“Era un ragazzo straordinario”. Ma va?

Guardate, a me non cambia niente se a ‘sto giro non si gioca. Credo sia un pensiero condiviso da molti. Ma vi prego, non iniziate a parlare di “campione che se ne va”, non iniziate con i “ne sentiamo già la mancanza”, non ammorbateci con i “ha lottato fino alle fine”. Avete un’occasione per stare zitti: sfruttatela. Non sostituite le vostre telecronache sguaiate con ore di dibattiti privi di consistenza, per favore. Ben pochi conoscevano questo ragazzo: non esiste che improvvisamente diventi il centro del mondo. È morto su un campo da calcio a 25 anni, ok. E quindi? Non è il primo, non sarà l’ultimo. Vi divertite a polemizzare sull’ambulanza che non è potuta entrare prima, sulla macchina dei vigili che bloccava il passaggio. Fate andare la bocca perché con gli anni avete imparato che non va mai chiusa. Anzi, forse vi hanno insegnato che quando nessuno vi ascolta, è perché non urlate abbastanza. E allora urlate ancora di più, vi soprapponete a vicenda, da bravi avvoltoi, per avere ognuno il vostro pezzo di carne. Forse vi hanno detto che non si deve mai stare zitti, perché altrimenti la gente a casa cambia canale. E allora parlate, parlate, navigate nell’ovvio e vi tuffate nei luoghi comuni. Vi è pure capitata la storia strappalacrime, con tanto di fratelli disabili e genitori morti prematuramente. Più dramma, più parole. Più parole, più schifo. Volete parlare di qualcosa? Volete davvero parlare di morti? Andate qui. Fatemi due ore di trasmissione per ogni singolo nome che leggete. Dai, fatelo. No, impossibile. Non fanno notizia, loro. Lui sì, era forte, giocava in serie B. “La tragedia di morire su un campo da calcio”. Vi pare una tragedia? Allora cos’è morire bruciati vivi da un getto d’olio bollente, circondati da dispositivi di sicurezza non funzionanti? E suicidarsi quando ci si accorge di non poter più sfamare una famiglia? Oppure ancora morire lentamente, consumati dal cancro legato alla polvere d’amianto? Qual è la fatalità e qual è la tragedia evitabile?

Mi fate schifo. Ipocrisia è una parola troppo delicata per esprimere quello che siete e fate.

 

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