Tema: descrivi la tua giornata a EXPO

Se per caso ancora non ve ne foste accorti – ma secondo me ve ne siete accorti – da qualche giorno nella periferia milanese è iniziata un’enorme fiera internazionale chiamata Expo. Ieri ci sono andato, un po’ perché c’era l’inaugurazione del padiglione del Paese per cui lavoro, un po’ perché avevo delle domande esistenziali sulla manifestazione che imploravano una risposta. Ecco, qui di seguito trovate alcuni pensierini sparsi sulla rutilante gitarella nella ridente Rho.

Che cos’è Expo?
Nelle idee e nelle parole degli organizzatori, Expo dovrebbe essere una vetrina mondiale per mettere sotto i riflettori il tema dell’alimentazione, tutte le magagne ad essa collegate e le eventuali soluzioni che permetterebbero a tutti e sette i miliardi di personcine su questo pianeta di avere accesso a cibo di buona qualità e in quantità sufficiente.

Sì, ok, va bene, ma in realtà che cos’è Expo?
Un enorme spazio promozionale e commerciale dove i Paesi partecipanti – alcuni con moderazione e intelligenza, altri facendo a gara a chi ce l’ha più grosso (il padiglione) – mostrano quelli che sono i loro punti di forza per cercare di attirare l’attenzione di turisti e investitori. Certo, ci sarebbe questo dettaglio dell’alimentazione, ma diciamo che le interpretazioni dei vari Paesi sul tema sono state quantomeno libere.

Per la serie
Per la serie “l’alimentazione prima di tutto”: lezioni di ballo nel padiglione argentino.

Com’è la situazione per gli ingressi?
Ce ne sono quattro. Due a ovest, i più vicini alla stazione di metro e treni, uno a sud e uno a est. Ogni ingresso ha una trentina di check-in (metal detector+controllo bagagli+tornello), i cartelli luminosi indicano chi deve entrare dove – turisti, staff, stampa, ecc. – ma le code sono sempre e comunque all’italiana. Qualora vogliate andare a fare un giro, affilate i gomiti.

Ci sono indicazioni a sufficienza? Rischio di perdermi?
Se venite in metro, Rho è il capolinea: non potete sbagliare. Se venite in treno, la mole di annunci, cartelli, cartellini e cartelloni è stordente: anche qui, nessun pericolo. Inoltre nella stazione di Rho abbondano gli omini e le donnine con le loro belle pettorine fluo. Quindi, anche per caso vi dovesse sfuggire l’indicazione in Arial Black 196 di cui avete bisogno, #statesereni che a Expo ci arrivate.

DSC00155
Si può vedere tutto in un giorno?
Purtroppo un giorno non basta per visitare tutti i padiglioni, a quanto ho sentito ne servono almeno cinque. Sempre se vi interessa visitare tutti i padiglioni. Se invece avete pagato dai 20 ai 40 € di biglietto per andare a Expo solo per fare una foto con i pupazzi della famiglia Parmareggio, come ha urlato giubilante al telefono un distinto quarantenne incrociato in treno qualche giorno fa, allora niente, come non detto: un giorno è più che sufficiente per trasformare il vostro sogno in realtà.

Si fa la fila per visitare i padiglioni?
Dipende. Per Paesi come Cina, Italia, Germania, Emirati Arabi e Giappone, la fila è ahivoi automatica. E la fila in questione non è quella che trovate dal macellaio o alle poste – con la vecchiazza infingarda che cerca immancabilmente di prendervi la scia e passarvi all’interno con eleganza, tipo Hakkinen su Schumacher a Spa nel 2000 – quanto piuttosto quella per il Blue Tornado di Gardaland a Ferragosto, con tanto di cartelli “da qui sono due ore – sempre se non morite prima”. L’ingresso nei padiglioni di altri Paesi, soprattutto dei meno blasonati, è molto più agevole.

DSC00226
I padiglioni sono belli?
Se vi può interessare l’opinione di un bergamasco del tutto privo di sensibilità artistica e nozioni architetturali, sì, dall’esterno sembrano (quasi) tutti belli, ognuno a suo modo. Per quanto riguarda gli interni, posso esprimermi solo sui pochi che sono riuscito a vedere – ho iniziato a fare il turista alle 3 passate, il tempo a disposizione non è stato moltissimo. Prendete la Lituania: da fuori non le daresti mezzo centesimo, eppure ha un padiglione che, nel suo piccolo, è fatto con buon gusto e ricercatezza.

Ma sono anche sostenibili?
Sulla sostenibilità ho parecchi dubbi. Alcuni Paesi hanno sposato la filosofia del «no agli sprechi». La struttura esterna del padiglione polacco, per esempio, sembra fatta di cassette della frutta incastrate tra loro. Tu la vedi e dici: «Be’, quando Expo sarà finito, non avranno problemi a smontare tutto e riusare il materiale di costruzione». L’Olanda, addirittura, non ha manco un padiglione: tanti chioschi, qualche aiuola e un paio di innocui spazi informativi. Poi vedi il Padiglione Italia, nei suoi cinque imponenti piani di cemento armato, e qualche dubbio ti viene.

DSC00251
È vero che ci sono i lavori ancora in corso?
Sì, questo è un dato di fatto. Dalla stazione di Rho fino ai padiglioni, si vede che parecchi spazi sono ancora da limare (o da costruire tout court). In compenso la visita del turista medio, a occhio, non soffre troppo a causa di questi ritardi. Poi, certo, se uno viene a Expo con il solo scopo di sgamare tutte le magagne, questo è un altro discorso.

È vero che i prezzi sono altissimi?
Sì, anche questo è un dato di fatto – qui un impietoso articolo del Sole 24 Ore con diversi menu. E il padiglione McDonald’s è il più gettonato per le pause pranzo, fatto alquanto paradossale considerata la filosofia di Expo (e altrettanto paradossale è la presenza stessa del padiglione). Per questo motivo vi invito tutti caldamente al padiglione del Belgio, dove i chioschi di birra e patatine fritte hanno un rapporto qualità/prezzo accettabile. E poi, insomma, volete mettere le fritjes belghe con quelle del McDonald’s? Suvvia. Un altro barlume di speranza è offerto dalle varie stazioni dell’acqua gratuite sparse per l’area: prima di comprare una bottiglietta d’acqua a 3 € al padigione del Qatar e poi lamentarvene su Facebook, provate a guardarvi intorno.

Globo tematico nel padiglione lituano
Globo tematico nel padiglione lituano

Ma quindi, alla fine, vale la pena andare a ‘sto Expo?
Dipende. A me la parola “fiera” ha sempre evocato immagini negative: le masse oceaniche, i mangioni a sbafo all’Artigiano in Fiera, gli espertoni estemporanei del Salone del Mobile (e gli espertoni estemporanei hipster del Fuorisalone), tutta gente che da studente ho odiato ed etichettato come occupatori ingrati di spazio vitale in metropolitana. Aggiungiamo il fatto che Expo è nato malissimo, tra scandali, tangenti e intrallazzi vari, del tipo che se esistesse un libro dal titolo Cosa fare per mandare a puttane un evento internazionale ancor prima che questo cominci, l’esposizione universale di Milano sarebbe in copertina – ammesso e non concesso che ci sia ancora spazio sotto il titolo.
Detto questo, dopo una prima visita, secondo me Expo offre materiale per tutti i gusti. Ci sono gli slogan zuccherosi per gli inguaribili ottimisti, le controversie cervellotiche per i sollevatori di polemiche, le dimostrazioni di opulenza per i bauscia e le campagne di sensibilizzazione per gli attivisti ipersensibili. Gli studenti hanno abbastanza pacchianate a disposizione per farsi selfie stupidi da mostrare con orgoglio agli amici, i professori hanno svariati spunti da sfruttare per imbastire una visita d’istruzione tutto sommato sensata e compiuta. Chi si svena da Eataly, può svenarsi da Eataly a Expo. Chi traccheggia al McDonald’s, può traccheggiare al McDonald’s di Expo. La varietà di materiale umano, attività commerciali e aree tematiche è tale da soddisfare chiunque.

E poi, oh, potete fare una foto con la famiglia Parmareggio. E scusate se è poco.

1327913417AVIG0470
Paura. Tanta paura.

5 thoughts on “Tema: descrivi la tua giornata a EXPO

  1. tiols 12 maggio 2015 / 14:20

    AHAHAHAH. Aspettavo un post sull’EXPO da qualcuno e son contento sia stato tu a scriverlo. Iniziamo col dire: “Ma sei di Bergamo!. Ma bella lì! Sono di Lecco io!
    Sì, scusa. Ogni tanto mi faccio prendere dall’entusiasmo per nulla.
    Comunque sia ti ringrazio per questa recensione. Avrei voluto andarci anche io all’EXPO fossi stato in Italia ora, quindi il tuo simpatico e (a mio dire) obbiettivo resoconto mi ha dato la soddisfazione giusta, come se me lo fossi gustato anche io.
    Risparmiando non poco.

    Mi piace

    • Fra 30 giugno 2015 / 21:59

      Ti rispondo con ampio e colpevole ritardo: sai che io sono mezzo lecchese? Non proprio Lecco-Lecco, ma provincia di Lecco🙂
      Nel frattempo sono tornato a Expo altre volte, ma sempre per “lavoro”, quindi non ho potuto esplorare nuovi padiglioni. Ma a breve mi metterò di buona lena e li visiterò tutti (spero)!
      Come va in terra arancione?

      Liked by 1 persona

    • tiols 30 giugno 2015 / 23:02

      Mah, bene. La vita è molto più tranquilla, mi trovo bene al ristorante dove lavoro e le serate divertenti che tendo a ricordare poco sono tornate nel mio loop settimanale, quindi direi bene bene.🙂
      Quale provincia nel lecchese, se posso chiedere, perchè io sono di Valmatown…eh, scusa…volevo dire Valmadrog…uff! Valmadrera. Ecco.

      Mi piace

    • Fra 3 luglio 2015 / 07:18

      Io abitavo a Calco, vicino a Brivio (mio papà è di Olgiate).
      Mi fa piacere che l’insediamento sia ormai completo! E con l’olandese (lingua) come va?😀

      Liked by 1 persona

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...