin’ joke!”. Ebbene, il Syn Gates della Bergamasca tenta di mettere in pratica il giochetto con un’attempata signora incrociata per caso lungo la strada. Tuttavia, forse a causa della troppa sicurezza del ragazzo, forse a causa del traballante stato psico-fisico della signora (che non si accorge della caduta della digitale), lo scherzo non riesce. I compagni ridono, ma sono risa di scherno verso Carissimi. Insulti per lui, pubblicità per noi.
IMG_0487 Il clima è da ultimo giorno, e c’è quindi spazio per fotografie goliardiche di ogni genere: Panzeri sfodera la digitale e flasha (voce del verbo flashare) chiunque gli passi accanto. In qualche modo il gruppo si ricompone sotto la guida carismatica della prof.ssa Roina, la quale riesce ad indirizzare le truppe verso il museo di Nefertiti. In realtà,  in base alle parole della guida dei giorni scorsi, si tratta di un museo di arte contemporanea. Cosa ci faccia lì il busto di Nefertiti, non è dato sapersi.
L’edificio, monumentale all’esterno, si dimostra piuttosto povero all’interno: le incolori iscrizioni antiche sono superate in numero e dimensioni dagli scatoloni da imballaggio sparsi per le varie sale; la polvere domina, e parlare di “work in progress” appare quasi riduttivo. Perlomeno Nefertiti c’è. E’ senza un occhio, poverina. Non proprio uno spettacolo. Panzeri osserva Nefertiti, Nefertiti osserva (come può) Panzeri, Panzeri non osserva più e si siede sulla prima panchina disponibile. E’ necessario far notare come i membri della comitiva bergamasca, nonostante le opere d’arte siano pochissime, riescano a farsi notare; sono soprattutto i soliti elementi femminili a ridere sguaiatamente nella sala, suscitando le ire delle guardie. Inutile citare gli immancabili flash, che rendono ancora più intrattabili i sorveglianti crucchi. Nel dubbio, Panzeri prende ed esce dal museo, deciso ad attendere fuori dal caos il resto del gruppo all’interno del salone principale. Prima dell’uscita del museo, va segnalato la mancanza di senso d’humour dimostrata da alcuni alunni All, i quali reagiscono con rabbia ed insulti all’innocente lancio dei giubbotti sulla folla da parte dei maschi Bll. Che ci fossero delle bombe nelle tasche? Mistero.
Fuori dal museo spazio alle foto (svetta incontrastata quella di Lomboni e Panzeri, finalmente ritratti con delle facce decenti), quindi attenzione massima per le istruzioniIMG_0519 di M.me Roina: cinque ore di libertà assoluta, con ritrovo finale ad Alexander Platz alle 17. Gioia e tripudio. Immediatamente il branco si fraziona in piccoli gruppi, ognuno dei quali sceglie un diverso percorso da seguire. La componente maschile della Bll (Adobati, Arcieri, Bonalumi, Carissimi, Damiani e Panzeri) sceglie una meta prestigiosa e ricca di fascino: l’Olympiastadion, nel quale l’Italia ha recentemente vinto i Mondiali di calcio. Incredibile ma vero, la via dello shopping non attira tutte le girls: ecco quindi spiegata la scelta di Gamba, Pasquini, Tagliaferri, Viscardi e Zanchi, coraggiose nel seguire i ragazzi verso
il
tempio calcistico in questione. Ovviamente non è tutto così semplice; si parla di ragazze coraggiose, ma pur sempre di ragazze, che di fronte all’impulso di spendere soldi per peciottate immonde, non riescono proprio a resistere. Ergo, prima di incamminarsi verso lo stadio, occorre fermarsi all’interno di un meraviglioso negozietto contenente oggetti di vario genere (si va dalle tazze, agli ombrelli, ai palloni da calcio); tuttavia, il tema dei gadget, se così si può definire, è sempre lo stesso: gli omini dei semafori berlinesi. Mentre Pasquini è colta da atroci dubbi sulle dimensioni delle tazzine da regalare alla madre, Carissimi e Tagliaferri si attivano per un caffè. Tentativo miseramente fallito. La salvanese si riscatta in parte facendosi immortalare con altre compagne accanto ai numerosi orsi (finti) presenti nella zona. Panzeri nel frattempo medita sulle erronee parole pronunciate dalla Dott.ssa Prof.ssa Proserpi prima della partenza: dell’orda di orsi colorati descritta dalla ragazza non c’è traccia. Quelle déception!
IMG_0533 Finite le foto (e gli orsi), si può partire. Il gruppo raggiunge la fermata della metro corretta, e ciascuno si accomoda prima della partenza. Panzeri approfitta del lungo viaggio (numerosissime le fermate, forse una dozzina) per aggiornare il diario di bordo, ma la sua azione si spegne in breve tempo. Il motivo? Una simpatica colonia di ultras dell’Herta Berlino (importante squadra locale, tra le prime della Bundesliga, la Serie A di Tedeschia) assale letteralmente due/tre interi vagoni della metro ed inizia ad celebrare a pieni polmoni la squadra del cuore. I cori si susseguono rapidamente, così come rapidamente le birre dissetano gli irriducibili sostenitori presenti sul mezzo in movimento. E’ obbligatorio sottolineare però che nessuno va oltre i cori e i saltelli ritmati: i tifosi di una qualsiasi squadra italiana (nessuna esclusa) avrebbero disfatto qualche sedile e rotto un po’ di finestrini. Tenete a mente. Ritornando sulla mini-comitiva maironiana, se da una parte l’antitesi dello sport Carissimi si lancia in una veemente filippica contro i tedesconi bianco-blu (con una tensione retorica ai livelli di quella del miglior Demostene), gli altri elementi Bll presenti fiutano il pericolo: se oggi c’è la partita, probabilmente non si possono fare visite allo stadio. Arrivati a destinazioni, gli eroi di giornata si incamminano rapidamente verso lo stadio, in scia alle varie macchie blu che si apprestano a sostenere a gran voce l’Herta. Foto di rito all’imponente costruzione, e quindi la certezza: visite turistiche vietate nei giorni delle partite. Se l’Herta avesse giocato fuori casa, non ci sarebbero stati problemi. Ma tant’è; il gruppo non si scoraggia e al contrario si avvicina allo stadio alla ricerca di nuove angolature per nuovi scatti fotografici e, bisogna dirlo, anche alla ricerca di cibo. Ricerca, quest’ultima, che va a buon fine: le botteghe degli hot-dog si materializzano come per magia all’orizzonte. Bonalumi, il più affamato, fa’ da cavia per i compagni, ed acquista un invitante hot dog da uno dei tanti venditori presenti. IMG_0536 Dopo il primo morso, il baldo giovine mastica convinto, con l’aria quasi assorta; situazione che dura poco, con il paladino che rapidamente mostra segni evidenti di disgusto e quindi sputa l’amaro boccone. I colleghi deridono Bonalumi, ma è solo grazie a lui che si evita la strage. Immediatamente si passa ad un altro banchetto, ed i risultati sono in questo caso positivi: ecco quindi che l’intero branco (Panzeri escluso) si fionda sul banchetto e si avventa sulla specialità del luogo. Il bonatese invece non si fida dei venditori crucchi e ripiega sui panini gelosamente conservati in cartella, conservando i propri soldini per acquisti più importanti (quale ad esempio la sberluccicante sciarpa dell’Herta acquistata alla modica cifra di 8 euri). Prima del viaggio di ritorno verso la metro, c’è tempo e spazio per una considerazione sul tifo locale. Il comportamento dei tifosi locali è inconcepibile: sono presenti bambini piccoli con i genitori, ma non mancano gli anziani, forse addirittura più pittoreschi dei bimbi; gli steward (pochissimi) regolano l’entrata allo stadio con tutta calma; non c’è l’ombra di un poliziotto; i tifosi avversari camminano tranquillamente tra i supporter dell’Herta, senza nascondere i colori di sciarpe e magliette. Come già detto, tutto ciò sembra inconcepibile. In realtà è la splendida normalità, la stessa che si vive in Inghilterra (dopo gli hooligans), Olanda, e via dicendo. L’inconcepibile è in Italia, non si scappa.
Nel frattempo il gruppo si organizza per trovare una meta alternativa da raggiungere: viene scelta la Colonna Trionfale, immensa colonna posta pochi chilometri dietro la Porta di Brandeburgo. Lungo il tragitto appare come un miraggio un inaspettato Burger King; inutile descrivere la celerità con la quale i gitanti entrano nel fast-food. Dopo una coda interminabile, ognuno può sfamarsi comodamente sbragato su sedie o divanetti. Carissimi si avventura sul menù texano, seguito a ruota da Panzeri: i kebab con salsa piccante presi in passato hanno ormai reso invulnerabili le lingue dei compagnons della 612. Il pasto è soddisfacente, e l’atmosfera idillica è rotta soltanto dalla voce di Bonalumi, il primo ad accorgersi della pioggia che inesorabilmente inizia a scendere all’esterno. Il paladino è talmente spaventato dalle condizioni atmosferiche da chiedere ai compagni di passare il pomeriggio all’interno del fast-food. La reazione di Panzeri è immediata: insulti verso il camerata, zaino in spalla e passi sicuri verso l’uscita. Gli altri elementi ovviamente non danno credito ai timori reverenziali di Bonalumi, e si avviano anch’essi verso l’uscita.
IMG_0542 Finalmente il gruppetto raggiunge la tanto agognata colonna. Ma giunti di fronte all’imponente costruzione, decidono di non salire: troppe le scale da percorrere (o troppi i soldi da pagare per salire, ben 2 euri e 50?). Solo foto per i nostri eroi, ma nessuna scalata. Arcieri si improvvisa quindi capogruppo e propone una strada alternativa da percorrere per il ritorno; il carvichese, sicuro delle proprie idee, conduce i compagni lungo un interminabile sottopassaggio, salvo poi bloccarsi

improvvisamente a metà del tunnel, ammettendo candidamente di essersi sbagliato. Numerosi gli insulti, ma mai numerosi quanto quelli destinati allo stesso ragazzo poco tempo dopo: in realtà il sottopassaggio andava percorso sul serio, era l’unico modo per evitare di attraversare un pericoloso ed affollato incrocio. Una volta ripreso il cammino, Carissimi e Panzeri riportano la situazione alla calma con la hit del momento, “John Brown” polifonico. In seguito si aggiungono altri elementi, e si arriva persino ad intonare “The Lion Sleeps Tonight” ed a rinfacciare ad alcune attempate signore del luogo il numero di mondiali vinti. Per la serie “tanto non capiscono un cazzo”.
Perla del pomeriggio: si cercano nuove canzoni da improvvisare. Improvvisamente Tagliaferri: “Facciamo quella canzone.. quella.. e, non me la ricordo!”. Carissimi fa il verso alla salvanese, ed intona sul serio: “Quellaaaaaaa.. caaaaanzone.. cheeee.. non mi ricordooooooo!”. Risate generali, poi una voce: “Ma io non la conosco questa canzone!”. Silenzio. Risate. E ovviamente insulti. (L’autrice di questa meravigliosa uscita? Indovinate voi, una tra Gamba, Tagliaferri e Viscardi. Lo so che è dura. Un aiutino: nel dubbio, puntate sull’arancione).
Metro di ritorno, ed ecco che i baldi giovani si ritrovano catapultati nella zona in della capitale di Tedeschia. Adobati, da fashion-addicted qual è, invita il gruppetto a seguirlo nel percorso verso Starbucks, il bar supertrendy presente in ogni importante città europea. Qui vari elementi ordinano una bevanda calda. Dirigendosi verso il tavolo, ci si accorge di un errore della cassiera/cameriera: c’è un caffèlatte in più. Panzeri e Carissimi ringraziano e se lo bevono gratis. Tranquillamente seduti al tavolo, i reduci dell’Olympiastadion parlano del più e del meno, fino a quando il comportamento di Adobati suscità perplessità; sguardi veloci, movimenti felpati: c’è sotto qualcosa. Il paladino confessa:è talmente succube del marchio Starbucks da voler rubare una tazza per la colazione. E’ così quindi che il ladro-per-un-giorno approfitta della confusione nella sala e fa sparire il prezioso (?) oggetto. Retroscena: una ragazza tedesca, seduta al tavolo di fronte, coglie sul fatto il giovane maironiano; tuttavia quest’ultimo è abile nel chiedere ed ottenere con i gesti il silenzio della testimone, che risponde con un sorriso complice.
Fuori dal locale, Viscardi attiva la Modalità Suocera ed inizia a commentare senza pietà ogni singola ragazza/donna/signora di passaggio sulla strada. Damiani la prende in giro, notando che effettivamente la bosdocchese non riesce a tenere la bocca chiusa per più di un minuto: è vero, la gente di Berlino è assai curiosa (si va dalla ragazza/palla emo ad una reincarnazione impressionante di Otto Von Bismark), ma la malignità della ragazza supera ogni limite.IMG_0543
Finalmente si riparte, destinazione Alexander Platz, il luogo di ritrovo. Appena giunto in stazione, Carissimi sfida il gruppo riguardo la metro da prendere e si inoltra da solo nei meandri del traffico metropolitano. Dall’altra parte la compagnia prende un’altra direzione, con Bonalumi in evidenza: è talmente sicuro di arrivare prima del leader dei Glare Of Darkness che arriva al punto di giocarsi una palla. Sì, insomma, un testicolo. Le indecisioni lungo il percorso costano caro al paladino: al momento del suo arrivo al punto di ritrovo, il buon Carissimi è già presente, impegnato come suo solito ad accendersi una Lucky Strike. Salutiamo tutti insieme il testicolo di Bonalumi, ora ufficialmente monopalla. Mentre il gruppo va ricomponendosi (si segnalano le assenze di Grabova, Rota e Facheris), i presenti mostrano con fierezza gli acquisti effettuati: Quadraroli si è assicurata un bellissimissimo calendario troppo punk di Avril Lavigne come regalo, dice lei, per la sorella (ma chi ci crede?).
Una volta restaurata completamente la carovana, si riparte: ultima metro verso Magdalenstrasse, ultima attesa sulle sedie della stazione, ultima marcia verso l’hotel. Colombi per un attimo smette di asfissiare la povera Pasquini e decide di intrattenere Panzeri con un discorso su temi di altissimo livello quale la presenza di fondi in nero all’interno delle società italiane, da quella di suo padre fino alle più importanti. Il bonatese ascolta in religioso silenzio.
IMG_0516 E’ a questo punto obbligatorio un excursus su quello che senza dubbio è uno dei momenti più esilaranti della gita. Durante il viaggio di ritorno in metro, Carissimi capisce che la gita non può terminare senza una degna dimostrazione della sua deficienza. Ecco quindi che il giovane locatese prende in prestito da Panzeri un cartellone ricevuto da quest’ultimo allo stadio (cartello blu recante la scritta HA-HO-HE, probabilmente una sorta di incitamento usata dai tifosi dell’Herta); Carissimi si alza, solleva il cartello al cielo ed inizia quindi a marciare lungo il vagone della metro tenendo il cartello ben sollevato, un po’ come le ragazze che durante i match di pugilato segnalano l’inizio di un particolare round. I colleghi del ragazzo ridono, i crucchi un po’ meno: un ragazzo di passaggio nel vagone ferma Carissimi e rivolge parole minacciose nei suoi confronti. Un tifoso avversario un filo alterato, probabilmente. In seguito, quando il terrorizzato locatese riesce a far capire al tedescone di essere un turista, quest’ultimo si placa, e con un accettabile inglese dichiara di aver pensato al leader di G.o.D. come un arrogante tifoso dell’Herta. Il caso diplomatico si sgonfia, il ragazzotto si scusa e con un tamarrissimo “Have a nice day!” prende e se ne va. Carissimi scoppia a ridere, ma sa di essersela vista brutta, e riconsegna in fretta il cartello a Panzeri (che tuttora lo tiene appeso in camera).
Chiusa questa parentesi, si può tornare sulle classi All e Bll, per l’ultima volta all’interno dell’hotel Globus Ramada. Breve riposo nella hall, valigie sul bus e partenza, verso l’aeroporto. Lungo il tragitto M.me Roina fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: si impossessa del microfono di bordo e ringrazia tutti i partecipanti; in seguito, la prof.ssa invita alcuni elementi di spicco a parlare: Brena e Greco ringraziano anch’essi tutta la compagnia, Carissimi e Colombi ricevono molti insulti, Grabova dimostra tutta la sua finezza e Bonalumi fa notare a tutti, testuali parole, che “il mangiare era buono”. Argh. Panzeri vorrebbe a sua volta ringraziare i colleghi di gita, ma è bloccato sul sedile,con i Coldplay nelle orecchie e con le lacrime agli occhi, forse per la stanchezza, forse per le parole della prof.ssa, forse per molto altro ancora.
Aeroporto. Check-in lunghissimo, talmente lungo da permettere a I. Carissimi (ragazza All, da non confondere con l’omonimo ragazzo della 612) di raccontare a Panzeri la trama di un intricatissimo romanzo
di Hardy, con il bonatese che chiede spesso di sintetizzare. Invano. IMG_0554Seguono i soliti controlli al metal detector: Panzeri si vede perquisire le carte da scala 40 (ovvio, potrebbero starci un paio di bombe in una scatoletta simile), mentre Madini è uno dei fortunati (?) che si vede aspirare completamente il giubbotto. Una volta superate le meticolose operazioni di controllo, c’è tempo per una rapida cena: i Tuc vanno come sempre a ruba, mentre Carissimi prende del cioccolato, lo paga, si accorge che è mezzo sciolto, lo mette nel frigo delle birre presente nel negozietto, lo riprende dopo qualche minuto e se lo mangia. Tutto questo tra le risate della prof.ssa D’Amico.
All’imbarco Colombi tenta di guadagnarsi un minimo di privacy per annotare cose segretissime su un foglio: inutile, Bonalumi legge tutto con calma senza che il mapellese se ne accorga. Sempre prima di partire avviene la consegna degli ormai tradizionali regalini All: tappetini per pc dalle girls ai boys, piccoli orsacchiotti dai boys alle girls. Sui piccoli pelouches ci sono ancora i prezzi, ma questi sono dettagli che passano inosservati (oppure no?). Finalmente si sale sull’aereo; Panzeri si sistema con Adobati (dotato di paurosi occhi bordeaux) e Arcieri (vagamente assonnato ed imprecante verso gli ultimi flash delle compagne). Decollo perfetto, viaggio privo di emozioni (la stanchezza prevale) ed atterraggio tra i (soliti) applausi italiani. Apprezzabile l’idea di Adobati, che esclama: “Ma perchè a ogni fermata della metro nessuno APPLAUDISCE?”. Concetto chiaro, italiano da rivedere. Prevedibili insulti per lui.
Si scende, tutti nell’aeroporto di Orio ad attendere le valigie che sembrano non volerne sapere di arrivare. Madini, per ingannare il tempo, tenta di intrufolarsi nel tunnel delle valigie, mentre Zammito preferisce “provare l’ebbrezza della velocità” (cit. Aldo nella pubblicità Wind) lasciandosi trasportare dal nastro scorrevole: entrambi vengono richiamati all’ordine.
Le valigie arrivano, i saluti si sprecano.
E’ finita gente. E’ finita.

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Se n’è andata anche Berlino, così come se n’erano andate Parigi e Londra. A dire il vero se n’è andato il liceo, dato che al giorno d’oggi restano solo pochi membri All ad dovere ancora effettuare l’esame orale della maturità. Se ne vanno cinque anni interi, di studio (?) e gite. Lo so che è molto banale la cosa, ma è davvero un capitolo che si chiude. Non ci saranno più ex professori di italiano trattati come mezze divinità, non ci saranno più professori di filosofia capaci di coniare quotidianamente nuovi insulti per gli alunni, non ci saranno più zie affettuose travestite da professoresse di francese, non ci saranno più professoresse di scienze campionesse di ballo latino-americano. Non ci saranno più marocchini fissati con Materazzi, signori Binot, uomini invisibili, versioni polifoniche di John Brown, kebab urticanti, inconcepibili svarioni morfo-sintattici elaborati da menti perverse… . L’elenco è letteralmente infinito, senza fine, proseguire è inutile.
Penso che ognuno dei liceali menzionati nelle cronache degli ultimi tre anni uscirà dal liceo con pensieri e sensazioni contrastanti. Molti (mi ci metto anch’io) vivranno questo momento come una vera e propria liberazione. Ma uscendo dal liceo si esce anche dal magico modo delle gite scolastiche, spesso sovrabbondanti di emozioni più o meno positive. Ebbene, io ho provato a raccontare le ultime tre, le più significative, e spero che gli elaborati vi siano piaciuti. Le cronache presenti su questo blog, che vi hanno accompagnato nei lunghi post gita, restano qui, a disposizione di tutti. Perchè uscire dal liceo è una gran soddisfazione, ma ogni tanto tornarci, seppure con i ricordi, può solo fare bene.

3 thoughts on “Berlin ‘09 – Die Chronik Offizielle – Tag 5

  1. daniela lomboni 8 luglio 2009 / 17:30

    Gli anni belli se ne sono andati..Si spera che le belle persone conosciute non se ne vadano..Le gite ci hanno permesso di conoscerci, i ricordi sono tanti..In bocca al lupo a tutti i maturati per la loro vita..Ci vediamo..

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  2. Gioia 8 luglio 2009 / 17:30

    Favolosa, come tutte. Vissuta, piena di sensazioni, ironica, mai noiosa. Conclusione commovente.Hai finito. Ma anche senza le gite scolastiche, speriamo tutti che ci regalerai tante tante altre cronache.

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  3. a a 9 luglio 2009 / 17:30

    dicono di saper voltare pagina, ma nessuno dice che è vietato tornarci; la pagina è semplicemente girata, non strappata…

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