Timur Vermes – Lui è tornato [recensione]

Tutti abbiamo una lista, cartacea o mnemonica, dei libri che vogliamo leggere. La mia tende a essere mnemonica, anche se ogni tanto mi appunto un autore o un titolo su bigliettini che spesso vanno persi, in lavatrice o nel dimenticatoio. Ci sono fior fior di scrittori che non ho mai letto e che vorrei esplorare. Chandler, Roth, Murakami, Bukowski e altri ancora. Proprio in questi giorni sono arrivato circa a un quarto dei Fratelli Karamazov, e Dostoevskij è un altro che mi era sempre sfuggito fino a poco fa.
Poi capitano quei mercoledì pigri in cui finisci a girovagare per librerie in attesa di un treno, e in modo del tutto casuale ti imbatti in una copertina del genere:

E a quel punto prendi la tua bella lista e ti dici che, dopotutto, se quei signori sono stati così gentili da pazientare finora, pazienteranno volentieri qualche giorno in più.

Lui è tornato (Bompiani 2013, titolo originale Er ist wieder da), esordio letterario di Timur Vermes, racconta l’improbabile resurrezione di quell’omino tedesco non proprio possente, con i capelli tirati da una parte, i baffetti a spazzola e qualche piccola mania di grandezza. Proprio lui: Adolf Hitler è tornato.

Dal suicidio del 1945 al “risveglio” nel 2011. Sì, perché a oltre sessant’anni di distanza dai fattacci del bunker il nostro Adolf apre gli occhi e si ritrova in un campo di Berlino. È spaesato, rintronato, stordito. Attorno a sé solo margheritine e denti di leone. Non ricorda un granché delle sue azioni più recenti, ma in compenso sente un gran mal di testa…

Cominciano così le avventure contemporanee del “fu” dittatore, prima ospitato da un affabile edicolante e poi assunto, in qualità di imitatore di sé stesso (!), da alcuni dirigenti televisivi. Come se la caverà, il Führer, tra televisione, telefonini e computer?

Vermes sceglie di affidare la narrazione a Hitler stesso, e se si pensa che l’ultimo libro tedesco con l’Adolfo nel ruolo grammaticale di prima persona singolare è stato il Mein Kampf (tuttora bandito in Germania), il rischio di creare un putiferio è bello alto. Ma l’autore riesce a far digerire la prosa asettica, rigida e, come dire, un po’ nazista del protagonista a colpi di effetti stranianti davvero godibili. Soprattutto nella prima parte del libro, quando Hitler non si è ancora ambientato nella Berlino del XXI secolo, le risate sono numerose.

Poi, un bel giorno, il nostro “eroe” capisce come funziona il giro del fumo. E da lì sono cazzi per tutti. La comicità si trasforma in satira: politica, soprattutto, ma anche sociale e umana. Hitler ne ha per tutti e tutto, smartphone inclusi:

In generale non sono un fautore di questa incessante mescolanza di compiti. Oggi la radio deve suonare anche quei dischi argentati, il rasoio deve funzionare sia sulla pelle bagnata sia su quella asciutta, il benzinaio vende anche i generi alimentari, il telefono deve essere al contempo un telefono, un’agenda e una macchina fotografica. Questa è una stupidaggine pericolosa perché ha come conseguenza che i nostri giovani fissino i loro telefoni anche quando camminano per la strada e vengano investiti a migliaia. Sarà una delle prime cose che farò: proibire questi apparecchi o permetterne l’uso soltanto ai rimanenti elementi di razza inferiore.

Dopo aver raggiunto un discreto successo, il nuovo astro della tv tedesca frequenta persino la movida tedesca. Anche gli organizzatori dell’Oktoberfest fanno carte false per averlo come ospite, ma il giudizio del Führer non è dei più positivi quando si trova davanti uno squallido cumulo di ubriaconi vip:

Continuavo a cercare di capire quella strana compagnia. In pratica la gioventù non era rappresentata, ma tutti si comportavano come se avessero 20 anni. Di sicuro era questo il motivo di quella sfilata di décolleté, ma anche del comportamento di taluni. Fu sconcertante. Non appena questa impressione mi assalì, non mi abbandonò più. Tutti quegli uomini appartenevano alla categoria di coloro che non sopportano virilmente il decadimento fisico e non riescono a compensarlo con il lavoro intellettuale o anche solo con una certa maturità. Tutte quelle donne non si erano rilassate soddisfatte dopo aver allevato i loro figli per il popolo, ma si comportavano come se quella fosse un’irrinunciabile occasione per recuperare la loro gioventù sfiorita, anche solo per poche ore.

Vermes, prima di scrivere, ha studiato. E alla fine del libro, da bravo secchione, spiega ogni singolo riferimento da lui infilato nel testo. E credetemi, i riferimenti sono davvero tanti: amanti, amici, alleati, nemici, ma anche abitudini e fissazioni dell’Adolfo. Un modo decisamente leggero e inconsueto per scoprire l’Hitler privato e pubblico, senza tirare in ballo libri di storia, annessioni dei Sudeti e invasioni della Polonia.

Si sprecano anche i riferimenti all’attuale scena politica tedesca. Satira a tutto spiano, e la Merkel è uno dei bersagli preferiti. Purtroppo, da ignorante in materia, non ho potuto cogliere appieno le frecciatine ai vari ministri e parlamentari tedeschi, ma sono sicuro che i crucchi – e, perché no, gli appassionati di politica crucca – sapranno apprezzare. Ah, certo: ogni tanto qualche passaggio fa venire in mente una certa realtà italica “a cinque stelle”. E non si sa se sorridere o rabbrividire.

Si parla di multiculturalismo, nuovi e vecchi media, politica, società e di un fanatismo che, oggi più che allora, sembra farsi strada con una facilità disarmante. Non è un libro che cambierà il mondo, no di certo, ma Lui è tornato fa – nell’ordine – ridere, sorridere, pensare e riflettere. E scusate se è poco.

(Poi, va be’, ci sono dei tocchi geniali. Tipo la suoneria di Hitler.)

9 thoughts on “Timur Vermes – Lui è tornato [recensione]

  1. ammennicolidipensiero 22 ottobre 2013 / 23:38

    lui è tornato è un c.a.p.o.l.a.v.o.r.o. – avevo in mente un post di recensione da tempo, non l’ho mai scritto: è un piacere leggerlo.

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    • franciswolves 23 ottobre 2013 / 19:11

      E a me fa piacere constatare che non sono l’unico folgorato dal libro!

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  2. ilgattosyl 23 ottobre 2013 / 10:31

    Letto pure io. L’inizio è esilarante e geniale, poi secondo me si è un po’ perso via verso la fine, come se non sapesse come uscirne fuori.
    Però complessivamente mi è piaciuto anche a me.

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    • franciswolves 23 ottobre 2013 / 19:12

      Ho notato anch’io un calo nelle risate, ma secondo me è perché i temi si fanno più seri e la satira prevale sulla comicità pura. In ogni caso, promosso a pieni voti.

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  3. labyrinthpersephone 5 gennaio 2014 / 19:30

    M’hai convinto: lo inserirò nella lista – perché la mia è assolutamente cartacea, e bella in vista attaccata alla libreria😉

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  4. wwayne 11 aprile 2014 / 12:00

    Di Murakami ho letto nell’ ordine:

    A sud del confine, a ovest del sole
    Dance dance dance
    La ragazza dello Sputnik
    L’ uccello che girava le viti del mondo

    Sono state tutte e 4 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Visto che condividiamo la passione per la lettura, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. : )

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    • franciswolves 13 aprile 2014 / 18:09

      Grazie mille per i consigli su Murakami, e complimenti per le tue fatiche di lettore! Ammetto che al momento sono in una fase di lettura passiva (ovvero non scelgo i libri, mi vengono appioppati), ma superati gli esami finali sfrutterò il tuo bel post🙂

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    • wwayne 13 aprile 2014 / 18:12

      Mi fa molto piacere che ti sia tornato utile. Grazie a te per la risposta! : )

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