(n)Euro 2016 – Un Super Santos ci salverà tutti (#16)

Spagna e Croazia agli ottavi, dunque, ma non nell’ordine che tutti si aspettavano. E poi, certo, la figura barbina dell’Italia-bis contro l’Irlanda. Tutto questo e molto altro nel post odierno del team (n)Euro 2016.

ALTOLÀ ALLA NOIA (E ANCHE AL SUDORE, SE PROPRIO VOLETE)
Se il buongiorno si vede dal calcio d’inizio, Croazia – Spagna dovrebbe essere una bella partita. E così è stato.
Poco più di sei minuti di gioco e Morata scaracchia in porta un tiro di stinco e fa gol. Conclusione immonda ma efficace; l’azione che ha portato Morata davanti alla porta, però, è da dizionario del tiki taka.
Da questo momento la partita si gioca in una sola metà campo, quella croata. Gli spagnoli cazzeggiano con il pallone fra i piedi (ma che piedi, si veda Iniesta per delucidazioni sul termine “calcio-giocato-bene”) e addormentano la partita, finché non trovano un varco lasciato da alcuni svarioni difensivi croati… ma alla fine si perdono.
Ci sono pochi eventi degni di nota nel primo tempo croato, uno su tutti avviene intorno al quarto d’ora. Rakitic approfitta di un’uscita a babbo di minchia di De Gea e centra traversa e palo con un pallonetto delizioso. La palla torna lenta lenta in campo, lasciando ai croati solo arditi accostamenti fra dei ed animali.
Dopo 44 minuti passati a subire ‘sta rottura di balle del tiki taka, i croati (noti per essere moderati e mai fisici e aggressivi nel gioco) decidono di attaccare decentemente. Perisic, di corsa, si beve uno stordito Juanfran e poi crossa al centro dell’area spagnola. Dal nulla appare Kalinic, fino a quel momento utile come le infradito al Polo Sud, che di tacco fa ciao-ciao a De Gea e riporta l’incontro in parità.
Il secondo tempo inizia in maniera opposta. La Spagna entra sul campo con le gambe molli e le idee confuse, mentre la Croazia attacca con il coltello fra i denti. De Gea si riscatta uscendo alla membro di segugio e parando un tiro di Jedvaj (non proprio un bomber), per poi guardare la rovesciata di Pjaca finire poco fuori dalla porta vuota.
Gli spagnoli tremano e la Croazia attacca. Pjaca sembra indemoniato e, correndo come un Forrest Gump sotto cocaina, schernisce quattro spagnoli in area di rigore prima di auto-planare sull’erba. Rigore non dato e via con le bestemmie sentite.
Dieci minuti dopo, però, il rigore viene dato… ma alla Spagna. Rigore abbastanza generoso che viene battuto, malissimo, dall’uomo-fastidioso (Sergio Ramos). Subasic si crede Handanovic e strega il difensore del Real. Rigore centrale e le manone del portiere bloccano il tiro. Si è udito distintamente Srna gridare, in croato, “Ramos Des Stas Minchias”.
Ma forse ho capito male io.
Dopo il rigore la partita cala di tono. La Spagna si accontenta del pareggio e addormenta il match a forza di passaggi e tocchetti. Lao addormenta, almeno, finché non si sveglia Perisic (di nuovo lui). L’ala croata mette il turbo, si mangia un paio di difensori spagnoli e tira una rasoiata sul palo difeso da un De Gea molto insicuro.
Siamo all’88° ed è un gol importantissimo. Con il 2-1 della Croazia, la classifica si capovolge: Croazia prima nel girone e Spagna seconda.
Adiòs al primo posto, amigos.
(Zeus)

https://i2.wp.com/static.goal.com/3361800/3361872.jpg
Ma che rigore orrendo non ho tirato?!

SONNO, AMMONIZIONI E UN MOJITO PREMATURO
Italia – Irlanda si presentava come una sfida così inutile per i colori azzurri che anche i dipendenti dell’Atac hanno evitato di fare sciopero per poterla guardare. La Eminflex durante l’incontro ha realizzato un picco di vendite, proteste invece sono arrivate dai produttori di sonniferi: “Se tutte le partite fossero così soporifere, falliremmo!” hanno dichiarato.
L’unico motivo di interesse era la presenza in campo di Bonucci, il quale, diffidato, avrebbe dovuto evitare un’ammonizione per non incorrere nella squalifica nell’ottavo di finale. Il nostro ce l’ha messa tutta facendo a cazzotti con un po’ di irlandesi a caso ma non ce l’ha fatto a raccogliere un giallo. In compenso tutto il resto della squadra è stata ammonita: Insigne, entrato nella ripresa, si è preso un cartellino per i suoi orrendi tatuaggi; Sirigu, che sostituiva oggi Buffon, perché le sue uscite a vuoto causavano colpi di vento che han fatto venire un raffreddore all’arbitro; Zaza per eccesso di bestemmie.
L’Irlanda aveva bisogno di vincere per qualificarsi almeno come migliore terza, per effetto della nuova formula degli europei che è più strana di una legge elettorale e che ora fa sì che da un lato del tabellone degli ottavi ci siano Italia, Spagna, Francia, Inghilterra e Germania e dall’altro lato la Paganese e il Varallo Pombia.
Com’è come non è, i Boys in Green hanno vinto, trovando un gol a 5 minuti dalla fine con un’incornata di Brady, che ha approfittato di una uscita avventata di Sirigu che era andato a ordinare un mojito pensando che la partita fosse finita.
Gli Azzurri non si sono impegnati molto, sono scesi in campo con l’atteggiamento di chi va a fare una grigliata a Pasquetta e nell’attesa che il montone portato da casa si cuocia sul fuoco danno due calci a un Super Santos.
(Gintoki)

https://i2.wp.com/www.lagicart.it/public/foto/MD02112.jpg
Ah, il caro vecchio Super Santos!

BRADY SEGNA. GODURIA.
Ultima partita del girone dell’Italia.
Nella formazione azzurra trovo dei piacevoli tratti in comune con quella che ha vinto contro la Svezia e che vorrei riassumere in due punti:
– non sanno fare un dribbling che sia uno;
– fanno solo passaggi lunghi, quasi nessun cross e si ha la sensazione che i centrocampisti siano dotati di tombini al posto dei piedi.
Il primo tempo è talmente noioso che cerco di fare qualunque cosa per restare sveglio… ho iniziato a stilare il 730 dei prossimi 30 anni e sto provando dell’emozione fisica nel farlo.
L’Italia inizia questa partita con la serenità di chi sa che è già passata e perciò può giocare come sa fare: cioè di merda. I giocatori caracollano per il campo e fanno un solo tiro nel primo tempo (!). Il divertimento c’è ed è guardare la sofferenza oscena di Ogbonna: ad ogni suo tocco sai che potrebbe esserci un gol, ma per l’Irlanda. Anche Bernardeschi, comunque, sbaglia stop, cross e passaggi come fosse cosa naturale.

https://i2.wp.com/weknowmemes.com/generator/uploads/generated/g1395586001816043542.jpg
Come dargli torto.

L’Irlanda, d’altra parte, ci mette le palle ed è sorretta da una carica nervosa incredibile. La qualità media dei giocatori però è imbarazzante e i passaggi sono dei missili terra-aria. Degni di nota, nel marasma irlandese, Shane Long e Duffy, entrambi totalmente fuori di sé.
Tuttto questo NULLA in ben 45 minuti. E senza olio d’oliva.
I secondi 45 minuti regalano qualcosa di buono. Ma non spoilero e parto subito dicendo che l’Italia non combina niente. Dopo un po’ di pressing inutile, la nazionale azzurra si guarda allo specchio e dice: perché devo correre? E ritorna a passeggiare. Il vero gioiello è la difesa che è una collezione di giocatori in forma schifosa: Ogbonna fa pena da quanto è imbarazzante, Sirigu è timido e il duo Bonucci-Barzagli è svagato e lento.
Tutto questo cosa porta? Ad altri 30 minuti di nulla.
L’inserimento di Insigne sveglia l’Italia (palo al primo tiro), cosa che spaventa la nazionale azzurra (“ma davvero dobbiamo fare qualcosa?“): per non sbagliare, allora, si torna al Festival della cappellata inaugurato da Bonucci. Lo juventino cade da solo e perde palla, ma Hoolahan sbaglia davanti a Sirigu.
Pochi minuti dopo ecco il vero momento clou: difesa italiana ferma come un gatto di marmo, cross dello stesso Hoolahan e Brady deposita il pallone sul fondo della rete.
Irlanda 1 – Italia 0.
Dopo il gol non c’è niente. Qualche ammonizione italiana (inutile) e le belle coreografie irlandesi. Partita finita e Irlanda agli ottavi.
(Zeus)

https://usatthebiglead.files.wordpress.com/2016/06/gettyimages-542146912.jpg?w=640
Tripudio verde sugli spalti.

ITALIA, SPAGNA, GERMANIA E ANSIE DA PRESTAZIONE
Questi benedetti gironi sono finiti. L’Italia, dopo la partita di ieri consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a chi soffre d’insonnia grave, troverà la Spagna (come tutti oramai sanno) agli ottavi di finale. Secondo me le è andata pure bene, forse sarò l’unica a pensarla così, ma la Croazia ha giocato finora decisamente meglio. Con le furie rosse, che non so più le furie rosse de navolta, potrebbe pure spuntarla, meglio ancora se adotta il “modulo slovacco”: tutti dietro al grido di “difendiamo la barriera”.  È previsto anche Jon Snow tra i convocati, questo in pochi lo sanno.
In tanti poi si sono lamentati del cartellone sbilanciato, ma tutto era stato fatto per mandare l’Italia in finale: come da tradizione sarebbe dovuta arrivare seconda, incontrare l’Ungheria agli ottavi, ai quarti Irlanda del Nord o Galles e poi via in semifinale… E invece, quel borioso di Conte ha voluto strafare e arrivare primo nel girone, così dopo la Spagna potrebbe esserci la Germania. Complimenti!
Ché poi, Spagna, Italia e Germania sono legate da una proporzione, che spiega il destino delle tre squadre: Spagna : Italia = Italia : Germania. In pratica, gli Azzurri se la fanno sotto appena sentono parlare di Morata e compagni; i tedeschi, inspiegabilmente, hanno l’ansia da prestazione con gli italiani, fanno sempre brutte figure. In questi giorni il destino le farà incrociare…
(Colpoditacco)

Il tabellone completo di Euro 2016. Twitter
Il tabellone completo, con la Germania che incombe.

Di banane indigeste, palloncini colorati e veri eroi

La verginità agonistica se ne è andata. All’inizio, ansia da prestazione e battiti accelerati (senza apparenti motivi sportivi, dato che ancora dovevo partire). Durante, qualche timido sorriso e alcune piccole distrazioni. Alla fine, una sensazione a metà tra “‘nzomma, si poteva fare di meglio” e “però dai, non ho fatto proprio schifo schifo schifo”.

Partiamo dalla cosa che non interessa a nessuno, se non al sottoscritto: il tempo finale. Obiettivo: 1h45’00”. Risultato: 1h46’30”. Ci è mancato relativamente poco, suvvia. Vi risparmio i calcoli e le congetture su triangolazione dei satelliti per il gps, distanza dichiarata e distanza effettivamente percorsa, teorie del complotto podistico e balle varie. In sintesi, senza l’imbottigliamento dei primissimi kilometri forse sarei potuto stare sotto l’ora e 45′. Ma sapevo a cosa andavo incontro, in termini di folla.

Ma lasciamo da parte i freddi numeri. Pensavo di fare un riassunto breve ma sensato, soprattutto a livello cronologico, ma credo che un cazzuto elenco puntato sia più rappresentativo delle esili parentesi di ossigenazione cerebrale che mi sono concesso durante la corsa.

  • Malus: mangiare una banana a un’ora dalla partenza. Rischiare di vomitare tutta la colazione a 400 metri dall’arrivo, circondato dal pubblico plaudente, non è il massimo. Ho limitato i danni, ma temo di aver dato il cinque ai gioiosi bambini che si sporgevano lungo le transenne con la stessa mano con cui avevo bloccato i conati di vomito che mi stavano per sopraffare. In altre parole: bimbi, se una volta a casa vi siete accorti che una manina sapeva di banana acida, ecco, ringraziatemi.
  • Bonus: incontrare compagni di esordio prima della partenza. Terapeutico a dir poco.
  • Malus: correre in mezzo a seimilaottocento persone. Troppe. La misantropia latente si è fatta sentire a più riprese, soprattutto alla partenza e all’avvio.
fra
In alto a dx si intravvedono dei palloncini rossi: un po’ più indietro, da qualche parte, c’ero pure io.
  • Malus: i pacer. Ovvero quei podisti palloncino-muniti assoldati dall’organizzazione per tenere un tempo prefissato, in genere a cifra tonda (1h30′, 1h40′, etc.), e aiutare i partecipanti a raggiungere i loro obiettivi. L’idea in sé non è male, ma in genere capita che queste persone siano entusiastoni della corsa che incitano a gran voce i folli che decidono di corrergli appresso, tanti moderni Sergenti Hartman che emanano una positività ossessiva, quasi fastidiosa.
  • Bonus: il pubblico. Tanti applausi, tanti bimbi, nemmeno un SUV in contromano sul percorso – su quest’ultimo aspetto non avrei scommesso un euro. Una signora ha addirittura urlato: «Siete l’orgoglio di Milano!». Considerando che l’ha urlato a un branco di ominidi ansimanti, smacagianti e sputacchianti, si può parlare di lieve sopravvalutazione.
  • Malus: l’occasionale spettatore tonto che attraversa la strada mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi è costretto a dribbling maradonensi per evitarlo. Ma sulla quantità qualche genio c’è sempre.
  • Bonus: Constantin Bostan, 37 anni, capace di terminare la gara correndo su una gamba sola.
  • Malus: io e i ristori. Quinto km, caldo imprevisto, sete diffusa. Per fortuna c’è il ristoro. All’improvviso vedo decine di podisti riversarsi sul lato sinistro della strada. Al di là di questa muraglia umana semovente, si intravvedono i tavoli del ristoro. Accosto con grazia e prudenza sul lato sinistro, ma completo la manovra quando ormai la zona ristoro è superata. Sbuffo e impreco e infine benedico il ragazzo che mi offre metà della sua bottiglietta, forse intuendo il disorientamento e la disidratazione dipinti sul mio volto.
  • Bonus: la seconda metà di gara, dal 12° al 20° km quando la folla si dirada, le battute e gli sfottò finiscono, e gli unici rumori che senti arrivano dai passi di chi corre attorno a te, dai loro respiri più o meno affannati. Non si tratta di trance agonistica, però vedi un po’ tutte le persone che ti circondano percepire l’importanza del momento.
  • Malus: il 21° km, quando hai un impeto di orgoglio e, non pago delle centinaia persone superate negli ultimi kilometri, azzardi un’ulteriore accelerazione e ti immagini sfrecciare sotto l’arco del traguardo, ancora sciolto ed elegante, e invece dopo cento metri stai per tirare su il pranzo di Pasqua del 1997 e capisci che ad accelerare ancora hai fatto una stronzata, e provi a limitare i danni rallentando ma ormai il danno è fatto, e allora ti trascini con una smorfia di una bruttezza invereconda sul volto fino all’arrivo, anelando una bottiglietta d’acqua e dicendoti che per la prossima gara ci sarà da lavorare sul finale, ma giusto un filo.
  • Bonus: portare il Blerch a Milano. In attesa di nuove emozionanti avventure.

DSC00809