CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) VI

In attesa di colloqui, progetti e novità, ecco le due letture di fine settembre. Parola d’ordine: disimpegno. Perché se non ci si disimpegna dopo i Karamazov, non ci si disimpegna più.

#22

https://i0.wp.com/www.nerdsrevenge.it/wp-content/uploads/2014/06/La-Storia-La-Fanno-Gli-Idioti.jpg

Cosa: La Storia la fanno gli idioti
Chi: Nicolò “Nebo” Zuliani
Quando: 2014 (edizione Limited Edition)
Come: italiano
Perché: perché mi è stato regalato per il compleanno e perché Nebo, quando è in forma, è sempre garanzia di deliziosi post deliranti.
E all’estero? Non c’è.
Sunto: [premessa] per chi non lo conoscesse, Nebo è l’ispirato autore di Bagni Proeliator, un blog decisamente NSFW in cui tette abbondanti e culi planetari fanno da graziosa cornice ad articoli scorretti e dissacranti, quindi spesso fantastici [fine premessa]. Il libro contiene dieci articoli/racconti in cui l’autore narra a modo suo fatti realmente accaduti molto diversi tra loro per tempo (si va dalla guerra dei Cent’Anni agli anni Settanta) e luogo (dagli USA al Giappone). Minimo comune denominatore? L’idiozia, come da titolo, dei personaggi coinvolti.
Bonus: le storie, tanto assurde quanto reali, sono davvero imperdibili; Nebo romanza i dialoghi e i dettagli, ma i fatti sono riportati in modo accurato e, sebbene manchino i riferimenti bibliografici, una breve ricerca su Google può garantirvelo. Avete mai sentito parlare di Simo Häyhä? No? Bene, ora avete un motivo sufficiente per leggere il libro.
Malus: purtroppo solo cinque delle dieci storie sono “originali”: le altre cinque le trovate sul blog. E facendo il confronto libro – blog, si può notare come alcuni passaggi, soprattutto quelli ricchi di riferimenti denigratori di stampo politico, siano stati censurati. Ed è un peccato, soprattutto perché alcuni testi perdono in continuità e ritmo.
Supercit.: l’Armata Rossa scopre quanto sia implacabile Simo Häyhä:

Le jeep esplodono. I soldati corrono ai mortai e aprono il fuoco verso il bosco, ma muoiono. Ogni cellula cerebrale del tenente cerca di capire cosa, come e perché. Gli infermieri con le barelle muoiono. Le mine detonano contemporaneamente. Le tende si afflosciano facendo fuoriuscire ufficiali contusi, che muoiono. Un coniglio passa e muore. Un falco nel cielo cade, spezzato in due da qualcosa. Dal lago vicino esce Gesù Cristo che allarga le mani e dice “sono tornato per fermare questo scemp-” e muore.
Resuscita uscendo da una grotta a 20 chilometri da lì, dice “no vabbé però-” e muore. Il tenente è paralizzato dalla paura.

Consigliato a: persone capaci di mettere da parte la morale per 120 pagine circa; appassionati di aneddoti storici che i libri di scuola non riportano.
Curiosità: Nebo, tra le varie cose, scriveva anche per GQ. Ma qualche tempo fa è scoppiata una polemica immonda (qui un riassunto) e il nostro è stato appiedato, in sintesi, per colpa di una “celebrità di Youtube”. È un mondo difficile.

#23

https://i2.wp.com/footyalmanac.com.au/wp-content/uploads/john-weldon-damned-united.jpg

Cosa: The Damned Utd
Chi: David Peace
Quando: 2006
Come: inglese
Perché: perché il film mi era piaciuto parecchio e perché poche cose mi intrippano più del calcio inglese e della sua storia.
E in Italia? Il maledetto United (Il Saggiatore, 2009, traduzione di P. Formenton)
Sunto: Leeds, 1974. Dopo aver portato il semisconosciuto Derby County alla vittoria della First Division (l’allora Premier League) e alle semifinali di Coppa Campioni, Brian Clough, forse il più brillante e borioso manager che il football anglosassone abbia mai conosciuto, viene ingaggiato dal Leeds United. Ma il matrimonio tra Clough e la squadra più forte (e scorretta) degli anni Settanta non dura molto, la miseria di 44 giorni. E proprio in 44 capitoli Peace ricostruisce le parole, le urla e i sussurri che segnarono questa vicenda unica nella storia del calcio inglese.
Bonus: abbiate pazienza, per uno cresciuto a pane e Football Manager un libro del genere, come dicono a Nantes, è una figata a prescindere. Allenatori sempre sbronzi, giocatori sempre con la sigaretta in mano, dirigenti sempre pronti ad adularti o pugnalarti alle spalle, a seconda dei casi. Per farvi capire: una storia che leggerei pure se la scrivesse Moccia.
Malus: il punto di vista è quello di Clough, idea non stupida. Il punto di vista di un uomo ossessionato dal calcio, dall’alcol e dal desiderio di rivalsa su Don Revie, suo predecessore al Leeds. E Peace rende queste ossessioni ricorrendo a vagonate di frasi brevi e nervose che si ripetono più e più volte in uno stesso capitolo e nell’intero libro. Uno stile che può piacere e non piacere, ma che senza dubbio, alla lunga, stanca.
Supercit.: un calmo e pacato Clough durante l’intervallo di una partita del Derby County:

‘Fucking rubbish the lot of you. You might as well get dressed and bugger off home now, the bloody lot of you. Useless every last fucking one of you. First day of the bloody season and you’re playing like this; first fucking day. You bloody lose today and you’ll lose every fucking day and you’ll be doing it in empty grounds and all. There are over 35,000 folk here to see you, bloody paid to see you, good money, hard-earned fucking money; you think they’ll be back next week? Will they bloody hell. Now get out there and show all them 35,000 folk and that team of old men and so-called superstars what you’re bloody made of, how you earn your big wages, and if you’re still losing at that final fucking whistle don’t bother coming back into work on Monday morning because you’ll not have a bloody job to come to. Be the real world for the lot of you – ‘Now fuck off, out of my sight!’

Consigliato a: amanti del calcio inglese, degli intrighi di palazzo e dell’uso smodato della parola bloody.
Curiosità: se il Kindle non sbaglia, la parola fuck in tutte le sue declinazioni si ripete 690 volte nel testo.

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