Domanda angosciante e ricorrente sull’effettivo valore dell’arte astratta

Parliamo d’arte. Per via di una delle traduzioni che devo fare in questo periodo mi sono imbattuto in questo capolavoro di Kazimir Malevich: “Quadrato nero su fondo bianco”, del 1913.

Vi invito a leggere l’illuminante commento dell’opera tratto dal primo risultato web di Google:

“[…] Questa composizione è, a tutti gli effetti, una delle 10 opere d’arte fondamentali del ‘900. […] Ma perché questo quadro è così importante? Perché non solo segna la data di nascita di una delle grandi avanguardie del ‘900, sicuramente la più esoterica, ma azzera tutto ciò che era stato prodotto sino ad allora e contiene già in se il secolo che deve ancora venire. Un secolo di innovazione, di ricerca, di provocazione, di disgregazione delle immagini. […] Un salto in avanti sorprendente, soprattutto se si tiene conto che la sua ricerca affonda le proprie radici nella tradizione russa e nel primitivismo dei suoi primi lavori. 

I dipinti suprematisti di Malevich rappresentano costellazioni di forme in uno spazio bianco. Forme definite da un’algebra elementare che ha un codice primario: il quadrato nero. Il quadrato nero è l’icona del suprematismo. È il simbolo iniziale di un sistema che genera tutte le forme suprematiste e costellazioni mediante un repertorio di distorsioni, spostamenti, moltiplicazioni, allineamenti e sovrapposizioni. […] Malevich indicava il 1913 come anno della nascita dell’intuizione del quadrato suprematista, infatti il dipinto che si intitola anche ‘la vittoria sul sole’ ha il valore dell’inizio. Un sipario che si apre (o che si chiude) sul nuovo […].  

Malevich affermava che la natura non ha significato. Che l’arte deve essere espressione pura. Anzi, che il quadrato nero dovesse essere come un’icona completamente nuda e senza cornice. E fu così che la espose per la prima volta in un angolo della sala della mostra futurista alla “0,10” nella galleria privata Dobycina di San Pietroburgo. In alto, come una icona, perché irradiasse di luce teologica la stanza. Il quadrato nero su sfondo bianco, fu un avvenimento per lui creativo, così importante che per una settimana non riuscì a bere, a mangiare, dormire.

La mia domanda angosciosa e ricorrente è: sono io l’unico animale privo della benché minima sensibilità artistico-pittorica, o c’è qualcun altro là fuori che pensa che questo quadro sia una cagata pazzesca? Malevich non ha mangiato per una settimana perché l’emozione suscitata dal quadro era troppo grande, o perché non riusciva a smettere di ridere pensando al giorno in cui, in un futuro remoto, qualcuno avrebbe detto “accipigna, questo mi sembra proprio uno dei 10 quadri fondamentali del Novecento”?

In ogni caso voglio promettere una cosa, a me stesso e a chi legge questa pagina: non diventerò mai una persona che tenta disperatamente di darsi un tono andando a mostre di arte astratta russa del primo Novecento.

Croce sul cuore.

Non c’entra niente, ma era fantastica.

6 thoughts on “Domanda angosciante e ricorrente sull’effettivo valore dell’arte astratta

  1. swannmatassa 29 agosto 2013 / 22:37

    Il proposito è condivisibile, anche se puoi alzare anche un po’ l’asticella: “arte astratta russa del primo novecento”, ecchecavolo, potresti non beccarla mai una mostra così, anche cercandola con tenacia! Scherzi a parte, dovremmo poter mettere bandierine su propositi come questi, dei tag, che ci ricordino negli anni di non diventare quello che, prima di essere stritolati da questo o quell’ingranaggio, disprezzavamo.

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    • franciswolves 29 agosto 2013 / 22:47

      Al liceo avevo un compagno fiero sostenitore del dio Fender Stratocaster e nemico giurato di ogni dj e discoteca a questo mondo. Dopo nemmeno tre anni lo vedo difendere a spada tratta i locali più “in” della zona. Non è che, prima o poi, finiremo tutti a vedere quella maledetta mostra sull’astrattismo russo? Ne ho molta paura.

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    • swannmatassa 29 agosto 2013 / 22:51

      Il rischio c’è. Tu ti sei esposto, nero su bianco, con una promessa. Ti faccio compagnia: andassi alla mostra, mi impegno a dire a voce abbastanza alta da farmi sentire che mi fa solennemente cagare

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    • swannmatassa 29 agosto 2013 / 22:57

      Guarda che non è un compromesso, te lo dico per esperienza personale: andare ad una mostra e dare giudizi negativi a voce alta è molto più impegnativo che non andarci affatto, soprattutto se al tuo fianco hai una donna che ti pesta i piedi e ti dice fra i denti di stare zitto ogni volta che apri bocca

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