Herinnering aan Holland

Causa insonnia infida e bastarda che colpisce a notti alterne, mi ritrovo a orari improponibili a vagare per casa. Ieri (o meglio, una ventina d’ore fa), preso da folgorante ispirazione, ho fatto un tour esplorativo nel sottobosco della scrivania, e lì, tra quotidiani in ogni lingua, riviste d’automobilismo di epoche remote e burocrazia universitaria varia ed eventuale, ho trovato due buste di plastica, di quelle usate per i raccoglitori. Entrambe avevano due etichette (forse ha ragione il Seba quando dice che “in fondo, siamo tutti kantiani”). Le etichette dicevano “Zeist – Mix 1” e “Zeist – Mix 2”.

Sono le due di notte, ho gli occhi in fiamme e le sfumature di vernice del soffitto non hanno più segreti. Una botta di nostalgia non può certo farmi stare peggio.

Ho aperto le buste e ho scoperto (e riscoperto) tante piccole cose.

Il primo foglio che mi è capitato tra le mani: l’orario delle lezioni di pronuncia. Rooster uitspraaklessen. Impossibile dimenticarsi di quel soggetto del professore di pronuncia. Naso esagerato, camicie inguardabili e passo felpato sulla pista da ballo. Dicevano che ci provasse col prof pelato del gruppo 3. Che elemento.

Poi ci sono tutti i fogli sulle mete delle uscite. Saranno una decina di fogli fronte-retro per ogni città o attrazione. Mai letti, e penso di non essere stato l’unico. Però cavolo, alcuni sono belli, stampati a colori, un peccato buttarli via. Il Kröller-Müller, Leiden, Delft, L’Aia, Rotterdam, Amsterdam, Utrecht…

Toh, c’è quello che resta della carta d’imbarco del volo d’andata, quello Orio-Eindhoven. Orario di partenza: 6.50. Mi ricordo l’ansia pre-volo. Non tanto per il viaggio in sé: era più il primo impatto con l’Olanda a farmi paura. Anche perché dopo gli esami non mi ero più esercitato. E mi ricordo quindi il conseguente tentativo di pedinamento ai danni di una coppia di canuti olandesi: seguivo l’inconfondibile maglia fuscia dell’esemplare maschile per tentare di carpire qualcosa in quel biascicare mattutino. Avevo anche tentato di sedermi di fianco ai due in aereo, fallendo.

Afscheidlied. Letteralmente, la canzone d’addio. Brividi. L’ultimo giorno i prof e i coordinatori del corso ci hanno convocato, ci hanno consegnato l’attestato di partecipazione e ci hanno imposto di cantare questa canzone. Testo tristissimo, per carità, evito di riportarlo. Al momento della canzone si erano alzati tutti. Doveva essere una cosa commovente, presumo. La mia idea era quella di un’assemblea nazista che, terminata la seduta, canta a squarciagola l’inno del partito. Ovviamente ne è uscita una performance timida. Però boh, l’idea dei nazistoni idolatranti mi resterà a vita, temo.

What else? L’articolo Fan van het Nederlands, pubblicato da due giovani giornaliste locali sul quotidiano della regione Utrecht, con il corpicino del sottoscritto bello presente sulla foto centrale. Ovviamente non avevo rilasciato dichiarazioni, causa russe che parlavano un olandese perfetto a mille all’ora. Non volevo abbassare il livello dell’intervista. In ogni caso Michel ha preso e incollato l’articolo in ogni dove in università. Va be’.

Sempre nella stessa busta ci sono le istruzioni per il noleggio delle bici e per i mezzi pubblici (organizzatissimi, loro), la lettera d’ammissione al corso, pagine sfuse del programma di quelle tre settimane, le regole dell’ostello Strowis (a Utrecht, ci ho passato una notte) e, dulcis in fundo, l’elenco di tutti i partecipanti con gli indirizzi e-mail a fianco. Questo me l’ero proprio dimenticato, due o tre mail le mando volentieri nei prossimi giorni…

L’altra busta è quella informale. Nella prima c’erano programmi e orari, qui c’è fondamentalmente di tutto.

Il depliant de Pyramide mi ricorda che l’Austerlitz a pochi chilometri da Zeist era proprio quella dove si era svolta la Battaglia dei Tre Imperatori, quel grandissimo bastardo di Napoleone compreso.

I vari biglietti solo andata mi ricordano che i mezzi pubblici olandesi, per quanto puliti, siano piuttosto cari (3 euro per mezz’ora di bus, 13 euro per Utrecht-Eindhoven in treno).

Depliant di musei, quelli proprio non mancano. Vermeer alla Mauritshuis dell’Aia, i capolavori e la cartina del Rijksmuseum di Amsterdam, la guida al Kröller-Müller di Otterlo…

Lol. Un simpaticissimo scontrino dell’Hema di Utrecht Centrum mi ricorda che la chiavetta USB acquistata il 7 agosto scorso ha ancora un anno e un mese di garanzia! Buono a sapersi!

Le piantine delle chiese di Delft e della cattedrale di Rotterdam, la mappa fighissima con le piste ciclabili di Utrecht e zona… quella di Amsterdam l’avevo persa. Non so dove, di sicuro al momento della partenza l’avevo. E menomale che la coppia Cimenti-Collini è stata per ore dentro il Rijksmuseum e ha potuto poi raccattarmi, altrimenti sarei stato costretto a vagare per A’dam senza guida né cartina.

Poi, cosa c’è? La password dello Strowis, la carta d’imbarco del ritorno, fascicoletti della Taalunie, un minicatalogo dell’Hema…

Eccolo, il gran finale. Una fotocopia di due pagine di un frasario olandese-polacco. Constato con dispiacere che ho rimosso quasi tutto. Mi ricordo solo tak/nie (sì/no), dziękuję (grazie), proszę (prego) e dzień dobry (buongiorno). Se poi consideriamo che l’intero frasario mi è arrivato per posta come regalo… meglio che le mie “prof” non lo sappiano.

Infine, un cartoncino di scuse. Ma questo è un altro discorso. Per oggi la nostalgia basta e avanza. Mettiamo via ‘ste buste, va’.

Den Haag, een jaar geleden


One thought on “Herinnering aan Holland

  1. AlEbBmK89bG 10 luglio 2011 / 23:37

    Perchè non provi una bella Beautiful Mind tutte le sere prima di andare a letto? Magari è un rimedio infallibile per l’insonnia…

    Mi piace

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