Gistel ’11 – Weg

8.56: op de bus. Sveglia alle 7, preparativi e colazione di corsa per poi scoprire che la domenica il pullman delle 8 per Oostende non fa servizio. Giretto nei dintorni, incontrato un pony nero (almeno, credo fosse un pony), tornato alla fermata. Dopo due anni di nl sono riuscito a comprare un biglietto del bus (sul bus stesso). Dopo 9 giorni in Belgio, spendo i miei primi 3 euro. Dai che faccio una follia e compro pure una guida/cartina di Oostende!

14.55: non ho comprato una cartina (troppo grandi e approfondite per una gitarella da un giorno), ma sono sopravvissuto alla grande. Innanzitutto va detto che il cielo belga ha offerto oggi una grande performance, mostrando ampia parte del suo proverbiale repertorio di imprevedibilità: a Gistel sole, all’arrivo a Oostende nubi grigiastre (ma non troppo convinte). Poi, dal nulla, un’acquazzone abbondante. Neanche il tempo di tirare fuori dallo zaino il k-way che aveva già smesso di piovere. Un paio d’ore d’indecisione, poi sole, finalmente, bello cattivo, con contorno di vento insistente.
Ecco appunto. Proprio ora, qui al Leopoldpark, mentre il sottoscritto riposa su una panchina (con piedi doloranti e mp3 in modalità shuffle), la luce appare e scompare con rapidità sorprendente. Non so, è come se il sole fosse un’enorme lampada. O una lampadina. O un abat-jour. Insomma, quello che volete, basta che il concetto sia passato. Ed è come se qualcuno continuasse a accendere e spegnere il sole. Davvero, notevole.
Anyway, Oostende mi ispira. Non so, forse era un po’ che non rimbalzavo in continuazione tra la folla, stretto in viuzze strapiene di tavolini e tavoloni regolarmente territorio di panciute famiglie tedesche. Sì, tedeschi ovunque. Pochissimi italiani (mi viene in mente una fashion victim con borsetta sul braccio rigorosamente disposto a angolo retto e magliettona nera con tanto di “I love Milano” sopra). Molto presenti i francesi, per ovvi motivi geografici. In generale comunque sono le scarpe da trekking con calzino bianco, emblema pressoché araldico dei popoli del Nord, a prevalere nella massa.
E così, come una pallina da flipper, faccio su e giù per Christinastraat e Louisastraat, fino a finire sulla Promenade Albert I, dove il vento costiero sballotta un po’ tutti, tra risciò da riviera romagnola e infinite girandole arcobaleno. Il mare, di per sé, non pare essere molto in forma: sono in pochi a tentare una sortita sulla sabbia umida.
Ecco, si parla d’acqua e ricomincia timidamente a piovere.
In ogni caso, degni di nota sono senza dubbio i banchettini sparsi per il centro, pronti a offrire ogni tipo di pietanza a turisti e non. Sempre in centro, piccoli assembramenti di folla per il concorso di statue viventi. Disposte senza un preciso ordine, ammiccano tra i bistrot e le pizzerie.
Niente di eccezionale o particolarmente emozionante. Ma perdersi tra la gente, tra i negozi, tra i parchi, senza orari imposti a tavolino, trasmette una bella sensazione. E anche i capricci dei bimbi per strada fanno sorridere. Gistel è lontana, seppur vicina, l’Italia è un vago ricordo. 
Piove un po’ più seriamente. Ancora un giro di flipper e poi in stazione, promesso.

16.20: ammetto di aver ceduto: piedi distrutti. Ora sul bus a farmi compagnia c’è una comitiva di allegri settantenni (un energico baffone stava per cadermi addosso, in curva). Stanco ma soddisfatto.

Severgnainis is everywhere

5 thoughts on “Gistel ’11 – Weg

  1. ro 28 gennaio 2014 / 17:55

    Una volta stimavo di più Severgnini. Non sapevo che avesse scritto un libro su Berlusconi.

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    • franciswolves 28 gennaio 2014 / 18:21

      Secondo me il suo difetto principale è che si compiace un po’ troppo della sua scrittura.

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    • ro 28 gennaio 2014 / 18:22

      Vero. Seguito dal fatto che forse aveva bisogno di mantenere la famiglia e ha scritto copie di libri ( suoi ) già scritti. Io per altro sono una di quelle che l’ha aiutato a sostenersi.

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