Zeist 2010 – Il Primo Giorno Arancione

Rieccovelo. Di cosa si parla oggi? Boh, non ne ho idea: troppo da ricordare, troppo da raccontare. Ma qualcosa devo pur scrivere. Partiamo dal viaggio d’andata dai. Via il dente, via il dolore.
IMG_0034Non che io voglia a tutti i costi fare il tragico, l’esagerato della situazione: credetemi, il viaggio Bonate Sopra-Zeist è stato davvero ricco di imprevisti. In Italia tutto liscio (strano!), ma appena arrivato in stazione a Eindhoven sono iniziati i problemi. Fortunatamente ho qui con me gli appunti di quel giorno: dovevo fare qualcosa, anche solo imprecare, e non avendo persone da insultare a mia disposizione, ho dovuto mettere un po’ di roba per iscritto. Ricordo che il volo era alle 6.50 da Orio al Serio (BG).
Questa la prima nota:

19/7, ore 5.31 – Giustamente ho dimenticato l’orologio. Amen. Superato il metal detector, c’è pieno di gente che parla olandese. E io li capisco. Tanta roba, niente da dire. Manca un’ora e venti alla partenza e non c’è nessuno con cui parlare. Potrei tentare di assediare un trio di simpatici anziani olandesi avvistati nella sala partenze. Ansia.

Ansia (per il volo) ingiustificata, dato che dal decollo all’atterraggio non si sono verificati problemi. Anzi, sono arrivato addirittura con 10 minuti d’anticipo rispetto a quanto previsto. Senza problemi anche il breve tragitto aeroporto – stazione. Da qui in poi, però, sono cazzi.

19/7, ore 7.51 – Qualcuno mi salvi. Dopo un volo senza problemi, dopo il breve viaggio in bus dall’aeroporto alla stazione di Eindhoven, il caos. Lo sapevo.
Appena entrato nell’edificio, un cartello elettronico mi informa che la tratta ‘s-Hertogenbosch – Utrecht subirà modifiche ai treni per l’intera giornata. Ovviamente, in che città devo andare io? Utrecht. Non fa una piega.
Welkom in Nederland.
Va be’, vediamo cosa fare. Vado alle macchinette per pagare il biglietto, e naturalmente non c’è la possibilità di pagare con monete o banconote. Usiamo la Postepay. Niente, non è accettata.
Respira. Stai calmo e respira.

IMG_0032A questo punto sono necessarie alcune precisazioni. Io ero teoricamente (e teoreticamente, oserei dire) pronto ad affrontare i temibili automaat, le macchinette sputabiglietti presenti nelle stazioni olandesi. In università, a lezione, col buon Michel, avevo imparato che le banconote non sono mai accettate, ma le monete e le carte di credito sì, oltre ad alcuni sistemi di pagamento esclusivamente olandesi. Lo sapevo benissimo perché a lezione avevamo visto un video nel quale una vecchietta chiedeva ad un baldo giovane di aiutarla a comprare un biglietto. Devi scegliere destinazione, prima o seconda classe, prezzo pieno o con agevolazioni e biglietto con o senza data. Poi paghi. Ero pronto, cazzo! E invece fallimento totale: tutte le macchinette della stazione di Eindhoven non accettavano le monete (e io avevo portato apposta con me circa 15 euro in moneta… immaginate le condizioni del portafogli…), e le uniche carte di credito accettate erano quelle del circuito Maestro (mentre la Postepay appartiene al circuito Visa Eltron). Fregato in pieno. Ma andiamo avanti con il block notes.

Vado in biglietteria, dove ottengo il biglietto tanto agognato dopo una richiesta in pessimo anglo-olandese. Ai binari c’è un intercity per Alkmaar. Metto da parte per un attimo le velleità nederlandofone e chiedo in inglese a una controllora se il treno passa per Utrecht e se il biglietto che ho preso è valido. «Yes». Ok, bene.
Salgo sul treno con un gruppo di avvenenti ragazze del luogo. Avranno la mia età. Dopo due minuti, una voce avvisa che ci saranno delle modifiche. Le ragazze smettono di parlare e ascoltano in silenzio. All’improvviso prendono le valigie e corrono verso l’uscita del vagone.
Preso dall’ansia, mi lancio in un «What did he say?!» abbastanza convinto. Una delle ragazze, impietosita, mi spiega che il treno non passa per ‘s-Hertogenbosch (e quindi nemmeno per Utrecht).
Corri idiota, corri.

Altre precisazioni. Innanzitutto vorrei sottolineare lo squallore della mia richiesta in biglietteria. Ho iniziato a parlare in olandese, poi mi sono convinto che era meglio l’inglese. Peccato che nelle mie frasi inglesi siano spuntate parole olandesi. Completamente random. Il bigliettaio (uomo pelato, ho ancora presente la faccia) mi ha guardato con compassione (come se stesse guardando un turista italiano giunto nei Paesi Bassi a caccia di droghe di ogni tipo), e mi ha dato il biglietto. Mi sono vergognato di me stesso. Ma d’altronde era il primo impatto parlato con la lingua olandese in Olanda, in qualche modo bisognava rompere il ghiaccio.
Altra cosa: del messaggio del capotreno io non avevo capito un’emerita mazza! Ma neanche mezza parola. Fossi stato da solo nel vagone, probabilmente avrei incrociato le dita e sarei partito comunque. Devo ringraziare ancora quella ragazza, mi ha salvato il viaggio. Bellissimo il dialogo durante la corsa fuori dal treno.

«Where do you have to go?»
«Utrecht.»
«Well, you have to decide: ask someone or follow us.»
«Mmm.. I’m going to follow you!»

Delirio totale. Va be’, andiamo avanti.

La stessa ragazza chiede al controllore del binario accanto se il treno lì fermo va bene per chi è diretto a ‘s-Hertogenbosch e Utrecht. «Ja». Dai che ce la facciamo.
Niente, ora sono sul treno, in un posto trovato dopo 10 minuti di camminata lungo i vagoni. Spero che ‘sto treno passi seriamente per Utrecht. Boh.

Domanda. Così, a intuito, secondo voi, il treno si è fermato veramente a Utrecht?
No, ovviamente no.

19/7, ore 10.39 – Ok, il controllore mi ha detto che devo scendere a Rotterdam e poi cambiare in direzione Utrecht. Ho provato a chiamare Michel, ma mi è stato risposto che «il numero da lei selezionato non è esistente». Perfetto.

IMG_0036La chiamata a Michel era frutto della disperazione più totale. Forse non l’ho scritto, ma io dovevo essere a Utrecht entro e non oltre le 12. Erano le dieci passate, ed ero su un treno in direzione Alkmaar: per farla breve, ero completamente fuori direzione. Fuori direzione, senza riferimenti, senza aiuto, nel primo giorno in Olanda, con degli orari da rispettare. Mica facile, eh.
Ovviamente il numero di Michel esiste, ma mi sono accorto in seguito di aver fatto confusione con i prefissi internazionali.
Ero nel panico, ma non potevo sapere che il peggio era passato.

19/7, ore 14.53 – Ancora vivo. E’ già qualcosa.
Una volta sceso a Rotterdam ho avuto la fortuna di incontrare una simpatica signora con bimbo a seguito. Mi ha chiesto informazioni sull’orario di un treno. E io, implacabile: «Sorry mevrouw, ik ben Italiaan!». Si è fatta una risata. Io non ridevo mica, eh.

Quella sciura è stata la mia salvezza. Non tanto per le indicazioni (il treno era giusto, finalmente), ma per la compagnia che mi ha fatto durante il viaggio. Abbiamo chiacchierato a lungo, mi ha permesso di rilassarmi un attimo. Poi, quando mi ha detto “Devi andare a Utrecht entro mezzogiorno? Ce la fai, tranquillo, c’è tempo a sufficienza” mi ha rassicurato una volta per tutte. Ero salvo.
Già che ci sono copio l’ultima parte degli appunti della giornata.

Fortunatamente il treno era giusto, e sono arrivato in tempo a Utrecht Centraal. Lì l’incontro con Jan, membro ufficiale dello staff del corso, e l’assalto al pullman bianco.
19/7, ore 16.50 – Sopravvissuto anche al test d’ingresso. Dopo lo scritto, mentre sorseggiavo in un tutta calma un bicchiere di succo di frutta, un pazzo furioso si è messo a urlare «Francesco! Francesco!». Quel pazzo era il professore del mio orale. Figure di merda in rapida serie.
Incredibile ma vero, prime tracce di italiani. E anche Michel è ancora vivo! Insegnerà ai migliori, gruppo 12. Mica stupido: dopo anni passati a istruire ignoranti matricole italiane, si gode robot tedeschi oliati alla perfezione.
Il posto è estremamente bello; ora come ora mi trovo su una delle panchine del parco di fronte all’ingresso principale. Alberi ovunque, davvero. Una piccola perla circondata dal bosco.
Dall’aereo il paesaggio era stranissimo: laghetti, fiumi, fiumiciattoli, canali, ruscelli che intersecavano campi apparentemente disegnati col righello. Un po’ come alcuni stati degli Usa. Mai visto niente di simile. Poi, circondate da questi campi rettangolari, le città. Case basse e spesso molto simili tra loro, in alcuni casi composte solo da mattoni. Niente a che vedere con i celebri red bricks di Liverpool e Manchester. Bello. E poi in treno ho visto le koeien, le mucche, sparse qua e là per la campagna. Tante, tantissime. Tutto tipicamente olandese.
L’ansia mattutina se n’è andata da un bel po’.
Mi preoccupa la cena alle 18.30. Dovrò rubare un bel po’ di mele per sopravvivere alla notte. On verra.

Ora posso confermarlo: sono sopravvissuto alla prima notte. E alle successive diciannove. Nelle prossima puntata: Zexian – Un uomo, un perchè. Alla prossima.

IMG_0046

One thought on “Zeist 2010 – Il Primo Giorno Arancione

  1. daniela lomboni 23 agosto 2010 / 15:44

    bravo bravo sapevo che potevo fidarmi di te… sei tornato vivo e non a pezzettini ma intero sembra… bene!!! ah commento qui ma ho letto per prima la storia del tipo cinese, non potevo resistere!!! ci vediamo nè!!! ciao ciao

    Mi piace

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...