Drug test

Porca eva, che giornata. Sveglia alle 5.45, in università alle 8.20 e a mezzogiorno non avevo ancora risolto niente. Ho usato tutte le mie imprecazioni preferite e non solo, ma ammetto che a un certo punto ho avuto un momento di stallo, tipo crisi del foglio bianco per uno scrittore: devo chiedere consigli ai porconatori più incalliti tra amici e conoscenti, qualche spunto arriverà.

In ieder geval, questo non è il tema della giornata. Oggi si discute amabilmente di una droga pesantissima, che si è diffusa tra bambini, adulti e anziani, senza soluzione di continuità. Molto più alla moda della cocaina, molto più elettrizzante della caffeina, molto più delirante dell’LSD. Tutti, a parte qualche saggio eremita, la consumano. Perché piace a tutti. Anche tu la usi. Sì, tu che stai leggendo. Ti ho sgamato. E non sono state le occhiaie a farti beccare, né le narici impolverate, né i buchi sulle braccia. Nossignore. Ti ho sgamato perché tu sei entrato su questo sito proprio grazie a un trip causato da questa droga. Signore e signori, sto parlando di Facebook.

Comunemente denominato “faccialibro” dai più conservatori, “fb” dai più pigri, “feisbuk” dai più brillanti, Facebook non è affatto quel social network che da anni si spaccia di essere. È una droga, punto. Punto e virgola. A capo. Aperte le virgolette (cit.). Analizziamo ora una dichiarazione tipica del Facebookiano medio.

“No, io non sono quasi mai su Facebook… lo uso solo per mandare qualche messaggio privato, per sentire gli ex compagni della scuola, per condividere i video che mi piacciono e conoscere nuove persone”.

Ebbene, questa persona mente. Scientificamente provato. Ma non si tratta di una bugia come tante, come che quelle che dicevate a vostra madre per scagionarvi dall’accusa di aver mangiato tutte le caramelle (dannate fogne, i vostri figli ve la faranno pagare). No. Il soggetto in questione è convinto di quello che sta dicendo, ma non si è accorto di essere ormai dipendente da Facebook. In parole povere, un drogato. (“Drogato! Barbone!” inveirebbe la prof.ssa Fusco). Ora, cerchiamo di cogliere il vero significato di queste parole.

“Io non sono quasi mai su Facebook”.

KA-BOOM! (come diceva Thomas A. quando Carlo B. le sparava troppo grosse al liceo). È un po’ come nei vecchi quiz televisivi: quando il concorrente sbagliava, si accendeva una luce rossa e una sirena faceva “EEEEEH!”. Ecco, qui ci starebbe benone, la sirena. Una cazzata troppo grande per poter passare inosservata. Perché non appena il soggetto in questione pronuncia tali parole, è possibile andare sul suo profilo e scoprire che è imbottito, stracolmo, esageratamente pieno di aggiornamenti di stato, foto, video e link di ogni tipo, pubblicati a ogni ora del giorno e della notte. La bugia emerge da sé, talmente è lampante. Passiamo alla seconda frase.

“Lo uso solo per mandare qualche messaggio privato”.

EEEEEH! Ohibò, ancora questa fastidiosa sirena. Eh sì, mio caro, anche qui è la tua stessa bacheca a incastrarti. Probabilmente il soggetto utilizza davvero la posta per spedire e ricevere messaggi estremamente sobri, dei telegrammi, perfino, a/da amici altrettanto pragmatici e sintetici. Che poi non ci creda nessuno, è un altro discorso. Perché poi basta un’occhiata alle bacheche dei suoi amici per scoprire la sua irrefrenabile, incontenibile, inarrestabile tendenza a imbrattare i profili (altrui) con i cazzi (suoi). Peccato che non sia solo il suo (s)fortunato amico a essere reso partecipe delle sue abitudini: tutto il mondo ora sa che il nostro drogato “ha vinto una tv alla lotteria”,  che Tizio “ha trovato tantissimi video interessanti sull’accoppiamento dell’ornitorinco albino” e che Caio “ha appena ritrovato le sue foto dell’asilo” (con tutto il rispetto per l’ornitorinco albino che, se esiste, avrebbe tutto il diritto ad accoppiarsi senza essere ripreso). Anyway, la situazione è seria. Qualche messaggio privato? Ancora un po’ e il nostro soggetto ci informerà che “si è appena tolto una caccola gigantesca! Che schifo!”. Eh, che schifo sì. Andiamo avanti, va’.

“[Lo uso solo] per sentire gli ex compagni di scuola”.

Ah, dannata istruzione obbligatoria! Quante braccia rubate all’agricoltura! Non so voi, ma io a scuola non andavo d’accordo con tutti. Prendete le elementari. C’erano gli amici fidati, quelli a cui si raccontavano le prime cotte; c’erano quelli con cui parlavi poco, perché frequentavi un’altra compagnia o per chissà quale altro motivo; c’erano quelli che ti rubavano i pastelli di nascosto, ti prendevano in giro e all’occorrenza ti picchiavano. Ora, perché cazzo dovrei accettare l’amicizia virtuale di un ex nemico reale? Le persone non cambiano. Se all’epoca parlavo con 6 persone su 10, perché ora dovrei chattare con tutte e 10? È cambiato qualcosa? Assolutamente no. Io da allora non ti ho più rivisto e tu per me, che tu sia maledetto, sei ancora lo stronzo che mi rubava il verde acqua di nascosto e che poi diceva di averlo avuto in regalo dallo zio la sera prima. Certo, perché al mondo è pieno di zii che regalano ai nipoti un singolo pastello verde acqua mangiucchiato e senza punta. Ah, la fantasia dei bambini.
Allo stesso modo il nostro soggetto non sarà andato d’accordo con tutti. Eppure tra i suoi amici compaiono ex compagni di asilo, elementari, medie, superiori e università, ex suore che preparavano i pasti all’asilo, ex bidelli delle elementari, ex prof delle medie, ex presidi del liceo. E che cos’è, un censimento? Dillo che vuoi farti i fatti di ogni singola persona legata, in un modo o nell’altro, alla tua triste scuola media! Mah. Next step.

“[Lo uso solo] per condividere i video che mi piacciono.”

Balle. Balle, balle, balle. Ennesima sirena che suona:  ancora una volta il nostro Facebookholic mente. Condividere una canzone al giorno è un’idea carina, non fa male a nessuno. Anzi, certe volte riscopri vecchie canzoni di gioventù sbirciando i link altrui. Ma mica ci si ferma alle canzoni. Il nostro soggetto, il Facebookiano medio, condivide in media 38 link al giorno (nb: statistica inventata al momento). Certo, magari condivide anche le canzoni che gli piacciono. Peccato che per ogni canzone siano presenti anche link del tipo “Clicca ‘mi piace’ se anche tu ti bagni quando fai la doccia”. Per non parlare degli epic fail, dei troll face, dei biscotti della fortuna, degli staredad, dei pedobear, dei capitan ovvio, dei leo strut… e potrei andare avanti all’infinito. E che dire dei link deprimenti, quelli a cui vorresti replicare con un poderoso “STICAZZI!”? Ce n’è per tutti i gusti. L’importante è perdere tempo.

“[Lo uso per] conoscere nuove persone.”

Alt, alt. Fermiamo la sirena, che nel dubbio era partita di nuovo. Specifichiamo. Cosa si intende per “conoscere nuove persone?”. Ti prego, soggetto in questione, illuminami. Intendi forse “provarci con ragazze mai viste solo perché nella loro foto profilo emergono due meloni da tenere nella giusta considerazione”? Questo è triste. Intendi forse “provarci con ragazze mai viste solo perché speri che su Facebook non siano così fighe di legno come nella realtà?” Questo è, caro soggetto, illusorio. Intendi forse “aggiungere persone a caso solo perché avete un amico in comune (che tra l’altro non ha mai parlato dal vivo né con voi né con le persone a caso sopracitate)?”. Questo è discutibile. Come vedete, in ogni caso l’esito non è dei più positivi, per usare un eufemismo. Le persone si conoscono con sguardi, sorrisi e parole vere. Poi certo, si chatta quando si è lontani. Ma quello è un altro discorso.

Bene, abbiamo fatto crollare l’alibi del Facebookiano medio. Vi siete riconosciuti, almeno in parte? Non preoccupatevi, prossimamente tenterò di affrontare la pars costruens dell’argomento: how to stop. Come smettere. O almeno ci si prova.

Alla prossima.

Francesco, alquanto drogato.

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