Anarchy (in Milan)

Non ci si può proprio distrarre un attimo. Finisci gli esami, parti per le vacanze, ti rilassi, torni a casa, riprendi le lezioni in università… e scopri che il caos regna sovrano alla Fondazione Milano, ex SCM.

Già a settembre incombono nubi minacciose: secondo voci di corridoio ci sarebbero urgenti problemi di fondi, tali da portare il Corriere della Sera (non proprio il giornalino del liceo) a scrivere un articolo a riguardo. In seguito, l’annuncio chiarificatore: i corsi partono regolarmente il 10 ottobre (con tanto di comunicato ufficiale sul sito della fondazione). Eppure qualcosa non quadra: l’orario non arriva. Già negli ultimi giorni di settembre una ragazza del secondo anno aveva chiesto lumi su Moodle, la piattaforma online utilizzata da studenti e professori del Dipartimento di Lingue: due settimane dopo, nessuno le aveva ancora risposto. Le nubi permangono.

Invocato a gran voce, ecco l’intervento (non proprio tempestivo) del coordinatore: l’orario verrà ultimato giovedì 6 ottobre. In realtà le tanto agognate tabelle appaiono nelle caselle di posta degli studenti solo nel pomeriggio di venerdì 7. Il messaggio che accompagna l’allegato vuole essere poco rassicurante – e vi riesce in pieno: si parla di “oggettiva difficoltà della situazione economica” che ha portato alla creazione di un misero “orario provvisorio”. C’è anche spazio per un lampo di ottimismo (“si tratta di una situazione contingente, destinata a risolversi in tempi rapidi”), ma pochi sembrano disposti ad abboccare. Si invoca il sole, ma dalle nubi arriva il rumore lontano dei tuoni.

Oggi, lunedì 10 ottobre, sono scattati i corsi. L’inizio del temporale.
Il gruppo misto olandese-russo, composto ormai da maturi studenti del terzo anno, ha vissuto un gran bel giorno d’esordio: quattro ore previste, ma solo mezza realmente svolta. Sì, perché la docente delle prime due ore non si è presentata, e quella delle altre due ore era impegnata in riunione.

Disattenzione delle prof? Non proprio. Nel primo caso, il coordinatore afferma: “Mi risulta che la professoressa abbia lezione, ma solo dopo pranzo”. A lui risulta così, oh. Peccato che agli studenti risulti il contrario; nel secondo caso, la prof in questione speiga: “Avevo una riunione per il master, credevo vi avessero detto che la lezione non si sarebbe svolta”. Ehm, no. Credeva male.

Se si aggiunge il fatto che alcuni studenti del master sono ancora oggi senza orario (né provvisorio, né definitivo), ecco che il quadro è completo – e non è per niente accattivante. Ma quali sono le ragioni di un simile crollo? Perché il pressapochismo, da sempre presente nell’edificio, è dilagato a tal punto? Ecco alcune possibili ipotesi, raccolte grazie alla collaborazione di alcuni addetti ai lavori.

  • In seguito alla fine del rapporto con la scuola (licenziamento? Dimissioni? Contratto non rinnovato?), la sig.ra DedduMa (nome in codice) ha deciso di vendicarsi. Subdola e astuta, ha drogato la sua ex collega CiaCapoc e il suo rimpiazzo LinaValto con dosi industriali di mirto Zedda Piras. Ecco spiegato il vagolare confuso dei due all’interno della scuola e la loro incapacità di rispondere in maniera sensata ai quesiti degli ignari studenti;
  • Pisapia ha trionfato nelle recenti elezioni milanesi. Ebbene, a questo evento ha fatto seguito l’uscita del dr. LaCel (soprannominato “uomo del futuro”), manager obnubilato dalla lingua inglese, dalla giunta del comune. Il suddetto ha visto quindi anche interrompersi la collaborazione con l’università: in preda all’ira, ha sequestrato il direttore, il dr. NeScheno, l’ha chiuso in uno stanzino e l’ha lobotomizzato a colpi di “Project! Web-spotting! Lay-out! Motivation! Inspiration! Escalation! Inflation! Organisation! Situation! BRUNCH! CRUNCH! LUNCH! PUNCH!”. Liberato, il dr. NeScheno si aggira attualmente per il bar urlando “STFU NOOB! STFU NOOB!”;
  • Volenti o nolenti, molti hanno notato la sua assenza. Si dice che sia andato in Erasmus. Si dice che tornerà per il secondo semestre.
    E se non se ne fosse mai andato?
    Una fonte piuttosto sicura suggerisce che l’Orino Amancione sia stato avvistato tra i cespugli del giardino retrostante il Dipartimento: caratterizzato dagli ormai storici occhi vacui e dal sorriso ebete, ha acquistato una tuta mimetica per passare inosservato durante il giorno. Sembra però che sia stato pizzicato dalle telecamere di sicurezza mentre, subito dopo la chiusura dei cancelli, si intrufolava furtivo nella scuola. I filmati lo mostrano mentre penetra in segreteria, per poi sussurrare ai computer “A me piace l’arancione, a voi no? Io adoro l’arancione, è il mio colore preferito. Mia mamma compra sempre dei vestiti arancioni per me. L’arancione è bellissimo. Ma vi ho detto che mi piace l’arancione?”. Così facendo tutti i file pdf con gli orari sono stati corrotti, e la mattina seguente tutti i pc presentavano una sospetta schermata d’errore. Arancione, of course.
Credevamo fosse partito. Ci sbagliavamo.

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