Brasil 2014 – Se gli olandesi si mettono davvero a volare (#03)

Fino a che punto può l’essere umano medio godere, a livello fisico e mentale, per una singola partita di calcio? Non penso esista una risposta univoca o definitiva, e anche se esiste non la troverete qui. Ma cominciate a prendere un vostro amico, fatelo sedere davanti alla tv e mostrategli Spagna – Olanda. Se il piacere ha un limite, il vostro amico ci arriverà quantomeno molto vicino.

A meno che non sia spagnolo.

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I rossi (in bianco)
Occorre innanzitutto prendere una squadra forte, vincente e pienamente consapevole dei propri mezzi. La Spagna non nasce come squadra arrogante, anzi. Iniesta e Xavi sono amati in tutto il mondo proprio per aver conquistato ogni trofeo possibile e immaginabile senza mai peccare di superbia. Ma le dittature, perfino quelle calcistiche, non sono mai viste di buon occhio. Si consideri inoltre che il dominio spagnolo degli ultimi anni ha portato pure un’influenza linguistica – la manita, il triplete, il falso nueve, per non parlare dell’inflazionatissimo tiki taka – che onestamente comincia a stufare. Se poi aggiungiamo la sboronaggine conclamata di alcuni elementi (Sergio Ramos, Busquets), il quadro è completo.

Gli arancioni (in blu)
Dall’altra parte serve una squadra tanto spettacolare quanto instabile. Provvista di attacco stellare, centrocampo potente e difesa allegrotta, l’Olanda ha alternato prestazioni da urlo (finale in Sudafrica) a blackout assoluti (zero punti a Euro 2012). È arrivato un allenatore coi controcojones, e i suoi meriti sono sotto gli occhi di tutti, ma il fuoco sacro degli oranje è alimentato soprattutto dal loro enorme, implacabile, gelido desiderio di vendetta.

“Often, you quit after two or three goals. But we went on, and on, and on.” – Robin Van Persie

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Blind pennella e Piqué sta a guardare, Robben sgomma e Sergio Ramos arranca, Van Persie vola e Casillas gattona. Fa quasi pena vedere il portiere spagnolo a bocca aperta sul primo gol, in confusione sul quarto e impotente sul quinto; proprio lui, che nel luglio di due anni fa, con la Spagna sul 4-0 contro l’Italia, chiedeva all’arbitro di non far giocare il recupero e fischiare subito la fine della partita «per rispetto dell’Italia», ieri sera non è stato rispettato manco per sbaglio.  Giustamente, vien da dire.

Gli azzurri (e i leoni)
Nella vana speranza che prima o poi compaia sulla Terra un giornalista in grado in pronunciare in modo corretto i cognomi olandesi, questa sera si prospetta un duro ritorno alla realtà con le pedate stitiche e sofferte di Italia – Inghilterra. Poi magari finisce 4-3, ma chissà perché vedo uno 0-0 grande come una casa incombere su Manaus. Le altre partite in programma sono Colombia – Grecia, Uruguay – Costa Rica e Costa d’Avorio – Giappone: favorite le squadre (graficamente) di casa.

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