Zeist 2010 – Prime impressioni

Rieccolo. Dopo tre settimane indescrivibili (davvero, non saprei che aggettivi scegliere) si torna alla routine quotidiana (noia, noia, noia).
Purtroppo non sono riuscito a prendere nota degli avvenimenti principali delle giornate olandesi! Troppo fitti gli impegni, troppo poca la voglia di prendere il block notes e scrivere. Ci ho provato, eh, sia chiaro: per il primo giorno arancione ho due pagine piene di appunti. Ma col passare del tempo l’azione ha preso il sopravvento sulla riflessione (?) scritta, e ho desistito. Mi dispiace. Het spijt me.

Ma (perché c’è sempre un “ma”) non posso lasciare che l’esperienza di Zeist si ricopra di polvere, non posso lasciare sbiadire i ricordi senza prima aver scritto un resoconto (per quanto misero) degli eventi principali. Obbligatorio. Verplicht.

E così niente, alla fine dovrebbe uscire un riassunto diviso in temi, i più importanti, per dare un’idea di quello che è stato il Zomercursus, e per spiegare cosa questo abbia rappresentato per 130 e passa studenti/lavoratori provenienti da tutto il mondo.
100_4256In questi giorni la nostalgia è enorme. Con tutto il rispetto per le simpatiche personcine che frequento abitualmente, sarei rimasto senza problemi là, in Olanda, per un periodo indeterminato. Non perché là tutto fosse perfetto – si sa, la perfezione non esiste. Al contrario, c’erano varie imperfezioni (il tempo inclemente, quel vegetale di un compagno di stanza, la mancanza di computer… tutte cose che verranno trattate con calma più avanti). Sia chiaro, niente di trascendentale, ma qualche piccolo problemino.

Però cazzo, i pregi superavano, asfaltavano, spiaccicavano i difetti! Vivere in uno dei Paesi più civili d’Europa non è affatto male, e anche se noi abbiamo passato la maggior parte del tempo in un edificio circondato dal bosco, è stato comunque possibile avvertire la differenza culturale tra Italia e Olanda, e anche la diversa mentalità (un esempio stupido, il controllore che ti vede arrivare trafelato e fa partire in ritardo il treno pur di farti salire a bordo, quando quei fenomeni di Trenitalia ti chiudono le porte in faccia e dopo si fanno anche una risata – maledetti!).

E poi le fietspadden, le corsie riservate ai ciclisti. Un vero paradiso. Ok che in Nederlandia la bici è il mezzo di trasporto principale, più usato dell’auto, ma uno non si aspetta un siffatto dominio delle due sulle quattro ruote. Piste ciclabili larghe tanto quanto strade di provincia, in alcune casi divise addirittura in quattro corsie. Tanta, tantissima roba per gli appassionati del genere. E le bici? Quelle le metteva a disposizione il centro conferenze (Woudschoten, appunto): 75 biciclette di ogni peso e misura pronte per essere utilizzate dai giovani ospiti internazionali. E a fine corso ci è stato detto che siamo riusciti a non perderne nemmeno una. Per fortuna, anche perché in caso di perdita/furto di una bici, non avrei voluto trovarmi nei panni del colpevole: nei primi giorni sono stati fatti circa 28 annunci sulle modalità di utilizzo delle biciclette… se qualcuno se la fosse fatta rubare, sarebbe stata la fine (sono olandesi, ci tengono a ‘ste cose).
IMG_0039Ma andiamo con ordine, altrimenti non si capisce una cippalippa. Oltre un centinaio di studenti sono stati ospitati per tre settimane nel centro conferenze Woudschoten, situato a Zeist, paesino immerso nel verde a circa 15 km da Utrecht. Praticamente nel cuore dei Paesi Bassi.

Il centro, una struttura elegante e a mio parere ben inserita nel contesto, è circondato da un bosco di discrete dimensioni, dove alberi e prati si alternano a parcheggi asfaltati. Bel colpo d’occhio. All’interno, superata la hall, ci si può dirigere verso una zona “riposo”, con bar, macchina del caffè e biscotti (questi ultimi sempre per pochissimo tempo, chissà perché); oppure proseguendo diritti è possibile raggiungere la zona pc, un ex-cappella sconsacrata dotata di cinque pc (due dei quali senza connessione internet) oppure si può andare verso il foyer, l’area fondamentale del piano terra, dotata anch’essa di distributore di caffè, acqua e succo, ma anche di due tavoli da ping pong, giochi in scatola e diversi divani in pelle: l’ideale per passare il tempo nelle giornate piovose.

Nei due piani superiori si alternano le camere e le aule: camere doppie o singole (per quanto ne sappia), con scrivania e televisione; aule in genere spaziose, dotate di proiettore e davvero funzionali.
Infine, nella zona destra dell’edificio, dopo aver costeggiato la zona ristorante, si arriva alla zona colazione/pranzo (a buffet) e a quattro ampie sale relax.

In poche parole, abbiamo trascorso tre settimane nel quasi-lusso. Ogni mattina colazione a buffet (pane, marmellata, burro, miele, caffè, cappuccino, jogurt, frutta.. e ahimè anche prosciutto, formaggio, uova, ecc…) e via verso lezione. Alla fine dei corsi, verso le 12.30, pranzo (sempre a buffet) con le stesse cose della colazione (che culo, eh!). Fortunatamente ogni tanto c’era anche qualcosa di caldo (crocchette di patate, per quanto le razioni fossero limitate), ma spesso bisognava arrangiarsi con pane, prosciutto e formaggio.

Dopo il pranzo attività varie ed eventuali: lezioni di pronuncia (uuuuuitspraak!), conferenze su temi interessantissimi (tipo la politica olandese.. non avete idea degli abbiocchi colossali che si sono visti in sala), escursioni in bici (Zeist centro, Driebergen, un laghetto con spiaggia poco lontano, ma anche Doorn, Amersfoort e Utrecht), partite a ping-pong, e via andare. La sera, sempre troppo presto (per esempio alle 18), cena nella zona ristorante, con menu che spesso lasciava insoddisfatti [Apro parentesi. Magari uno pensa: «’Sti italiani, non si sanno adattare!». No no. Fate conto che il sig. Michel, docente alle Civiche di Milano e al Zomercursus Zeist, olandese da generazioni, una sera è stato capace di alzarsi da tavola, prendere la fiets, pedalare verso Zeist con lo scopo finale di darsi a un kebab. Questo dovrebbe rendere l’idea. Chiudo parentesi].

La sera, dopo cena, film in lingua originale (ma ce ne fosse stato uno decente), eventi pirotecnici (torneo di ping-pong, serata karaoke) o più semplicemente una biertje al bar situato nel sotterraneo (con serate happy hour con birre piccole a 1,50 €).
Come si può immaginare, le giornate passavano abbastanza in fretta.
Direi che per oggi posso chiudere qui. C’è ancora tanto da dire: sul compagno di stanza, sulle lezioni, sulla partita contro il personale dell’hotel, sulle nuove amicizie e su altro ancora. Alla prossima.

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