Zeist 2010 – I protagonisti (2/2) [Einde]

Ok, ci ho ripensato, ed è forse giusto chiudere qui gli interventi su Zeist. Un po’ perché penso di aver scritto riguardo alle cose principali, un po’ perché non penso di riuscire a tirare fuori granché dalla partita contro il personale di Woudschoten e dal torneo di ping-pong. Mi fermo qui, con gli ultimi “protagonisti” di Zeist (ma ripeto, tutti sono stati protagonisti: queste sono semplicemente le persone con cui ho condiviso i momenti migliori).

Finiamo la triade italiana con Giannola (teneramente ribattezzata “Gladiola” da Michel). Occhi di ghiaccio e spirito tipicamente nordico, la ragazza di Tarvisio si è dimostrata abile nell’uso dell’olandese e attenta durante le lezioni di ping-pong. Inoltre è sempre stata disponibile quando al sottoscritto sfuggivano determinate parole arancioni. Che dire poi delle sfidone a biliardo, dove si è permessa perfino di battere il solido (ma vagamente brillo) Michel? Le ore trascorse al bar davanti a una biertje sono state davvero piacevoli, potrei quasi perdonarle i continui riferimenti al mio non “darmi da fare”.
Instancabile guida in ogni gita, aveva il punto debole delle fotografie. Ogni occasione era buona per uno scatto con la sua compagna di merende (e di università) Giovanna. Davvero, in tutti i luoghi e in tutti i laghi: talvolta il sottoscritto si trovava costretto ad abbandonare le due ragazze al loro destino e a fuggire in bici (leggasi ritorno da Amersfoort).
Potrei parlare dei flirt, ma è meglio che eviti. In ogni caso, ragazza di poche parole, ma ottime. Affidabile.

Direttamente dall’Ungheria, Dori. In realtà manca un accento acuto sulla o, ma la mia tastiera ne è sprovvista (e non ho la minima voglia di cercare il carattere su Google). Che dire? Be’, senza dubbio alla fine del corso sarà stata certamente felice di vedermi partire, dato che a ogni occasione le rinfacciavo che il fumo uccide (“Roken is dodelijk!”). Ovviamente non era l’unica fumatrice del corso, anzi. Però con lei mi divertivo particolarmente. Ok, ok, mi diverto con poco.
Se non la trovavi in giro, era fuori a fumarsi una sigaretta. Se non la vedevi a fumare, era al bar a bersi una birra. Se non era né al bar, né a fumare, molto probabilmente era a letto. Roken, drinken, slapen. E lei, fiera: “Dit is leven!”. Fenomenale. E come dimenticare la sua partnership al torneo misto di ping-pong? Ore e ore di allenamenti, per poi essere fregati dalla tensione! Ogni punto era bijna binnen, quasi dentro. In altre parole tiravamo sempre fuori (di poco, ma fuori). Eppure una vittoria l’abbiamo centrata!
Ultima cosa: la tenera Dori, con i suoi occhioni castani, era solita rispondere“Toch!” a pressoché ogni mia affermazione. Il termine è difficile da tradurre, ma nel dubbio voi immaginate una ragazza che ogni due per tre vi urla “Toooooch!” nelle orecchie. Insistente.

Passiamo alla Polonia. All’anagrafe Katarzyna, per tutti Kasia (la s va letta come “sc” in sciocco), ma sul mio cellulare ha voluto farsi salvare come Kati. Scegliete voi il nome che preferite, la sostanza non cambia.
Estremamente estroversa, ha avuto la pazienza (e il coraggio) di insegnarmi qualche parola in polacco (forse la lingua più complicata d’Europa).È vero, professoressa di polacco, ma anche guida instancabile per le vie di Den Haag (L’Aia): in un pomeriggio abbiamo camminato senza sosta per ore, districandoci tra quartieri chic (quello delle ambasciate, per esempio) e zone meno in (l’Oranje Plein!), passando accanto a decine di pizzerie italiane (e lei a lamentarsi perché non c’erano ristoranti polacchi… illusa!).
Sempre attiva, sempre allegra, aveva il pregio di trasmettere felicità a chi le stava accanto (qualità da non sottovalutare, a mio parere).
Ogni tanto si spingeva oltre il dovuto, scommettendo birre sulle partite di tris (già detto, mai scommettere birre contro di me). Ovviamente non posso lamentarmi!
Tra le varie cose, è stata anche reporter ufficiale del match di calcio disputato a fine corso, ed è l’unica donna in possesso dei video del mio gol e del clamoroso errore che ho commesso a un metro dalla porta. In poche parole, posso essere facilmente ricattato! Esuberante.

Tanto lo so, un minimo la conosco. Avrà letto quanto ho scritto fino ad ora chiedendosi perché non stessi parlando di lei. E ora si starà chiedendo perché l’ho lasciata per ultima. Qualcuno le spieghi il significato di “gran finale”.
Lei è Dorota, è polacca e mi ha fatto passare dei bellissimi momenti in terra arancione.
Me la sono trovata di fronte, la prima sera, a cena. Non ci siamo rivolti mezza parola. Io parlavo un po’ con Fortunato, seduto accanto a me, mentre lei ha cenato in rigoroso silenzio, dato che non c’era nessuno a tavola con cui avesse stretto amicizia. Per un po’ non l’ho più rivista, ma i suoi occhi mi erano rimasti in testa. Belli precisi. Verdi, enormi, brillanti.
Fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di incontrarci un’altra volta. E in quell’occasione non siamo rimasti in silenzio.
Mi sembra giusto chiudere con lei la parentesi olandese di questo blog. Perché sì, Woudschoten è stato di per sé spettacolare. Ma lei ha aggiunto quel qualcosa in più che difficilmente dimenticherò.
E fa niente se entrambi sapevamo che dopo pochi giorni non ci saremmo salutati. Quei giorni sono stati splendidi, tutto è stato estremamente naturale.

Dzięki, Dorcia. Dankjewel, Nederland.

6 thoughts on “Zeist 2010 – I protagonisti (2/2) [Einde]

  1. Bunny 11 settembre 2010 / 23:34

    Ciao, esordisco dicendo che odio il tuo blog perchè mi ha cancellato il commento solo perchè, come una stolta!, ho messo la virgola al posto del punto nella mia mail. Brrr.
    Comunque, alla luce dei miei recenti master in “Scienze degli occhioni verdi” e “Scienze delle relazioni difficoltose”, ti dico che mi aspettavo una conclusione del genere! Ma, come direbbe quel saggio uomo di mio padre, il cetriolo va sempre a finire nel…ehm, nell’orecchio, diciamo…dell’ortolano. Cosa c’entra? Non lo so bene nemmeno io, ma avevo voglia di scriverlo, e suona vagamente filosofico, quindi si adatta a ogni situazione. Keep it up con l’arte retorica, che se per caso la tua vita prenderà strane pieghe potrai puntare a una carriera nel giornalismo (sempre con le adeguate raccomandazioni, meno male che Silvio c’è!). Penso che sia la fine del mio delirio. Alla prossima, bai bai!
    Ah, il mio codice di sicurezza per l’inserimento del messaggio era YMCA…stai cercando di dirci qualcosa? Che gli occhioni verdi siano quelli del buon Carcano?😀

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  2. Dorota 11 settembre 2010 / 23:44

    “Fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di incontrarci un’altra volta” <- Jammer dat zo laat..maar beter laat dan nooit.
    Dankjewel voor alles – de mooie tijd in Woudschoten, een prachtige laatste dag in Utrecht en ook voor je blog. Dziękuję!
    Ik mis je…

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  3. Vale 12 settembre 2010 / 14:36

    altro che navigatore satellitare, a natale ti regalo un biglietto per la Polonia!!😀

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  4. Dorota 12 settembre 2010 / 16:14

    “un biglietto per la Polonia?” mi piace!

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  5. Fortu-NA-to 15 settembre 2010 / 13:06

    Tie’. Buona conclusione, bravom’e’ piaciuto rivivere un po’ di situazioni.
    1. Meno male che tu sei quello che non si e’ dato da fare
    2. Grande Dori, “Niet rokers sterven ook” ricorda. E sulle cose della vita ne aggiungerei un paio e poi stiamo apposto.
    3. Tranquillo che gran finale dovrebbe essere internazionale, se lo dicono nel Regno Unito, vuol dire che e’ accettato ovunque

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    • franciswolves 15 settembre 2010 / 14:03

      Lo so, lo so che morirò anch’io, pur non essendo fumatore. Ma ho più probabilità di arrivare a 110 anni, mio obbiettivo minimo😄

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