This is our love and it knows no division

[Football alert – il seguente post tratterà di sporco, viscido e rozzo calcio inglese di provincia]

E niente, nelle West Midlands in questi giorni si staranno ammazzando di birra, più che di cioccolato. Perché sabato scorso il glorioso Wolverhampton Wanderers Football Club ha conquistato la promozione aritmetica in Championship, mentre ieri è stato proclamato ufficialmente campione della League One (la nostra C1, che poi in realtà non si chiama più C1, ma va be’).

Dopo due stagioni inguardabili e altrettante retrocessioni, i Wolves hanno rialzato la testa e, seppure in una divisione di basso livello, hanno prima ritrovato un’identità ben precisa, e poi macinato vittorie su vittorie – a due giornate dalla fine del campionato, 30 su 44 partite.

Il fattore chiave? La rivoluzione estiva. Coloro che si erano esaltati sotto la guida di McCarthy, ma che avevano iniziato a remare contro dopo la retrocessione dalla Premier League, sono stati spediti: a Hunt, Ebanks-Blake e Berra non è stato offerto un nuovo contratto, e i tre hanno finito per accasarsi all’Ipswich, guarda caso nuova squadra di McCarthy; i vari malati di “mal di pancia alla Ibrahimovic” (ovvero le vittime di quella oscura forma di cagotto alla base del quale si cela sempre la volontà di cambiare squadra) sono stati silurati: Karl Henry al QPR, De Vries al Forest, Johnson al West Ham, Foley al Blackpool (a gennaio a questi si sono aggiunti Doyle, Griffiths e Hennessey); infine i fedelissimi di Solbakken, calciatori di diverse nazionalità che nella testa del manager dovevano assecondare la sua idea di un calcio più “europeo”, sono tornati in patria: è il caso di Sigurdarson (in prestito al Molde), Boukari (Sochaux), Doumbia (Valenciennes) e Margreitter (Copenhagen).

L’unico, vero giocatore da Premier League, Bakary Sako, è rimasto (non ho ancora capito come hanno fatto a trattenerlo). Attorno a lui il nuovo manager, Jackett, ha costruito una squadra giovane, affamata e dal tasso tecnico discreto – l’esatto contrario di quella banda di mercenari che hanno gravato sul libro paga del club durante l’era Solbakken – Saunders. In estate sono arrivati Jacobs (Derby), James Henry (Millwall), Golbourne (Burnley), McDonald (Sheffield United) e Ricketts (Bolton), in inverno si sono aggiunti Dicko (Wigan) e Clarke (Coventry): nessun grande nome, solo un’enorme voglia di risollevare il club e mettersi in mostra.

Si è creato un gruppo splendido, molto unito, che ha saputo superare i primi mesi di rodaggio e ha poi infilato un’impressionante serie di risultati utili. E anche la gente è tornata allo stadio: nello scintillante 6-4 al Rotherham, tre giorni fa, il Molineux ha ospitato 30.110 persone, l’affluenza più alta dal 1981 a questa parte (vi immaginate 30mila persone a vedere Albinoleffe – Portogruaro? No, neanch’io).

Nella speranza che gli acerrimi rivali del WBA retrocedano dalla Premier League (ma temo sarà difficile), ecco un video con alcuni dei gol più belli della stagione. E, nel dubbio, up the Wolves!

2 thoughts on “This is our love and it knows no division

  1. Firmato Ckf 23 aprile 2014 / 03:10

    Il lupi hanno ceduto pezzi importanti (stando a vedere in quali squadre sono poi andati a finire) e hanno preso giocatori abbastanza forti, parecchi vengono dalla Premier, la situazione economica non mi sembra più tanto malvagia, o no?

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    • franciswolves 23 aprile 2014 / 09:19

      La situazione economica non è affatto malvagia, anzi! È pur sempre una società che qualche anno fa ha dato il via libera alla ristrutturazione dello stadio, e un progetto simile non parte se mancano le sterline! E poi dalla vendita di Fletcher (Sunderland) e Jarvis (West Ham) erano arrivati ben 30 milioni, che non sono ancora stati reinvestiti, almeno non del tutto.

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