17, Venerdì

Due sere fa mi sono fatto un film. Un cortometraggio, più che un film.

Il cielo infuocato, un tramonto maestoso, il Golden Gate allineato all’orizzonte. Tanto vento. I dollari verde marcio, quell’accento insopportabile in cui mi sarei tuffato più che volentieri. Dei ragazzotti con scarpe, bermuda e camicia extralarge. Ragazze le cui birre sembrano prolungamenti delle braccia. Un capo gioviale fissato con lo sbiancamento dei denti, tanti computer uno più efficiente dell’altro...

Agli studenti che si stanno masterizzando in traduzione a S.Leo è arrivata una mail. Diceva: “Vi inoltro la proposta di una sciura italiana che lavora in America e cerca tre baldi italioti che vogliano passare un po’ di tempo in California”. Ok, forse non diceva proprio così, ma il succo è quello.

Subito dopo c’era la mail della sciura italiana. Lei, diceva, lavora per questa grande azienda “della localizzazione” (se qualcuno sa cos’è la localizzazione, me lo spieghi, che non ho voglia di cercare). In teoria ‘sta localizzazione non c’entrerebbe niente con la traduzione. In teoria. A quanto pare la sciura – che poi magari ha trentacinque anni, cambia un uomo a settimana e si sfonda di tequila una sera sì e l’altra pure; ma per motivi di spazio è in effetti meglio chiamarla sciura – cerca tre giòvani madrelingua italiani che abbiano alle spalle studi nel campo della traduzione.

A-ah. Vai avanti.

La sciura propone uno stage di 6 o 12 mesi a San-fookin’-Francisco. I mean, it’s California, baby. Tre posti a disposizione. E dice che le è sembrata una buona idea inoltrare l’invito ai Fondazionemilanesi. L’offerta prevede minimo mille dollaroni mensili, alloggio pagato e viaggio pagato. Di qui il cortometraggio di pocanzi.

Raffreddo subito gli animi: non posso, io come molti altri masterizzandi del primo anno, fare richiesta. Offerta valida solo per chi ha già finito il corso. Che poi la coordinatrice abbia inoltrato a tutti senza specificare questo piccolo dettagliuccio, è un altro discorso. Ce la fa annusare – metaforicamente parlando, anche perché dalla coordinatrice, per quanto sia una personcina a modo, starebbero un po’ tutti, credo, alla larga – ma non ce la dà.

Ma non è questo il punto dell’intervento. Lamentarsi delle lacune del personale della scuola è ormai sport nazionale in cui moltissimi eccellono: non fa più notizia. Il punto è la reazione di mia madre.

È stata una settimana lunga e difficile, ok. Tra l’altro, giusto dieci minuti fa ho scoperto che il nuovo proprietario di una casa vicina alla nostra oggi ha martellato così a lungo e così alla cazzo che ora c’è una fantastica chiazza d’acqua sul soffitto di camera mia. Giusto giusto sopra i cuscini del letto. Ma questa – se si considera il fatto che sta mandando avanti lavori del tutto illegali – è un’altra storia. Divertente, curiosa, ma non ne parlerei ora.

La reazione, dicevo. Mentre stavo elaborando il cortometraggio, ho informato mia madre del Sogno Americano che stava nascendo nella mia crapa bacata. Non mi aspettavo un “Fantastico, figliolo! È una grande occasione per te e per il tuo futuro! E poi gli Stati Uniti sono un sogno! Manda subito il curriculum e fammi sapere, terrò le dita incrociate per te!”. Pensavo più a un “Mmm. In America? Ma è lontano. Ma sei sicuro? E poi come facciamo a sentirci? Mmm. Non lo so”.

Invece è arrivato un: “COSA? Non se ne parla. In America? A fà cusé pò? No no, te da qua non ti muovi. E poi là non conosci nessuno”.

L’ultimo pezzo, secondo me, è il migliore. “Non conosci nessuno”. Un po’ come se mamma Obama, prima dell’insediamento a Washington, si impuntasse e dicesse: “No Barackino, non se parla. Non hai nessun amichetto di Chicago lì a est. Qui nel nostro quartiere c’è una casa bianca disabitata: fatti andar bene quella!”.

Poi ci sarebbe l’espressione del volto, più compatibile a un’affermazione del tipo: “Ci è arrivata un’offerta di stage, 6 o 12 mesi a Baghdad. C’è la possibilità di costruire esplosivi veri, e poi se sei bravo foooooooorse ti fanno saltare in aria! Posso, posso, POSSO?”.

E poi saremmo noi i mammoni…

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...