Diario di bordo di un ripetitore

Errare è umano, ok. Ma questa è davvero troppo grossa.

Sabato pomeriggio, ripetizioni di geometria. Problemi sul teorema di Pitagora.

“…ok, ora cosa devi fare?”

“Faccio la divisione.”

“Bene. Fai pure.”

Cento diviso sessantacinque.

Comincia a scrivere per poi fermarsi subito, perplessa. Prende un foglio a parte. Moltiplica sessantacinque per due. La interrompo.

“Scusa, non c’è bisogno di fare il calcolo, dai, puoi farlo a mente.”

E poi una domanda banale.

“Dai, fallo a mente. Quante volte sta il sessantacinque nel cento?”

“Due.”

“Scusa?”

“Eh, due.”

“Sei sicura?”

“Eh, sì.”

“Mmm..”

Prendo una matita e disegno un cerchio. Lo divido a metà tracciando un diametro.

“Ok, fai conto che il cerchio è cento. Lo divido in due parti uguali. Quanto vale ogni metà?”

Ci pensa su.

“Cinquanta.”

“Perfetto. Quindi quante volte sta il cinquanta nel cento?”

“Due.”

“Ok.”

Disegno un altro cerchio, ma lo divido in due settori disuguali. Da una parte scrivo sessantacinque, dall’altra trentacinque.

“Ok. Il cerchio totale vale sempre cento. Questo settore vale sessantacinque. Quante volte può stare il sessantacinque nel cerchio intero?”

Espressione pensierosa. Senza dubbio il suo cervello sta lavorando, sento quasi il cigolio delle rotelline che girano, come nei cartoni animati. Non può deludermi, una volta messa di fronte alla rappresentazione grafica deve darmi la risposta esatta.

Guarda il cerchio, e poi fissa la parete davanti a sé. Sembra aver avuto un’idea.

Si gira verso di me.

“Due.”

Ahia.

Non mollo. Disegno un altro cerchio. Al suo interno disegno uno spicchio e ci scrivo dieci. All’esterno dello spicchio scrivo novanta.

“Quante volte sta il novanta nel cento?”

Lei è convinta.

“Due.”

Ok. Bene. Non pensavo di dover ricorrere ai metodi d’emergenza, ma la situazione è più critica del previsto.

“Fai conto che quelle sono nove fette di torta. Le mangiamo. Resta una fetta sola. Fai conto che la torta vale cento. E le fette mangiate valgono novanta. Quelle fette si possono ripetere un’altra volta nella torta?”

La torta funziona sempre. Ok, forse è più adatta a un bimbo delle elementari, ma in genere tutti si spremono le meningi quando c’è una torta di mezzo. Non vedo perché una ragazza di seconda media non possa riuscirci.

Attendo fiducioso un bel “no” convinto. Ma sta passando troppo tempo.

“Beh.. sì.”

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Il tempo finisce e io devo andare. Le spiego in fretta come quel sessantacinque non possa stare due volte in un cento.

Ma non finisce qui. Alla prossima settimana (di torte).

Paperino ne sapeva a pacchi (da dodici)

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