SAC

A San Leonardo non nascono dei traduttori, né degli interpreti. A San Leonardo nascono delle macchine da studio, dei macinini tritatraduzioni, dei robot sparaconsecutive. Ecco quindi che, quando l’orologio segna le 16.50, diversi studenti si fermano ogni mercoledì per un corso opzionale. Molti si fermano per racimolare crediti, altri per puro diletto personale/masochismo.

Il titolo del corso in questione è SAC. Scrittura Abbastanza Creativa. “Non mi aspetto che tra di voi si nasconda il nuovo Stephen King”, dice il prof del corso, Lele (ma non Gabriele) Rozza. Un’affermazione ragionevole, senza dubbio. Ciononostante, i presenti vengono spronati a fare del loro meglio per raccontare, descrivere, coinvolgere. Per sedurre l’ipotetico lettore, che spesso coincide con il già citato (e di sguardo truce munito) Rozza.

Ogni settimana una consegna. Un compito, perché no: un tema. Prima consegna: riscrivere un racconto breve di tale Achille Campanile. La seconda: “caratterizzare un personaggio”. Non un personaggio qualsiasi, sia chiaro: il prof stesso. “Dite che sono grasso e vi boccio!”. Si rischia, si rischia. Oggi c’era la prova d’appello per i “bocciati” della volta precedente, riposo per i “promossi”.

Che poi, alla fine, parlare di bocciati e promossi non è molto corretto. Tra i racconti letti in classe dal prof è emersa della roba ottima. Magari non legatissima alla traccia di giornata, ma pur sempre ottima. Tanta stima, davvero. Altro che le boiate che vengono pubblicate su questo blog. Alcune trovate geniali e un uso, per citare l’amica di Baines, estremamente creativo della lingua italiana.

La consegna per la prossima lezione è: scrivere un incipit. Condizione 1: massimo 15 righe. Condizione 2: vale tutto. L’impressione è che l’asticella si alzi sempre di più. Prima una riscrittura (rielaborare, libertà d’inventiva presente ma limitata), poi una caratterizzazione (basata però su un personaggio prestabilito), ora un incipit. Libertà totale. L’obiettivo è invogliare il lettore a dire: “Bell’incipit, compro!”.

Per quanto mi riguarda, la riscrittura è andata così così (giuro, ci sono rimasto male quando ho sentito le versioni, molto più argute e ragionate, degli altri), un po’ meglio la caratterizzazione (ehm, ho fatto morire il prof. Fortunatamente ci ha riso sopra). Per l’incipit mi sto attrezzando.

In ogni caso il bilancio è già ora positivo. Siamo quasi ad aprile e non so ancora cosa fare l’anno prossimo. Eppure il mercoledì sera, sul treno che mi riporta a casa, penso solo a come non tradire le attese di quell’omone allergico ai “comunque” e ai “praticamente”. Incredibile ma vero, anche alle Civiche qualcosa funziona come si deve.

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