(n)Euro 2016 – Will & Grigg (#12)

Mentre gli occhi dell’Europa intera sono puntati sull’Italia e su Ibra (più precisamente sul suo naso), ripercorriamo le entusiasmanti (?) partite di ieri, tra allenatori obsoleti, tedeschi scazzati e nordirlandesi alticci.

CI PENSA GIACOMINO
L’attesissimo derby d’Oltremanica tra Inghilterra e Galles ha mostrato al mondo il meglio che i calciatori anglosassoni sanno offrire. Ovvero un’immonda accozzaglia di lanci lunghi, sbananate e scatti senza senso. Ma andiamo con ordine.
Hodgson, l’allenatore più pagato (e reazionario) dell’Europeo, conferma la stessa formazione che aveva clamorosamente pareggiato contro la Russia, una delle squadre più scarse del torneo. E la prestazione degli inglesi, almeno nel primo tempo, è altrettanto deprimente: Sterling trangugia un gol e poi sparisce; Kane, sollevato dall’imbarazzante incarico di tirare i calci d’angolo, non è pervenuto; infine Rooney viene quasi annullato da Allen, una specie di Gesù Cristo gallese con molto meno carisma.
Joe Hart, il presunto fuoriclasse a difesa dei pali inglesi, si accorge di essere a un Europeo e decide di seguire l’esempio dei suoi illustri predecessori (Seaman, Green, Robinson, James): sulla punizione non irresistibile di Bale si tuffa e spinge la palla nella propria rete. Uno a zero per i Dragoni.
Nell’intervallo qualcuno ricorda a Hodgson che in panchina c’è il ragazzotto che ha fatto vincere il campionato al Leicester: Giacomino Vardy entra, tocca un pallone, segna. Si ringrazia Williams (difensore gallese) per lo sciagurato assist.
Un pareggio andrebbe ancora bene al Galles, come si può vagamente intuire dal 9-0-1 con cui il ct Coleman schiera i suoi uomini per difendere il risultato. Ma alla fine, soprattutto grazie alla pressione sulle fasce di Rose e Walker, la grande muraglia gallese cede: al 92′ Sturridge infilza uno sgraziatissimo Hennessey per il 2-1 finale.
(Fra)

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IL GRANDE SONNO
Non c’è niente da fare, Germania – Polonia è un match che ha una storia che viene da lontano.
Panzer tedeschi contro rocciosi polacchi, qualcuno poco avvezzo al politically correct (io?) potrebbe dire che è un revival del 1939. Da qua le (mie?) aspettative di mazzate, rotule sfondate, calcioni e furia agonistica.
La realtà? Una partita al campetto sotto casa è più combattuta.
Il primo tempo di Germania – Polonia è una noia mortale. I polacchi scavano trincee davanti alla porta aspettando gli spompi attacchi dei panzer tedeschi per poi ripartire. Il problema è che il talentuoso Lewandowski pascola da solo nella metà campo avversaria e ogni tentativo di arrivare in porta è frustrato dai piedi di piombo dei suoi compagni (Grosicki a parte, lui sì che si sbatte su e giù per la fascia). I tedeschi tengono palla, ma di vincere non ne hanno proprio voglia. La formazione tedesca è farcita di mezze punte che non incidono (soprattutto l’inutile Götze) e lasciano il ruolo di “pericolo n°1” al compassato Khedira.
Misteri della vita.
Il secondo tempo si apre più frizzante, ma si spegne subito in un rigurgito di noia, passaggi/cross orribili, tiri sbilenchi e un palpabile “scazzo” nel giocare.
I polacchi ciccano clamorosamente due palle-gol con Milik (da crocifiggere subito) e la Germania tira senza cattiveria. Unica occasione vera è il tiro di Özil che fa scaldare un po’ Fabiaski, il quale ormai stava tirando fuori coperta e biscotti. Neuer, da quanto è impegnato, passeggia fino a metà campo prendendosi il gusto di guardare un cantiere e commentare i lavori in corso con i pensionati del luogo.
La mia sete di sangue e violenza non viene soddisfatta in alcun modo, anche i falli (fino al 92′) sono piccoli e inutili. Sia lode al Grande Capro che ci pensa Peszko al 93′ a ribaltare per bene Özil, ma la partita finisce con una lurida parità a reti inviolate.
(Zeus)

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WILL GRIGG? E CHI MINCHIA È?
L’Irlanda del Nord ha conquistato la sua prima, storica vittoria a un Europeo battendo l’Ucraina per 2-0. Ai tifosi è parso un pretesto più che valido per ingurgitare ettolitri di birra (come biasimarli!) e cantare per tutta la notte. Un coro, in particolare, ha catturato l’attenzione degli addetti ai lavori: i nordirlandesi hanno preso Freed from Desire, l’unica canzone di pseudo-successo della semisconosciuta Gala, e l’hanno rivisitata dedicandola al centravanti Will Grigg, trasformandola in Will Grigg’s On Fire.

Vi chiederete: quanti gol avrà fatto Grigg per avere un coro ad personam? Manco uno. Anzi, a dire il vero non ha nemmeno giocato. Tuttavia questo onesto lavoratore del pallone ha messo assieme 28 gol nella sua prima stagione al Wigan (League One, la nostra Lega Pro), trascinando i Latics alla promozione in Championship.
E allora niente, i nordirlandesi, nell’euforia alcolica che regna in Francia, hanno deciso che Grigg continua a essere on fire a prescindere, pure se sta in panchina, e ora il nananana del coro rischia di soppiantare l’ormai vetusto popopopo di whitestripesiana memoria.

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2 thoughts on “(n)Euro 2016 – Will & Grigg (#12)

  1. Zeus 19 giugno 2016 / 11:07

    L’ha ribloggato su Music For Travelerse ha commentato:
    Ribloggo due articoli in breve, oggi sono incasinato… perdonatemi.
    Qua vado nel passato (cioè la giornata prima della giornata dell’Italia che è prima della giornata odierna).

    Mi piace

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