Appunti via Carnate – I briscolanti

Una volta, qualche anno fa, andare a scuola in tuta era da sfigati. Parlo di liceo, di giorni in cui c’era educazione fisica prima di francese e matematica.

Ora invece il capobranco della comitiva di giovani seduti davanti a me sfoggia uno spavaldo pantalone di tuta Adidas blu scuro. Molto working class. In abbinato ecco una felpa Abercrombie, anch’essa blu. Non proprio working class, ma tant’è. Accanto e di fronte al maschio alfa (che per comodità sarà chiamato Fitch) altri due ragazzi, in un più consueto jeans chiaro. Il quarto ragazzo è oltre il corridoio del vagone, davanti a lui anche un esemplare femminile.

Fitch è inquieto. “Dov’è la Clarissa?”.

“Boh” rispondono gli altri. “Avrà sbagliato vagone”.

Forse è proprio la felpa a giustificare quei pantaloni un po’ così. Equilibrio stabile tra sportività e tendenza. Un po’ birra&partita, un po’ outlet. Ho i soldi, ma troppa sbatta mettere i jeans! Strafottente al punto giusto. Servire ancora caldo a orde di ragazzine griffate e ingrifate.

“Vado a cercarla”.

I compagni, intanto, sistemano tracolle e zaini sotto i sedili. Compare un mazzo di carte. Due mani sgraziate le mischiano.

“Oh, Clarissa, dove cazzo sei andata?”.

“Eeee, nel vagone prima! Pensavo che eravate andati lì!”.

Me l’aspettavo un po’ più graziosa, la Clarissa. Occhialoni, brufoli rossi sulle guance, capelli castano noia. Jeans larghi e maglione largo. Coerenza uno, gusto zero. Ma senza di lei non si poteva iniziare. L’altra ragazza è immersa in una qualche lettura di fisica.

Fitch si risiede ed estrae dallo zaino biro e foglio segnapunti. Si gratta la barba bionda, non troppo folta. Sembra in pace con sé stesso, ora.

Non sono contrario alla briscola. È una pratica sociale di un certo valore. Sguardi allusivi, frasi oscure, insulti gratuiti. Che poi cinque ventenni decidano di giocare a chiamata in treno, in un vagone fino a quel momento dominato da un raro silenzio, non è cosa che può piacere a tutti. Io stesso non ne sono entusiasta. Ma sbircio e annoto. E sembra per un attimo di essere in un bar di paese. Le parole, i movimenti, gli scoppi di gioia e disperazione sono gli stessi. Mancano giusto le bestemmie, la cappa di fumo e le vampate di prosecco.

“Da quando si gioca così? Cosa cazzo chiami il due?”

Fitch è polemico, non ci sta a perdere per colpa degli altri. Prende la biro, si toglie a malincuore un punto dalla classifica. Dal tascone del tutone Adidas tira fuori l’iPhone. Un’occhiata, tre ditate e via, si riparte. Ogni carta tolta dalla mano e gettata sul banco improvvisato trasuda carisma. Fitch si guarda intorno, in attesa delle mosse altrui. Manager panciuti scendono, casalinghe con permanente salgono: la situazione è sotto controllo.

Poi qualcosa si rompe.

“Basta, non ho più voglia”.

Fitch alza lo sguardo e trova per un attimo gli occhi annoiati della Clarissa, poco prima che si fiondino in basso a cercare un libro, un quaderno, qualcosa di priorità necessariamente maggiore. Uno dei ragazzi la imita, iniziando a rileggere appunti in un enorme raccoglitore arancione. Gli altri si limitano a cambiare posizione sui sedili, a cercare un appoggio più comodo dopo la fase di trance agonistica. Solo uno non si è ancora mosso.

“Dai Clarissa, perché? Ti sei offesa?”. Il disappunto di Fitch è enorme. Continua a fissare la traditrice, cerca i suoi occhi vispi rimpiccioliti dagli occhiali. Ha ancora le carte in mano, non riesce a metterle via.

“Ma va’, mica mi sono offesa, non ho più voglia e basta!” dice lei, con una sincera espressione di sorpresa in volto. I brufoli seguono le pieghe della bocca sorridente. “Devo finire ‘sto capitolo” dice, in diagonale, al ragazzo in felpa e pantaloni di tuta.

Lui abbassa la testa, guarda le carte senza vederle e le mette via, riluttante.

L’intera compagnia è in silenzio, divisa equamente tra lettori e nullafacenti. In sottofondo si sentono gli inconfondibili “sì, ti mando una mail stasera”, un classico nell’ora del tramonto. Fitch però non molla.

“Psssst! Pssssssst! Clarissa!” sussurra, cercando gli sguardi complici dei vicini. Gli amici ridacchiano con fare ebete. “Pssst! Clarissa! PSSSST!”.

“Cosa vuoi?!” fa lei, esasperata e divertita.

“Ma ti sei offesa?”. Lui non si dà pace.

“No! Piantala, però!”. Lei si rituffa nel libro, sempre sorridendo.

La felpa figa e il maglione anonimo. La partita in prima categoria e i libri di Bridget Jones. Briscola e fisica, spavalderia e brufoli. Impossibile. Però, forse…

Fitch si gira e tira su col naso. Guarda il ragazzo di fronte a sé.

“Comunque non si gioca così. Dimmi perché cazzo hai chiamato il due”.

8 thoughts on “Appunti via Carnate – I briscolanti

    • franciswolves 27 ottobre 2013 / 12:57

      Grazie🙂 Anche se invidio il fatto che tu puoi ispirarti al materiale umano di Tokyo e Mosca, mentre io non posso andare oltre Paderno e Arcore😀

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    • ro 27 ottobre 2013 / 13:15

      Qui molti dei tuoi lettori ti direbbero che di materiale ne hai molto, specialmente intorno ad Arcore! Datti un po’ di tempo magari e se ti piace viaggiare… Si può fare! ( la fonte della citazione sono sicura che tu la conosci )

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  1. Firmato Ckf 4 novembre 2013 / 16:02

    Mi hai ricordato quando stavamo chiusi nel garage di G, un’estate piovosa passata di pomeriggio a giocare a briscola, quella dopo a tressette. La giocata migliore era quella sancita dallo schiocco più forte, *schiacc* e calavi il black bastoon (come chiamavamo l’asso di bastoni, che a tressette a perdere valeva undici punti e lo scherno per la durata della mano). Quando le carte giravano bene ad ogni “scesa” si canticchiava un motivetto… Solo che porca miseria, a 19 anni facevamo le cose dei pensionati e allora abbiamo smesso. Adesso le estati c’è chi le passa sui libri, chi in ufficio, chi a sciogliersi sulla spiaggia, mah!

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    • franciswolves 4 novembre 2013 / 23:49

      Dici che è meglio la briscola, a ‘sto punto?🙂

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    • Firmato Ckf 5 novembre 2013 / 00:57

      dell’ufficio certamente, del mare dipende dalla compagnia

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  2. labyrinthpersephone 5 gennaio 2014 / 19:36

    Tu hai certi tocchi che inserisci così, nella scorrevolezza: griffate e ingrifate, castano noia.. come si fa a non leggerti, se fai così?

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