Down we go. Once again.

Quando la tua squadra del cuore retrocede, c’è sempre un po’ di amarezza, ma in poco tempo si pensa già al futuro e all’eventuale risalita di categoria.

Quando la tua squadra del cuore retrocede per due stagioni di fila, passando dalla prima alla terza serie, scatta qualcosa che va oltre il dispiacere. È un misto di stupore, rassegnazione e, in un certo senso, ammirazione. Sì, perché “un’impresa” del genere non capita certo tutti i giorni.

I miei cari beneamati Wolves ce l’hanno fatta: sono retrocessi dalla Premier League alla League One in due anni. Mica male. Oggi hanno perso 2-0 a Brighton, contro la 4a in classifica, quando per salvarsi avrebbero dovuto vincere e sperare che le due rivali dirette per la salvezza, Barnsley e Peterborough, perdessero. Ah, e per i Posh sarebbe servita una sconfitta con almeno 4 gol di scarto. Insomma, il destino del glorioso Wolverhampton Wanderers Football Club non si è certo deciso oggi.

In realtà per spiegare la retrocessione bisogna partire da lontano, dai tempi tutto sommato felici del soggiorno in Premier. Il 13 febbraio 2012 i Wolves si squagliano di fronte agli acerrimi rivali del WBA: il risultato finale è un cupo 1-5. Subito dopo la partita Steve Morgan, quello che mette i soldi (alias il proprietario), decide di licenziare l’allora manager Mick McCarthy. Da tempo si parlava di un suo possibile allontanamento, poiché, pur avendo portato il club in Premier League e avendocelo fatto restare per due anni, non era ritenuto “adatto” alla prima categoria del calcio inglese (and rightly so, a mio avviso).

Licenziato McCarthy, che si fa? Si prende un nuovo manager che porti nuove idee e nuovo entusiasmo alla squadra? Si prende un vecchio volpone che sappia garantire la salvezza? Macché: si promuove Terry Connor, vice di McCarthy, a manager del club. Connor, soprannominato dai fan “Clipboard” (lavagnetta), oggetto dal quale sembrava non staccarsi mai, ovviamente non porta ad alcun cambiamento. I maligni dicono che McCarthy gli dettasse al telefono la formazione da schierare il sabato, giusto per dare un’idea del carisma del personaggio.

Con Connor alla guida i Wolves non riescono a vincere neanche una partita da febbraio a giugno e, di conseguenza, retrocedono in Championship. Morgan, a questo punto, fa una scelta quasi intelligente: assume Ståle Solbakken, norvegese, ex manager di Copenhagen e Colonia. L’intento sembra chiaro e, a mio avviso, condivisibile: dare quel tocco di internazionalità a una squadra che negli ultimi anni si era basata soltanto su manager e giocatori britannici (alcuni dei quali davvero limitati tecnicamente).

L’entusiasmo tanto atteso finalmente arriva, e con esso arrivano giocatori nuovi: Sako e Doumbia, dalla Francia; Sigurdson, dalla Norvegia; Pezsko, dalla Germania. Sembrano esserci le condizioni ideali per far partire un nuovo ciclo, che mira a superare il solito vecchio schema british del “palla lunga e pedalare”, propendendo invece per uno stile di gioco più armonico e spagnoleggiante. Le partenze sofferte ma messe in preventivo di Fletcher (Sunderland), Jarvis (West Ham) e Kightly (Stoke City) non sembrano fare troppo male.

Le prime partite fanno ben sperare, ma in breve tempo qualcosa si rompe. La vecchia guardia – in primis il capitano Henry, ma anche Berra, Ward, Foley e altri fedelissimi di McCarthy  – si rifiutano di seguire la nuova filosofia di gioco voluta da Solbakken. La squadra si spacca in due, con i fetentoni appena citati da una parte e i neo-arrivati dall’altra. A gennaio si tocca il punto più basso della stagione (fino a quel momento): sconfitta con il Luton, squadra di Conference (la nostra serie D), e Wolves subito fuori dall’FA Cup.

Solbakken, stufo di lottare contro i mulini a vento, chiama il direttore sportivo Moxey per chiedere nuovi arrivi. Moxey approfitta della chiamata per comunicargli il licenziamento. Gran colpo di genio, assumere un allenatore del tutto estraneo alla mentalità inglese e dargli poi solo 7 mesi di tempo per cercare di trasformare un cumulo di corridori e pedatori in una squadra di calcio. Evidentemente Zamparini ha fatto scuola anche oltre la Manica.

Via Solbakken, chi arriva? Serve un allenatore esperto, capace di traghettare la squadra, pur sempre piena di giocatori con un passato in Premier League, a una salvezza tranquilla. Arriva invece tale Dean Saunders, 39enne, che nel palmares “vanta” solo una retrocessione in League One con i Doncaster Rovers.

Saunders sceglie, ovviamente, di piegarsi a Henry&co, e ripesca dalla panchina giocatori che con Solbakken non avevano mai visto il campo, tra cui il veterano Stephen Hunt. A dire il vero quest’ultimo si rende protagonista di alcune ottime prestazioni, ma la situazione non migliora. Non a sufficienza.

Tra infortuni seri (Ebanks-Blake, Sako, Davis fuori per mesi), momenti tragicomici (il portiere Ikeme si rompe una mano dopo un pugno di rabbia dato alla parete dello spogliatoio), fan incazzati (O’Hara e consorte sono i bersagli preferiti) e morale sotto l’asfalto, la discesa verso il fondo della classifica si fa inevitabile. Saunders, poveraccio, si trova davanti a qualcosa di troppo grande per lui. L’epilogo scontato è una nuova retrocessione.

Il motto del club è “Out of darkness, cometh light”. Oggi, però, per i Wolves è buio pesto.

2 thoughts on “Down we go. Once again.

  1. fbb 5 maggio 2013 / 18:04

    ciao francis!

    dispiace vedere i wolves retrocedere back to back, e spero che torniate su al piu’ presto.
    certo la gestione degli allenatori e’ stata vergognosa, come il comportamento di alcuni giocatori.
    ora vi ci vuole un allenatore con le palle e un clear-out dei segapanchine, se riuscite a farlo tornerete su secondo me.

    aggiungo che secondo me il licenziamento di mick “un fantasma!” mccarthy e’ stato un grossissimo errore, una “knee-jerk reaction” del boss dopo una sconfitta pesante.
    mick non sara’ un genio del pallone, ma avevo l’impressione che la squadra giocasse volentieri per lui.

    inoltre, un cambio di filosofia di gioco dopo una retrocessione e’ molto rischioso, perche’ la championship non e’ assolutamente uno scherzo, forse e’ meglio tenersi stretto quello che si ha e costruire su quello. poi e’ chiaro, se fai inversione a U dopo 7 mesi e’ anche peggio…

    in bocca al lupo (…) per la prossima stagione!

    forever blowing bubbles

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  2. Francesco 16 maggio 2013 / 20:44

    Ciao FBB, grazie per essere passato e per gli auguri per la prossima stagione!
    Non so se hai visto, ma anche Saunders è stato cacciato alla fine della stagione, e ora sono curioso di vedere chi prenderà il suo posto…

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