Fire & Fuffa

Donald John Trump, attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, si esprime con una proprietà di linguaggio mediocre. La sua ars oratoria non è pervenuta – per quanto lo riguarda, la retorica potrebbe essere un frutto tropicale del Minas Gerais. La sua capacità di prestare attenzione è limitata, nel tempo e nel contenuto, così come limitata è la sua memoria. Tanto urgente è il suo bisogno di essere guidato e consigliato, quanto scarsa è la sua oculatezza nello scegliere collaboratori e alleati. Doti diplomatiche pari a zero, anche vista la straordinaria propensione a non tenere mai la bocca chiusa, nemmeno su questioni di massima riservatezza. Trump non conosce empatia, è facile all’ira e all’insulto, eppure smania per avere l’approvazione di chiunque lo circondi.

È quanto emerge da Fire and Fury: Inside the Trump White House, il bestseller di Michael Wolff sui primi mesi di Trump alla Casa Bianca. Ma è anche – diciamocelo – quello che un po’ tutti avevano già capito dopo aver ammirato The Donald in campagna elettorale prima e a Washington poi. E allora perché gli americani si sono catapultati in massa nelle librerie? Forse perchè spinti da un inconscio e primordiale slancio verso possibili inciuci e intrallazzi à la House of Cards. O forse, più semplicemente, per avere la conferma, una volta per tutte, nero su bianco, di quanto Trump sia scemo.

There was now a fair amount of back-of-the-classroom giggling about who had called Trump what. For Steve Mnuchin and Reince Priebus, he was an “idiot.” For Gary Cohn, he was “dumb as shit.” For H. R. McMaster he was a “dope.” The list went on.

(Voi direte: bastava guardarsi qualche Gif. Non avete tutti i torti.)

Bene. Archiviato questo punto, la speranza è che il libro contenga altri argomenti in grado di solleticare l’interesse del lettore. E senza dubbio interessante è il sottobosco della Casa Bianca, popolato da – giusto per buttare lì una citazione colta – tutti gli uomini del deficiente. Della moglie Melania si parla poco o nulla, forse perché non in sintonia con Wolff, forse per l’effettiva assenza di quella che dovrebbe essere la First Lady dalle stanze del potere. Nei fatti la First Lady è Ivanka, figlia di Donald, sempre affiancata dall’imbelle marito Jared Kushner – ribattezzati “Jarvanka”, temibile creatura bicefala disprezzata dai più.

A opporsi al potere della famigghia Trump è soprattutto Steve Bannon, capo stratega alla Casa Bianca (poi silurato), da molti ritenuto il vero artefice dell’exploit trumpiano, e senza dubbio il vero protagonista di Fire and Fury. Fantasioso complottista, in costante equilibrio tra il visionario e il delirante, Bannon vuole scardinare a tutti i costi l’establishment politico americano usando (a suo dire) Trump come ariete. Se da un lato è facile immaginare (sperare?) che dietro a Trump ci sia qualcuno con due dita di cervello, dall’altro si nota come la narrazione di Wolff sia troppo sbilanciata in favore di Bannon. O meglio, sembra che sia lui la fonte principale delle ricostruzioni dell’autore che, “come una mosca sul muro”, per usare le sue stesse parole, ha avuto accesso a colloqui e indiscrezioni che, nella norma, sarebbero off-limits per la stampa.

Ma Trump è Trump, dopo tutto. E quindi ha senso che l’avvenente Hope Hicks, ex modella passata al mondo delle pubbliche relazioni, diventi il direttore della comunicazione del Presidente degli Stati Uniti. E ha altrettanto senso che Hicks sia la quarta a ricoprire l’incarico, dopo l’arrivo e la cacciata di Sean Spicer, Stephen Miller e Anthony Scaramucci, quest’ultimo noto per essere durato la bellezza di dieci giorni in carica. Se non si fosse capito, nella Casa Bianca di Trump regna il caos. Gli scandali si susseguono (Pussygate, prostitute e golden shower in terra russa, dichiarazioni post-Charlottesville) ma l’inadeguatezza regna sovrana e indisturbata. Segue il parere spassionato di un membro dello staff:

It’s worse than you can imagine. An idiot surrounded by clowns. Trump won’t read anything—not one-page memos, not the brief policy papers; nothing. He gets up halfway through meetings with world leaders because he is bored. And his staff is no better. Kushner is an entitled baby who knows nothing. Bannon is an arrogant prick who thinks he’s smarter than he is. Trump is less a person than a collection of terrible traits. No one will survive the first year but his family. I hate the work, but feel I need to stay because I’m the only person there with a clue what he’s doing. The reason so few jobs have been filled is that they only accept people who pass ridiculous purity tests, even for midlevel policy-making jobs where the people will never see the light of day. I am in a constant state of shock and horror.

Ma anche qui: chiunque, non solo gli addetti ai lavori, si trova “in a constant state of shock and horror” di fronte al quotidiano marasma che agita Washington. E lo staff di Trump pare un’indefinita massa di figuranti, poiché Wolff lascia ampio spazio ai turpi monologhi pindarici di Bannon, offrendo a chi legge il ritratto completo di un personaggio complesso, balordo ma carismatico, eppure si limita a descrizioni brevi e superficiali – se non a lapidarie citazioni altrui – per descrivere gli altri animaletti matti del boschetto della Casa Bianca.

Altro problema sono le fonti: i giudizi taglienti si sprecano, ma spesso gli autori restano anonimi. L’opacità prevale – e per carità, un libro su Trump diffcilmente brillerà per trasparenza, ma alla lunga i dubbi sulla veridicità dei fatti esposti affiorano anzichenò. Fire and Fury è un grande, grandissimo “vorrei ma non posso”, un libro che avrebbe potuto marchiare a fuoco la presidenza Trump in secula seculorum, affondarla una volta per tutte – ammesso che sia mai stata a galla – e invece finisce quasi con l’esserne un prodotto, se si considerano gli errori di contenuto (già beccati dai temibili fact-checker del NY Times), le estenuanti ripetizioni, le  macchinose teorie cospirative (#FakeNews) e la prosa tutto sommato confusionaria.

Aridatece Frank Underwood.

7 pensieri riguardo “Fire & Fuffa

  1. Bello questo articolo Fra. Ero quasi tentato di comprarmi la versione kindle, ma visto che lo descrivi così bene (soprattutto per essere un prodotto un po’… così) direi che mi tengo gli euri e continuo a investirli in Goleador alla liquirizia.

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    1. Be’ no dai, non è che Bannon viene glorificato o mitizzato. Gli viene dato lo spazio maggiore, quello sì. Poi si può discutere la validità di un giornalista/autore che sembra appoggiare le sue idee, certo…

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