G-day

Dicono che mi sono laureato.

Finalmente. Non perché fossi in ritardo, ma perché non ne potevo più di passare giornate intere in camera seduto davanti al pc. Giornate passate a inserire note a piè di pagina (101 in totale) e a imprecare contro testi prima approvati e poi rivoltati come un calzino dal relatore.

Relatore che, tanto per non smentirsi, sembrava essere sparito al momento della discussione. È stato rintracciato e avvisato dei 40 minuti d’anticipo sul programma. La commissione pomeridiana stava sfornando dottori a una rapidità indecente. Una vagonata di premurosa tensione si è impossessata del mio esile corpicino ma ha avuto la meglio solo per un attimo, quando alle prime parole ha fatto seguito un lampo accecante di vuoto assoluto. Per fortuna mi sono ripreso. Ho detto tutto quello che dovevo e volevo dire, e l’ho fatto senza dilungarmi troppo. La prima domanda (accordata) del relatore ha trovato una risposta rapida, le altre due (non accordate) qualche tentennamento e almeno un’occhiata d’odio misto a panico. Gli altri commissari hanno avuto pietà, almeno loro. Proclamazione positiva, con lode allegata. Il primo atto da dottore è stato un urlo, giusto fuori dall’auditorium. Ci voleva.

Ma non c’è tempo per adagiarsi sugli allori appena conquistati. Il master in traduzione ha preso il via e, nonostante questo delizioso ponte di inizio novembre, si lavora già a pieno regime. L’orario del primo semestre si presenta in questo modo: sei ore il lunedì, otto il martedì e il mercoledì, sei il giovedì, due il venerdì. Teoria della traduzione e redazione testi (inglese) sono degli attentati allo stato di coscienza belli e buoni. E giustamente sono posizionati là dove l’abbiocco è più frequente, subito dopo la pausa pranzo. Informatica applicata e ricerca documentale trattano male argomenti potenzialmente interessanti, e questo è un vero peccato, mentre traduzione verso l’inglese può contare su un professore/attore (come potete vedere qui), tanto per dimostrare come a S. Leo i personaggi prevalgano sulle persone normali.

In conclusione: ci sarà da lavorare (tanto) e da divertirsi (più o meno). Altro giro, altra corsa.

Si ringrazia Andrea Malvestiti per la foto artistica

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