[FM18] Formiche azzurre e bulldozer tamarri

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito

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Il primo punto è stato conquistato, la prima vittoria pure. Se usassimo il ruolino di marcia del vero Benevento Calcio come metro di paragone, potremmo dire di aver già compiuto un miracolo. Ma questo è Football Manager, il mondo parallelo in cui la Pro Sesto e la Juve Stabia possono vincere la Champions League. E allora perché limitarsi a celebrare un pareggio, per quanto prestigioso, o una vittoria? Lasciamo che la tracotanza abbia il sopravvento. E poi, diciamocelo, una salvezza col Benevento non sarà sufficiente a farci entrare in lizza per la panchina della Nazionale italiana.

A proposito, come è messa la Nazionale su FM? La risposta è: ‘nzomma. Anche qui la Spagna è prima nel girone, e il massimo a cui l’Italia può ambire sembra essere la qualificazione ai playoff. Ma la cosa più divertente è notare qual è l’attaccante che, insieme a Immobile, sta permettendo agli Azzurri di restare a tiro delle Furie Rosse. Non è Belotti, né (deo gratias) Eder, né Manolo Gabbiadini.

È la Formica Atomica.

Sebastian Giovinco_ Overview Profile

Forte dei suoi sei milioni a stagione per dare spettacolo in quel di Toronto, Sebastian Giovinco ha apparentemente convinto Ventura a schierarlo titolare nelle due partite di qualificazione finora simulate nel gioco. I risultati: 4-0 a Israele, 5-1 all’Albania. I gol: 5 di Immobile, 4 di Giovinco. Cifre che fanno girare la testa, direbbe l’Ing. Cane. Vedremo se il 4-2-4 videoludico riuscirà a prevalere anche sulla Spagna, o se farà la fine – desolante – del 4-2-4 con cui Ventura ha rimediato la batosta che con ogni probabilità gli ha fatto perdere la fiducia dei suoi giocatori.

Ne riparleremo più avanti, ora bisogna concentrarsi su Roma-Benevento. Le probabilità di una scoppola sono elevate. La nostra difesa ingenua, a tratti narcolettica, contro Dzeko, Perotti, Schick, El Shaarawy, Defrel e non so chi altro. Va detto però che in casa Roma abbondano gli infortunati e gli ammaccati, il che ci offre un briciolo di speranza in più.

Il pubblico non ha ancora fatto in tempo a sistemarsi in tribuna e la Roma è già in vantaggio. E io sto fissando lo schermo, confuso e inorridito.

Roma v Benevento_ Match Pitch
Belec ha il pallone in mano.
Roma v Benevento_ Match Pitch-2
Belec mette il pallone a terra.
Roma v Benevento_ Match Pitch-3
Belec è confuso.
Roma v Benevento_ Match Pitch-4
Defrel segna.

Non so che dire. Anzi, sì, ma la censura prevale. Dieci minuti dopo la Roma raddoppia con Nainggolan, perlomeno con un’azione sensata. Al 35′ c’è un guizzo di vita dei nostri: in contropiede Coda serve Cataldi che solo davanti al portiere non sbaglia. Ma a cavallo tra primo e secondo tempo Dzeko segna il 3-1 e il 4-1 con estrema facilità. Da un lato mi deprimo, dall’altro sono quasi sollevato. Questo è il Benevento che tutti conoscono. A mezz’ora dalla fine si respirano scarsezza e rassegnazione.

Poi però la Roma si inceppa. Schick esce infortunato, Strootman e Dzeko sono incerottati, Nainggolan e De Rossi paiono in debito di ossigeno. Yurchenko, nel dubbio, infila il suo secondo gollettino stagionale. Poi, out of nowhere, alla riscossa arriva Coda, da me denigrato e sbeffeggiato nello scorso episodio. E che ci crediate o meno, dal 4-1 passiamo al 4-4. Partita molto randomica, ma tant’è, e su un punto in trasferta all’Olimpico non sputo sopra.

Roma v Benevento_ Match Review
Sono perplesso. La squadra stitica a livello offensivo che mi ero immaginato sembra vittima di un’overdose di Activia. Sette tiri, quattro gol. E che dire di quel 58% di possesso palla in trasferta, nonostante il ritorno di un Chibsah dai piedi di balsa e ancora semi-sifilitico? Misteri della fede.

In ogni caso, dopo una tale prestazione a Roma, in casa con la Spal i tre punti sembrano quasi scontati. E di fatto lo sono, visto che D’Alessandro, Cicirettibbbello e Coda segnano un gol a testa nella prima ora di gioco. Poi sì, ok, c’è Viviani che azzecca un tiro da 35 metri – con Belec ancora lobotomizzato dalla partita precedente, presumo – ma subito dopo Coda (ancora lui) segna il suo 5° gol in 5 partite. Ci permettiamo il lusso di tirare i remi in barca, rallentare il ritmo, far rifiatare i titolari. Nel recupero subiamo un altro gol, ma è indolore. Il risultato finale è 4-2. Gentile Spal, un sentito ringraziamento per aver schierato un 3-4-3 piuttosto improbabile con la triade dei bolliti Borriello-Paloschi-Floccari in avanti.

Benevento v Spal_ Analysis Analysis

Tre gol all’Udinese, quattro alla Roma, quattro alla Spal. Sembra di essere a Zemanlandia. Solo che qui non ci sono allenatori boemi consumati dal tabacco, né presidenti con la fedina penale sporca… ah no, quello ce l’abbiamo pure noi.

Prossima fermata: San Siro. Andiamo a cercare di spostare quello che voleva spostare gli equilibri. Montella è ancora al suo posto, mentre in campo ci sono figure poco familiari, tipo José Mauri, che io davo per disperso, o tale Fabrizio Bustos, giovane argentino acquistato (nel gioco) da Fassone&Mirabelli per rimpiazzare Conti e il suo crociato fratturato. Da Wikipedia apprendo che i soprannomi di Bustos sono Tractor, Locomotora, Topadora e Bulldozer.

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Non ci sono più i bulldozer di una volta.

Pronti, via e il Milan passa in vantaggio con il pocanzi citato José Mauri. Ma se la difesa del Benevento è imbarazzante, pure la retroguardia del Milan non scherza, visto che poco dopo Ciciretti pesca Antei solo in mezzo all’area per l’1-1. Tuttavia la generosità dei nostri è senza pari: Di Chiara, ormai avvezzo alle vaccate, devia nella porta sbagliata un passaggio innocuo di Suso.

Le telecamere inquadrano Montella mentre sorride in panchina, quando Bonucci decide che la partita è troppo moscia, spintona Coda e regala un rigore. Lo tira Yurchenko, il rigore, perché vuoi che un ucraino non abbia sangue freddo, e giustamente Donnarumma para. Il primo tempo si chiude sul 2-1 per la squadra di casa. Nello spogliatoio Yurchenko è inconsolabile, tra le lacrime biascica frasi senza senso sulla Crimea e sull’Eurovision. Povero, piccolo Yurcholo. È sconvolto, ma non posso toglierlo, visto lo scarsume acuto dei panchinari.

E menomale che non lo tolgo. Il secondo tempo inizia e Yurcholo pesca Letizia in versone Cafu sulla fascia destra, palla in mezzo e Coda pareggia. Il Milan riprende a spingere ma senza lucidità, e in seguito a un calcio d’angolo obbrobrioso Cataldi lancia D’Alessandro in contropiede. Bonucci non rientra in tempo e Coda – lui, solo lui, sempre lui, anche lui, nient’altro che lui, proprio lui – mette al volo il 3-2. Manca mezz’ora alla fine e Montella spedisce tutti, uomini e bulldozer, in avanti per cercare il pareggio. Peccato che il sempre agile Montolivo perda palla e faccia partire un nuovo, velenoso contropiede. Ancora una volta, passaggio di Cataldi, cross di D’Alessandro, gol di Coda, con Bonucci e Romagnoli dispersi non si sa dove. 

I fischi di San Siro sono una soave melodia.

Massimo Coda è capocannoniere della Serie A e il Benevento è in zona Europa League.

Bring it on.

A.C. Milan v Benevento_ Match Review-2

Serie A_ Stats Player Detailed

Serie A_ Overview Stages-2

 

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[FM18] Clamoroso al Vigorito

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree

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Se c’è una cosa che ho imparato dagli ultimi, tumultuosi eventi in seno alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, è che il Bostik non è più quello di una volta. Tavecchio non c’è più, se n’è andato – come si suol dire – sbattendo la porta. E riaprendola. E sbattendola di nuovo, con un paio di sonore bestemmie. Ammetto di non aver visto le immagini della sua colorita conferenza d’addio, giusto perché conservo ancora un minimo di amor proprio. Ventura invece è sparito dalla circolazione, puf!, e chissà quando si rifarà vivo.

Ma noi abbiamo una missione ben precisa da compiere. Non perdiamoci in quisquilie e potenziali casi da Chi l’ha visto?. C’è una squadra di servi della gleba da guidare non verso il triangolino che ci esalta, bensì verso la salvezza.

La prima di campionato è Benevento-Juventus. Ma prima di iniziare a parcheggiare autobus davanti alla porta, i gladiatori giallorossi affrontano l’esordio stagionale contro il Venezia (neopromosso in Serie B) nel primo turno di Coppa Italia. Il Venezia allenato da Pippo Inzaghi, per intenderci, il quale avrà imposto una preparazione estiva durissima a Milano Marittima, tra sollevamento cubiste e spritz in salita. E in effetti le occhiaie dei giocatori lagunari sono ben visibili dalla tribuna sin dal loro ingresso in campo.

Benevento v Venezia_ Match Pitch

Data l’abbondanza di terzini e ali, pare un peccato non sfruttare le fasce. E infatti la formazione di partenza è un rutilante 4-1-4-1, con Memushaj a spaccare tibie in attesa che a Chibsah passi la sifilide. La partita è abbastanza equilibrata, nel senso che entrambe le squadre fanno pietà. Alla fine i tiri in porta totali saranno tre: uno del Venezia, due nostri. E di questi due tiri, uno è il gol vittoria dell’esoso Cataldi, probabilmente in colpa per aver affossato con il suo stipendio immeritato le casse del club. Ma va benissimo così, 1-0 e Benevento qualificato al turno successivo. Ho controllato cosa ha combinato il vero Benevento ad agosto, in Coppa Italia, e forse era meglio non indagare: 0-4 in casa contro il Perugia. Abbiamo già fatto meglio, hip hip hurrà per noi.

Ma ora la Juve, dunque. Higuain, Dybala, Cuadrado, Mandzukic, Pjanic, tutti in una volta. E noi con cosa rispondiamo? Massimo Coda. Gianluca Di Chiara. Gaetano Letizia. Se in squadra ci fossero Pippo e Pluto potremmo almeno contare sul carisma, e invece manco quello. Tocca dare fiducia agli stessi giocatori che hanno sconfitto il Venezia e sperare di prenderne pochi, per evitare che il morale si affossi già alla prima giornata.

Poi la partita inizia e di fronte c’è la solita Juve di inizio stagione. Higuain gioca con un cuscino sotto la maglia, non si capisce bene perché. Chiellini è talmente in condizione che non è manco in panchina. Perfino Dybala non c’ha voglia di sbattersi. Va bene che è il 19 agosto, ma il termometro segna 30°C, il caldo non è una scusa. Per onestà va anche detto che pure il Benevento rispecchia la realtà, nel senso che – così come contro il Venezia – fa davvero pietà. Higuain l’insaziabile si mangia tre o quattro gol, fatto sta che a mezz’ora dalla fine siamo ancora sullo zero a zero.

Poi, l’imponderabile. Benatia, già ammonito, si fa espellere. Con Bonucci non sarebbe successo, ma lui ora è a spostare equilibri altrove. Juve in 10. Una squadra normale, in casa, proverebbe a spingere di più per impensierire l’avversario in difficoltà. Noi no, anzi, ci barrichiamo in area, più che felici di difendere lo 0-0. Ma barricarsi in area non è sinonimo di difesa insuperabile, anzi. Lo dimostra appunto uno dei Carneadi di cui sopra: cross innocuo di Higuain, Di Chiara anticipa Dybala di testa ma al tempo stesso serve un bell’assist per Cuadrado, che segna. È l’84° minuto e sto vivendo in prima persona il dramma del Benevento. Empatia portami via.

Ma le Streghe hanno un’anima. E, apparentemente, pure un culo enorme. Al 90° il Gordito della Magliana aka Amato Ciciretti, fino a quel momento l’inutilità fatta a persona, scaraventa un pallone innocuo in area dalla trequarti. La difesa juventina si appisola e Luca Antei – altro Carneade, in prestito dal Sassuolo – svetta incontrastato e manda il pallone oltre Buffon. Un tiro in porta, un gol, un punto. Contro i 6 volte campioni d’Italia. La folla – composta da 14.000 omini giallorossi che si muovono all’unisono come manco le parate militari per Kim Jong-un – è in delirio.

Benevento v Juventus_ Match Review

Per quanto mi riguarda, potrei anche dimettermi, qui e ora. In una partita abbiamo fatto più punti di quanti ne ha fatti il vero Benevento in tredici. Ma la salvezza richiederà ben più di un pareggio fortunoso, la nostra missione sarà lunga e sofferta e per niente scontata. La seconda partita di campionato, per esempio, è un enorme trappolone pronto a inghiottirci. Hellas Verona, fuori casa.

Cassano doveva essere la stella della squadra. Poi gli passa la voglia. Conferenza stampa: no no, scherzone, rimango, figata assurda giocare per il Verona. Ancora una volta, gli passa la voglia. Conferenza stampa: figata il Verona, eh, ma volete mettere con lo stare a casa sul divano a mangiare schifezze? E così del potenziale Trio delle Meraviglie Prepensionabili restano solo due elementi, Cerci e Pazzini. Scopro però che Pazzini è acciaccato, e allora l’unico vecchietto terribile da affrontare è il buon Alessio “Andiamo nel calcio che conta” Cerci. Che poi Cerci ha solo 30 anni, ma chissà perché nella mia mente ne aveva almeno 35.

Ce li vedo, nello spogliatoio, i nostri eroi, affermare spavaldi: “abbiamo pareggiato con la Juve, al Verona faremo quattro pere”. Una partita e l’hybris regna già incontrastata. Infatti non si stupisce nessuno quando Verdi mette in area un cross imbarazzante per mira e lentezza, Di Chiara si perde a contemplare qualche bellezza nostrana sugli spalti del Bentegodi, Cerci colpisce di testa, Belec respinge e ancora Cerci ribadisce in rete. Solo il Sacro Potere della Chiappa riesce a rianimare il Benevento, quando, su un lancio sballato di Ciciretti, Hertaux e il portiere Silvestri intavolano una profonda discussione sul senso della vita, perdendo tuttavia di vista il pallone. Coda ne approfitta e segna a porta vuota il suo primo gol per il Benevento. In conferenza stampa dichiarerò “spero che Coda cominci a segnare con regolarità, ora che si è sbloccato”, ma nessuno ci crede, nemmeno Coda himself.

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Massimo Coda in tutta la sua gioia di vivere

Ma chi di chiappa ferisce, di chiappa perisce. Al 60° il Verona attacca con fare minaccioso, Verde è solo davanti a Belec ma un grande tackle di Costa sembra salvare la situazione. La palla finisce a Di Chiara, ancora lui, che decide questa volta di tirare una possente, ignorante pedata al pallone per spedirlo sugli spalti. Ma la sfera non si alza a sufficienza e colpisce in pieno la testa dell’incolpevole Büchel, il quale, come potete vedere dal fotogramma qui sotto (maglia blu, numero 77), ha la posa di uno che passava di lì per caso. E dove volete che finisca la palla? In porta, che domande. Belec va in tilt, offeso da un tentativo così ignobile, e lascia passare la palla. Gol, 2 a 1 Verona. E nonostante l’ingresso di Armenteros e il passaggio al 4-4-2, la partita si conclude con una sconfitta.

Verona v Benevento_ Match Pitch

Come volevasi dimostrare. Il punto miracoloso contro la Juve ha annebbiato le menti dei nostri, Di Chiara in primis. Tra i segnali positivi: la prestazione incoraggiante del gioiellino Yurchenko, il cui inserimento in squadra è stato senza dubbio facilitato dalle svariate bottiglie di Liquore Strega (sponsor ufficiale del Benevento) che i compagni gli hanno fatto tracannare nel consueto rito di iniziazione riservato ai nuovi acquisti. Yurchenko, da buon ucraino con la vodka nelle vene, non si è fatto pregare.

Ma non c’è tempo per deprimersi, per fortuna, visto che c’è da preparare il match contro l’Udinese di Delneri, squadra indecifrabile quanto le interviste del suo allenatore. Mi piacerebbe tanto dare fiducia ad altri giocatori, ma le nostre riserve sono talmente indegne che per la terza partita di fila la formazione resta invariata. E la partita sembra mettersi subito sui giusti binari quando al 20°, su punzione di Yurchenko, Rispoli affossa Ciciretti in area. “Rigore!” urla la folla. “Rigore!” conferma l’arbitro. Sul dischetto va lo stesso Gordito, ma Scuffet lo beffa e respinge il suo tiro. Di fatto, Ciciretti si rinchiude in se stesso tipo Metapod e non combinerà nient’altro di utile nel resto della partita.

Benevento v Udinese_ Match Pitch

Ma per fortuna c’è Yurchenko. Nuovo calcio piazzato spedito in area, difesa dell’Udinese rivedibile, e Kanouté – una delle ventordici ali a disposizione in panchina – si inventa un tiro al volo di sinistro che finisce nell’angolino alto. Cinque minuti dopo, punizione di Yurchenko da destra e gol su capocciata di Antei, difensore centrale, al secondo gol in tre partite. E ancora, a pochi minuti dalla fine, con il Vigorito che urla “olè!” a ogni passaggio dei beniamini di casa, Yurchenko – who else? – spara in rete il 3-0. Due assist, un gol e il premio di migliore in campo nella prima, storica vittoria del Benevento in Serie A. La folla inneggia al nuovo idolo locale – ma quanto durerà questo entusiasmo?

Francesco Panzeri_ Inbox

Serie A_ Overview Stages

[FM18] Di tamarri, Bostik e malattie veneree

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate

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Ventura se n’è andato. O meglio, è stato sollevato dal suo incarico. Le dimissioni sono una cosa da persone ricche dentro, e il CT, che a quegli 800mila euro restanti non voleva proprio rinunciare, avrà deciso di mantenersi perlomeno ricco fuori. Tavecchio, invece, si è svegliato, ha fatto barba-caffè-doccia-bidet, si è vestito di tutto punto, è andato in FIGC, ha preso la confezione maxi di Bostik Super Strong&Safe, se l’è spalmata sul didietro e si è seduto, come d’abitudine, sulla sua poltrona. “Provate a togliermi da qui, se vi riesce”, ha esclamato baldanzoso, mentre componeva il numero di un certo allenatore emiliano dal sopracciglio instabile.

Ma in attesa di ulteriori sviluppi sul fronte azzurro, dedichiamoci a quella banda di scappati di casa che risponde al nome di Benevento Calcio.

La rosa

I tre portieri a disposizione non fanno sognare, nè vendono solide realtà. Preoccupa soprattutto l’alto valore di eccentricità dei due papabili titolari, Brignoli (prestito Juve) e Belec: prepariamoci a numerose cappellate.
La difesa è messa meno peggio del previsto, tre terzini su quattro sono a) decenti e b) di proprietà del club, mentre i centrali sembrano lenti ma affidabili. A centrocampo la mediocrità regna sovrana. L’elemento di spicco è Cataldi (prestito Lazio), che a prima vista pare versatile ma tutto sommato incapace in ogni ruolo. A spaccare legna in mediana c’è Chibsah, ma il gioco ci avvisa che starà fuori 3 mesi a causa di un “virus grave”. Con il sorrisino furbetto che si ritrova, l’origine del virus è facilmente intuibile.

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La faccia di chi ne ha viste tante, il sorriso di chi le ha castigate tutte

Le ali, ohibò, abbondano. Fa sempre piacere avere molte opzioni sulle fasce, ma non si capisce come mai il presidente Vigorito abbia deciso di accumulare almeno otto giocatori in quel ruolo. Melium abundare quam deficere, direbbe Lotito. In ogni caso spicca – per carisma e tamarraggine, se non per doti tecniche – il Gordito della Magliana, l’unico e insostituibile Amato Ciciretti. Seguitelo su Instagram, mi ringrazierete.
L’attacco si preannuncia stitico, a prima vista Coda, Iemmello e Puscas sono nomi da metà classifica in Serie B. Però, anche qui, c’è un punto di riferimento incontrastato. Signore e signori, vi presento Kristiano Samuel Armenteros Nunez Mendoza Jansson. Per gli amici e la Guardia di Finanza, semplicemente Samuel Armenteros. Nazionalità svedese, origini cubane e un discreto passato nella Eredivisie, la Serie A olandese – gli ingredienti per diventare un’icona del Benevento ci sono tutti.

Il mercato

Uno guarda alla rosa e pensa che il Benevento è una squadra senza una lira – balle. In estate Vigorito ha cacciato quasi 20 milioni di € per arrivare a questo popò di squadra. E infatti a noi sono rimaste le briciole: 1,5 mln da spendere e pochissimo margine sul monte stipendi. La situazione dei prestiti, poi, è imbarazzante. Cataldi prende il 100% del suo stipendio alla Lazio, ovvero 2,75 mln annui (!), mentre Iemmello e Lazaar si pappano quasi 1 mln a testa. Il raffronto con gli stipendi degli altri onesti pedatori è impietoso.

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Cosa si fa in situazioni del genere? Si interrompe il prestito e si reinveste il budget in giocatori meno esosi. E invece no, perché i quattro prestiti più dispendiosi non possono essere rispediti al mittente – mannaggia alle clausole infami. Inoltre, per via di regole noiose su cui non voglio dilungarmi, possiamo registrare solo 22 giocatori invece dei canonici 25, il che rende le manovre di mercato ancora più complicate.

Ricordando il Galliani dei tempi d’oro, mi fiondo sugli svincolati, ma i pochi obiettivi selezionati preferiscono mete calcisticamente più appetibili. A malincuore, dobbiamo rompere il salvadanaio e investire buona parte di quei 1,5 mln a disposizione. Come già detto, l’attacco promette una stagione ricca di bestemmie, ma a centrocampo la qualità è del tutto inesistente. E allora guardo a nord, a Leverkusen per la precisione, dove un giovane ucraino è più che disposto ad abbracciare l’entusiasmo e il calore campano.

Vladlen Yurchenko_ Overview Profile

Vladlen Yurchenko è lento, anemico, fifone e svagato. Ma ha ottimi valori in passaggi, tecnica, visione di gioco e tocco di prima, per non dimenticare punizioni e corner – fondamentali per una squadra che punta alla salvezza. E ha accettato di venire a Benevento, non dimentichiamolo, quindi gli voglio bene a prescindere. La speranza è che il ragazzo diventi il faro della nostra mediana, la sorgente di ogni profluvio offensivo. Daje Vladlen, salvaci il culo.

Per il resto, mando un po’ di giovanotti della Primavera a farsi le ossa nelle categorie minori e termino il prestito di Puscas e Lombardi, un po’ per risparmiare sui contratti e un po’ perché farebbero panchina tutto l’anno. Il mercato si chiude così, senza ulteriori acquisti. Nota di cronaca: lo staff – preparatori, scout, fisioterapisti – viene silurato e sostituito in blocco causa scarsume molesto.

Le amichevoli estive

Ma veniamo al calcio giocato. Cinque amichevoli tra luglio e inizio agosto, la prima delle quali è senza dubbio la più tosta, in casa contro il Màlaga. Ebbene, la partita si chiude con una vittoria (2-1, gol di Coda e Armenteros). La tifoseria è più incredula che felice, i giocatori stessi sono confusi. Eppure ci dovranno fare l’abitudine, visto che anche le altre quattro partite – contro le più modeste Bari, Varese, Lecco e Tuttocuoio – si chiudono con una vittoria. Partite che non contano nulla, ma che senza dubbio portano ottimismo. Una piccola dose di timido ottimismo, ma sempre di ottimismo si parla.

Anche perché la prima partita di campionato sarà contro la Juve, e lì più che ottimismo servirà una discreta dose di culo. Vedremo.

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