CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) I

Recensioni semiserie sui libri letti questo mese. Senza che nessuno me le abbia chieste, per altro. Ma almeno, in caso di roba davvero illeggibile, sapete cosa evitare.

Prego.

#01 
Cosa: Waiting for the Barbarians
Chi: J. M. premionobelduemilaetré Coetzee
Quando: 1980
Come: inglese
Perché: lettura obbligatoria per il corso di letteratura inglese
E in Italia? Aspettando i barbari (Einaudi, 2000, trad. di Mara Baiocchi)
Sunto: in realtà ne ho già parlato qui. Va be’, sintesi per i più pigri: il narratore e protagonista, un Magistrato, racconta i fatti di una cittadina imperiale ai confini del deserto. Di lui, della città, dell’impero non viene detto niente. Eppure Coetzee riesce a riempire circa 160 pagine con interminabili riflessioni tanto profonde quanto grevi. Ah, ci sono i cattivi, ma non sono i nemici. E ovviamente c’è una donna.
Bonus: stile (mai letto un inglese tanto limpido, netto e scorrevole); rimandi evidenti a Il deserto dei Tartari (che ho apprezzato in gioventù).
Malus: contenuto, troppo cerebrale per i miei (attuali) gusti.
Supercit.:

Why do I have to carry you about from woman to woman, I asked: simply because you were born without legs? Would it make any difference to you if you were rooted in a cat or a dog instead of in me?

[non tanto per le parole in sè, quanto perché sono rivolte dal protagonista al suo pene. Sì, al suo pene.]
Consigliato a:  amanti del bell’inglese e dell’introspezione su carta; persone che parlano con il proprio pene.
Curiosità: provate a cercare Coetzee su Google Immagini. Non troverete mezza foto in cui sorride. Un suo collega ha detto di averlo visto ridere una sola volta. In dieci anni.
[Diffidate sempre da chi ride troppo e da chi non ride mai]

#02
Cosa: Hatching Twitter
Chi: Nick Bilton
Quando: 2013
Come: inglese
Perché: per la tesi di fine specialistica tocca trovare un saggio inedito in Italia e tradurne una parte. Tradurre storie di geek disadattati che diventano miliardari non mi è parsa una brutta idea.
E in Italia? Non c’è, per l’appunto. E mi auguro che non compaia prima di luglio.
Sunto: chi ha fondato Facebook? Mark Zuckerberg, facile. Ma chi ha fondato Twitter?  Un ragazzotto introverso del Nebraska, un animalista vegano del Massachusetts, un figlio di figli dei fiori (un nipote dei fiori?) della California e un asociale cattolico del Missouri. Hatching Twitter rivela al grande pubblico il carattere, i pregi e i difetti di Evan Williams, Biz Stone, Noah Glass e Jack Dorsey, ovvero i quattro co-fondatori di una macchina da soldi che, sotto le pucciose sembianze di un uccellino azzurro, nasconde una sanguinosa serie di intrighi, intrallazzi e golpe veri e propri.
Bonus: cronaca dettagliata (perché si vede proprio come Twitter passi da “diario di bordo” per programmatori squattrinati ad arma politica di ribelli e oppressi. E scusate se è poco).
Malus: parzialità (per quanto emergano diverse magagne per tutti e quattro i co-fondatori, Bilton ne prende di mira uno in particolare); TMI (ovvero too much information: spesso l’autore esplicita dove potrebbe lasciare implicito; ma d’altronde scrive per un pubblico americano…).
Supercit.: [Williams e Stone incontrano Zuckerberg, e quest’ultimo dà una splendida dimostrazione della sua goffaggine.]

“Should I close the door or leave it open?” Ev asked.
“Yes,” Mark replied.
Ev looked at Biz, who shrugged. “Yes I should close it, or yes I should leave it open?” Ev asked.
“Yes,” Mark said again.

Consigliato a: appassionati di tecnologia e informatica; twitteromani ossessivo-compulsivi; amanti delle storie di potere.
Curiosità: la vedete ovunque, alcuni ora la piazzano pure su Facebook. Eppure la hashtag, quella che una volta era un semplice cancelletto, fu inizialmente bocciata dall’allora CEO Williams: si pensava che potesse prendere piede solo tra gli smanettoni, e non tra i “comuni mortali”.

#03 
Cosa: The Fault In Our Stars
Chi: John Brown Green
Quando: 2012
Come: inglese
Perché: ho visto che su GoodReads lo valutavano 4 stelle e mezzo su 5. Cercavo qualcosa di leggero e l’ho trovato. E poi John Green è un pazzo fulminato.
E in Italia? Colpa delle stelle (Rizzoli, 2012, trad. di Giorgia Grilli)
Sunto:  Hazel, 16enne dell’Indiana, conosce il 17enne Augustus tramite un amico comune, il 17enne Isaac, e se ne innamora. Bellammmerda, direte. Scusate, quasi dimenticavo: Hazel ha un tumore alla tiroide e non sa quanti anni (mesi? giorni?) vivrà ancora; Augustus ha sconfitto un osteosarcoma, ma al prezzo di una gamba; Isaac ha un occhio di vetro e rischia la cecità totale. Ora va meglio, vero?
Bonus: dialoghi mai banali; riferimenti colti (già dal titolo, preso da Shakespeare); costante umorismo di fondo; Amsterdam.
Malus: ambientazione in America (che non è un malus di per sé. È che, in qualità di strenuo difensore del British English, ogni forma di intercalare tipicamente USA mi urta; ma ripeto, è una fisima mia).
Supercit.: [Isaac è appena stato operato all’unico occhio sano. Hazel va a trovarlo in ospedale. Un’infermiera lo sta rassicurando.]

“You’re just getting started, buddy. You’ll see.”
The nurse left. “Is she gone?”
I nodded, then realized he couldn’t see me nod. “Yeah,” I said.
“I’ll see? Really? Did she seriously say that?”
“Qualities of a Good Nurse: Go,” I said.
“1. Doesn’t pun on your disability,” Isaac said.
“2. Gets blood on the first try,” I said.
“Seriously, that is huge. I mean is this my freaking arm or a dartboard? 3. No condescending voice.”
“How are you doing, sweetie?” I asked, cloying. “I’m going to stick you with a needle now. There might be a little ouchie.”
“Is my wittle fuffywump sickywicky?” he answered.

Consigliato a: tutti quelli che amano l’intercalare “kind of” o “kinda” (ne troveranno a milioni); chi cerca una storia romantica ma atipica; ragazze dal pianto facile.
Curiosità: nel giugno 2014 uscirà il film di TFIOS, e giusto ieri è stato lanciato il trailer (mielosissimo). Inutile dire che mi ero immaginato i protagonisti in modo completamente diverso.

#04 Cosa: Pulphead
Chi: J. J. Sullivan
Quando: 2011
Come: inglese
Perché: vedi #02
E in Italia? vedi #02
Sunto: cercavo un “piano B” per la tesi. Mi sono imbattuto in questa raccolta di saggi, considerata una delle migliori opere americane di non-fiction del 2011. “E allora perché in Italia non se l’è cagata nessuno?”, mi sono chiesto. Arrivato alla fine del libro, ho capito. Pulphead tratta temi diversissimi fra loro, talvolta “troppo americani” per poter piacere al pubblico italico. Detto questo, Sullivan sa come scrivere un saggio. Yes, he bloody does.
Bonus: varietà dei temi (dove lo trovate un altro che mette assieme un reportage su un festival di rock cristiano in Pennsylvania con un articolo critico sul movimento  dei tea-party?); stile.
Malus: varietà dei temi (alcuni saggi risultano davvero privi di interesse per un lettore italiano; certo, mica è colpa sua).
Supercit.: [tratto da Violence of the Lambs]

I reminded myself that incessant potential catastrophe is the human condition, is in fact the price of possessing consciousness, and I determined to live with greater ease from now on, and not to let anyone scare me about the future, because the truth is, the worst thing that could ever happen to you is death, and that’s going to happen despite all your worry and effort, so it’s simply irrational not to say fuck it. I’m not saying start chain-smoking cloves and have unprotected sex with seaport trannie bar girls, though neither am I saying to abjure those things if they’re what make you feel most alive.

Consigliato a: chiunque voglia approfondire aspetti poco noti della cultura americana; chiunque creda che gli animali prima o poi ci uccideranno tutti (Violence of the Lambs, che prospetta questo scenario, è un capolavoro).
Curiosità: la prima J. di Sullivan sta per John, la seconda J. sta per Jeremiah. Che si legge Geremàiah. È o non è una figata di nome?

13 thoughts on “CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) I

  1. zeusstamina 31 gennaio 2014 / 11:17

    Ottimo lavoro e professo subito la mia ignoranza su tutti i libri che hai letto, su cui hai scritto, gli attori che hanno scritto e che hanno letto i libri su cui tu hai scritto e che io non ho letto.
    Comunque insieme a KIND OF o così, aggiungo anche il classico YOU KNOW… messo sempre e comunque come il pepe ahahaah

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    • franciswolves 31 gennaio 2014 / 11:25

      Che odio, anche quello!
      Comunque sono libri quasi necessariamente di nicchia, o almeno sconosciuti in Italia, proprio perché ho passato gennaio a cercare inediti, e questo ha influenzato le mie scelte.

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  2. ro 31 gennaio 2014 / 11:22

    Bellissimo!Con l’unica eventuale sconveniente conseguenza che adesso voglio leggere altre tue recensioni e non quei libri.

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    • franciswolves 31 gennaio 2014 / 11:27

      In realtà tutti e quattro i libri hanno dei bei passaggi, ma non ne definirei nessuno come imperdibile.
      Per le nuove recensioni dovrai aspettare fine febbraio, temo😦

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    • ro 31 gennaio 2014 / 11:40

      Non manca poi molto!

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    • franciswolves 31 gennaio 2014 / 13:42

      Per la gioia degli autori che leggerò in futuro!😀

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    • ro 31 gennaio 2014 / 14:30

      E’ simpatico, brillante e scrive bene…

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  3. Firmato Ckf 2 febbraio 2014 / 01:05

    m’hai incuriosito con il #2 ma non credo troverò mai il coraggio di leggere un libro in inglese (sono trooooppo arrugginito). Premerò tutti gli editori per farlo uscire quanto prima, spero prima di luglio😛

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    • franciswolves 2 febbraio 2014 / 14:03

      No! Se proprio devi, premi perché accettino di farlo tradurre a me! Poi per la tesi mi inventerò qualcos’altro😀

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