“Vedo la gente scema”

Scusate la finezza, ma questa va dritta dritta nella raccolta “avere la merda nel cervello”. Signore e signori, tenetevi forte.

Tramite Facebook ho scoperto che esiste tale Alonso Mateo, messicano, rinomato “fashion blogger” e nuova “icona di Instagram”. Qual è il problema? Semplice: ha cinque anni.

*burp*

Be’, che dire.

Il post potrebbe benissimo finire qui. Ma dato che in me vive sempre il sacro fuoco della socio-antropologia, ho spulciato un po’ Google alla ricerca di un articolo attendibile che mi spiegasse la storia del povero bambino. E l’ho trovato.

La fonte è il sito del New York, rivista che non mi è mai capitato di leggere. La headbar del sito è piuttosto significativa, poiché si divide in news and features, restaurantsbars, entertainment, fashion shopping. Una rivista molto più vicina a Donna Moderna che all’Economist, diciamo, un Io Donna con un layout più curato. L’articolo si intitola “The 5-Year-Old Boy Who’s Become an Instagram Style Icon” (non penso serva una traduzione) ed è firmato da tale Joy Adaeze, la quale, dopo aver elencato i nomi di altre star in età da asilo, descrive le foto dello sventurato:

Posa con nonchalance, senza guardare l’obiettivo e sorridendo in modo carismatico. Molte delle sue foto sono autoscatti fatti allo specchio. In un’immagine indossa una camicia Crewcuts, pantaloni aderenti Crewcuts, mocassini Gucci e cintura Gucci. Il mio ragazzo starebbe benissimo vestito così. E lui ha 29 anni.

 Cosa si evince solo leggendo queste parole?

  1. La nostra Joy Adaeze è un filo esaltata.
  2. Il ragazzo della nostra Joy Adaeze sarà contentissimo di prendere consigli di stile da un bambino che fatica a non pisciarsi addosso.
  3. I genitori del bimbo devono avere soldi e problemi psichici in abbondanza.
  4. Il povero Alonso, per quanto forse inconsapevole, in potenza è un bimbominchia allucinante.

Ma andiamo avanti.

Luisa Fernanda Espinosa, stilista freelance, ha iniziato a postare le foto lo scorso anno e ora ha più di 127mila follower (che culo!, n.d.t.). Oggi su Google Immagini sono memorizzate 230mila foto di suo figlio.

Altre considerazioni:

  1. Alonso ha cinque anni, forse gli va di lusso: i suoi compagni non sono ancora entrati nella fase della cattiveria gratuita.
  2. Povero bambino.
  3. Cos’ha la madre nel cervello? Un’ipotesi l’ho già fatta, proprio in cima al post, ma sono aperto a idee alternative.

L’articolo va avanti spiegando come la famiglia si sia trasferita da Monterrey a Laguna Beach, e come i genitori (il padre è CEO di un’azienda privata che opera in campo finanziario) possano permettersi di spendere un patrimonio in vestiti di marca, taglia XXS. Ma è con la descrizione della routine quotidiana che si entra nel tragicomico:

Ogni mattina, prima di andare a scuola, [Alonso] si dirige con la madre verso il suo enorme armadio, nel quale un intera parete è riservata alle scarpe. Di solito lui le dice quali jeans e quali scarpe vuole, e poi sceglie una t-shirt. “Gli dico che è una maglia estiva e che siamo in inverno”, spiega la madre. “Lo aiuto a coordinare gli outfit in modo che abbiano senso, ma fa quasi tutto lui.” Quando escono di casa, i fan gli chiedono una foto. Ma come spesso accade con i più piccoli, anche con quelli vestiti in modo meno ricercato, la madre dice che il suo bambino ogni tanto è timido: “Alcune volte si nega ai fan e dice che è troppo stanco”.

Ebbene sì. “È troppo stanco”. Alle 8-9 di mattina, quando esce di casa per andare a scuola. Genitori che andrebbero riempiti di sberle e che invece finiscono sui giornali (con giornalisti che, sia chiaro, la loro razione di sberle se la meriterebbero eccome). Genitori che incitano il figlio a rincoglionirsi con gli autoscatti.

Sempre in queste ultime frasi ci sono due impliciti preoccupanti. Il primo: “Lo aiuto a coordinare gli outfit in modo che abbiano senso”. Tradotto letteralmente dall’inglese “so that they make sense“. Non devono “stare bene”, devono “avere senso”. Sarà una paranoia mia, ma quel make sense mi fa paura. Perché penso a tutti quei bambini che la mattina vogliono mettersi la loro maglietta preferita, quella gialla fosforescente, che piace tanto ai compagni e che fa a pugni con qualsiasi paio di pantaloni nell’armadio. Ma la mettono comunque. Perché i loro genitori non hanno paura che i vestiti dei loro figli “non abbiano senso”. A cinque anni, per di più.

Il secondo implicito è in un inciso della giornalista: “Ma come spesso accade con i più piccoli, anche con quelli vestiti in modo meno ricercato, la madre dice che il suo bambino ogni tanto è timido”. No, adesso, scusa: cosa vuol dire specificare “anche con quelli vestiti in modo meno ricercato”? Che la timidezza non riguarda solo le icone di Instagram, ma anche – poveri sfigati – i bambini normali? Ma soprattutto: se ti vesti “ostentatiously” hai maggior diritto a essere timido? Carissima Joy Adaeze, ma ti droghi? Come se la timidezza non fosse qualcosa di innato.

L’articolo si conclude con una marchetta alla Apple (“Ho un iPad 2 e un iPod personali”, dice il – fa sempre bene ricordarlo – cinquenne Alonso) e con un accenno alle possibili critiche, subito spazzate via dalla giornalista stessa, che non fa nemmeno finta di essere imparziale, desiderosa com’è di finire l’articolo, stampare le foto del bambino e correre ad appenderle nell’appartamento del suo ragazzo. Adaeze “osa” copincollare uno dei commenti poco carini destinati al bambino (“He’s just a spoiled douchebag“), commento che mi fa ricordare quanto ami la parola douchebag, un misto tra perdente, cazzone, sfigato e coglione (sì, ho studiato a Nantes, lo so che si sente).

Alonso è oggettivamente spoiled, viziato, ma i veri douchebag della situazione sono i genitori, direi.

14 thoughts on ““Vedo la gente scema”

  1. ro 6 settembre 2013 / 08:44

    Il “mi piace” è per il titolo. Il bimbo è fastidioso. Chiaramente è parente di qualcuno che ha scritto l’articolo. Adesso sto pensando però che pure tu potevi evitare di dargli seguito. Il titolo però rimane bello.

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    • franciswolves 6 settembre 2013 / 18:40

      Ma è anche prendendo nota di casi come questi che si guadagna autostima!

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    • ro 7 settembre 2013 / 08:06

      Ci penso.

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  2. Serenate Cinematografiche 6 settembre 2013 / 18:31

    Ennesimo bambino diventato una macchietta a causa dei genitori rincoglioniti e con troppi soldi a disposizione. Ho paura di che tipo di adulto diventerà…

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    • franciswolves 6 settembre 2013 / 18:44

      Infatti uno dei commenti all’articolo originale diceva: “tra vent’anni mi piacerebbe leggere un articolo su come sarà diventato questo bambino”.

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  3. Pendolante 16 settembre 2013 / 21:57

    Poveri piccoli mostri creiamo. Poi crescono psicopatici e ci chiediamo perché

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  4. Veronica Adriani 22 settembre 2013 / 22:42

    Mi sono fatta domande fino alla fine di questo post. Poi ho visto la foto della madre.
    Tutto chiaro.

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    • franciswolves 2 febbraio 2014 / 14:15

      Non dovresti leggere certi articoli alle 5.58 di domenica mattina!

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