What do you believe in?

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Cosa: American Gods

Chi: Neil Gaiman

Quando: 2001

Come: American English, nonostante Gaiman sia British al 100%

E in Italia? Sempre e comunque American Gods (2003, Mondadori, traduzione di Katia Bagnoli).

Perché: una volta appurato che Gaiman è un ometto che sprizza carisma da tutti i pori,  in base a tributi vari ed eventuali legati a Douglas Adams e alla sua Guida Galattica per Autostoppisti, era giunto il momento di valutarlo in quanto autore a sé stante.

Sunto: Shadow, affabile armadio a dodici ante, è in galera. Sta finendo di scontare i suoi tre anni quando, a pochi giorni dal rilascio, gli dicono che la moglie Laura – il suo pensiero fisso nelle lunghe notti in cella – è muerta in un incidente stradale (olé). Peraltro, muerta mentre stava assaporando il pene del migliore amico di Shadow (alla grande, Shadow, bene così). Il nostro affabile armadio, come forse potrete inutire, è vagamente a pezzi. Neanche il tempo di pensare che alla fine, dopotutto, se uno ci riflette, in carcere non si stava poi troppo male, ed ecco che dal nulla compare Mr. Wednesday. Un tipo poco raccomandabile, grigio nel vestire e nell’agire, ma dall’eloquio accattivante e dallo stile tutto sommato magnetico, che di professione fa il dio. No, non Dio con la maiuscola (toglietevi dalla testa l’immagine di Morgan Freeman vestito di bianco, per favore), bensì uno dei tanti dèi che Shadow impara a conoscere nella sua nuova vita, in una realtà contemporanea legata a doppio filo alla mitologia antica.

Bonus: le loro gesta possono avvincere o annoiare, ma i personaggi di Gaiman sono sempre a fuoco, e questo è un super bonus. E anche le ambientazioni, squallide o maestose che siano, solleticano sempre le capacità immaginative del lettore. Il buon Neil è un narratore eccelso, la sintassi è sinuosa, gli aggettivi vanno immancabilmente a segno.

Malus: sul contenuto delineato dalla sintassi e descritto dagli aggettivi, invece, si può discutere. Vi piace la mitologia antica? Andate in visibilio quando sentite parlare di Odino e Loki, Anubi e Thot, leprechaun e compagnia bella? Se sì, buon per voi. Se no, farete un po’ di fatica a digerire il libro. A me sono serviti due tentativi per arrivare in fondo al romanzo, perché i vari intermezzi dedicati alle divinità rallentano parecchio il ritmo del racconto.

Supercit:

“Religions are, by definition, metaphors, after all: God is a dream, a hope, a woman, an ironist, a father, a city, a house of many rooms, a watchmaker who left his prize chronometer in the desert, someone who loves you—even, perhaps, against all evidence, a celestial being whose only interest is to make sure your football team, army, business, or marriage thrives, prospers, and triumphs over all opposition. Religions are places to stand and look and act, vantage points from which to view the world. So none of this is happening. Such things could not occur. Never a word of it is literally true.”

Consigliato a: se sbavate davanti a ogni trailer della Marvel, questo libro potrebbe fare per voi. A patto che sappiate andare oltre i bicipiti di Chris Hemsworth e le battute sagaci (ma dove?) di Robert Downey Jr.

Curiosità: dal romanzo è nato un film? Quasi. Giusto quest’anno è uscita la serie TV omonima, non so quanto fedele all’originale, ma abbastanza promettente:

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4 thoughts on “What do you believe in?

  1. Serenate Cinematografiche 17 giugno 2017 / 13:02

    Sto adorando la serie tv e proprio per quanto mi sia piaciuta ho appena acquistato il romanzo (che purtroppo per motivi di tempo devo ancora iniziare).

    Articolo che capita a fagiuolo 🙂

    Mi piace

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