Appunti via Carnate – Il Budda sono io

Diciannove novembre, ore sedici e trenta circa. Tanto grigio in cielo, tante gocce d’acqua sui finestrini, tanta aria fritta nel secondo vagone del Milano – Bergamo (via Carnate) delle 16.01.

A dominare la scena, tanto per cambiare, è un gruppo di quarantenni ciacolone, una specie davvero diffusa nei treni di questa fascia oraria. È uno di quei giorni in cui vorrei sottrarmi al loro chiacchericcio con ogni singola briciola di energia del mio corpicino, ma è anche uno di quei giorni in cui il lettore mp3 si scarica a tradimento all’inizio del viaggio d’andata. Non posso fonoisolarmi. E di solito, quando non posso fonoisolarmi, si spalancano le porte dell’inferno.

Eppure sembra un viaggio anonimo, come tanti altri. L’ex compagno delle medie che si abbiocca a due sedili di distanza, l’adolescente alternativa che chiama la mami per farsi venire a prendere in stazione, il classico Anziano BipBip che litiga con uno smartphone ben al di sopra della sue conoscenze tecnologiche.

Che poi, fateci caso, questi rispettabili anzianotti maneggiano tutti il cellulare come se fosse un ordigno nucleare. Lo tengono a distanza: il braccio teso, come se la mano reggesse l’ultima edizione di “Repubblica” a una pagina dai caratteri troppo piccoli; la testa abbassata, col mento ben adeso al gargarozzo e gli occhiali provvisti di immancabile cordicella; il dito indice esitante, intermittente e, nei casi più estremi, un poco tremante. A ogni tocco sembrano Danny Ocean e Rusty Ryan alle prese con il codice del caveau di un qualsiasi casinò iperblindato, quando un’impercettibile unghiata sul tasto sbagliato è sufficiente a far arrivare polizia, FBI, SWAT e chissà cos’altro. Ovviamente, il nome dell’Anziano BipBip non deriva dalla sua appartenenza ai Looney Tunes, bensì dalla sua incapacità di azzerare i toni di tastiera. E ogni volta è un cazzo di concerto.

Bip, bip, biiiiiip.

Dlin. Bip bip, blop [nel 90% dei casi al blop corrisponde il tasto “indietro”, che a sua volta nel 90% dei casi è involontario, ed è quindi seguito sempre da un accenno di porcone].

Bip, bip, bipbipbip [qui l’anziano prende velocità, illudendosi e gasandosi non poco], dlin, dlin, bipblop [altro accenno di porcone].

Bip. Bip [Sospiro di rassegnazione].

Bip. Dlin. Bip. Dlin. Blop [Segue anziano che rimette il cellulare in tasca mormorando parole poco edificanti].

Figli, nipoti, pronipoti, generi e nuore, mi rivolgo a voi: azzerate i toni tastiera dell’Anziano BipBip che pranza con voi la domenica. Ogni giorno un Anziano BipBip causa un esaurimento nervoso a 3,7 poveri pendolari innocenti. Contribuite anche voi a fermare il massacro. Grazie.

Ma torniamo sul secondo vagone. Alle mie spalle sento una delle quarantenni ciacolone uscire con l’inaffondabile cavallo di battaglia: “Sabato ho comprato un paio di scarpe fantastiche, ho speso solo…”. No, non lo so il prezzo. Il cervello si scollega sempre in automatico. Per braccialetti, collane, orecchini, smalti, mascara, borse e soprattutto scarpe. Non so se avete mai visto Scrubs.

Purtroppo nessuno si è messo a parlare di mutandine di seta, lo ammetto. In compenso le sinapsi hanno ripreso a funzionare al seguente frammento di frase:

“…che esiste l’outlet del funerale!”.

“Cosa?” penso io. “COSA?!” urlano le comari. “DAVVERO?!”.

“Ma SIIII, esiste davvero, è l’outlet del funerale. A quanto pare tutto compreso viene sui 1500 euro, che non è…”.

“Sì ma tutto cosa?” chiede la comare scettica.

“Ma cosa ne so! Sarà la bara, poi ci saranno i fiori, quelli delle pompe funebri, il prete…”.

Lì per lì mi immagino un omino Bartolini che scende dal furgone, apre il portellone posteriore ed estrae una bara, due corone di crisantemi, quattro ragazzotti in nero e un curato un tantino disorientato, in una mano il breviario e nell’altra l’incensiere (solo dopo avrei scoperto che – ahimè – la tizia non stava raccontando balle).

Quattro oche troppo cresciute che fanno, a loro insaputa, dello humour nero di discreto livello. Si prospetta un’ultima parte di viaggio molto interessante. Ma proprio in quel momento entra nel vagone la Legge.

“Buonasera. Biglietti, prego”.

Il controllore di oggi è mezzo pelato, ma tenta di compensare con una barbetta grigia ben curata. Età stimata attorno ai cinquanta. Accento appena meridionale. Quando si avvicina per osservare l’abbonamento che gli tendo con una certa impazienza, emana un forte odore di profumo da uomo. Daje controllo’, che voglio sentire come va a finire questo dialogo dell’assurdo. Dialogo che non si ferma neanche di fronte all’arrivo dell’uomo in divisa verde biliardo.

“Ma è pochissimo! Ma poi uno come fa a prenotare?”.

“Be’, basta che lo lasci scritto sul testamento o da qualche altra parte…”.

Certo. Sul frigo, magari. Compra uova, burro, due pacchetti Funerale Elegante. E lo sgrassatore, che te lo dimentichi sempre.

“Scusate, ma che sono questi discorsi allegri?” interviene il controllore, quando il treno ha ormai superato il ponte di Paderno.

“Stavamo dicendo che a quanto pare esiste l’outlet del funerale, dove paghi i funerali 1500 euro in tutto!”.

“Ma chi è che deve morire di voi?”.

Le comari ridacchiano. “Nessuna! Però per il futuro un pensierino ce lo faccio! Sono solo 1500 euro!”.

Ed ecco che anche il controllore e la sua barba decidono di partecipare a questa farsa montypythoniana.

“Signora, se mi dà 500 euro la tengo io sul comodino!”.

Segue risatona collettiva delle sciure, palesemente ammaliate dal fascino del comico in divisa. A questo punto però il tono dell’ometto si fa serio, così come la conversazione, che piano piano da macabro-umoristica si fa religioso-esistenziale. È un vero peccato non poter vedere i volti dei protagonisti. In compenso vedo l’ex compagno delle medie che si riscuote dall’abbiocco, mi saluta e fa una faccia come a dire “che cazzo stanno dicendo quelli là?”. Lo invito a porgere l’orecchio e farsi due risate. Nell’aria c’è odore di perle imperdibili. O di cazzate, scegliete voi. E infatti, poco dopo, ecco la scottante verità del controllore e della sua barbetta:

“Guardi signora, io sono buddista. Davvero. Ho passato momenti difficili e ho ritrovato la serenità grazie al buddismo”.

Uno dei momenti più epici mai raggiunti in cinque anni di su e giù da Milano. Non tanto per la frase in sé, – non è che se lavori per Trenord allora non puoi essere buddista, o hare krsna, o geovo – quanto per ciò che segue. E cosa succede quando un elemento esterno fa deragliare la conversazione di un gruppo di quattro signore abituate da anni a parlare di scarpe e borse? IL CAOS TOTALE.

“Io sono atea, però credo in qualcosa che non riesco a capire”.
“Per me il battesimo è ingiusto, Gesù non è mica stato battezzato da piccolo, eh!”.
“Va che non è una filosofia, è una fede!”
“Ma va che Gesù non c’era mica nel medioevo! I sacramenti li hanno inventati nel medioevo”.
“Io credo, ma non nella Chiesa”.

E poi, dal nulla, il Capolavoro:

“Non sono atea, però secondo me le religioni sono l’oppio dei popoli!”.


Mentre all’Highgate Cemetery di Londra quello che resta di Karl Marx cerca di riprendere una posizione il più comoda possibile, a parecchi chilometri di distanza l’attenzione si concentra di nuovo sull’ometto Trenord. Una comare, ancora in stato confusionale, lo interroga:

“Ma chi è il Budda?”.

E lui, con fare zen:

“Il Budda sono io. Ognuno di noi ha un suo karma interno, e quando questo è talmente alto da fare raggiungere il Nirvana, ognuno di noi è il Budda”.

Quattro, cinque secondi di silenzio surreale. Mi trovo davvero sul Bergamo delle quattroezerouno? La solita comare confusa vuole saperne di più:

“Ma allora in chi crede?”.

“Io credo in me stesso” risponde il ControlBudda.

“Wow, allora deve avere un’autostima enorme! Ma dopo, cosa c’è?”.

“Dopo cosa?”.

“Dopo la vita, dopo la morte. Cosa c’è nell’aldilà?”.

Non le vedo, ma sento che quelle quattro donne hanno gli occhi sgranati e si stanno convertendo sulla via di Ponte S. Pietro.

“C’è la reincarnazione”. Breve pausa. “Però ammetto che non ho ancora affrontato bene questa parte del buddismo, è una religione che ho abbracciato da poco”.

Ma noooooo, ma così crolla tutto! Proprio ora che la montagna si stava quasi convincendo a muovere il culo per fare la conoscenza del nuovo Profeta. All’improvviso ControlBudda torna a essere un comune mortale, e me lo figuro in bagno, seduto sul water, che con una mano si gratta la barba e con l’altra tiene in mano un’edizione usata di “Buddismo per principianti”. Che delusione. E anche le sciure, a un passo dalla conversione, riprendono a starnazzare e delirare.

“La Chiesa torturava le persone!”
“La fede è la stessa, sia per un musulmano che per un ebreo o un cattolico”.
“Il papa nuovo mi piace, sta facendo riavvicinare i giovani alla religione”.

E mi duole ammetterlo, ma anche il fu ControlBudda si abbassa al loro livello.

“Che cosa ha fatto la Chiesa nell’età moderna? Niente, solo stronzate!”.

Stazione di Terno. Scendo quando ormai la discussione è diventata un misto tra Forum e il Processo di Biscardi, dove quello che urla più forte ha ragione. Non piove più. Chiedo al mio ex compagno di scuola se ha sentito almeno il finale di conversazione.

“Eh sì, ma non ci ho capito tanto. Va be’, c’è qua mia mamma a prendermi, buona serata!”.

Vai, o giovane Padawan, riferisci al mondo quanto hai appreso e impegnati ad accogliere anche tu il Budda quando sarà il momento.

Nel dubbio, però, leggiti anche il capitolo sulla reincarnazione. Non si sa mai.

(Qui gli altri episodi)

8 thoughts on “Appunti via Carnate – Il Budda sono io

  1. Firmato Ckf 26 novembre 2013 / 22:55

    aspè, appena mi risveglio dal coma commento in modo normale, ora sento il cervello sciogliersi per l’eccesso di minchiate tutte insieme (tengo a precisare che non è colpa tua)

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    • Francesco 27 novembre 2013 / 21:45

      È un unico mondo di minchiate, di cui fanno parte Dio, Buddha, il controllore, le sciure, Trenord e – temo – pure il sottoscritto. Arriveranno tempi migliori?

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    • Firmato Ckf 27 novembre 2013 / 21:46

      in macchina è più noioso, e treni di filosofi e scienziati non ne fanno (senza offesa, difficilmente potresti salirci dopotutto)

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    • franciswolves 27 novembre 2013 / 22:33

      Però un po’ di sana noia me la godrei volentieri, una volta ogni tanto…

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  2. swann matassa 27 novembre 2013 / 22:32

    No scusa francè, la discussione col controlbuddha è bellissima, ma io sono rimasto all’outlet del funerale… Cioè ho aperto il link, ho letto lo slogan, non ci potevo credere. Ma secondo te arrivano pure qui nel profondo sud?

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    • franciswolves 27 novembre 2013 / 22:35

      Considerando il fatto che il settore non andrà mai in crisi, è un’eventualità che non escluderei!

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