Sulla variatio sintattica, sui tortiglioni e sulla rabbia

Mi sono sempre piaciute le liste. Da piccolo mi sedevo al tavolo della cucina e, sotto dettatura, annotavo tutte le cose che mio padre avrebbe dovuto comprare al supermercato. Fusilli, una riga vuota, spaghetti, una riga vuota, tortiglioni, una riga vuota. Non ho mai avuto una bella calligrafia, sono anni che non scrivo più in corsivo e lo stampatello, per quanto detentore di monopolio, non è migliorato un granché nel tempo. Ma in quanto a distribuire gli spazi non mi batte nessuno. E quei fogliettini, dove le patate erano perfettamente equidistanti dal riso e dai cereali, ne erano una delle prime dimostrazioni.

(Sì, l’infanzia da figlio unico ha lasciato dei segni indelebili. E sì, a casa non sono mai mancati i carboidrati).

Poi è arrivato Word, e con mia somma gioia è arrivata pure la funzione elenchi puntati e numerati. Più puntati che numerati, a dirla tutta. Forse mi sono sempre piaciuti gli elenchi perché mi sono sempre piaciuti i riassunti. O forse è il contrario. In ogni caso avverto sempre una minuscola vampata di soddisfazione quando, durante la stesura di un qualsiasi documento scritto, vedo l’opportunità di inscatolare mandrie di parole allo stato brado, di piantare tre, quattro, dieci paletti belli spessi sul fianco sinistro del povero compare Docx, che il più delle volte viene trafitto senza colpe particolari.

(Anzi, secondo me il povero compare Docx soffre di più quando, una volta sugli schermi di professori universitari teoricamente dotati di quel briciolo di competenza informatica necessaria per gestire un programma di videoscrittura, si trova costretto a subire umiliazioni immani quali gli incesti grassetto-corsivo-sottolineato, le gangbang con decine di “a capo” messi uno sopra l’altro per cambiare pagina o, per l’appunto, gai trenini di elenchi numerati in stile unopuntoduepuntotrepuntostella. Ma sto divagando).

Si parlava di liste e di disordini mentali infantili. I pallini/quadratini/segni di spunta di Word mi hanno preso talmente tanto che li uso anche per le sedute di appunti amanuensi. Sia chiaro: le parole tendono alquanto a fregarsene. Un amico, sfogliando il mio quaderno milleusi, ha sentenziato: “A ingegneria, con questi appunti, saresti vittima di bullismo”. E menomale che non faccio ingegneria, allora. Ma è anche vero che quando ti ritrovi a seguire una corso monografico di letteratura inglese sul postcolonialismo (sigh) dove il professore ripete la parola “colonizzazione” almeno settantatré volte a botta (sob) per sottolineare per ore e ore (ma perché?) gli stessi cazzo di concetti il cui succo è “viva i neri oppressi, pussate via bianchi oppressori”, be’, ci sta anche che l’ordine vada a farsi benedire. I puntini si spargono in maniera del tutto randomica sul foglio, roba che se quel povero pezzo di carta fosse una schiena, servirebbe subito una mappatura dei nei, ma fatta da uno bravo.

Poi c’è Evernote. Come descriverlo? È un programma/un’applicazione che porta ordine anche dove non c’è niente da ordinare. Perché devi aprire il programma, che può creare diversi taccuini, in cui puoi inserire tutte le note di questo mondo, che puoi riempire in ogni modo possibile, che al mercato mio padre comprò. C’è chi si fa ipnotizzare con scarpe a borse, c’è chi si eccita col tuning, c’è chi si diverte a cincischiare con scintillanti programmi organizer creando millemila file inutili pur tuttavia seguendo una gerarchia impeccabile. “Il mondo è bello perché è vario ma a Paladina è ancora più bello”, direbbe Carlo B..

Tutti questi vagoni merci di aria fritta per sottolineare la solerzia con cui ho creato, il primo giorno di vacanza, una lista Evernote con le cose da fare. Cinquantadue punti. Ognuno con il suo bel quadratino da spuntare (come si fa a non amare un’app che ti crea i quadratini da spuntare, dai!).

Nella lista, ahimè, non ci sono grandi progetti e ambizioni. Non aspettatevi una roba tipo:

  • Diventare astronauta (controllare nasa.gov?)

  • Ritoccare la Cappella Sistina

  • Sconfiggere l’incoerenza femminile

È invece una lista di mere incombenze pratiche, di scadenze universitarie, di amenità varie ma soprattutto eventuali. E il punto della riflessione di oggi, avviatasi sotto il piumone di un comodo matrimoniale e sviluppatasi tra occhi lacrimanti, naso gocciolante, testa rimbombante e gola ardente, è che questa lista proprio non riesco a seguirla. In altre parole: l’anno è agli sgoccioli, e le mie energie pure. Warning: low battery. Che senso hanno i quadratini da spuntare se poi non si spunta una ceppa di niente? Dov’è il divertimento?

Debilitazione fisica momentanea a parte, sono le energie mentali a mancare. E penso che la causa sia una sola. La mia personcina, composta per  il 95% da insofferenza merinos (e per il 5% da poliestere), produce chili e chili di rabbia, talvolta ingiustificata; rabbia che, non trovando vie di fuga, viene sistematicamente repressa, con conseguente enorme dispendio energetico. Invece dovrei incanalarla, in un modo o nell’altro. Nei confini di quanto permesso dalla legge, se possibile.

(Nel mulino che vorrei non c’è Rosita, né Antonio Banderas, ma c’è una qualsiasi PersonaStanteSulCazzo. Appena la PSSC dice una cosa che mi fa ricordare il suo status di PSSC, mi alzo di scatto, cammino nella sua direzione e le tiro un pugno. Anzi, un misto tra una sberla e un pugno, perché non ho mai menato nessuno e non so come si fa. In ogni caso niente di troppo doloroso, se si considerano i bicipiti atrofizzati. La PSSC, scandalizzata, si riprende dal colpo e mi urla un insulto a piacimento tra quelli gentilmente offerti dalla lingua italiana. Ma non fa in tempo a finire, perché viene colpita da una testata non indifferente, bella precisa sul naso. La PSSC finisce per terra, tramortita. A quel punto alterno urla  e calci, mi manca solo la spada rossa fosforescente di Yoshimitsu, fino a quando la PSSC non sviene. Dettaglio ovvio #1: nessuno vede niente. Dettaglio ovvio #2: la PSSC non muore, bensì capisce gli intenti umanitari e benefici che hanno provocato la mia reazione e smette di essere una PSSC. Anzi, ci beviamo un caffè insieme, ed entrambi capiamo che abbiamo contribuito a rendere il mondo un posto migliore).

Forse ho la febbre. Dovrei rivedere Fight Club.

Concludo, Vostro Onore. A causa dei sopraccitati motivi non stilerò nessuna lista di buoni propositi per l’anno venturo. Il 2013 è stato imprevedibile e doloroso e soddisfacente. Per il 2014 mi farò bastare una buona intenzione e un imperativo, che arriva dritto dall’oroscopo di Internazionale:

Liberati dalla necessità di essere la massima personificazione di tutto quello che hai sempre sperato di essere.

Tutto qui. Buon anno.

14 thoughts on “Sulla variatio sintattica, sui tortiglioni e sulla rabbia

    • ro 29 dicembre 2013 / 20:43

      Lista:
      – amante delle liste
      – accumulatore di sentimenti inutili
      – mangiatore di carboidrati
      – lettore (ma io giuro che per me é stato un puro caso!) dell’oroscopo 2014 su quella rivista lì.
      Come sempre mi stupisco delle cose che abbiamo in comune.

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    • franciswolves 30 dicembre 2013 / 12:01

      L’avevo già visto, e in effetti un giro in uno di questi posti mi farebbe davvero bene😀

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    • franciswolves 31 dicembre 2013 / 16:58

      Bene bene, vedo che non sono l’unico fissato con le liste, la cosa mi rincuora🙂

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  1. ilgattosyl 30 dicembre 2013 / 15:07

    il paragrafo numero 1 e il numero 3 li avrei potuti scrivere pure io. Pessima calligrafia e ho abbandonato il corsivo quando per scrivere la H maiuscola ci voleva un quarto d’ora.
    Buon anno anche a te.

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    • franciswolves 31 dicembre 2013 / 16:58

      Ah, l’h maiuscola. Che ricordi struggenti!
      Buon anno🙂

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  2. Firmato Ckf 7 gennaio 2014 / 01:36

    l’ho dovuto leggere a puntate, non perché fosse lungo, ma sotto le feste avevo poco tempo… Il guaio è che avevo una cosa da dire ma l’ho dimenticata… vabbè… buonanno?

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  3. Firmato Ckf 7 gennaio 2014 / 14:15

    mi è venuto in mente.

    Credo che nessuno ad ingegneria sia mai stato vittima di bullismo, soprattutto qualcuno che ha appunti ordinati. Il tuo amico o non è mai stato ad ingegneria, o passa le giornate a fare il bullo (invece di seguire) oppure è ingegnere delle merendine (leggi ingegneria gestionale)

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    • franciswolves 8 gennaio 2014 / 11:15

      No no, volevo dire che i miei appunti vorrebbero tanto essere ordinati, ma alla fine non lo sono! Il mio amico fa ingegneria meccanica, spero non sia classificabile tra le facoltà delle merendine!

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  4. Sara 11 gennaio 2014 / 09:24

    Io avendo un’età rispettabile, devo badare alla sintesi per forza di cose, di conseguenza per il nuovo anno ho formulato l’unico buon proposito, voglio che sia una “pagina” bella della mia vita e non permetterò a nessuno di sciuparla.
    Sara

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