Brasil 2014 – Di colonne vertebrali, di trash-talking e di testate d’autore (#15)

E alla fine rimasero quattro squadre. Gli esuberanti gialloverdi, i poderosi bianchi, i gagliardi biancocelesti e i sorprendenti arancioni. Ma partiamo da una fotografia.

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Al di fuori dei confini brasiliani, questa è un’immagine che ha fatto godere molti tifosi: finalmente qualcuno ha provveduto a mettere k.o. quello sbruffoncello di Neymar. Alcuni hanno già cominciato a inviare minacce di morte al povero Zuniga, autore del fallo (involontario) che ha lesionato una vertebra all’idolo locale. C’era da aspettarselo. Dopotutto anche in Italia era scoppiata la rivoluzione dopo l’infortunio che aveva tolto Montolivo, il nostro talento più puro, il nostro faro del centrocampo, dall’aereo per… come? Non è scoppiata nessuna rivoluzione? È stata avvistata gente per le strade mentre inneggiava a un oscuro mediano irlandese? Ah, ehm… ok.

Dicevo: dramma in Brasile, tripudio più o meno celato nel resto del mondo. Un moralista si sporge dalla finestra e chiede: «Ma vi pare giusto gioire degli infortuni altrui?» Be’, sì. Dopotutto Neymar tornerà a giocare in tempi brevi (si parla di due mesi circa), la sua carriera non risentirà di questo intoppo. Di conseguenza, chiunque abbia visto crescere in sé irritazione, insofferenza e rabbia per i ripetuti tuffi del finto biondo, per le ridicole pantomime che hanno spesso intervallato le ultime partite della Seleçao, può ora bearsi senza troppi crucci di coscienza.

Ma se noi, italiani gretti, cinici e meschini, proviamo soddisfazione per i guai altrui, l’integerrimo e moralmente inappuntabile popolo argentino ha reagito con sportività all’infortunio di Neymar. Con grande sportività. Con una sportività talmente grande che NON si sono affatto visti tifosi argentini festeggiare l’evento con un modello di colonna vertebrale in mano.

Un fotomontaggio che illustra come i tifosi argentini NON si sono comportati

Gli argentini, che quindi negli ultimi giorni NON hanno goduto come ricci in calore, hanno però i loro bei problemi. Il loro uomo più in forma, Angel Di Maria, si è fatto male a una coscia durante la partita contro il Belgio e sarà costretto a guardare la semifinale – e forse l’eventuale finale – della sua nazionale dalla tribuna. In questo caso, più che i brasiliani, a essere sollevati sono gli olandesi, prossimi avversari di Messi, Higuain e compagnia cantante.

Proprio in Olanda, peraltro, è scoppiato un dibattito sulla presunta mancanza di sportività di Tim Krul. Vi chiederete «echimmìnchia è Tim Krul?». Se state seguendo il mondiale, lo saprete di certo. Se non state seguendo il mondiale MA, invece di abbandonarvi a blande critiche snob contro il calcio, state seguendo questa rubrica, ve lo spiego subito subitissimo.

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Timothy Michael Krul, per gli amici Tim, è il portiere titolare del Newcastle United, fa il portiere di riserva nella nazionale olandese e gode del coefficiente (epicità)/(minuti giocati) più alto del mondiale. Nel quarto di finale contro il Costa Rica, come è accaduto per le altre quattro partite del mondiale, la porta oranje è stata difesa dal numero uno dell’Ajax, Jesper Cillessen. Ma a trenta secondi dalla fine del secondo tempo supplementare, sul punteggio di 0-0 e con i rigori ormai alle porte, Van Gaal ha tolto Cillessen e ha messo Krul.

Quante volte si è vista una cosa del genere? Mai. Mai ad un mondiale, almeno. La Gazzetta di ieri riportava come tale Pietro Spinosa subentrò al 120′ della finale playoff di C1 del 1996, Castel di Sangro – Foggia. Ma, con tutto il rispetto, per fare una scelta del genere ai quarti di finale di un mondiale occorrono due cojones così.

Cillessen non la prende benissimo, sia chiaro. Appena fuori dal campo tira una gran pedata a una bottiglietta d’acqua. Ma sarà il primo a correre in campo subito dopo che Krul avrà respinto l’ultimo rigore dei costaricensi. Tim intuisce la direzione di tutti e cinque i rigori, ne sfiora uno e ne para due. Il suo segreto? Studio degli avversari, talento e un po’ di sano trash-talking.

Diffusissimo in NBA, il trash-talking consiste nel parlare agli avversari nel tentativo di innervosirli. LeBron James, Kobe Bryant, Kevin Garnett sono (erano, nel caso di KG) dei grandi campioni e dei celebri provocatori. In poche parole, cosa fa Timmy? Prima di ogni rigore si avvicina al tiratore avversario e gli dice «tanto te lo paro, pappappero!» o giù di lì. Niente di offensivo, in ogni caso, stando a quanto riportato da Ruiz, uno dei due a fallire dal dischetto.

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Rompere i coglioni a chi sta per tirare un rigore denota mancanza di sportività, a prescindere dalle parole dette? Nell’NBA il trash-talking è punito con un fallo antisportivo solo quando si supera un certo limite. Se davvero l’omone di verde vestito non ha fatto riferimenti poco garbati alle madri e alle sorelle dei suoi avversari, perché accusarlo di infamia?

Questo vale a maggior ragione se si pensa che nell’ormai lontano 2006, all’indomani della testata di Zidane, del rigore di Grosso e della definitiva storpiatura di Seven Nation Army in “po-po-po-po-po” (mi dispiace, Jack White, davvero), nessuno si prese la briga di bollare Materazzi come un provocatore. Al contrario, tutti lo esaltarono, oltre che per il gol dell’1-1, per la subdola strategia psicologica messa in atto contro il vecchio Zizou, che «è un campione, ma quel vizietto lì ce l’ha sempre avuto», per usare la frase allora più in voga nei bar sport.

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E va be’. Oggi c’è Brasile – Germania, domani Argentina – Olanda. Oltre al già citato bimbominkia infortunato, anche Thiago Silva non giocherà per il Brasile causa squalifica. Con una certa cautela si potrebbe dire che i tedeschi partono favoriti: la coppia difensiva Dante – David Luiz, sponsorizzata L’Oréal, non appare così solida. Tra i crucchi è invece assente il solo Mustafi, uno che gioca a fatica nella Sampdoria: nessuno sentirà la sua mancanza. Arbitra “Dracula” Rodriguez, ormai noto in Italia per aver espulso Marchisio e non aver visto il morso di Suarez a Chiellini: le probabilità di un magheggio pro-gialloverdi sono alte. Per la cronaca tiferò Germania, ma ho paura che passeranno gli uomini di Scolari. Mannaggia a loro.

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2 thoughts on “Brasil 2014 – Di colonne vertebrali, di trash-talking e di testate d’autore (#15)

  1. zeusstamina 8 luglio 2014 / 11:11

    Scusa la rottura di balle, ma non è stato Zuniga a spaccare la schiena al buon Neymar? Comunque sia sono stato moderamente soddisfatto nel vedere che, per una volta, si è rotolato sul prato per un fallo reale e non quelli che recepisce, con antenne supersoniche, dagli adolescenti che stanno giocando a PES nello stesso momento della partita.
    L’Argentina è deludente, non avesse delle enormi individualità sarebbe fuori gioco da tempo… ma così non è… e si è mangiata in maniera laida anche un Belgio che, a quanto si dice (cioè io) aveva realmente poca voglia di giocare sto Mondiale.
    Germania buona, ma non è eccezionale… sembrava promettere sfraceli, va avanti con difficoltà.
    Scusa una cosa: ma anche secondo te la Colombia ha giocato con il freno a mano tirato contro il Brasile? Fino a quel momento dei dannati, contro il Brasile (con la punta meno punta in assoluto… Fred… che è rimasto in Brasile a giocare per evidenti motivi sudombelicali) dei coniglietti rosa. Bah.

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    • franciswolves 8 luglio 2014 / 13:08

      Grazie per la segnalazione, ho corretto subito!
      Il bello di questo mondiale è forse proprio questo: nessuna delle quattro semifinaliste è LA favorita in assoluto. Il Brasile ha faticato quasi sempre, soprattutto in attacco, e ora è pure senza Silva; l’Argentina, come hai detto tu, dipende spesso dalla singola giocata di Messi o Di Maria, e per sua fortuna contro il Belgio si è svegliato Higuain; la Germania è fortissima sulla carta ma, demolizione del Portogallo a parte, non ha mai messo in pratica il suo strapotere fisico e tecnico; l’Olanda ha Robben e Sneijder in formissima, ma la difesa balla non poco (quanto è scarso Martins Indi?).
      Brasile – Colombia purtroppo non l’ho vista, quella sera stavo festeggiando la laurea. Ho visto solo le azioni principali e i gol, ma a quanto ho capito è stata la peggiore partita del mondiale dei Cafeteros.

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