CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – Riassunto estivo

Ché a dirla tutta l’estate non s’è vista granché, almeno qui. Ma le conversazioni sul tempo mi deprimono, meglio stare zitti. Oppure parlare d’altro. Di libri, per esempio. L’idea era leggerne 52 in 52 settimane, ma questa è la settimana n°38 e i libri toccano solo quota 21. Urge accelerare.

#16

https://i2.wp.com/www.giunti.it/media/27578y-NV4YUHG6.jpg

Cosa: L’immoralista
Chi: André Gide
Quando: 1902
Come: italiano (letto nell’edizione Garzanti del 1987)
Perché: perché caldamente consigliato dalla cara labyrinthpersephone, e come potevo dirle di no?
E l’originale? L’Immoraliste
Sunto: il tormentato e cagionevole Michel racconta ai suoi amici del viaggio di nozze in Tunisia con la mogliettina Marceline. Peccato che, in quello che dovrebbe essere un soggiorno di amore intenso e spensierato, lui 1) si ammali di tubercolosi e 2) cominci a capire che forse, la cara Marceline, dopotutto, non lo attira così tanto. Non quanto i ridenti giovinetti del luogo, almeno.
Bonus: lo stile semplice ma al contempo raffinato; la presenza di Ménalque, amico di Michel, personaggio fuori dagli schemi che incoraggia il protagonista a infrangere le rigide convenzioni sociali dell’epoca; una sottile ma tangibile aura nietzschiana per tutto il testo.
Malus: la data di pubblicazione. Non è certo colpa di Gide se mammina lo ha messo al mondo nel 1869, ma leggere oggi il suo romanzo non causa certo lo shock vissuto a inizio Novecento, quando parlare e scrivere di omosessualità latente era inconcepibile.
Supercit.: Michel non va tanto d’accordo nemmeno con la religione:

– Non bisogna pregare per me, Marceline.
– Perché? – mi chiese un po’ turbata.
– Io non amo le protezioni.
– Respingi l’aiuto di Dio?
– Avrebbe diritto alla mia riconoscenza, dopo. Si creano degli obblighi; non ne voglio.

Consigliato a: amanti di tormenti interiori e meditazioni filosofeggianti; persone dotate di adeguati strumenti introspettivi.
Curiosità: André Gide ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1947, quattro anni prima di morire.

#17

https://frawolves.files.wordpress.com/2014/09/7ec56-extremelyloudandincrediblyclose.jpg

Cosa: Extremely Loud and Incredibly Close
Chi: Jonathan Safran Foer
Quando: 2005
Come: inglese
Perché: tempo fa avevo visto il film e non mi era dispiaciuto, mi pareva giusto confrontarlo con l'”originale”.
E in Italia? Molto forte, incredibilmente vicino (Guanda, 2007)
Sunto: Oskar Schell ha nove anni, suona il tamburello, ama i vestiti bianchi e ha paura di un’infinità di cose. Un giorno, per caso, trova una busta. Sopra, un cognome; dentro, una chiave. Da quel momento la sua ricerca della giusta serratura per le vie di New York si intreccia a lettere, volti, storie e silenzi, con il dolore per la scomparsa del padre, morto nell’attentato alle Torri Gemelle, sempre presente sullo sfondo.
Bonus: la coraggiosa struttura narrativa a più livelli; l’unicità di Oskar e della sua voce narrante; la capacità di affrontare un argomento come l’11 settembre senza mai scadere nel patetico.
Malus: forse il finale, un po’ debole rispetto all’imponente crescendo che si crea nel corso della storia. Ma di criticare l’autore, qui, proprio non me la sento.
Supercit.: uno dei numerosi dialoghi geniali tra Schell padre e figlio:

“Well, I’m not talking about painting the Mona Lisa or curing cancer. I’m just talking about moving that one grain of sand one millimeter.”
“Yeah?”
“If you hadn’t done it, human history would have been one way…”
“Uh-huh?”
“But you did do it, so…?”
I stood on the bed, pointed my fingers at the fake stars, and screamed: “I changed the course of human history!”
“That’s right.”
“I changed the universe!”
“You did.”
“I’m God!”
“You’re an atheist.”
“I don’t exist!”
I fell back onto the bed, into his arms, and we cracked up together.

Consigliato a: chiunque cerchi un po’ di poesia nel grigiume quotidiano.
Curiosità: il libro è pieno zeppo di immagini più o meno legate al testo e si chiude con un flipbook di quattordici pagine.

#18

http://ragdollbooksblog.files.wordpress.com/2014/01/stoner.jpg

Cosa: Stoner
Chi: John E. Williams
Quando: 1965
Come: inglese
Perché: perché, dopo mezzo secolo di nulla, all’improvviso è stato reclamizzato come «uno dei più grandi romanzi americani di tutti i tempi».
E in Italia? Stoner (Fazi editore, 2012)
Sunto: vita, morte e indicibili sfighe di William Stoner. Figlio di contadinotti del Missouri, viene costretto a iscriversi alla facoltà di Agricoltura. Tuttavia, durante una lezione del corso obbligatorio di letteratura inglese, la lettura di un sonetto di Shakespeare lo illumina, lo turba, lo sconvolge perfino. Ed è così che Stoner decide di dedicare i suoi studi e, come si vedrà, la sua intera vita alle lettere e all’insegnamento.
Bonus: la grandezza di questo libro non sta nella trama, piuttosto scarna, quanto nel modo scelto per raccontarla. La prosa di Williams è semplice, essenziale, quasi saggistica, eppure, poco alla volta, senza strattoni, riesce a far immergere il lettore nella vita del protagonista e a tenerlo in una delicata apnea fino alla fine. Roba che dopo dieci pagine non ci scommetteresti una lira, e invece…
Malus: se cercate un intreccio ricco di colpi di scena, dialoghi taglienti ed emozioni forti, avete sbagliato libro. Stoner non è adrenalinico, ma neanche per sbaglio. Non che questo sia un difetto a tutti i costi, ma se vi addormentate sin dalle prime pagine, non dite che non vi avevo avvisato.
Supercit.: Stoner riflette sull’amore:

In his extreme youth Stoner had thought of love as an absolute state of being to which, if one were lucky, one might find access; in his maturity he had decided it was the heaven of a false religion, toward which one ought to gaze with an amused disbelief, a gently familiar contempt, and an embarrassed nostalgia. Now in his middle age he began to know that it was neither a state of grace nor an illusion; he saw it as a human act of becoming, a condition that was invented and modified moment by moment and day by day, by the will and the intelligence and the heart.

Consigliato a: chi cerca la storia di un uomo ordinario narrata in modo straordinario.
Curiosità: così come il protagonista del suo romanzo, anche John Williams ha completato un dottorato in letteratura inglese all’Università del Missouri.

#19

https://i0.wp.com/www.adelphi.it/spool/a63ed94d7545f6fb11bbf2b4f443156b_w_h_mw650_mh.jpg

Cosa: Nudi e crudi
Chi: Alan Bennett
Quando: 2001 (edizione Adelphi)
Come: italiano
Perché: perché cercavo di prendere fiato a metà de I fratelli Karamazov e mi era tornato in mente questo libriccino di cui avevo letto una recensione positiva non mi ricordo più dove.
E l’originale? The Clothes They Stood Up In (1996)
Sunto: una sera i Ransome, rispettabile coppia di mezz’età con rispettabilissima casa a Notting Hill, vanno a teatro per godersi il Così fan tutte di Mozart. Al ritorno scoprono di essere stati derubati. Il bottino dei ladri? Be’, tutto: oggetti preziosi, certo, ma anche tavoli, sedie, moquette e addirittura rotoli di carta igienica. Abbondanti dosi di humour inglese, ma non mancano spunti di riflessione più seri.
Bonus: so che a molti fa venire l’orticaria, ma per me l’umorismo sottile, quasi involontario eppure ricercato di alcuni scrittori d’Oltremanica è sempre un bel leggere, e Bennett ne è un ottimo esponente.
Malus:  il doppio finale – il finale “vero” e l’epilogo – non mi ha convinto un granché. Non è brutto, eh, forse un po’ approssimativo.
Supercit.: il sig. Ransome discute con i poliziotti chiamati per indagare sulla vicenda:

«Non è che hanno lasciato qualcosa, no?» domandò il sergente tirando su col naso, mentre passava la mano su una modanatura.

«No, come può vedere da sé non hanno lasciato assolutamente nulla» rispose Mr Ransome stizzito.

«Non volevo dire qualcosa di vostro» precisò il sergente. «Dicevo qualcosa di loro». E di nuovo tirò su col naso, con sguardo interrogativo. «Un ricordino».

«Un ricordino?» chiese Mrs Ransome.

«Escrementi» rispose il sergente. «Quello del topo d’appartamenti è un mestiere che dà ansia. Il ladro sente spesso il bisogno di evacuare per scaricarsi».

«Che poi sarebbe un altro modo per dirlo» intervenne l’agente.

«Per dire cosa, Partridge?».

«Scaricarsi è un altro modo per dire evacuare. In francese» proseguì l’agente «si dice appostare una sentinella». «Ah, ecco. E questo te l’hanno insegnato a Leatherhead?» disse il sergente. «Partridge si è diplomato all’Accademia di polizia».

«È come l’università» spiegò l’agente. «Solo che lì ci si comporta meglio».

«Ad ogni modo,» disse il sergente «date una controllata in giro. Per gli escrementi, dico. Certi ladri sono parecchio creativi. In una casa di Pangbourne l’avevano fatta dentro un’applique del Settecento. In qualunque altro campo avrebbero preso un’onorificenza».

Consigliato a:  chi cerca un’agile lettura di disimpegno, magari per favorire la digestione di qualche tomo particolarmente impegnativo.
Curiosità: di Bennett è molto apprezzata, oltre alla prosa, anche la voce. Per questo motivo ha collaborato alla realizzazione di diversi audiolibri in qualità di narratore.

#20

https://i0.wp.com/polari.polariarts.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/04/Uncommon-Reader-Alan-Bennett.jpg

Cosa: The Uncommon Reader
Chi: Alan Bennett, sempre lui
Quando: 2007
Come: inglese
Perché: perché «se vi è piaciuto Nudi e crudi, non potete perdervi La sovrana lettrice». E chi sono io, per sottrarmi a questo compito?
E in Italia? La sovrana lettrice (Adelphi, 2011), per l’appunto.
Sunto: un bel giorno a Buckingham Palace appare una biblioteca itinerante. Sua Maestà Elisabetta II se ne accorge e, incuriosita, va a dare un’occhiata in prima persona. Nel furgoncino trova, oltre all’autista-bibliotecario, un giovane sguattero delle cucine, in apparenza l’unico membro del personale reale a interessarsi di libri. Ne nasce un’amicizia insolita ma solida, grazie alla quale la regina cambia, e non poco, nonostante la disapprovazione del primo ministro e della servitù.
Bonus: un libro che parla di libri vince sempre facile, c’è poco da fare. Aiutandosi con la solita dose di humour, Bennett mostra come la vicinanza dei libri possa modificare i comportamenti e il carattere di una persona, anche di un’ottantenne non proprio progressista come la regina d’Inghilterra: davvero un bello spunto.
Malus: le letture di Sua Maestà suonano spesso sconosciute al lettore italiano, a parte qualche caso eccezionale (Jane Austen, Marcel Proust). Non è colpa di Bennett, ci mancherebbe, però nel leggere i passaggi legati alle opere si avverte che ci si sta perdendo qualche sfumatura di significato. Ma sono dettagli, eh.
Supercit.: Sua Maestà riflette sull’indifferenza dei libri, che non si inchinano di fronte a lei:

The appeal of reading, she thought, lay in its indifference: there was something lofty about literature. Books did not care who was reading them or whether one read them or not. All readers were equal, herself included. Literature, she thought, is a commonwealth; letters a republic. Actually she had heard this phrase, the republic of letters, used before, at graduation ceremonies, honorary degrees and the like, though without knowing quite what it meant. At that time talk of a republic of any sort she had thought mildly insulting and in her actual presence tactless to say the least. It was only now she understood what it meant. Books did not defer.

Consigliato a: lettori che amano libri che parlano di libri; fan della Royal Family britannica (ma anche no).
Curiosità: il titolo gioca sull’espressione «a common reader», che in inglese indica chi legge per piacere personale. Inoltre, Virginia Woolf ha intitolato proprio A Common Reader una raccolta di saggi uscita nel 1925.

#21

https://i2.wp.com/www.newtoncompton.com/upload/isbnjpg/hires/978-88-541-2207-9.jpg

Cosa: I fratelli Karamazov (HELL YEAH, CE L’HO FATTA)
Chi: Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Quando: 1879
Come: italiano (edizione Newton Compton, 2010)
Perché: perché era una vita che mi imponevo di leggerlo (cfr. qui).
E l’originale? Братья Карамазовы
Sunto: quasi ottocento pagine (scritte in piccolo, eh) con le rutilanti avventure di Aleksej, Ivan e Dmitrij, i tre figli legittimi dell’«abietto e dissoluto» Fëdor Pavlovic Karamazov. Ma anche monaci incorruttibili e servitori ambigui, rispettabili dame e travolgenti cortigiane. Poi, un omicidio, ma chi è il colpevole? Un volume dalle dimensioni temibili e dai contenuti enciclopedici. Una discreta botta di vita.
Bonus: di tutte le cose positive che si potrebbero dire (e che già sono state dette), scelgo la caratterizzazione dei personaggi femminili, vivi e sfaccettati. Grušen’ka, poi, credo di averla perfino incontrata nella vita reale, ma questo è un altro discorso.
Malus: la combo formata da Il grande inquisitore e dal resoconto della vita dello starec Zosima, due capitoli atti a sviscerare il tema della fede da diversi punti di vista, con tutto il rispetto, caro Dosto, è una solenne palata sui denti.
Supercit.: ce ne sono mille, ma queste parole di Dmitrij in particolare rendono bene cosa voglia dire «essere un Karamazov»:

Io vago e non so se sono precipitato nel fetore e nella vergogna o nella luce e nella gioia. Ecco dov’è la sventura poiché tutto nel mondo è un mistero! E quando mi avveniva di sprofondare nella più sordida depravazione […] leggevo allora questi versi su Cerere. Riuscivano forse a redimermi? Mai! Perché io sono un Karamàzov. Perché, se precipito in un abisso, è a capofitto, con la testa in giù e i piedi in su, e sono anzi contento di esservi caduto in modo così degradante: lo considero bello. E proprio quando sono al fondo della vergogna, innalzo allora un inno. Che sia pure maledetto, vile, meschino purché possa baciare anch’io l’orlo della tunica in cui si avvolge il mio Dio.

Consigliato a: lettori coraggiosi dotati di molto tempo e molta pazienza; chiunque sia alla ricerca di un Libro con la L maiuscola.
Curiosità: per Dostoevskij questo era solo l’inizio! La sua idea era scrivere altri romanzi per concentrarsi maggiormente sulla vita di Aleksej Karamazov. Purtroppo o per fortuna, un enfisema se lo portò via nel gennaio 1881.

8 thoughts on “CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – Riassunto estivo

    • wwayne 23 settembre 2014 / 05:29

      Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie a te per la risposta! : )

      Mi piace

    • franciswolves 22 settembre 2014 / 22:58

      Finalmente sì! Dopo la combo Inquisitore-Zosima la strada si è messa finalmente in discesa🙂

      Mi piace

  1. Valentina 21 settembre 2014 / 16:42

    Finalmente ce l’hai fatta coi Karamazov! Ottimo!
    Stoner l’ho letto anch’io, incuriosita dal grande successo, e una volta tanto questo successo è giustificato.

    Mi piace

  2. labyrinthpersephone 14 ottobre 2014 / 15:48

    Ma ma ma ho letto solo ora! Mi sono commossa un pochino, o almeno, insomma, sono arrossita. Dovremmo farlo più spesso, però.

    Mi piace

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...