Di scimmie artiche e di festival power

Alex si è autofatto il lavaggio del cervello e ha deciso che vuole diventare come Elvis. Da High Green, sobborgo di Sheffield, ha preso e si è trasferito negli States. È passato dai maglioncini aderenti ai giubbotti di pelle e alle giacche chic; ma soprattutto è passato dal caschetto simil-Beatles a un discutibile ciuffo impomatato. E nelle pause tra le canzoni tira fuori il pettine e si sistema l’acconciatura. E poi fuma come un turco. E del ragazzo timido che in un video storico di “I Bet You Look Good On The Dancefloor” esordiva dicendo “Don’t believe the hype”, è rimasto poco o nulla.

Matt invece è sempre lo stesso. T-shirt, pantalone tamarro, Converse rosse. Solita immancabile birra, solita immancabile panza alcolica. Stesso, mostruoso piglio nel fare canzoni (di per sé già veloci) con un tiro molto più spedito rispetto alla versione dell’album. Mi piacerebbe rinascere con le mani e piedi di Matt Helders. La panza no, quella ce l’ho già. Se Matt fosse italiano, probabilmente sarebbe nato a Quarto Oggiaro e passerebbe le giornate a bere birra e fare bbbrutto con gli amici tabbozzi.

In ogni caso, sei anni dopo la prima storica esibizione a Glastonbury, gli Arctic Monkeys sono di nuovo stati gli headliner del venerdì. E proprio come sei anni fa, hanno dato spettacolo. C’è molta più consapevolezza nelle scimmie, soprattutto in Turner (anche troppa), ma il livello era ed è tuttora altissimo. A novembre suonano ad Assago, e dopo questo capolavoro di concerto una mia eventuale partecipazione è data dai bookmakers a 1,01.

A Glastonbury il venerdì hanno chiuso le scimmie, sabato gli immortali Rolling Stones e domenica i Mumford&Sons (di fronte a Marcus Mumford il mio fidato carismometro è andato in tilt. Adoro quell’uomo). Non proprio gli ultimi arrivati. A quando una tre-giorni simile in Italia? Mai, probabilmente. Quest’anno non si terranno né l’Heiniken Jammin’ Festival, né il Rock in Idro, né l’A Perfect Day Festival. Resiste solo il Summer Festival di Lucca, dove quest’anno arriveranno Killers, Leonard Cohen, Brian Adams e Neil Young, giusto per fare alcuni nomi. Come si spiega questo crollo? Motivi di soldi? Probabile. Motivi organizzativi? Sicuramente. Motivi culturali? Anche.

Ve la immaginate una sedicenne media italiana a Glastonbury? “ODDIO, ma piove! Mi si rovina la french! E tutto quel fango, CHE SCHIIIFO! Adesso chiamo la mami per farmi riportare a casa!”.

A noi la moda, a loro Glastonbury. Dopotutto è giusto così.

Quella non è Coca.

One thought on “Di scimmie artiche e di festival power

  1. elena 5 luglio 2013 / 11:56

    il Traffic festival di Torino vale? quello c’è ancora, quest’anno.

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