Anversa – Di baffi, panchine e (scorci di) vita Erasmus

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Anversa, di suo, è una bella città. Anversa diventa ancora più bella quando alcuni amici che si trovano lì in Erasmus ti dicono che no, non hanno nessun problema ad ospitarti per qualche giorno; che no, non c’è bisogno di portare lenzuola e asciugamani; che no, non piove come in Italia, ma vedi di portare vestiti pesanti, ché il freddo si fa sentire.

E così, in cerca di ispirazione ma soprattutto in fuga dall’ansia di prestazione del neolaureato senza impiego, ho messo un maglione e una felpa pesanti in valigia e via. Seguono alcune annotazioni mentali sui giorni belgi:

  • Ogni via, dalla più stretta e sfigata alla più ampia e maestosa, pare intrisa di storia. I sampietrini che dominano sull’asfalto sono romantici, davvero. Peccato che poi ogni tragitto con un trolley assomigli a un assolo di batteria dei Dream Theater. Antwerpenaars cari, portate pazienza, ma un po’ ve la siete cercata.
  • Mettiamolo subito in chiaro: chiamiamo con il suo vero nome quello che i grigi burocrati di Strasburgo e Bruxelles si ostinano a chiamare Programma Erasmus. Per ora ho pensato a European Drinking Project, ma ci sono margini di miglioramento.
  • #Stereotipi/1 – gli spagnoli in Erasmus sono sempre tanti e fanno sempre tanto casino: check. Ho sentito una ragazza spagnola cantare emettere urla belluine tali da coprire gran parte delle frequenze sonore pompate dalle casse di un locale. E stiamo parlando di un disco-bar, non di un circolo Arci.
  • #Stereotipi/2 – quando si parla di alcol, i polacchi hanno una resistenza tutta loro: check. La definizione europea comunemente accettata di “shot” non si applica agli amici polacchi, capaci di tracannare vodka liscia a sorsi sconosciuti al resto della truppa Erasmus.
  • Non mi è mai piaciuto ballare, alle discoteche preferisco e preferirò sempre i pub. Ma nella gitarella a Leuven, dalla quale siamo rincasati alle 7.11 del mattino, ammetto che mi sono quasi divertito.
  • Le patatine fritte belghe sono una di quelle cose che mi riconciliano sempre con il mondo, insieme all’acqua tonica, agli stroopwafels e alle docce bollenti. Non per niente le vogliono dichiarare patrimonio dell’UNESCO.
  • Una giornata in cui si beve (almeno) una Duvel è una giornata spesa bene.
  • Anche ad Anversa ha spopolato la campagna No Shave November/Movember. In breve, diversi ragazzi che ho conosciuto hanno deciso di farsi crescere la barba per tutto il mese, salvo poi tagliarla e tenere i baffi per l’ultimo weekend.

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  • Uno dei suddetti baffoni, un ragazzo francese, ha regolato i baffi con mano poco sicura. Vi basti sapere che è stato affettuosamente ribattezzato Hitler.
  • Vi lascio immaginare le fini battute a sfondo storico quando Hitler, in discoteca, ci ha provato spudoratamente con una polacca.
  • Ho provato lo jenever, liquore tipico, al gusto cactus. Del liquore che ti brucia la faringe aveva ben poco, ma in compenso il sapore era ottimo.
  • Ci sono ragazze spagnole che, quando parlano di «bella musica italiana», citano gli Zeroassoluto. Sì, vivono sul nostro stesso pianeta.
  • Entrare (per sbaglio) in un locale di musica r’n’b a dominanza nera ti fa capire il vero significato dell’espressione “ballare come un bianco”. Non c’è storia, poco da fare.
  • Sì, c’è stato il rischio concreto di venire coinvolti in una sessione di twerking, ma l’abbiamo scampata.
  • Il reparto birre di un qualsiasi supermercato belga continua a farmi sentire inadeguato di fronte alla vita.
  • La vita Erasmus può essere frenetica e avvincente, a tratti forse malinconica, ma di certo stancante. Ecco quindi che a Leuven, sulla scia del pub crawling, abbiamo fondato ufficialmente il bench crawling: trascinarsi di panchina in panchina dopo una serata impegnativa può essere un buon metodo per dosare le energie, specie se la serata seguente si preannuncia ancora più impegnativa.

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  • Gli sconosciuti che ti abbordano per strada a fini promozionali sono sempre una seccatura, ma solo i migliori sanno uscirne con un epico «We don’t speak Holland».
  • Anche la Wind è piuttosto seccante: ha provato a contattarmi pure in Belgio. Ho rifiutato la chiamata.
  • La Wind si è dimostrata davvero seccante: mi ha chiamato due volte. Ho rifiutato anche la seconda chiamata.
  • La Wind ha saputo rompere davvero i coglioni, alla terza chiamata rifiutata è partito anche un mezzo porcone.
  • Quando poi scopri che il numero che il tuo cervello ha attribuito a una testarda centralinista Wind è in realtà il numero della capa dell’ente al quale hai mandato CV e lettera di presentazione solo pochi giorni prima, capa che provvede subito dopo a scriverti una mail che inizia con «Abbiamo tentato più volte di contattarla, ma non ci è stato possibile», ti senti un po’ un ciula. Un po’ tanto un ciula.
  • (Per la cronaca, mi sono salvato in corner. Domani ho il colloquio.)
  • Ho scoperto che i veneti non vedono di buon occhio Mestre, i mestrini e il loro dialetto.
  • Uno degli highlights della prima serata (danzante) è stata la presenza di un tipo piuttosto inquietante nel locale. Un uomo calvo e allampanato, in giacca, camicia, pantaloni e occhiali da sole neri. Un misto tra Voldemort e Giustino di Leone il cane fifone. Nero era anche il borsello che si portava appresso – che ora, per quanto gli smartphone si facciano sempre più ingombranti, gli uomini col borsello mi fanno sempre e solo pensare alla perla degli EELST. Quindi, un personaggione del genere sul cubo a ballarsela beato tra la folla attonita e sgomenta. Imperdibile.
  • Durante tutto il soggiorno belga mi ha fatto compagnia una certa ansia, dettata dal fatto che i mezzi pubblici avrebbero scioperato il 1° dicembre, giusto il giorno del viaggio di ritorno. Anversa dista dall’aeroporto di Charleroi circa 95 km: senza treni e bus sarei rimasto a piedi. Grazie a un’immane botta di culo, lo sciopero ha risparmiato le regioni che ho dovuto attraversare. Segue un grafico esplicativo:
In rosso le regioni scioperanti, in verde il mio tragitto per Charleroi (fonti IPSOS/Paint)
In rosso le regioni scioperanti, in verde il mio tragitto per Charleroi (fonti IPSOS/Paint)
  • L’ansia per lo sciopero mi ha permesso di scoprire che gli addetti all’assistenza Twitter della NMBS, la Trenitalia belga, sono enigmatici ma gentili, e che le applicazioni NMBS e De Lijn (la compagnia fiamminga degli autobus pubblici) sono anni luce avanti rispetto alle corrispettive app italiche.
  • Una volta superata l’ansia, una volta presi i treni e i bus necessari, una volta passati i controlli in aeroporto, è partita questa canzone.  Gli occhi chiusi, l’aereo che stacca le ruote da terra. Ho alzato il volume e sorriso.
  • Un ultimo, urgente appunto. Gli anni passano, la tecnologia fa passi da gigante, gli scienziati mandano satelliti sulle comete, ma c’è ancora gente che sente il bisogno di applaudire l’atterraggio di un aereo.

Abbatteteli tutti.

10 thoughts on “Anversa – Di baffi, panchine e (scorci di) vita Erasmus

  1. Lotje 3 dicembre 2014 / 08:49

    ahhh….. dieci anni fa ero anch’io una tale studentessa. Bella quella vita. Buono il Duvel. Conosci il Chouffe? Buono anche quello!

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    • Fra 3 dicembre 2014 / 09:17

      Buona pure la Chouffe, vero!

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  2. tiols 3 dicembre 2014 / 12:06

    Fantastico, come sempre. Vorrei sottolineare i punti più salienti del post, per mio dire: con quello sulla Wind hai sicuramente vinto, ma vorrei aggiungere che anche la tua botta di culo sullo sciopero è stata piuttosto esilarante. Così come condivido pienamente la tua estasi di fronte al reparto birre (poi mi posso solo immaginare in Belgio, che già qua in Olanda mi mettono a disagio, figuriamoci lì!) e soprattutto la canzone che mi sto risentendo dei Radiohead. Capolavoro.

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  3. verpad 4 dicembre 2014 / 19:02

    Io avrei aggiunto anche un ringraziamento alla fotografa che ha documentato il bench crawling e al vento che ti pettinava meglio della spazzola

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    • Fra 6 dicembre 2014 / 17:05

      E il fotografo della tua nuova foto profilo?😛

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  4. wellentheorie 5 dicembre 2014 / 12:33

    Bellissimo post, e soprattutto: Hitler che ci prova con una polacca ahahahahahahahahahahahahah😀

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