Sulle Olimpiadi, sulla fame nel mondo e sulla psichedelia

Alcune considerazioni sparse sulla prima settimana di Olimpiadi invernali. Perché, dopotutto, una Sochi vale mille Renzi.

  • Al primo impatto sembra quasi paradossale che l’Olanda, un paese piatto come l’Avril Lavigne di Complicated, abbia già vinto 17 (diciassette) medaglie, e che l’Italia, provvista di ventisei tipi diversi di Alpi, per non parlare degli Appennini, abbia fatto fatica a raccoglierne cinque. Poi ti viene in mente che gli arancioni nascono con i pattini ai piedi, e che quindi il rapporto dislivello positivo nazionale/medaglie non ha poi un gran senso.
  • Tra l’altro, non so se ci avete fatto caso, ma la coscia di una qualsiasi pattinatrice potrebbe sfamare l’intero Lesotho per almeno due mesi. Ma anche lo Swaziland, va’.
  • Non sono mai stato un grande fan della danza su ghiaccio (da non confondere con il pattinaggio artistico), e penso che mai lo sarò. Un po’ perché fa addormentare, come il dressage alle Olimpiadi estive, un po’ perché mi sembra troppo dipendente dalla soggettività dei giudici. Almeno nell’artistico ci sono i toe-loop, gli Axel, dove puoi dire “sì, la cinese ha fatto quattro giri completi”, oppure “sì, l’americana ha fatto tre giri e mezzo”, oppure “sì, l’italiana ha fatto due giri e poi è caduta come un sacco di patate” (perché, fateci caso, l’italiana è sempre quella che cade come un sacco di patate). Insomma, c’è l’oggettività dell’evoluzione, della rotazione. Ma nella danza, non so, mettete che un giudice uzbeko ha appena scoperto la moglie a letto con l’istruttore brasiliano di rumba, e poi si trova davanti due brasiliani che si esibiscono in una rumba. Capite che poi è anche normale se il suo ditino assegna un punteggio inferiore a quello che i due si sarebbero effettivamente meritati. Non avete idea di quante medaglie sacrosante non sono state assegnate per colpa di un giudice uzbeko con le corna.
  • Il concetto dell’italiana che fa due giri e cade come un sacco di patate può estendersi a pressoché ogni disciplina. In genere gli italiani sono sempre quelli che, nelle parole dei commentatori, “sono in piena lotta per le medaglie”, e che poi finiscono sempre ottavi.
  • Poi, certo, sempre meglio ottavi che quarti. Dopo una settimana di Sochi l’Italia ha già eguagliato il record di medaglie di legno (5) stabilito a Vancouver quattro anni fa.
  • Va anche detto che è un peccato che sport come lo short track, il pattinaggio di velocità, lo snowboard finiscano in tv solo mezz’ora ogni quattro anni – un’ora se c’è un italiano in gara. Se una ragazza con i controcoglioni come Arianna Fontana, una capace di vincere un bronzo olimpico già a 16 anni (Torino 2006), si prende un argento e un bronzo e dice “se non rinnovano il contratto ai miei allenatori, mi ritiro”, vuol dire che c’è qualcosa che non va – perché è un’atleta coi fiocchi, e soprattutto perché ha 23 anni. Ho come l’impressione che i mancati rinnovi siano collegati a una federazione senza sponsor, collegata a sua volta all’assenza di esposizione televisiva, ovvero alla mancanza di spazi disponibili nei palinsesti, ovvero al monismo calcistico italiano che spinge una rete a trasmettere la replica di Pergolettese – Portogruaro sei volte, piuttosto che far vedere altri sport.
  • Vogliamo parlare del curling? Parliamone. I dieci ragionevoli motivi addotti qualche giorno fa non sono stati sufficienti per convincere Cielo a mostrare le grandi emozioni che solo le pietre rotolanti sanno dare. Nella speranza che qualcuno in redazione butti un occhio quaggiù, segnalo altri tre motivi più che degni. Il primo si chiama Anna Sloan, anche lei come Eve Muirhead della squadra britannica, che a questo punto gode per forza di cose del mio tifo più appassionato:Il secondo motivo arriva invece dalla Russia, e si chiama Alexandra Saitova:Infine, il terzo motivo extra per abbracciare questa disciplina mozzafiato arriva dalla Norvegia. Per la precisione dall’eleganza della squadra maschile norvegese:
  • Non so se ha ricevuto lo spazio televisivo che le compete, ma per dovere di cronaca vi segnalo che la gloriosa squadra giamaicana di bob (a due) ha ottenuto un onorevole 29° posto. Che le nazioni partecipanti fossero trenta, e che i croati si siano ritirati in anticipo, è un altro discorso.
  • Poi, va be’, c’è l’hockey. Che spettacolo. Purtroppo in Italia non è così diffuso, e la nazionale non si è qualificata per Sochi, ma basta guardare una partita qualsiasi del Canada per innamorarsi dello sport. Le regole non sono così complesse. Anzi, è più facile capire il fuorigioco nell’hockey (grazie a un’abbondante striscia blu elettrico dipinta sul ghiaccio) che nel calcio, dove in genere l’attaccante ha il corpo in linea con il difensore ma la narice sinistra è al di là e quindi il guardialinee ha fatto bene a sbandierare anche se in fondo l’attaccante ha le scarpe slacciate e quindi l’immagine è un po’ falsata se si considera poi che c’è un tizio che vende i panini la cui pinguedine disturba chiaramente il portiere e alla fine si sa che è tutto un complotto e che il Vesuvio deve lavare gli scudetti rubati che al mercato mio padre comprò.
  • Ma torniamo all’hockey. Come già detto, in Italia lo considerano in pochi, ma in Russia è sport nazionale. Persino Putin, l’amabile e coccoloso Putin, si diletta spesso e volentieri con stecca e disco. Anche se fonti sicure dicono che il premier russo non sappia prendere un granché bene le sconfitte. Sabato si è giocata Russia-USA, partita infinita e spettacolare, vinta agli shoot-out dagli americani. Ecco, a Putin la cosa non è piaciuta. Per dimostrarvelo, vi lascio con due immagini di Aleksandr Radulov, reo di aver lasciato la squadra in inferiorità numerica nei momenti chiave. La prima lo ritrae prima della partita con gli USA, la seconda dopo.

(continua)

10 thoughts on “Sulle Olimpiadi, sulla fame nel mondo e sulla psichedelia

  1. swann matassa 17 febbraio 2014 / 21:44

    la definizione di fuorigioco più precisa che io abbia mai sentito!😀
    siamo a 13 motivi a favore del curling… vabbé 12, ché la squadra maschile norvegese mi ha fatto venire il mal di testa. devo convertirmi alla visione di queste olimpiadi!

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  2. Gintoki 17 febbraio 2014 / 21:48

    Grandissimo articolo, considerazioni serie e pertinenti e quell’umorismo intelligente che non guasta mai.

    Gli stessi discorsi possono valere per l’atletica, tralasciando le discipline dove vincono gli alieni, poi i chiedi perché ci sia così tanto gap in certe altre

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    • franciswolves 19 febbraio 2014 / 07:20

      Troppo buono! Purtroppo sì, anche l’atletica è un altro degli sport che il calcio si è mangiato, un altro degli sport dove i fondi scarseggiano sempre e comunque..

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  3. ro 18 febbraio 2014 / 20:11

    Mi associo al “grandissimo articolo” sebbene anche in questo caso sia sconcertante l’assenza di foto ritraenti atleti maschi. Ma l’hai visto Brian Joubert, il pattinatore francese?🙂

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    • franciswolves 19 febbraio 2014 / 07:24

      Ma guarda che la nazionale norvegese è composta da dei gran bei maschioni (anche se andare oltre le divise è difficile, lo ammetto). Ho googlato il francese, è effettivamente un bell’uomo.. peccato sia francese!

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