“40 grand, you’re having a laugh!”

Ogni tanto mi ricordo che questo blog ha “wolves” nell’url.

[Attenzione: il post affronterà le vicende di una discutibile squadra sprofondata nella terza divisione inglese. Mi scuso con Baines e con tutti i calciofobi che incapperanno in queste righe.]

Partiamo dalla fine. Giugno 2013, Wolves 23esimi e retrocessi (senza onore, ma proprio manco per la cippa) dalla nPower Championship. In due anni dalla Premier League alla League One, unica squadra a riuscire nell’impresa (sic) per due volte nella storia.

Dean Morgan, il presidente, è un rispettabile imprenditore edile di Liverpool, e di sterline pare abbondantemente munito. Tuttavia sa di football quanto Mario Balotelli sa di esistenzialismo kierkegaardiano. A fare da tramite tra la proprietà e la squadra ecco Jez Moxey, ometto che per dimensioni ricorda Mino Raiola, ma che per competenze sportive si avvicina più al cugino tonto di Speedy Gonzales. Ad allenare c’è invece Dean Saunders, quarantenne inesperto dal ciuffo ribelle, per il quale la salvezza del club si è rivelata un compito troppo arduo.

Piedelento Rodriguez

Tre giorni dopo la fine della stagione Saunders e il suo ciuffo vengono esonerati. Giustamente, dicono molti tifosi, anche se forse la League One sarebbe stata una competizione alla sua portata. Ancor più giustamente viene assunto un allenatore esperto. Non un nome famoso, né un vecchio santone, ma un uomo di poche parole e tanti fatti: il 31 maggio Kenny Jackett, 51 anni, ex manager del Millwall, si insedia nelle West Midlands e decide di fare ciò che andava fatto molto tempo prima. Tabula rasa.

Già prima della sua nomina la società aveva deciso di non rinnovare il contratto a Christophe Berra (difensore scozzese con il brutto vizio di provocare rigori), Sylvain Ebanks-Blake (attaccante bravo in area di rigore, ancor più bravo con forchetta e coltello) e Stephen Hunt (ala irlandese sul viale del tramonto), tre giocatori fondamentali durante la gestione di Mick McCarthy, soprattutto nell’anno della promozione in Premier League (si parla della stagione 2008/09), ma poco considerati da Saunders e dal suo predecessore, Solbakken.

Jackett sposa la nuova linea dettata dalla società e decide di mettere in vendita quattro “intoccabili”, soprattutto per liberarsi dei loro contratti pesanti, ma anche perché simboli del declino del club. Il meno “colpevole” del gruppo è Stephen Ward, nato attaccante e trasformato terzino sinistro da McCarthy. Per l’impegno e la duttilità mostrata negli anni di Premier l’irlandese è arrivato in nazionale, ma non ha mai veramente convinto in difesa, suo vero punto debole. In ogni caso, un onesto servitore del club.

Va’ che bel ragazzo.

Ben altro discorso si può fare per Karl Henry, mediano e capitano di lungo corso: uno dei pupilli di McCarthy, ma anche uno dei bersagli preferiti della tifoseria. Si dice sia stato il capo della congiura contro Solbakken, “reo” di averlo messo in panchina. Che i Wolves vincessero, pareggiassero o perdessero, Henry faceva sempre la solita cosa: passava la palla all’indietro. Creatività nulla, aggressività spesso eccessiva: insomma, il giocatore che tutti vorrebbero cacciare a pedate.

Roger Johnson, poveraccio, è arrivato nel 2011 per 7 milioni di sterline, cifra record per il club, ed è stato subito fatto capitano. La scelta non ha fatto piacere ad alcuni compagni, e alcuni diverbi particolarmente accesi sono finiti sui giornali. Una volta si è perfino presentato ubriaco a un allenamento. Non un capitano esemplare, diciamo. Doveva essere l’uomo della svolta, si è rivelato un flop clamoroso.

Cheers, Roger!

Altro flop è stato Jamie O’Hara, centrocampista offensivo arrivato in prestito dal Tottenham a metà della stagione 2010/11. Sei mesi a tutta, una partita fantastica nel derby vinto contro il West Bromwich ed ecco servito l’ingaggio definitivo, per 5 milioni di sterline. Proprio con l’acquisizione a titolo definitivo, però, è iniziato il calo. Mille infortuni, alcuni gravi, accuse di scarso impegno, rapporti turbolenti con i tifosi: tutte condizioni ideali per finire in tribuna.

Il calciomercato si è concluso il 2 settembre, e solo due dei quattro se ne sono andati: Henry al QPR, Ward (in prestito) al Brighton. Tuttavia, a meno di colpi di scena, né Johnson né O’Hara indosseranno di nuovo la maglia dei Wolves. Per quanto riguarda il mercato in entrata, sono arrivati due terzini (Ricketts e Golbourne), un centrocampista (McDonald) e due attaccanti (Griffiths e Reid). Se si esclude Ricketts, giocatore esperto e uomo di fiducia di Jackett, l’età media delle nuove leve è sui 23 anni. Il messaggio è chiaro: via i vecchi tromboni, dentro giovani affamati e talentuosi. E se si considera che, non si sa come, la società è riuscita a non vendere Doyle e Sako, le stelle della squadra, il futuro non può non apparire roseo.

L’inizio di stagione è stato davvero incoraggiante. La solita sconfitta al primo turno della Capital One Cup (ma i Wolves in coppa non hanno mai brillato), poi un pareggio all’esordio in campionato seguito da quattro vittorie. Gioco semplice ma piacevole, difesa finalmente solida, centrocampo valido e attaccanti di livello. E il motto del club sembra diventare realtà, ora più che mai.

2 thoughts on ““40 grand, you’re having a laugh!”

  1. Baines 5 settembre 2013 / 21:19

    Ti ringrazio. (Ho letto solo le prime 3 righe). :*

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