Sul Salento (mobbasta), su Pompilio e sulla nobile arte della contrattazione

Dopo il primo e il secondo, ecco il terzo e ultimo insieme di pensierini privi di logica sulla vacanziella salentina:

  • Ci eravamo lasciati con il limone in discoteca di Teli. La ragazza, all’indomani della serata tunz tunz, si alza con la paura cieca di aver contratto la mononucleosi. Il resto del gruppo non si lascia sfuggire l’occasione e la prende avidamente in giro.
  • Se il mondo fosse organizzato come i parcheggi abusivi salentini, vivremmo in un mondo migliore. Personale in abbondanza, segnaletica chiarissima e cordialità tipica della zona. Il prezzo? “Dui euro”, come ci ha detto quella volta un parcheggiatore (“dui” ovviamente è latino, ignoranti che non siete altro: duus, dui, dui, duorum).

    Non fa una piega.
  • Durante le due settimane di convivenza si è registrata una curiosa tendenza a parlare di cacca. La faccio, non la faccio, mi scappa, non mi scappa, quante volte tu? io è un po’ che non vado, ma devo prendere un clistere?, veloce che mi serve il bagno!, eccetera. Non capivo e non capisco da dove venga tutto questo interesse per le feci altrui, ma ne prendo atto.
  • [Parentesi letture estive] “La gang del pensiero”, di Tibor Fischer (titolo originale: The Thought Gang), è un libro particolare. Un filosofo beone e un ladro da strapazzo si alleano e cominciano a rapinare banche a colpi di sofismi e maieutica. Con cento pagine in meno sarebbe molto più godibile, ma non è male [chiusa parentesi].
  • Oltre alla festa “a casu” di Nardò, i nostri eroi si sono recati anche alla “Sagra te lu purpu” di Melendugno. Note positive: lu purpu, per l’appunto, frittu ma disponibile anche in altre versioni; le patatine fritte, fritte come si deve. Note negative: ‘sta cazzo di pizzica che ormai usciva da ogni orefizio.

    Alcuni giovani ballerini
  • Dalle dieci a mezzanotte ha suonato un gruppo, tali Scianari. Da mezzanotte in poi gli headliner (sic) Alla Bua. Sempre pizzica. E se non era pizzica, era taranta. E se non era né pizzica né taranta, era pizzica tarantata. Ore e ore di tamburelli assordanti e canzoni sempre uguali da dieci minuti l’una. Per carità, l’importanza della tradizione, il legame con la terra e tutto il resto, ci mancherebbe. Ma ci avete rott’ u cazz’, come dicono a Nantes.
  • Il giorno dopo la sagra, ho sudato olio.
  • Prima di arrivare alla sagra, invece, ecco le chiare indicazioni di un autoctono: “La sagra? Giri a destra… e poi la vedi”.
  • Altro pasto degno di nota: ristorante “La Zattera” a Torre Collimena, altrimenti noto come “Da Pompilio”. Pompilio è il capofamiglia. Segni particolari: gli manca un avambraccio. Cose che capitano. La moglie di Pompilio è… come dire… convincente:
    “Salve, cosa possiamo scegl…”
    “Ciao, menù turistico, 15 € bevande escluse, mangi di più, paghi di meno”
    “Ah, ok.. ma se volessimo prend…”
    “Faccio tutto io, il menù turistico conviene di più, mangi di più e paghi di meno”
    “Ma si può ordinare anche alla cart…”
    “Meglio il menù turistico, 15 € bevande escluse, mangi di più e paghi di meno”“Ehm, ok, vada per il menù turistico”.
  • Mangiare, abbiamo mangiato. Fin troppo. Insalata, cozze, polpo, linguine, risotto, fritto, altri pesciolozzi… non finivamo più. Uno di quei pasti in cui ti siedi affamato e ti alzi rincoglionito.
  • Per quanto riguarda il giretto a Santa Maria di Leuca non si può non citare l’escursione in nave lungo la scogliera. La scena: i nostri si informano sul prezzo delle escursioni organizzate da una compagnia. Malvestiti dice: “Andiamo più giù, magari altrove costa di meno”. Subito dopo queste parole ci si avvicina un ometto, che poi scopriremo essere il capo della compagnia in questione, e ci fa: “giù pagate di meno ma vi trovate su un barcone con cento persone. Se venite con noi vi faccio lo sconto e siete su una barca solo per voi”. Imbarazzante. Ma la proposta indecente viene accettata.
  • Con noi in realtà ci sono anche due turisti inglesi, ma va be’.
  • Il capitano offre delle spiegazioni davvero interessanti: “Questa è la grotta della voragine. Si chiama così perché, come vedete, c’è una voragine. Passiamo alla prossima grotta”. Capitan Ovvio, è proprio il caso di dirlo.
  • Sempre il capitano: “Signore e signori, sulle rocce potete notare dei molluschi di colore rosso acceso. Si tratta dei cosiddetti pomodori di mare, sono un ottimo indicatore della trasparenza dell’acqua”. Questi pomodorini sono piccoli, brillanti e teneri, ti verrebbe voglia di strapparli dalla roccia e portarli via con te, quando il capitano puntualizza: “Vi ricordo che sono estremamente urticanti”.
  • Gran finale. Giusto per dare un’idea dello spessore culturale dei nostri eroi. Siamo a Lecce, il gruppo contempla la facciata di una chiesa. “Questo è lo stile… ma sì, quello dopo il barocco… ecco, lo stile COCORICÒ!”. Ebbene sì. Ma sono buono e per questa volta vi risparmio il nome dell’autore dell’infelice uscita.

No scherzo, si tratta di Corinne Locatelli, cercatela su Facebook e deridetela, avete la mia approvazione.

Il Cocoricò. In perfetto stile Cocoricò. Più Cocoricò di così, si muore.

2 thoughts on “Sul Salento (mobbasta), su Pompilio e sulla nobile arte della contrattazione

    • franciswolves 22 agosto 2013 / 12:04

      Mi fa piacere che ti piaccia🙂 Le cronache di viaggio sono i post che più mi diverto a scrivere, anche se a ‘sto giro sono usciti più dei pensierini da terza elementare che una cronaca vera e propria..

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