CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – XV

In genere si dice “pochi ma buoni”. In genere.
In attesa di tempi migliori, a voi le poco entusiasmanti letture di ottobre.

#16

cover

Cosa: La ragazza del treno

Chi: Paula Hawkins

Quando: 2015

Come: italiano (edizione Piemme, traduzione di Barbara Porteri)

Perché: i libri ricevuti in regalo, cerco di leggerli sempre. Che siano l’autobiografia di Del Piero o il non-plus-ultra della letteratura anglosassone. Mi sembra corretto nei confronti dell’autore del regalo, tutto qui.

E l’originale? The Girl On The Train

Sunto: Rachel, poraccia, non riesce a rimanere incinta del marito Tom e allora si attacca alla bottiglia. Dopo il divorzio, Rachel perde pure il lavoro, ma continua a fare avanti e indietro da casa – una camera concessagli per pura misericordia da un’amica – alla cittadina in cui lavorava, senza apparenti motivi logici. Tutto il resto è gin tonic, occhiatacce dei passanti e autocommiserazione. Ma un bel giorno, durante l’ennesima pendolata, Rachel si accorge che in una delle case che costeggiano la ferrovia c’è qualcosa di strano. Forse la vita degli inquilini, la coppia da Mulino Bianco che lei era solita spiare dal finestrino, non è poi così perfetta…

Bonus: la protagonista ama il gin tonic, e per questo gode della simpatia di chi scrive. Forse si salva anche la struttura del racconto, con tre voci narranti e continui balzi temporali, che ben si abbinano al perenne ottundimento alcolico di Rachel.

Malus: sulla quarta di copertina c’è scritto “Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio per tutta la notte”, e subito sotto c’è scritto “Stephen King”. I casi sono due: o alla Piemme hanno pastrugnato con gli endorsement d’autore, oppure il nostro Stephen ha letto La ragazza del treno in una notte in cui la prostata proprio non gli lasciava tregua. Excursus sugli apparati endocrini di scrittori celebri a parte, nel libro di suspense se ne vede proprio poca. Paula Hawkins ha una vita da scrittrice di chick-lit alle spalle, e non si capisce come mai questo libro abbia avuto enorme successo. Certo, c’è il cadavere di turno, c’è pure un neonato ucciso “per errore”, ma quelli che vorrebbero essere colpi di scena si dispiegano con la stessa forza drammatica dei dialoghi da telenovela. Ovvero senza forza drammatica. Non basta infilare un morto in mezzo a un blando intreccio amoroso nella periferia londinese per dire di aver scritto un thriller, suvvia.

Supercit.: devo proprio?

Sentirsi vuoto: lo capisco perfettamente. Comincio a credere che non esista una soluzione. L’ho imparato dalla psicoterapia: i buchi della vita non si chiudono più. Devi crescere intorno a loro, come le radici che affondano nel cemento, e devi rimodellarti intorno alle crepe. Lo so bene, ma non lo dico, non ancora.

Consigliato a: a priori l’avrei consigliato ai pendolari, ma in fin dei conti Trenord garantisce molto più pathos rispetto ai puntualissimi – e quasi noiosi – convogli britannici descritti nel romanzo.

Curiosità: la DreamWorks ne farà un film, e Emily Blunt impersonerà Rachel, e il tutto si svolgerà negli Stati Uniti invece che in Inghilterra. Mah.

#17

03-millennium-4-quello-che-non-uccide-cover

Cosa: Quello che non uccide

Chi: David Lagercrantz

Quando: 2015

Come: italiano (edizione Marsilio, traduzione di Katia De Marco e Laura Cangemi)

Perché: impossibile perdersi il quarto capitolo della saga Millennium, anche se opera spuria, nello specifico creata da un giornalista-scrittore la cui massima conquista letteraria finora è stata… ehm… la biografia di Zlatan Ibrahimovic. Stieg Larsson era riuscito a creare un mondo finzionale credibile e avvincente, soprattutto grazie a quella fulminata di una Lisbeth Salander. Riuscirà Lagercrantz a essere all’altezza del suo predecessore?

E l’originale? Det som inte dödar oss, ma per lo svedese devo ancora attrezzarmi.

Sunto: Frans Balder, scienziato con una capoccia tanta, abbandona l’azienda per cui lavora, lascia gli Stati Uniti, torna in Svezia, si presenta a casa dell’ex moglie, reclama il figlio August e se lo porta via. Qualche giorno dopo, Frans Balder viene ucciso. In un intreccione arzigogolato che include scienziati, spie, hacker, colossi dell’informatica, mafia russa e giornalisti svedesi, i redivivi Mikael Blomkvist (reporter di mezz’età in piena crisi lavorativa ed esistenziale) e Lisbeth Salander (hacker dark tanto geniale quanto fulminata) si mettono sulle tracce dell’assassino, ognuno a suo modo. Sullo sfondo si muove un manipolo di personaggini e personaggetti: il commissario filosofeggiante, il reporter idealista, la femme fatale manipolatrice e via andare. La missione è chiara: August Balder, bimbo autistico dalle virtù sorprendenti, nonché unico testimone della morte del padre, non deve morire.

Bonus: che si tratti di raccontare la vivace adolescenza del calciatore più famoso di Svezia, o di aggiungere un capitolo a una saga poliziesca che ha fatto appassionare milioni di persone in tutto il mondo, Lagercrantz adotta lo stesso principio: prosa solida, ricca di dettagli a tratti deliberatamente inutili e senza alcuna pretesa letteraria. Con il suo approccio no-nonsense l’autore porta a casa la pagnotta, perché il libro si lascia leggere senza problemi.

Malus: è giusto che un autore e una casa editrice lucrino sul mondo narrativo creato da uno scrittore scomparso? È indubbio che i Blomkvist&Salander versione 2.0 siano la copia sbiadita degli originali. Il successo di Larsson non era dovuto a chissà quale stile scintillante, ma alla creazione di due personaggi riuscitissimi, carismatici e completi, e all’alchimia inspiegabile che li legava. Lisbeth Salander è ancora una hacker fenomenale, sì, e Mikael Blomkvist è ancora un giornalista molto astuto, certo, ma a entrambi manca quella scintilla, quello spessore che li faceva svettare su tutto e tutti nei primi tre volumi. Inoltre Lagercrantz pugnala un paio di volte il concetto di verosimile: può una donna essere trapassata da un proiettile alla spalla e, qualche ora dopo, tirare vagonate di pugni e calci a un sacco da boxe? Ok, è Lisbeth, è figa e intelligentissima, ma è pur sempre umana. Altrimenti diamole una tutina attillata, facciamola diventare l’ennesima eroina Marvel e andiamo a fare altro, eccheccavolo.

Supercit.: l’autore offre un altro notevole saggio di credibilità narrativa quando Blomkvist e Ed the Ned, il collerico capo-hacker della NSA, viaggiano a velocità improponibili sull’autostrada svedese.

Mikael chiuse la chiamata e aumentò ulteriormente la velocità. A un certo punto arrivò a centottanta all’ora e per un po’ non disse quasi niente, limitandosi a riassumere a Ed Needham quello che stava succedendo.

Blomkvist, di mestiere giornalista per un magazine sull’orlo del fallimento, gira con una Audi A8 da 90.000 €. Curioso. Ma ancora più curioso è leggere le spiegazioni di Needham, veri e propri monologhi che l’hacker sviscera come se fosse seduto, bello pacioso, al tavolini di un bar, e non su un’auto che va a 180 all’ora:

«Qualsiasi hacker capace di mettere in atto un’intrusione del genere doveva essere anche in grado di far perdere le proprie tracce. Ho capito molto presto che era difficile ottenere qualche risultato seguendo i percorsi normali. Non mi sono arreso lo stesso, e alla fine ho mandato al diavolo tutti i tentativi di ricostruzione della scena del crimine e sono andato direttamente al punto: chi è capace di un’operazione del genere? Già allora sapevo che quella domanda rappresentava la nostra migliore possibilità. Il livello dell’intrusione era così alto che non potevano esserci molti in grado di portarla a termine. Sotto questo aspetto, l’hacker aveva contro il suo stesso talento. Inoltre avevamo analizzato il virus-spia in sé e…»

[…]

«Vero, e se c’è qualcuno che lo sa siamo proprio noi. Esultiamo per nessi privi di qualsiasi valore e poi ci lasciamo scappare quelli davvero importanti. E quindi in realtà non è che confidassi molto nella cosa. Tra l’altro Wasp poteva avere una marea di significati. Ma in quel momento non avevo molto altro su cui basarmi. Inoltre avevo sentito tante di quelle leggende metropolitane su di lei che volevo identificarla una volta per tutte, e così siamo risaliti molto indietro nel tempo. Abbiamo ricostruito vecchi dialoghi in siti hacker, abbiamo letto ogni singola parola che aveva scritto in rete e studiato fino all’ultima operazione che sapevamo essere stata portata a termine da quel nickname, e in breve tempo abbiamo fatto conoscenza con Wasp, almeno in una certa misura. Ormai eravamo sicuri che fosse una donna, anche se il suo modo di esprimersi non era quello classico femminile, e abbiamo capito che era originaria di qui. Diversi interventi dei primi tempi erano in svedese e anche se non si trattava di un elemento fondamentale per proseguire le ricerche, considerando che nell’organizzazione su cui lei cercava informazioni un legame con la Svezia c’era e che anche Frans Balder era svedese abbiamo ritenuto che la pista fosse credibile. Ho contattato qualcuno all’Fra e da una ricerca nei loro database è saltato fuori…».

Consigliato a: verrebbe da dire “a chi ha già letto la trilogia Millennium”, ma a questo punto, cari miei aficionados della Salander, fate i bravi ed evitare questo libro come la peste. Larsson, a naso, approverebbe.

Curiosità: il finale del libro – pensate un po’ – è aperto. L’ultimo capitolo va tradotto metaforicamente con uno striscione da curva nord che recita “OVVIO CHE CI SARANNO ALTRI LIBRI, STOLTI!”, scritto da un avido Lagercrantz con il simbolo del dollaro al posto delle pupille, in perfetta modalità Zio Paperone.

4 thoughts on “CLIC (Consigli Letterari Indubbiamente Contestabili) – XV

  1. Valentina 4 novembre 2015 / 15:33

    Il primo l’ho letto anch’io, di thriller non ha proprio nulla. Il successo secondo me è dovuto alla grande pubblicità che ha fatto Piemme.

    Mi piace

    • Fra 29 novembre 2015 / 23:19

      Ebbrava Piemme allora!:/

      Mi piace

  2. ammennicolidipensiero 4 novembre 2015 / 18:45

    e un’altra recensione ko per paula hawkins. a quanto leggo, sta facendo a gara con quelli delle sfumature per quanto sia inversamente proporzionale la qualità rispetto alle vendite

    Mi piace

    • Fra 29 novembre 2015 / 23:21

      Le sfumature secondo me restano un gradino sopra (sopra cosa, non si sa :D). Ma non si sa mai: metti che l’autrice l’anno prossimo ci ripropone Rachel con frusta e tutina in latex…

      Mi piace

Sì?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...