CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – XIV

Sì, però non è possibile: uno si distrae un attimo e scopre che il Wolverhampton è in vendita, il contatore Feedly indica 302 post non letti e la carta d’identità segna un anno in più. Nel dubbio, i libri di settembre! O meglio: il libro di settembre e il libro che mi ha coinvolto (e prosciugato) per più di quaranta giorni.

#14

cover

Cosa: Le regole del gioco. Storie di sport e altre scienze inesatte

Chi: Marco Malvaldi

Quando: 2015

Dove: Italia

Come: italiano (edizione Rizzoli)

E all’estero? Per ora, niet.

Perché: di Malvaldi avevo letto, qualche tempo fa, La briscola in cinque, primo episodio della serie del BarLume, e mi era sembrato un libro senza infamia né lode, reso sì fresco dai quattro vecchietti terribili che battibeccano ogni giorno col protagonista, ma per il resto non troppo originale né complesso. Qui invece l’autore mette da parte le ambizioni del romanzo giallo e, ricalatosi nei panni del ricercatore che fu, si lancia in un saggio che mescola fisica, sport e umorismo. Potenzialmente, una figata.

Sunto: il gol da cinquanta metri di Recoba all’Empoli, le punizioni di Pirlo, Krul che entra ai supplementari dei quarti del Mondiale e para due rigori al Costa Rica… e potrei andare avanti. Malvaldi sfrutta diversi episodi curiosi legati al mondo dello sport, soprattutto del calcio, come pretesto per introdurre le teorie e i principi matematici, fisici e statistici che vi stanno dietro. Un capitolo, per esempio, è dedicato ai guardalinee e alla loro capacità di sgamare un fuorigioco che allo sportivo da poltrona pare lampante solo dopo quattro replay e mezzo; più nello specifico, si analizza l’abilità dei guardalinee nel riuscire ad assimilare in pochi secondi due stimoli sensoriali diversi – quello visivo, dell’attaccante oltre la linea dei difensori, e quello sonoro, del pallone calciato verso l’attaccante – e per di più non sincronizzati.
Nel mezzo, tra gol e scientifichese, l’autore piazza una sfilza di commentini e battutine che – presumo – vorrebbero fungere da collante tra il lato serio del libro e quello sportivo-aneddotico. Peccato che non ci riescano.

Bonus: in qualità di maschio che perde ogni facoltà intellettiva alla vista di un pallone che rotola, credetemi, passerei giornate a scoprire nuovi aneddoti sul calcio, e a riscoprirne di vecchi, e in questo senso il libro si fa leggere volentieri. La parte che mette in relazione rigori e neuroscienze mi è sembrata particolarmente riuscita, così come è apprezzabile il tentativo di spiegare l’arduo mestiere dei guardalinee attraverso un approccio scientifico. Qui Malvaldi, lui stesso malato di sport e sportivone da poltrona, convince.
(Mi perdoni chi di sport non si interessa, in particolare i propugnatori della formula ancestrale “perché-guardare-ventidue-tizi-in-calzoncini-che-rincorrono-un-pallone”, in genere accompagnata da uno sguardo di sufficienza e disgusto: sappiate che vi stimo, giuro, ma provate ogni tanto a dare una motivazione diversa).

Malus: il problema del libro è la sua eterogeneità. C’è l’aneddoto sportivo, poi c’è la spiegazione scientifica, con in mezzo i commenti ironici e autoironici: questa è la formula fissa che si ripete nel corso dei capitoli, e non c’è mai un punto in cui le tre parti si amalgamino del tutto. L’uso delle battute, alla lunga, si fa ripetitivo, forzato, stucchevole. La scienza cazzona funziona se l’autore fa il cazzone con naturalezza e parsimonia, dosando con cura i momenti umoristici, e non infilandoli di forza in un paragrafo che ne avrebbe fatto ampiamente a meno. Altrimenti la credibilità di chi racconta va a viole. E sempre poiché i commentini simpatici sono forzati, i blocchi a tema scientifico rimangono spesso oscuri e indigesti al lettore. Insomma: Malvaldi aveva gli ingredienti per preparare il cocktail dell’estate, ma è riuscito a produrre soltanto un misero Bacardi Breezer.

Supercit.: seguono tre esempi dei succitati gai intermezzi:

Bernoulli, essendo una persona seria e uno scienziato autorevole, ritenne necessario esprimersi in un linguaggio incomprensibile e lo battezzò «problema della brachistocrona», dal greco brachistos, «il più breve». E se vi state chiedendo cosa significa cronos avete delle lacune che un singolo libro di divulgazione scientifica, per di più scritto da me, non può bastare a colmare.

[…]

Una transizione di regime, infatti, avviene in maniera precisamente numerabile solo in situazioni ideali, ovvero quelle strane costruzioni mentali che i fisici teorici usano per ragionare sul mondo: sfere perfettamente lisce, piani privi di attrito, suocere simpatiche e altri oggetti che nella realtà non esistono.

[…]

Fin qui, tutto facile. Il difficile viene quando si vuole essere sicuri che i soggetti facciano attenzione a uno stimolo preciso. Non basta dire a un volontario «Concentrati sul tatto» per essere sicuri che lo faccia; magari la ricercatrice è una gnocca epica, e a quel punto uno si concentra sulla vista. Il tatto, casomai, verrà dopo.

Consigliato a: amanti dello sport con il pallino per la fisica, la matematica e via andare.

Curiosità: se volete un esempio di scienza cazzona fatto come si deve, vi consiglio dal profondo del cuoricino la perla What If?, di Randall Munroe (ex ingegnere Nasa, oggi fumettista – giusto per dare un’idea del personaggio), da poco disponibile anche in italiano con il vagamente meno icastico titolo di Cosa accadrebbe se? (Bompiani, 2015).

PS: di What If? avevo già parlato nel lontano dicembre 2014, eppure non c’è manco mezzo editore che mi affidi una scheda di lettura…

#15

55196eae96bfd1f1482d4977_a-little-life-cover

Cosa: A Little Life

Chi: Hanya Yanagihara

Quando: 2015 (edizione Doubleday per Kindle)

Dove: United States of America

Come: (American) English

E in Italia? Arriverà, arriverà…

Perché: il 16 ottobre verrà annunciato il vincitore del Man Booker Prize 2015, celebre premio internazionale per libri in lingua inglese. Intorno alla metà di agosto mi dico: «Ma perché non leggere i favoriti per la vittoria finale?». Fu così che il nostro eroe – in un picco di ingenuità – si schiantò contro questo tomo di oltre ottocento pagine, uscendone peraltro piuttosto ammaccato.

Sunto: pedofilia, autolesionismo, abusi sessuali, tentativi di suicidio, morti tragiche: A Little Life è talmente crudo, doloroso e sofferto che quando JB, uno dei quattro amici protagonisti del romanzo, inizia a darsi alle metanfetamine, a chi legge scappa da pensare “oh, finalmente un capitolo leggero”. Al centro della vicenda c’è Jude, dolce ragazzo sfortunatissimo e futuro avvocato schiacciasassi. Al suo fianco Willem, cameriere-attore orfano che mira a conquistare Hollywood; Malcolm, architetto metodico, frustrato e sessualmente confuso; e appunto JB, artista goloso, istrionico e crudele. In una New York abituata a inghiottire i più deboli senza nemmeno masticarli, i quattro ex-compagni di college riescono a farsi strada, ognuno nel suo campo, e a raggiungere fama e ricchezza. Ma i soldi e il prestigio non riescono a sanare le ferite e i traumi, fisici e psicologici, che la vita riserva loro. Tutto ruota attorno a Jude, alla sua infanzia senza genitori, alle botte prese dai frati, alle violenze subite in squallidi motel di periferia, alla sua incapacità di parlare del suo passato, troppo orrendo e ingombrante per poter essere nascosto senza conseguenze. Riuscirà il protagonista a sconfiggere i suoi demoni?

Bonus: A Little Life è il prototipo perfetto del libro che, sulla carta, non leggerei mai. È lunghissimo e di una lentezza a tratti disarmante, e ci sono vagonate di introspezione psicologica (mentre in genere a me piace assumerne in piccole dosi, possibilmente dopo i pasti). Eppure non c’è mai stato un punto in cui ho pensato di abbandonare il libro. Questo perché Yanagihara scrive a maglie molto fitte, creando un mondo in cui ci si trova subito a proprio agio; e la caratterizzazione dei personaggi, di Jude in primis, è davvero splendida e ricca di sfumature.

Malus: il libro sarebbe riuscito a convogliare le stesse emozioni con (almeno) un centinaio di pagine in meno? Direi di sì. Talvolta i dialoghi tra Jude e Willem sembrano ripetersi lungo i capitoli, sebbene lo spazio temporale coperto dal romanzo (più di trent’anni) lasci parecchio margine potenziale all’evoluzione dei personaggi.
Altro dilemma: è realisticamente possibile che un singolo individuo sia vittima di tutte le sfighe menzionate qui sopra? E ancora: quanto dolore è necessario ai fini del racconto e quanto è fine a se stesso? Qualche crepa nel libro c’è, insomma.

Supercit.: Willem riflette sul suo rapporto con Jude:

And yet he sometimes wondered if he could ever love anyone as much as he loved Jude. It was the fact of him, of course, but also the utter comfort of life with him, of having someone who had known him for so long and who could be relied upon to always take him as exactly who he was on that particular day. His work, his very life, was one of disguises and charades. Everything about him and his context was constantly changing: his hair, his body, where he would sleep that night. He often felt he was made of something liquid, something that was being continually poured from bright-colored bottle to bright-colored bottle, with a little being lost or left behind with each transfer. But his friendship with Jude made him feel that there was something real and immutable about who he was, that despite his life of guises, there was something elemental about him, something that Jude saw even when he could not, as if Jude’s very witness of him made him real.

Consigliato a: amanti di letture sofferte e stentate (suvvia, so che siete parecchi, non nascondetevi).

Curiosità: lo stesso nome “Jude” parte da presupposti infausti. Non solo per il Giuda (Iscariota) poco affidabile che tutti conosciamo, ma anche per il Giuda (Taddeo) che, allegria!, è il santo patrono delle cause perse.

5 thoughts on “CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – XIV

    • Fra 6 ottobre 2015 / 09:08

      Mi rincuori, dicendo che la traduzione è fatta bene. In libri così lo scempio è sempre dietro l’angolo…

      Mi piace

    • ammennicolidipensiero 6 ottobre 2015 / 09:20

      ti confesso: diversamente, con quel che costa la versione italiana, gliel’avrei riportato indietro chiedendo il rimborso!

      Mi piace

    • Fra 6 ottobre 2015 / 09:08

      Allora a questo punto ti tocca leggerlo! Se hai un e-reader posso mandartelo via mail, fammi sapere🙂

      Mi piace

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...