Sul Salento (ancora), su Giorgio La Minchia e sulla dea Kalì

Dopo la prima sfornata, altre considerazioni sparse su lu Salentu e sui sei scimuniti che vi hanno trascorso quindici giorni:

  • I soprannomi si sono sprecati: per la sua curiosa abitudine di girare per casa con indosso solo boxer e golfino di pelo, Malvestiti è diventato Mutandaman; per gli strani aromi emessi durante il viaggio d’andata (“Ragazzi, sentite anche voi odore di funghi?”), la mestruanda Teli è diventata Fungobernarda; Ravasio, infine, per la sua magliettina con scollo da tamarro duro e puro, è diventato Bimboscampìa. Così, giusto per farvelo presente.

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    Bimboscampìa si prepara alla serata in disco tunz tunz
  • Le Maldive del Salento sono una bufala. So che l’ho già scritto, ma voglio che il messaggio passi.
  • Discussione illuminante con Ravasio e Teli: “si può essere Milf anche a 18 anni, se non prima. E magari Gilf a 36. Ma dopo la Gilf, cosa c’è? La Ggilf. Alla tenera età di 54 anni”. Come si può intuire, è stata una vacanza ad alto tasso culturale.
  • Sempre per la serie “la cultura, questa sconosciuta”, va registrato il dominio televisivo di Locatelli, la quale, a ogni occasione buona, ha martoriato i testicoli (e le ovaie) degli altri elementi del gruppo con i programmi di Real Time. Menomale che eravamo quasi sempre in giro.
  • Perfino la condanna di Berlusconi è passata in secondo piano, con un Malvestiti costretto a fare i salti mortali per carpire qualche sillaba del tg di Mentana. Forte disinteresse per l’attualità -> no buono.
  • Non so fare foto panoramiche, pur essendo in possesso di una fotocamera teoricamente adatta allo scopo. Diversi tentativi mostrano uno dei soggetti (in genere Malvestiti) apparire con quattro gambe o quattro braccia, che neanche la dea Kalì.
  • In memoria dell’oca alcolica croata, i nostri eroi si sono prodigati in una serata etilica memorabile. Il giochino più interessante è stato senza dubbio “sono andato al mercato”. Il primo si inventa una cosa comprata al mercato, il secondo deve ricordarsi l’acquisto del primo e aggiungerne un secondo, e così via. Chi sbaglia/non si ricorda, beve. Un giochino innocuo, se si pensa a una cosa come “sono andato al mercato e ho comprato una carota, l’insalata e una triglia”. Un giochino fantastico, reso tale dalla perfidia dei partecipanti, quando inizia con “sono andato al mercato e ho comprato una cuccia per pinguini imperatore, un dildo gigante viola e una carta Pokémon Gyarados liv. 52 brillante”. Diciamo che non si faceva fatica a bere.

    La carta ovviamente esiste.
  • Poiché la socio-antropologia è sempre nel nostro cuore, non si può non segnalare l’episodio che ha visto come protagonisti una coppia di genitori e il loro figlioletto. Spiaggia, campo da beach volley, marito e moglie stanno sfidando una coppia di amici. Un colpo più forte del previsto raggiunge il figlio, fermo a fondo campo a guardare la partita. Il bambino fa per prendere al volo la palla ma si scontra con il padre, proteso in tuffo per tentare un salvataggio impossibile. Ecco l’amorevole rimprovero del padre: “Gabrié, se t’avvicini un’altra volta, te meno!”. Alla faccia. Brutta specie, i genitori adolescenti dentro.
  • Il settimo giorno, Dio si riposò e i nostri andarono a Gallipoli. A ballare. Sfruttando i suggerimenti di Rampinelli, collega d’università in apparenza irreprensibile ma in realtà trash fino al midollo, tutti allo Zeus Beach. Bar con pavimento in legno, passerella che dà sulla spiaggia, divanetti sia dentro che fuori. Ingresso gratuito, ma ogni consumazione viene 10 €. Per dare un’idea dell’evento, ecco cosa recita il flyer: “Se MeLa Day… MeLa Mangio!”.

    L’entusiasmo di Micheal Stipe per i locali notturni di Gallipoli e per i loro flyer accattivanti.
  • Lungo la strada per il locale, fiotte di pr del Praya, insistenti e fastidiosi come i Rattata lv.2 tra Biancavilla e Smeraldopoli in Pokémon rosso.
  • Obiettivi pre-serata. Teli: limonare. Ravasio: limonare. Locatelli: far finta di essere quella che motiva Teli e non fa nient’altro, ma alla fine limonare. Malvestiti: ballare come un polipo ubriaco, in memoria di Malinska (ma senza gin liscio). Marchesi: tenere d’occhio Panzeri nella speranza di farlo ballare. Panzeri: stare seduto a guardare gli altri che ballano e giocare a Snake sul cellulare.
  • Risultati post-serata. Teli: un limone all’attivo, con tale Giorgio (ribattezzato Giorgio La Minchia, dopo il Luca Lingua di Malinska). Ravasio: nessun limone all’attivo, un numero di telefono conquistato, mezz’ora abbondante di broccolaggio incallito con le amiche di Rampinelli. Locatelli: nessun un limone all’attivo, vari discorsi assurdi con sconosciuti. Malvestiti: polipo ubriaco in gran forma. Marchesi e Panzeri: soddisfacente alternanza tra ballo e pause divanetti (grazie, gin tonic homemade bevuti prima di partire!).

  • Anche allo Zeus Beach, all’alba delle 3.30, brani di Ligabue e Vasco Rossi. Perché, Dio, perché?

(continua…)

2 thoughts on “Sul Salento (ancora), su Giorgio La Minchia e sulla dea Kalì

  1. alessia 16 agosto 2013 / 10:41

    la faccia di michael stipe potrebbe diventare un meme di nonindifferente potenza!

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