Cara Marianna (parte prima)

Cara Marianna, è passato molto tempo dal nostro primo incontro, e ora che l’anno scolastico volge al termine, ho ritenuto giusto scriverti una letterina (virtuale).

Domani si svolgerà il nostro ultimo rendez-vous. Il destino ha deciso che si svolgesse di lunedì, in una mattina di questo maggio caliente ormai agli sgoccioli. Per l’ultima volta saremo tutti riuniti, come un’unica grande famiglia, sotto il tetto del nostro glorioso auditorium. E ancora una volta il pretesto dell’incontro sarà uno spregevole esame, un concentrato di fogli protocollo, poltrone pro-cervicale e sussurri sospetti che attraversano l’aula. E ancora una volta chiedo agli dei: perché? Perché i nostri incontri si devono ridurre a queste aride mattinate di puro lavoro amanuense? Perché questa accozzaglia di scribi del XXI secolo non può godere appieno dello splendore e del carisma della tua persona?

Il fato è crudele, Marianna cara, e purtroppo siamo costretti a piegarci al suo volere. Quindi perdonaci in anticipo se la tua entrata nell’aula sarà accolta da parole non troppo dolci. Perdonaci se non ci soffermeremo a osservare il tuo incedere regale. Perdonaci se fruiremo dell’assistenza di speciali supporti testuali, visivi e, perché no, sonori. Perdonaci se passeremo le ore a imprecare contro crampi avvertiti in muscoli delle mani che nemmeno pensavamo di avere, invece di cantare le tue lodi.

Oh, tempi avversi! Quale giorno più sfortunato per un esame, se non il lunedì preceduto dalla tappa finale del Giro d’Italia, dal Gran Premio di Formula 1 più interessante degli ultimi anni, dai quarti di finale del Roland Garros e dall’ultima partita del glorioso Albinoleffe? La sorte mi è nemica: perfino le abilità del mio omonimo virtuale di Pes sembrano raddoppiare, in vista dei tuoi esami, cara Marianna.

Per tutti questi motivi domani, quando varcherò per l’ultima volta quella soglia, sarò costretto a chiedere il fido aiuto delle relazioni da te richieste, anche se ridotte al 25% e nascoste nei pertugi più reconditi (perché spesso le comuni tasche non bastano). Nella speranza che tutto fili liscio, cara Marianna, ti saluto. E, non sai quanto mi spiace dirtelo, spero che quello di domani sia un addio.

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