Brasil 2014 – L’insostenibile resistenza di Karagounis (#13)

Da dove cominciare? Dalle dimissioni di Prandelli e Abete? Dalle parole di Buffon e De Rossi? Dall’indolenza di Balotelli? Che noia. Cominciamo invece da Giorgios Karagounis, classe 1977, capitano della nazionale greca.

Karagounis con un Pallone d’Oro di cioccolata

Perché tirare in ballo questo onesto lavoratore del pallone, centrocampista discreto dotato di buon tiro e poco più? Semplice. Perché ieri sera quest’uomo ha messo in mostra ciò che negli ultimi giorni è mancato a diversi giocatori italiani.

Giorgios Karagounis ha avuto una buona carriera, tutto sommato. Ha giocato in patria, ma anche in Portogallo e in Inghilterra. È pure riuscito a essere tesserato da quell’Inter che nei primi anni ’00 comprava interi stock di giocatori, da Almeyda a Zé Maria, senza apparenti motivi logici. Ora, a 37 anni compiuti, è senza squadra, eppure continua a lottare per la sua nazionale.

La Grecia ha cominciato questo mondiale nel modo peggiore possibile, con la Colombia che le ha rifilato tre gol e un paio di balletti irrisori. «Ma sì, è pur sempre la Grecia,» hanno commentato tutti, me compreso «è gia tanto se si è qualificata ai gironi». Karagounis non è nemmeno partito titolare, è entrato a dieci minuti dalla fine quando tutto era già deciso.

Nella seconda partita, col più abbordabile Giappone, è arrivato uno 0-0 inutile. Il vicecapitano greco, Katsouranis (altro giovanotto), si è fatto espellere per doppio giallo nel primo tempo, e poco prima dell’intervallo il vecchio Giorgios è entrato in campo. In dieci contro undici, stringendo i denti, i greci sono riusciti a difendere il pareggio. Due partite, un punto, zero gol. La solita Grecia, insomma.

Eppure ieri sera è successo il miracolo. Contro la Costa d’Avorio di Drogba, Gervinho e Yaya Touré, la Grecia ha vinto 2-1 – seppur con un rigore dubbio al 92′ – e si è qualificata agli ottavi. Karagounis ha giocato titolare e ha offerto una prova commovente. Mentre in Italia cominciavano già a girare i fotomontaggi di Suarez con la maschera di Hannibal, Giorgios Karagounis ha corso come un forsennato per settantasei minuti, ha ringhiato contro avversari ben più grossi e talentuosi di lui, ha lasciato un briciolo di cuore in ogni tackle. Ha pure preso una traversa da fuori area. Fino a quando non è stato richiamato in panchina, ha fatto capire a tutto il mondo con quale forza la Grecia volesse la vittoria.

E il rigore sarà pure stato un episodio fortunato, ma la fortuna premia gli audaci. I pavidi, invece, li frega un colpo di testa su calcio d’angolo a 10′ dalla fine. Devo quindi correggermi: non è giusto parlare di «miracolo». I greci hanno corso, hanno menato, hanno sovvertito il pronostico e ora sono agli ottavi. Se lo sono meritata, la qualificazione.

È quindi giusto dire: «agli ottavi c’è Costa Rica – Grecia, sarà la morte del calcio»? No, neanche un po’. La morte del calcio è avvenuta ieri pomeriggio, a Natal, dove i giocatori sono stati più propensi a muoversi in verticale (leggasi: a cadere) che in orizzontale (leggasi: a correre). Ostruzioni, calcioni, spintoni: una tremenda rottura di coglioni.

Ben venga la Costa Rica, allora. Ben vengano la Grecia, il Cile, l’Ecuador, il Messico. Squadre meno blasonate, meno likate, meno instagrammate, ma che, nel dubbio, danno sempre l’anima.

7 thoughts on “Brasil 2014 – L’insostenibile resistenza di Karagounis (#13)

    • Firmato Ckf 25 giugno 2014 / 19:32

      Tifo argentina/Olanda (era la mia squadra preferita a sensible soccer ’92 per amiga 500+, se sai a cosa mi riferisco… Sbarbatello! ;D )

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  1. zeusstamina 25 giugno 2014 / 19:37

    La partita dell’Italia è stata una cosa inguardabile. Scusami, non è stata una partita….

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