Gistel ’11 – Ze zullen erg boos worden

Che bello avere due contatti in tutto il Belgio e scoprire che uno di questi non vuole vederti. Mi rassegnerò a visitare praticamente tutte le grandi città in solitaria. Amen, niente di nuovo.
Oggi davano pioggia, per ora ha retto. Ho capito che non devo fidarmi delle previsioni belghe, non ci prendono mai. Una volta a un parco giochi lontano da casa, mentre guardavo i bambini giocare nella sabbia, una signora m’ha chiesto, tanto per parlare di qualcosa: “Pensi che andrà a piovere?”. Io ho guardato il cielo, nuvoloso ma non proprio grigio pre-pioggia, e fidandomi di quanto letto nel giornale la mattina ho detto, con una certa sicurezza: “Naaa, secondo me tiene fino a sera”. Dieci minuti dopo si è messo a piovere, ovviamente.
Al piano di sotto qualcuno sta guardando Pingu, ho appena sentito la sigla. Probabilmente Marlies, la più grande. Jolijn sta facendo casino in giardino, la sento dalla finestra, probabilmente con lei c’è Korneel. Veronique e Pieter saranno seduti al tavolo all’aperto, intenti a parlare con gli ospiti di giornata, i genitori di lei. Pieter non sembra preoccupato, non devono essere dei suoceri rompiballe.
Questa mattina sarei dovuto andare a Oostende, sulla costa, ma il contatto di cui sopra ha dato buca a due ore dalla partenza. Ho protestato contro il mondo restando a letto fino alle 11. Poi è arrivata Veronique a dirmi: “Noi usciamo… cioè, anche i bambini!”. Ero ancora troppo assonnato per preoccuparmi, prima che si correggesse. Talmente assonnato da non capire una mazza di quello che m’ha detto prima di uscire. Ero già in cucina, pronto a godermi una giornata di libertà assoluta in casa Schollaert, determinato a mettere in atto i preziosi consigli culinari della sig.ina Balasso, quando vedo aprirsi il portone. Poi non una, ma due auto. Arriva Veronique: “Temo tu non abbia capito… oggi mangiano da noi i miei genitori, abbiamo preso bistecche e patatine fritte per tutti”. Addio libertà assoluta, addio esperimenti ai fornelli.
Niente, ora sono le due, il cielo è grigio e Korneel frigna perché non vuole andare a letto. Quasi quasi, con tutto quello che ho mangiato, me lo farei anch’io un riposino pomeridiano. Potrei vedere Milan-Inter in streaming.
A questo punto a Oostende ci vado domani. Parto presto, magari in bici, così posso girare per la città in lungo e in largo senza marce forzate. Devo chiedere se hanno una catena per la fiets.

Va be’, nel frattempo posso narrare la simpatica serata di giovedì. Molto simpatica.
Arriva Pieter e ha scritto in faccia che mi vuole chiedere di badare ai bimbi anche la sera. E infatti poi lo chiede. “Nessun problema, Pieter”. Mi dice che ci pensano loro, lui e Veronique, a mettere a letto i bambini. Peccato che metterli a letto non voglia dire farli addormentare.
I genitori escono alle ore 20, io vado in salotto per parlare in libertà su Skype. Metti che do fastidio ai bimbi.
In realtà sono loro che presto iniziano a dare fastidio a me. Iniziano a parlare, ridere, cantare. Poi si mettono a urlare “FRANCESCOOOO! FRANCESCOOOO!”. Faccio finta di niente per un po’, ma alla fine cedo e salgo da loro. Scopro che sono tutti e tre in una camera (in teoria Marlies e Korneel sono in una camera, Jolijn in un’altra): una che legge, una che gioca, l’altro che canta. Fantastico. Li invito gentilmente ad andare a letto, senza alzare la voce. Non sembrano disposti ad ascoltarmi. “Dirò tutto a mamma e papà, si arrabbieranno molto”. “Con te?”. No signorina, no che non si incazzano con me. La situazione sembra calmarsi, torno in salotto. Ma dopo pochi minuti le urla riprendono. Addirittura Jolijn scende in salotto e si affaccia alla porta. Pupazzetto preferito in mano, scalza, non parla. Salgo con lei, ma di andare in camera sua non se ne parla. Torno giù, prendo il pc, ancora su per le scale e in camera mia.
Nuovo piano, stessa storia: canzoncine, risate, di tutto. Torno in camera loro e mi accorgo che, incredibile ma vero, Marlies sta dormendo. Nel baccano più totale, è crollata. Un punto stima per lei.
Ok, ora Jolijn e Korneel. Tento un compromesso. “Volete dormire entrambi nella camera di Jolijn?”. Aggiudicato. Mi convinco di aver trovato la soluzione. Korneel trasloca, pupazzetti in una mano, coperta nell’altra. Lancio in ogni dove peluche e giocattoli ammassati sulla parte inferiore del letto a castello. “Prego, sig. Korneel. Si accomodi”.
Torno in camera, soddisfatto ma non ancora col cuore in pace. Infatti a breve sento un breve borbottio e vedo la porta della mia camera aprirsi. Rieccoli, entrambi. Li guardo male e loro ridono. Ok, tentiamo di stancarli: “Venite, volete parlare un po’ con la mia amica su Skype?”. Per qualche minuto la sig.ina Balasso condivide le mie difficoltà di comprensione nei confronti di Korneel “Scheggia Impazzita”, poi decido che può bastare così. Li porto nella camera di Jolijn. Korneel si sdraia, si rialza, mi dice che ha sete, beve un po’ di acqua, si gira, si rigira, mi dice che ha di nuovo sete. Li vedi, che sbadigliano come ghiri la sera prima di iniziare il letargo, ma addormentarsi non sembra proprio una priorità.
Alzo la voce: Korneel si mette a piangere e urlare.
Torno in camera incazzato. Mentre la sig.ina Balasso tenta di farmi ragionare, Jolijn riesce a calmare Korneel. Ok, nuovo tentativo.
Per l’ennesima volta vado dai due bambini e inizio a leggere loro una storia. Jolijn ha talmente voglia di dormire che scende dal suo letto e si sdraia di fianco a Korneel per sentire meglio il racconto. Ok, il mio olandese non è certo impeccabile, ma riponevo una certa fiducia su questa scelta. Invece i due trottolini biondi mi interrompono e continuano a alzarsi e girarsi, senza tregua.
Non ne posso più. Butto a terra il libro e mi metto a guardarli, appoggiato allo stipite della porta. Jolijn sembra finalmente dare segni di cedimento, ma il suo fratellino è ancora attivissimo. Mi concentro su di lui.
Mi sdraio di fianco a lui. Metà sul materasso, metà sul parquet. Un po’ per fargli vedere che anch’io voglio dormire, un po’ per non permettergli nuove fughe.
Chiudo gli occhi e fingo di dormire.
Sto lì per un po’, poi apro gli occhi: vedo due perle azzurre a 30 cm da me.
Li richiudo.
Attendo.
Li riapro: vedo una schiena, e due braccia che sollevano stancamente due pupazzetti identici.
Richiudo gli occhi.
Attendo.
Questa è la volta buona, dai.
Li riapro.
Korneel dorme, occhi leggermente aperti.
Gattono verso camera mia, chiudo la porta. Sono le 22.21 e ascolto il suono del silenzio.

 

(continua)

Trova l'intruso.

3 thoughts on “Gistel ’11 – Ze zullen erg boos worden

  1. ro 28 gennaio 2014 / 17:53

    Hai tutta la mia stima. Non so se ce l’avrei potuta fare. In gioventù ho tenuto un’estate i bambini in colonia, ma avevo con loro un rapporto di comando e sottomissione: sempre con il fischietto in bocca e loro tuttavia mi volevano bene.

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    • franciswolves 28 gennaio 2014 / 18:22

      Avrebbe fatto comodo, un fischietto. O forse avrebbe creato ancora più caos, non lo so🙂

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    • ro 28 gennaio 2014 / 18:23

      L’attitudine militare o ce l’hai o no… ( ovviamente scherzo e ironizzo su me stessa ).

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