Stronzo.

Ormai s’è diffusa voce che io sono quello “stronzo”.

C’è sempre uno “stronzo”, in ogni compagnia, in ogni classe, in ogni giro di frequentazioni. Quello che fa battute che non si devono fare, quello che dice le cose che non si possono dire. Perfetto.

Da persone diverse e in periodi diversi mi sono preso del maleducato, dell’asociale, dell’ameba, del cattivo, del perfido, dell’esagerato. Dello “stronzo”, appunto. La lista è lunga, ma causa memoria pessima, non posso essere più preciso. Comunque sì, è lunga, fidatevi.

Poi ovvio, un conto è quando si scherza. Ma tranquilli, riconosco la percentuale di verità in ogni “battuta”. La riconosco dal tono della voce, dallo sguardo, dal sorriso più o meno convincente.

Sapete qual è il bello? Il bello è che siete voi a rendermi “stronzo”.

Io divento “stronzo” quando sento certe boiate, quando le vedo scritte su Facebook o chissà dove. Divento “stronzo” quando mi trovo di fronte a situazioni che fanno cadere le braccia (ma solo perché i coglioni sono caduti troppe volte, e chissà ormai dove sono finiti).

Divento “stronzo” quando vi approfittate della disponibilità. Non dico della gentilezza, non oso. Ma disponibilità sì, quella l’ho sempre avuta e credo, purtroppo, che l’avrò sempre. Ma approfittarne, no.

Di rischi non ne correte. La rabbia non la tiro mai fuori, la reprimo, e per questo mi maledirò in eterno.

Ma poi non lamentatevi se faccio lo “stronzo”.

Porca. Puttana. Eva.

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