#06 – One of Us: The Story of Anders Breivik and the Massacre in Norway

Seierstad1

Cosa: One of Us: The Story of Anders Breivik and the Massacre in Norway

Chi: Åsne Seierstad

Quando: 2013

Dove: Norvegia

Come: English [traduzione di Sarah Death (sic), 2015]

Perché: sì, Anders Breivik è quel ragazzotto paffuto che ha ammazzato 77 persone in Norvegia, luogo dove in genere la gente, quando è emotivamente sconvolta, ma proprio presa malissimo, al massimo cambia il gusto della tisana serale. La cosa mi ha sempre incuriosito, a tal punto che l’idea di leggere oltre 500 pagine in inglese sulla vita di Breivik e sulle sue gesta non mi è parsa neanche troppo malsana.

E l’originale? En av oss

Sunto: alcuni fatti, bene o male, sono noti. Nel 2011 l’allora 32enne Anders Behring Breivik fa esplodere un’autobomba nel cuore di Oslo, uccidendo 8 persone. Poi raggiunge l’isola di Utøya, dove è in corso un campo estivo aperto alle giovani leve del partito laburista, e uccide altre 69 persone, perlopiù minorenni. Ma One of Us offre molto di più: l’infanzia di Breivik in una famiglia a dir poco particolare, la fase adolescenziale del tag indiscriminato sui muri di Oslo, i due anni da nerd passati su World of Warcraft, la massoneria e la fissa per i templari, la società di diplomi falsi, il manifesto politico-ideologico anti-tutto (ebrei, musulmani, marxisti – venghino, siori, venghino, ché c’è spazio per tutti). In mezzo ai deliri di Breivik, le storie di alcuni dei ragazzi morti a Utøya.

Bonus: l’argomento non è dei più allegri, ma si imparano comunque parecchie cose: la pronuncia corretta di Utøya, per esempio (l’accento è sulla U, non sulla Ø); il fatto che in rete sia tuttora disponibile il malloppone da 1531 pagine firmato Andrew Berwick (perché pure lui aveva capito che un po’ di inglish ad minchiam funziona anzichenò); l’inaspettata inettitudine delle forze dell’ordine norvegesi, capaci di ignorare le prime segnalazioni telefoniche dei testimoni (si legge di post-it attaccati a computer spenti, in attesa che qualcuno arrivasse per leggerli – no, ma fate con calma, eh); l’ancora più eclatante inettitudine delle squadre speciali di polizia – la SWAT dei fiordi, per intenderci – che tra problemi di GPS, difficoltà logistiche e inaudito pressapochismo, fanno quasi rimpiangere i tempi di Mahoney, Sweetchuck e Tackleberry. Poliziotti incompetenti a parte, si vede che dietro a ogni capitolo c’è un enorme lavoro di ricerca da parte di Seierstad, la quale arriva perfino a contattare Breivik in persona quando quest’ultimo è già in carcere – l’ultima lettera del detenuto è citata per intero nel testo.

Malus: i capitoli dedicati ad alcune delle vittime degli attentati sono un punto difficile da interpretare. Si tratta di passaggi necessari per il ritmo della narrazione? Sono omaggi dovuti per ragazzi innocenti morti a neanche 18 anni? Non voglio dire che di queste pagine si poteva fare a meno, ma mi chiedo se all’autrice-giornalista siano uscite spontanee. Secondo me, se mi è concesso, non molto.

Supercit. Breivik e la cura dell’immagine:

A Knight Templar should not only be a one-man army; he also had to be a one-man marketing agency. Recruitment material had to look attractive and professional, and it was worth spending some money on marketing. ‘Sexy projections of females sell and inspire, in peacetime and during war,’ he advised. You should also equip yourself with a personal picture gallery, because if you were arrested, the police would only release ‘retarded-looking photos’ of you. When getting ready to have the pictures taken, you had to think about style, ‘to look your best’. Spend a few hours on the tanning bed. Work out hard for at least seven days beforehand. Have your hair cut. Use a professional make-up artist. ‘Yes, this sounds gay to big badass warriors like us, but we must look our best for the shoot,’ he wrote. ‘Put on your best clothes and take several changes with you to the studio, like a suit and tie, some casual wear and, for preference, some kind of military outfit. But do not take any weapons or anything that might reveal that you are a resistance fighter.’

Consigliato a: chiunque sia interessato al personaggio Breivik; appassionati di cronaca nera nordica.

Curiosità: Breivik, che di recente è ricomparso sui giornali, era stato condannato a 21 anni di carcere, che in Norvegia corrisponde al massimo della pena. Perlomeno abbiamo la certezza che sia in buone mani.

Vero?

2 thoughts on “#06 – One of Us: The Story of Anders Breivik and the Massacre in Norway

  1. gaberricci 24 aprile 2016 / 09:27

    Più che di cronaca nera, io parlerei di cronaca politica nordica… Interessante che tu parli di questo libro proprio in questi giorni in cui si discute della causa intentata e vinta da Breivik contro il governo norvegese.

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  2. wellentheorie 11 maggio 2016 / 15:46

    Libro interessante e molto belli i tuoi commenti. So pochissimo della vicenda e del personaggio, in realtà, ma i consigli sulla cura dell’immagine sono una cosa veramente da pazzi😄

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