London Town Alphabet – Part 1

Tutti fermi causa neve. Quale migliore occasione per aggiornare il blog?
Avevo promesso un riassunto dei fatti di Londra, e riassunto sarà. Mettetevi comodi.

Carcano e Marzucco alla conquista di Londra

Abnorme: forse non è l’elemento più adatto per iniziare, ma è un passaggio obbligatorio. E chi è il personaggio che ci offre questo spunto, se non il fantasmagorico Carcano? Andiamo con ordine.
Tutto tranquillo nella camera 4 dello Steam Engine a Londra, UK. I nostri eroi si preparano ad uscire. Panzeri, palesando le sue proverbiali difficoltà motorie, tenta invano di infilarsi le calze reggendosi su una gamba sola. Il ragazzo è costretto a chiedere a Carcano il favore di fargli da sostegno.
“Posso appoggiarmi?”
“Sì sì, fai pure”.
Ma invece di offrire un braccio al compagno, il bilingue precoce del gruppo di russo si piazza di fronte a Panzeri con il ventre in evidenza.
“Sì André, mica devo appoggiarmi al pacco, eh…”
“Guarda che il mio pacco è abnorme!”
Il tutto detto con la vocina timida delle occasioni migliori. Un eroe.

Broccolare: una delle conseguenze logiche dell’andare a Londra con due avvenenti (e intelligenti, attenzione!) bionde, è l’incessante processo di tampinamento delle ragazze in questione da parte della popolazione maschile inglese. In oltre 4 giorni di gita, Bani e Marzucco infrangono i cuori di millemila spasimanti made in Britain. Si parte dagli sguardi torbidi e roventi di alcuni passanti particolarmente attivi (senza limiti d’età, sia chiaro) e si arriva a veri e propri approcci diretti. Le due ragazze vengono abbordate all’interno del centro commerciale di Hamleys (vedi sotto), ma è soprattutto allo Steam Engine che gli inglesotti si scatenano. E sono coinvolti sia i proprietari (uno dei gestori dell’ostello broccola con Bani nelle ultime ore di alloggio), sia i clienti. Ah, questi clienti! Nel corso di una serata, due robusti ragazzi di colore osservano la comitiva italiana che gioca a biliardo. In breve tempo, i due si avvicinano al gruppo e iniziano a attaccare bottone, riservando particolari attenzioni a Marzucco e Bani. È questione di attimi, e le due bionde sono l’unico centro d’attenzione dei ragazzoni, che dopo una fase di studio iniziano ad allungare le mani. Purtroppo per loro, il tentativo non ha successo. Audaci, però.

Cinegro: ebbene sì, proprio lui. La camera numero 4 dello Steam Engine contiene (a fatica) 9 letti e la spedizione delle Civiche include 6 elementi. I restanti tre giacigli? Due vanno a una coppia inglese (che tuttavia dormirà sempre in un unico letto). Il terzo va a un ragazzo dai tratti vagamente asiatici, ma dalla carnagione piuttosto scura. Signore e signori, il Cinegro. Tutti i nostri eroi se lo trovano in camera al momento del loro arrivo, ma sono soprattutto Bani e Marzucco a socializzare. Si scopre che è messicano (!) e che sta girando l’Europa in solitaria. Mica stupido, il Cinegro.
Nel corso di una notte tormentata, questo curioso personaggio si trasforma in difensore della quiete pubblica, lanciandosi contro l’inglesotto a lui soprastante. Il motivo? Il frastuono da falegnameria prodotto dal russare dell’inglese a lui soprastante (no, i due non dormono uno sopra e uno sotto, sono semplicemente colleghi di letto a castello). Praticamente tutta la spedizione italiana viene svegliata da questo baccano. Bani e Marzucco stanno pensando a come colpire il creatore di siffatto baccano, quando all’improvviso una voce emerge dall’oscurità.
“Hey bro, you’re snoring too much!”
Ebbene sì, la voce del Cinegro. Un invito, una richiesta, una supplica rivolta allo screanzato disturbatore. Un tentativo di salvare la situazione, e allo stesso tempo uno sforzo sovrumano per uscire dall’ombra e diventare il paladino della camera 4, l’idolo dello Steam Engine, ma soprattutto il sogno erotico delle camerate italiche!
Inutile dire che il suo tentativo fallisce miseramente. Nice effort, though.

Dance Dance Revolution: avete presente il famosissimo videogioco del ballo, dove il giocatore deve pestare i piedi su quattro frecce colorate per seguire i passi proposti dallo schermo? Ebbene, quello è il suo nome ufficiale.

Dance Dance Revolution

Cosa c’entra il giochino in questione con i fatti di London? C’entra, c’entra.
I nostri eroi vagolano per Piccadilly Circus e hanno la bella idea di fermarsi, prima di pranzo, al Trocadero, la più grande sala giochi britannica. Il paradiso di Panzeri, senz’alcun dubbio. Mentre le ragazze appaiono piuttosto annoiate, Carcano decide di sfidare i carri armati tedeschi impugnando il mitra di un simulatore di guerra. Poco lontano, Panzeri imbraccia un fucile e cerca di eliminare più nemici possibili nei panni di Rambo. Cinque minuti di follia omicida al modico prezzo di una sterlina. Una volta finite le rispettive partite, Carcano e Panzeri decidono che il loro tuffo nell’infanzia non è ancora finito. All’orizzonte si ergono i giochi del ballo, e la sfida appare obbligatoria. Panzeri sconfigge Carcano, capace addirittura di fermarsi e incrociare le braccia durante l’esecuzione dell’ultimo brano. Quando si arriva al game over, l’accaldato bonatese fa per allontanarsi ma viene sfidato da un ragazzo inglese. Non un ragazzo qualunque, si intende, ma il giovanotto dalla frangia aggressiva che, incurante della mediocre esibizione dei maschi alfa del gruppo misto olandese-russo, fino a poco prima aveva deliziato Bani, Marzucco, Poli e Tunesi con una performance da urlo allo stesso videogioco. Per lui solo brani velocissimi, alla difficoltà massima.
Panzeri, incurante della stanchezza e della mancanza totale di allenamento, accetta. Ed è così che va in scena l’umiliazione del bergamasco, ad opera di questo nerd coi controfiocchi, in grado di ballare qualsiasi cosa a velocità assurde senza mai sbagliare un passo. Distrutto, fradicio di sudore e sull’orlo di una crisi di potassio: Panzeri esce annichilito dal confronto. Don’t try this at home.

Extracomunitari vs English Accent: un anno passato a insultare Mr. Brown (alias A. Nava, prof. di linguistica inglese) non è servito a niente; mesi e mesi di RP accent, long schwa e glottal sounds non hanno dato frutti: l’inglese dei nostri eroi è alquanto carente. Bani ha un blocco totale (“Eppure in Italia sono brava!”) e non riesce quindi a socializzare con le decine di bei giovanotti adocchiati. Il gruppo giunge alla seguente conclusione: nessuno riuscirà mai a sfoggiare un british accent accettabile.
D’altra parte, è anche corretto affermare che il perfetto accento cockney non sembra essere indispensabile per la vita a Londra. Lo testimoniano i vari rivenditori incontrati durante il soggiorno inglese. La spedizione del gruppo olandese-russo si è trovata di fronte commessi del McDonald’s indiani, ometti di Subway pakistani, kebabbari turchi, rivenditori messicani, cinesi, giapponesi, thailandesi e libanesi. E gli inglesi? Tutti a Harrods, probabilmente, dove nessuno dei nostri eroi ha comprato alcunché.
Ecco quindi la rivelazione: forse anche uno stentato itglish può garantire la sopravvivenza. Iesse, uì kenne.

Fotobomber: si sa, visitare Londra vuol dire anche immortalare in più modi possibili strade, monumenti ed edifici. Non per niente Bani e Tunesi sono sempre a sfoderare le rispettive digitali per millemila scatti paesaggistici e non. Peccato che i fenomenali Carcano e Panzeri siano sempre all’erta, pronti a inserirsi tra l’obbiettivo e il soggetto della foto.
Si definisce “fotobomber” (dall’inglese photobomber) una persona che si inserisce in una foto – della quale non è il soggetto – con il solo scopo di rovinarla. Ebbene, i due ragazzi si dimostrano perfetti fotobomber, in quanto mandano alle ortiche svariati scatti delle povere fotografe in erba, suscitando le più colorite imprecazioni. Cheese!

Guanti: ebbene sì, un elemento della spedizione sente l’impellente bisogno di distinguersi dalla massa, di separarsi da questa rozza plebaglia, di innalzarsi a un livello superiore rispetto ai comuni turisti italiani. Ecco quindi che la sig.ina Bani sfodera un paio di aristocraticissimi guanti con ponpon: l’accessorio giusto per prendere le distanze dal resto del gruppo, abbigliato con indumenti esageratamente pacchiani. I guantini snob della sig.ina Bani sono degni di Londra, assieme all’altra unica eccezione: il cappotto del sig. Carcano, vero e proprio feticcio onnipresente. “Guavdate come sono avistocvatica mentve bevo questo fvappuccino”, sembra affermare la ragazza nella foto qui sotto. Sangue blu.

Bani e i guanti snob

Hamleys: avete presente Harrods? Ecco, rimpicciolitelo un po’, togliete tutta la merce e riempitelo di giocattoli. This is Hamleys: cinque piani di pelouche, giochi in scatola, bambole, Lego e molto, molto altro. Il paradiso dei bambini. Per non parlare dei commessi, disposti a tutto pur di vendere i loro prodotti. Panzeri e Carcano sono vittime di un omone dotato di “pistola ad aria”. No, non la solita pistola a pallini: il principio è quello della fionda, ma ramo ed elastico sono sostituiti da una sorta di secchiello estraibile che spara (per l’appunto) aria.

La pistola ad aria

Ben altra accoglienza attende Bani, avvicinata da un aitante commesso desideroso di mostrarle alcuni giochi di magia. Per Bani è colpo di fulmine: le palline che roteano tra le mani del ragazzo affascinano, seducono, conturbano l’italiana. Niente da fare, il tempo è tiranno: la comitiva deve continuare l’esplorazione dei reparti. Bani abbandona il commesso, trascinata via da Marzucco, ma senza dubbio conserverà per sempre nel cuoricino il ricordo di quell’incontro tra lei, il giovane e le sue palle.
Poco dopo, stessa sorte capita a Marzucco: l’altra bionda del gruppo subisce le avances di un enorme commesso nero, che si presenta e, poco interessato ai giocattoli, invita la ragazza a uscire a Camden, dove l’energumeno si reca abitualmente per ballare la salsa. La regina dei fenomeni sorride ma rifiuta. Una volta fuori dal negozio Tunesi e Panzeri giungono alla conclusione che il ragazzone avrebbe atteso Marzucco in compagnia dei suoi 8 fratelli, tutti neri e prestanti e, secondo indiscrezioni, la “salsa” non sarebbe altro che una variante british del “bunga bunga” berlusconiano. Quanta abbondanza, eh?

A presto, con nuovi retroscena!

One thought on “London Town Alphabet – Part 1

  1. Bani 18 dicembre 2010 / 00:11

    Francipanzi! Come sempre è un piacere leggere il tuo blog! Devo mandarti il video del nerd che balla, purtroppo ora è solo in mio possesso e non posso deliziarti con replay della tua performance! E’ proprio un peccato! E, per precisare, all’inizio quelle del commesso erano lucine; solo dopo venti minuti di lucine il caro ragazzo ha deciso di farmi comparire in mano quelle palle che tu credi non scorderò mai (pun intended)! I miei guantini aristocratici sono fantastici, voi plebei avete proprio zero gusto in fatto di moda! BTW +1 per avermi alzato l’autostima con la lettera B.🙂 Aspetto con ansia la seconda parte (e la terza?)

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